Categoria 'Viaggi'

Peregrinos Revolución

30 Settembre 2009 30 Settembre 2009
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Türkiye on the road – Part V Mar Egeo

28 Maggio 2009 28 Maggio 2009
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Türkiye on the road – Part III Kurdistan

28 Maggio 2009 28 Maggio 2009
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Türkiye on the Road – Part II Kapadokia

28 Maggio 2009 28 Maggio 2009
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La cappadocia è, tra tutti i luoghi che ho visto, sicuramente la regione più affascinante e particolare dal punto di vista paesaggistico. Sembra il paese dei puffi. Per davvero! le case scavate nella roccia hanno la forma di funghi, e le vallate sono fiancheggiate da quello che sembrano colate di gelato  XXL.

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Türkiye on the Road – Part I Istanbul

28 Maggio 2009 28 Maggio 2009
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Lijiang

9 Aprile 2007 9 Aprile 2007
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Dopo Xi’an: Lijiang, nella provincia dello Yunnan. Da qui in poi il viaggio ha preso una svolta in quanto i paesaggi di questa regione sono assolutamente incredibili (tanto è che sono costretto a fare questo fotomontaggio per farvi vedere almeno alcune delle foto che ho fatto). "A sud delle nuvole", questo è il significato di "Yunnan". E’ una regione straordinaria dove si possono trovare le più grandi varietà di clima, di fauna/flora e di popolazione (25 minorità etniche presenti nello Yunnan sulle 56 presenti in Cina) presenti in Cina. Basta pensare che questa provincia grande come l’Italia confina a Nord con il Tibet (con montagne alte 5.000 m) e a sud con Laos, Myanmar e Vietnam, zone decisamente tropicali. Secondo me un vero paradiso terrestre, la tappa centrale di un viaggio in Cina. Lijiang, Dali, Shangrila, Kunming, Yuanyang, la regione dello Xishuangbanna; almeno 2 settimane sono necessarie per avere un’idea di cos’è lo Yunnan. Per arriverci bisogna per forza passare per Kunming, la capitale della Provincia, 5 milioni di abitanti, una città moderna senza particolare interesse per il turista ma che è molto gradevole da girare (sarà per le palme, il cielo blu, e il clima mite 11 mesi all’anno malgrado i 2.000m di quota?). Da kunming le cose diventano un po più difficili per il trasporto, lo Yunnan essendo una delle regioni più povere della Cina, e il turismo essendosi sviluppato solo negli ultimi anni, mancano ancora infrastrutture. Comunque per arrivare a Lijiang da Kunming basta prendere il bus, sono 6-8 ore di giorno, 12-14 ore di notte. SCONSIGLIO fortemente il bus a cucette di notte… a meno che siate interessati a dormire in letti di 1m60 larghi 40 cm e quindi abbracciati con altri 4 cinesi, con una quarantina di persone e altrettante sigarette accese. Senza parlare poi dell’odore dei piedi, degli sputi e delle lenzuola che non sono mai cambiate. Insomma fidatevi, il viaggio di giorno è più corto, molto più confortevole, e sopratutto non vi perderete i paesaggi pazzeschi che si trovano tra Dali e Lijiang. Lijiang appunto, veniamoci. La città è bellissima ma molto turistica, difficile trovare altro che ristoranti alberghi e negozi, ma il fascino rimane intatto, con i suoi canali e le case tipiche. A Lijiang è molto presente l’etnia Naxi, l’unico popolo al mondo che scrive ancora con gli ieroglifi (cultura Dongba), società matriarcale dove solo le donne lavorano ed hanno il controllo della famiglia. Un’ottima base di partenza per visitare le meraviglie intorno alla città. E’ facile noleggiare una bicicletta (1 euro 50 la giornata) e avventurarsi nei dintorni molto più rustici, dove si vedono yak, case fatte con mattoni di fieno e terra, laghi stupendi, paesini sperduti ecc. Da Lijiang si possono andare a vedere le gole della tigre, attraversando vallate stupende con colture a terrazzo, basta noleggiare un pulmino con altri colleghi di viaggio che incontrerete e potete arrivare direttamente là, oppure partire per 3 giorni di Trekking. Arrivarci: Da Xi’an a Kunming ci sono voli per 50 euro, vi risparmiate cosi 3 giorni di treno Da Kunming con il bus (sui 100 RMB) Mi sembra ci sia da pochissimo un aeroporto con voli da Kunming Non ci sono treni Cose da vedere: La città di lijiang il dragon pool Lashi hai (lashi lake) la città di Shu he le gole della tigre La regione di Shangrila a qualche ora di bus Foto Dragon Pool / Città vecchia di Lijiang La Shi Hai / Le gole della Tigre

