Türkiye on the road – Part IV Costa mediterranea

28 Maggio 2009 28 Maggio 2009
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L’uomo non prende il mare, è il mare che prende l’uomo.

3 Aprile 2005 3 Aprile 2005
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Ho sempre pensato che gli uomini erano tutti uguali nella loro diversità. Mi spiego meglio, il fatto che ognuno sia diverso dentro rende impossibile o superfluo la creazione di razze, classe di valori e così via, in quanto l’essenziale, il “dentro”, la mente, è indipendente dal corpo. Ma nello specchio delle diversità dell’anima umana, esiste un tipo di uomini diversi dagli altri. Non sono i neri, i bianchi o i gialli. Non sono i comunisti, i capitalisti o gli anarchici. Non sono i poveri, i ricchi o le classi medie.
Sto parlando del marinaio, del pescatore. L’uomo del mare. Spesso si dice che l’uomo prende il mare, parte per il mare. Ma il pescatore lo sa che non è così. Il mare, l’Oceano. Quello non lo prende nessuno. E’ lui che prende e mangia la terra piano piano, è lui che prende gli uomini. Quale esistenza ha il pescatore che parte per settimane in mare con la sua barca? Da solo, perchè l’uomo in mare è sempre da solo, anche se accompagnato. Lui e il mare. Cerca di non farsi notare, di non farlo arrabbiare, di cavalcarlo senza che se ne accorga.
Il pescatore è sposato con il mare nello stesso modo che il prete è sposato con Dio. Ma quello del pescatore è un rapporto di amore-odio, è uno di quei rapporti che abbiamo da adolescenti quando amiamo una donna più grande di noi, una donna che non possiamo avere. Lei è così bella, così sicura di sè, così grande, lui così piccolo, brutto nella sua semplicità, e timoroso. Lei conosce tutto, è tutto. Lui niente. E’ esattamente la stessa sensazione. Il mare onnipotente, ti prende con un soffio. Magari tu marinaio, ne parli giorno e notte del mare. Sta sempre nei tuoi pensieri, nei tuoi sogni come nei tuoi incubi. E invece il mare non si ricorda nemmeno il tuo nome, tu che gli hai dedicato la vita sacrificandoti, magari ti porterà via senza nemmeno accorgersene. Il più delle volte il mare ti ignora, sei insignificante per lui, non esisti. Poi una volta tornato a riva, il pescatore non riconosce più la sua madre terra, cammina barcollando in questo mondo che sembra tutto storto agli occhi suoi. Il pescatore ha tradito la terra per il mare. E’ troppo tardi. Non può più tornare indietro.
E il mare di tutto questo se ne frega. Ma a volte capita, una volta nella vita, che incroci lo sguardo del mare e allora quella comunione, quella volta che hai fatto l’amore con il mare, ti rimarrà dentro, e allora il mare si ricorderà il tuo nome.
L’uomo di mare non è come gli altri. Perchè conosce la sua piccolezza, la sua insignificanza. Per questo sapere ha dovuto dare la propria vita.