Welfare

17 Ottobre 2005 17 Ottobre 2005
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Un tempo, (a dire il vero non molto tempo fa) quando le società erano prevalentemente contadine, la concezione del tempo, della storia era ciclica. Il tempo passava ciclicamente, alla fine dell’anno solare si ricominciava da capo per un altro anno, ricominciavano le stagioni, ricominciava con la semina, la raccolta e tutti i lavori della terra che hanno i propri tempi.
Da quando il progresso è diventato parte fondamentale della nostra economia e della nostra vita, la percezione del tempo è cambiata. Siamo proiettati in avanti. Per soppravvivvere dobbiamo essere in costante movimento, dobbiamo innovare, inventare, progredire senza pausa. Un pò come se eravamo saliti su una bicicletta e non possiamo più smettere di pedalare senza cadere. Ora il tempo ha uno schema lineare e non più circolare. Non si torna mai indietro, il domani è sempre diverso dall’ieri per via delle nuove innovazioni. Al massimo ci sono delle ricorrenze continue che trasformano lo schema della Storia in Elicoidale, ma comunque non si torna mai al punto di origine.

Se cerchiamo di elevarci di qualche migliaio di km e di qualche migliaio di anni sulla Terra, tanto per avere una visione d’insieme, ci accorgiamo che negli ultimi 2000-3000 anni, la crescita economica è più una eccezione che una costante. Tutte le zone del mondo hanno avuto periodi di fasto e periodi di crisi più o meno in egual misura fino a due secoli fa. Ora ovviamente è difficile rendercene conto poichè stiamo nel pieno del periodo di crescita Europea.
Oggi sembra che le forze che hanno spinto l’europa verso la ricchezza negli ultimi decenni si stiano esaurendo. L’Europa è una delle zone del mondo che cresce di meno. La crescita mondiale gira intorno al 6% annuo, mentre in Europa la crescita è già da qualche anno ferma al 1-1,5% (non parliamo dell’Italia che quest’anno crescerà del 0%). Non c’entra il calo delle economie occidentali, perchè gli Stati Uniti continuano a crescere a livelli similari a quelli della media mondiale.
Riassumiamo: la popolazione invecchia, ci sono sempre meno lavoratori e sempre più persone che non possono lavorare, la produzione invece stagna, le tasse diminuiscono in ragione della delocalizzazione produttiva. Come si può in queste condizioni sostenere un sistema di Welfare che è stato attuato nel periodo d’oro del capitalismo, negli anni ’60-’70 quando l’Italia e l’Europa crescevano a ritmi che oggi si potrebbero definire “cinesi”?
Non sono contro il Welfare State, assolutamente. Credo anzi che un buon Welfare sia la base per costruire una buona democrazia. Ma noi europei dobbiamo smettere di pensare che siamo il centro del mondo, che siamo ricchi per definizione e che tutto ci è dovuto. Noi europei dobbiamo fare la distinzione tra quello che vorremmo fare e quello che possiamo fare. Dobbiamo renderci conto che non è più possibile sostenere infinitamente il sistema che abbiamo costruito in tempi migliori. Nella maggior parte dei paesi Europei, il sistema di Welfare è largamente al di sopra delle possibilità dello Stato e in certi casi diventa anche anti costruttivo (v. caso della Francia).
Il problema è che in fondo abbiamo ancora la mentalità contadina, siamo convinti che prima o poi le cose si aggiusteranno da sole, se non nel prossimo anno, nel prossimo governo. Invece potrebbe anche non essere così, le cose non si aggiustano automaticamente. Bisogna lavorarci, e sopratutto non bisogna avere paura di fare sacrifici e se necessario qualche passo indietro.