Xi’an: i guerrieri di terracotta ma non solo

4 Aprile 2007 4 Aprile 2007
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Posso dire che il mio viaggio solitario nel cuore della Cina è cominciato veramente solo a Xi’an. Anche se la città è abbastanza grande, e si vedono sempre più turisti, l’atmosfera che si sprigiona da quella città che possiede ancora le vecchie mura intatte è molto caratteristica. Siamo a migliaia di chilometri dalla futuristica Shanghai, dalla Capitale politica Pechino, dal mare, da qualsiasi cosa… Xi’an è la capitale della provincia dello Shaanxi (da non confondere con la provincia Shanxi). Conosciuta per la sua ricca storia (capitale dell’impero sotto due dinastie e centro politico culturale della Cina fino all’ottavo secolo) e per essere il punto di partenza della via della seta. Attorno a Xi’an esiste un’aurea affascinante. La prima cosa che si vede arrivando dalla stazione sono le mura davvero imponenti (si e no 14 km di mura! con 4 porte enormi) e in perfetto stato. Purtroppo all’interno delle mura la città vecchia è stata quasi totalmente distrutta (a parte la zona ad est della South Gate) per via del governo che ha creduto far bene modernizzando la città dopo il ritrovamento dell’esercito di terracotta e il conseguente afflusso di turisti; ma esiste ancora oltre alla pagoda dell’oca che si trova fuori e altre attrazioni, un vecchio quartiere musulmano molto pittoresco e piacevole da girare. Xi’an è una città che offre quindi molte cose da visitare e soprattutto è molto meno cosmopolita di Shanghai o Pechino. Diciamo che in una settimana, fuori dalle attrazioni turistiche, avrete forse occasione di vedere un paio di occidentali. CI si sente veramente spaesati e i cinesi locali te lo fanno notare! Da Xi’an inoltre si comincia a sentire sempre più l’influenza musulmana in Cina, che risulta a mio parere molto più importante di quello che le cifre ufficiali dicono. La maggior attrazione della regione (del paese?) è sicuramente l’esercito di terracotta, ritrovato per caso da un contadino (che ora firma autografi nel museo) nel 1974. Malgrado il fatto che il sito sia stato rovinato dalle strutture costruite attorno agli scavi per fare spazio a negozi e cemento, all’interno degli capannoni il faccia a faccia con l’esercito rimane un momento forte. Questo esercito di dimensioni reali, che conta 2.000 uomini, cavalli, carri (ce ne sarebbero piu di 7.000 tra quelle sepolte e quelle già sotterate) era destinato a proteggere la tomba di Qin Shi Huangdi che divento’ il primo imperatore della Cina unificata nel 221 a.c. La tomba invece è una enorme piramide di terra (una collina in pratica), ormai erosa dal tempo. Quindi non rimane che… una collina, il che rende il sito poco interessante, ma parre che in passato quella tomba fosse (cit. Sima Qian, storico contemporaneo all’imperatore) "un palazzo di 120m su 160m, costruito a 30m di profondità, con una cupola celestiale scintillante di stelle fatte di perle e pietre preziosi, il mare (interno all’edificio sul quale galleggiava il sarcofago dell’imperatore) ed i cento fiumi della Cina ricreati con tonnellate di mercurio e dottate di un ingegnoso marchingegno per ricreare le correnti. Un sistema di arbalette automatiche pronte a colpire quelli che tentassero di violare la tomba". Non c’è dubbio che anche se probabimente la descrizione di Sima Qian è un po, o molto esagerata, al suo tempo la tomba doveva essere impressionante. C’è da dire tuttavia che sono state rilevate sul sito quantità di mercurio 100 volte superiori alla media… Nella tomba fu quindi sepolto l’imperatore, insieme a tutti gli operai che furono in contatto con i tesori e i segreti della tomba e le donne dell’imperatore senza figli. Per ora nessuno ha tentato di entrare dentro quella tomba per paura del mercurio (tossico) e dell’ instabilità che uno scavo provocherebbe sulla collina: il mistero continua! Da vedere: L’esercito di terracotta (terracotta warrior) il quartiere musulmano e la moschea Un giro sulle mura la grande pagoda dell’oca (big goose pagoda) La torre della campana La torre dei tamburi Arrivarci: risparmiatevi l’aereo: si arriva a Xi’an da Pechino con il treno, comodo, veloce (in pratica si parte di sera e s’arriva la mattina, giusto il tempo di una bella dormita) ed economico (sui 20 euro). Dove dormire senza dubbio Ludao Youth Hostel: 20 RMB a notte (2 euro), pulito, internet, bagno, acqua calda a volontà, e personale molto simpatico e disponibile. Si trova dentro le mura, a 2mn a piedi dalla stazione!

Beijing

31 Marzo 2007 31 Marzo 2007
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Dimissioni e via. Se c’è una cosa sicura i questo mondo, è che le cose non sono mai come sembrano. Da un punto di vista esterno puo sembrare che va tutto a gonfie vele ma invece c’è qualcosa che non va. Uno potrebbe pensare: cazzo questo qua ha studiato all’Università, e mo si trova a Shanghai a lavorare, sarà pieno di soldi e farà la vita del barone. A facc’ du cazzo rispondo io. Ho dato le dimissioni. Dopo un anno nel paese di Confucio, ho deciso che è ora di tornare. Per tutti quelli che volessero intraprendere l’esperienza cinese, non è più come 5 anni fa. L’afflusso di studenti e di coglioni come me disposti a lavorare anche a salari bassissimi hanno provocato una generale riduzione dei salari per i giovani expat di meno di 30 anni. Beccavo 300 EURO al mese… e a chi va bene prende sui 1000 Euro, a meno che ovviamente, sia mandato dall’Italia. Shanghai, dove si concentra la maggior parte degli "Laowai", non fa proprio per me, anche se diverte i primi mesi. Inquinamento, estensione abnorme della Città, mentalità, auto-segregazione in comunità nazionali, povertà culturale, e stranieri fissati con le "Byzness card" e che non fanno altro che parlare di gala, festini, byzness rendono questa città invivibile a medio-lungo termine. Ecco perchè dopo un anno di lavoro ho deciso di tornare a casa. Non senza farmi un giretto della Cina prima. Ed è di questo che vi voglio parlare in questo/i articoli che seguiranno: c’ho messo un anno a capirlo: la Cina è bella!!!! Una settimana, era quello il limite di tempo che mi ero dato per fare questa pazzia (viaggiare in Cina da solo e senza guida è una pazzia per chi non capisce una parola di cinese). Una settimana, ignaro che quel paese mi avrebbe attratto sempre più nelle sue viscere più profonde, fino ad arrivare dopo 6500km complessivi (2000 km in treno, 1400km in bus, e 3100 km in aereo) a Yuanyang, al confine tra Cina, Laos e Vietnam. Ed una settimana si è trasformata presto in un mese. Insomma Pechino. Cerchero’ di raccontarla in due parole. Ci sono stato 1 settimana appunto. Pechino è molto meglio di Shanghai, molto più culturale, molto più "cinese", è sicuramente un posto da vedere per chi viaggia in Cina e non c’è mai stato, ma non è secondo me indispensabile. Sarà il clima (era Febbraio, un freddo cane), sarà la compania, ma Pechino non mi ha entusiasmata. Piazza Tiananmen, il mausoleo di Mao, che se non lo avessi visto 150 volte in TV non mi ci sarei neanche fermato. La "forbidden City" è invece impressionante per la sua grandezza. Ma bisogna dire che i cinesi hanno una concezione strana della ristrutturazione delle opere culturali e degli edifici, che intendono più come "ricostruzione". Ed è per questo che alla fine, secondo me, la Cina va vista per i paesaggi naturali, non tanto per le Città. Wangfujin che sarebbe la Nanjing Lu Di Pechino, ovvero la strada commerciale, sarà lunga più o meno quanto "banchi di sopra" a Siena. Il palazzo d’estate è una meraviglia, ma tutto ricostruito dopo le varie guerre (nelle guide turistiche i cinesi puntualizzano volentieri e sopratutto ABBONDANTEMENTE sul fatto che sia stato distrutto dalle forze anglo-francesi). Comunque va visto assolutamente, è un posto che emana qualcosa, come tanti posti in Cina dove gli architetti sono bravi a suscitare emozioni. Sarà per quella legge secondo la quale ogni edificio deve essere costruito in armonia con la natura circostante, il calendario, il sole e la luna? boh. Gli Hutong sono un po deludenti, quei quartieri tipici di un tempo che ora costano un sacco di soldi assomigliano a casette grigie di periferie, senza un fascino particolare. La Muraglia va vista per forza, anche se bisogna andarci con il tour organizzato (cercheranno di fregarvi ma dovrebbero bastare 150 Yuan) e quindi diventa molto meno interessante in quanto il tempo è limitato e il bus si ostina a portare i turisti in sote obbligate nei vari negozi di Giada, pelle, o persino in ospedali… Quindi se avete un contatto fortunto a Pechino, andate alla muraglia in macchina e godetevela. Pechino, SECONDO ME, rimane un’ottimo porto di arrivo dall’Europa per andare a scovare le vere delizie della Cina… Un posto dove rimanere 3-4 giorni e poi proseguire. Alcune info: Pechino-Shanghai: treno di notte comodissimo, 250 Yuan, 12 ore Pechino-Xi’an: treno di notte comodo (quello che va poi a Lhasa in Tibet), 250 Yuan (+ o -), 14 ore Ostello a pechino: Sui 50 Yuan a notte (5 Euro) Albergo a Pechino: sui 150 Yuan a notte (15 Euro) Un’ora e mezza di bus per arrivare al palazzo d’Estate Un paio d’ore per arrivare ai punti panoramici della grande Muragli Nel caso abbiate intenzione di viaggiare in Cina vi consiglio FORTEMENTE la guida Lonely Planet, ne ho sentito la mancanza… parecchio. Da vedere: palazzo d’estate Città proibita Hutong grande muraglia Itinerario consigliato in Cina: (minimo un mese) quetso itinerario permette di vedere i posti più significativi come Pechino Shanghai, Xi’an, ed anche i posti meno frequentati ma molto suggestivi (v. lo Yunnan). Inoltre si puo fare tutto con bus e treni, tranne forse Hong Kong Shanghai che conviene fare con l’aereo. Shanghai Pechino Xi’an Chengdu (le tre gole) Kunmin Lijiang-shangrila (Tibet eventualmente, ma serve un pass speciale) regione dello Xishuangbanna Guilin-Yangshuo Hong Kong Shanghai

Hong Kong

2 Agosto 2006 2 Agosto 2006
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Hong Kong era all’origine un villagio di pescatori. La British Est India Company importava dalla Cina il tè e la seta, pagati in denaro, perchè l’Impero non importava nessuna merce. La Cie immaginò introdurre l’oppio, allora sconosciuto in Cina, per pagare le sue importazioni con la complicità dei negozianti cinesi. Dopo la distruzione di 20.000 casse di oppio da parte dell’Imperatore, l’Inghilterra inviò delle navi di guerra e ottenne l’Isola di Hong-Kong come base permanente il 26 Gennaio 1841 (1 guerra dell’oppio). Nel 1860 ci fu la 2 guerra dell’Oppio e la firma della prima convenzione che prevedeva la cessione della penisola di Kowloon per proteggere l’Isola di Hong Kong (vedi le mie foto). Nel 1898 la 2 convenzione prevede la cessione per 99 anni dei Nuovi Territori al Nord di Kowloon e le 233 isole dell’arcipelago. Fino al 1950 regnano i Compradores : in questi anni corruzione, oppio, prostituzione, ricchezze rapide sono il simbolo di Hong Kong. In seguito la colonia si modernizza senza sosta e si impegna per essere all’avanguardia in tutti i settori (ferry, funiculari, Ferrovie, metrò, grattacieli, aeroporti internazionali ecc.). Nel 1997 Hong Kong ritorna alla Cina, ma beneficierà di uno statuto speciale fino al 2047. Hong Kong, quasi 7 milions d’habitant su 1.042 km2. E’ una città particolare che suscita molte fantasie nell’immaginario collettivo. Per certi aspetti rappresenta la modernità, per altri, nessuna città in Cina è rimasta così tradizionale che l’antica colonia inglese. Hong Kong è anche il secondo porto commerciale al mondo dopo Singapore, un incrocio delle strade del byzness mondiale. E’ anche una delle città le più sicure al mondo malgrado la presenza di ben 50 organizazzioni criminali Cinesi (le famose Triade) tra le quali la Sun Yee On (40 000 membri!), la 14 K (20 000 membri), la Group & Wo (20 000 membri). Comunque gli stranieri che lavorano o si trovano là non corrono alcun pericolo: nessun problema per tornare a casa la sera tardi. Sono stato a Hong Kong 4 giorni per via di un colloquio di lavoro (che peraltro sembra essere andato male visto che non mi hanno più chiamato). Per 3 giorni sono stato quindi completamente libero ed ho avuto modo di girare e riggirare la città. Hong Kong sono due isole (Hong Kong e Lantau) e una penisola, Kowloon e i Nuovi Territori. In tutto ci sono 18 distretti, andando a giro per i quartieri tutti gli amanti di Shenmue avranno un impressione di "dejà vue"… Wan Chai, Admiralty, Kowloon, Aberdeen, North Point, Causeway bay, The Peak, Man mo Temple, Upper lascar row etc… Se devo essere sincero, penso che non abiterei mai à Hong Kong per più di un anno, l’atmosfera è molto (esclusivamente) byzness, e sopratutto si ha l’impressione di essere rinchiusi tra torri di vetro in uno spazio strettissimo. Poi da quello che mi è stato detto, la maggior parte degli stranieri che lavorano à Hong Kong ci stanno temporaneamente, mai piu di 7 mesi all’anno in quanto è una piattaforma logistica dove les persone vengono e partono come le merci. Faccio uindi difficoltà ad immaginarmi vivere e lavorare lì. Per qaunto riguarda gli abitanti il mio punto di vista non puo essere obiettivo in quanto ho sempre avuto relazioni poco trasparenti con gli HongKi…(racket à Manchester, prostituzione a Shanghai ecc…) quindi non mi permetterò di dare un giudizio frettoloso… Però penso essere nel giusto dicendo che il Hongki a un senso in più rispetto agli altri: l’olfatto. Riesce a sentire odore di soldi a chilometri, ogni volta che fiuta un affare non lo lascia mai andare via. Nelle piccole come nelle grandi cose. La vita a Hong Kong è molto più cara rispetto alle altre città cinesi. Se ufficialmente Hong Kong fa parte della Cina, in realtà niente è più falso. Il sistema delle tasse è diverso, la lingua è diversa (Cantonese e sopratutto Inglese), c’è un’altra moneta (il dollaro Hong Konghese), delle frontiere ben reali (per gli stranieri non serve visto per Hong Kong, ma per i cinesi si), una scrittura differente (scrivono con gli antichi caratteri cinesi, non semplificati e molto belli devo dire) e quel che ho potuto constatare nelle mie discussioni con i locali, una mentalità opposta a quella dei cinesi. Si può capire benissimo: 100 anni di coloniszazzione lasciano il segno, sopratutto quando i tuoi "fratelli" cinesi stanno in una dittatura comunista mentre tu vivi nel tempio del libero mercato e del capitalismo. Il Hongki detesta il Cinese, lo considera come un contadino e il cinese considera lo Hongki come uno straniero. Nell’isola c’è poco da visitare, se non The peak, raggiungibile con uno splendido funicolare, il luogo sulle colline dove si vede tutta la città e la penisola di Kowloon, Central Hong Kong con la sua Queens street e Lan kwai fon, Admiralty ed i suoi grattacieli e Kowloon al limite, e qualche tempio qui e là(sono stato deluso dal Man Mo Temple, benchè dal luogo usciva un’atmosfera veramente particolare). A Kowloon, niente di aprticolare se non per lo shopping e per avere una vista panoramica dal mare su Hong Kong (foto). In breve: Hong Kong è per meByzness, grattacieli, shopping, grattacieli, byzness e tradizioni. Qualche referenza a Hong Kong: – popolazione: 6.900.000 abitanti – Moneta: 10 HK$ = 1 Euro (attenzione, le banconote assomigliano cosi tanto a quelle del monopoli che viene istintivo credere che il banchiere ti piglia per il culo quando te le dà la prima volta) – Albergo: ho pagato 230 HK$ a notte a Causeway bay per una camera che faceva si e no 2m per 1,5m. Con letto e basta, nel senso proprio basta, senza nemmeno lo spazio per andare sul letto! – Ristorantino: 10 HK$ (non sono andato nei ristoranti veri) – Metro: da 3 a 6 dollari HK per l’Isola, più di 11 per attraversare verso Kowloon – Taxi: una corsa da 15 minuti costa più o meno 30 HK$ – Discoteche/ Bar: non ho avuto tempo di andare in disco, ma a Central Hong Kong c’è una zona piena di Bar per starnieri: Lan kwai fong (carino ma ridicolo se si pensa alle dimensioni della città) i prezzi sono europei, 50 HK$ a bicchiere, ma non aspettatevi a notte di follia. (là ho visto Italia Ukraina, e la cosa più eclatante della serata è stata una mezza rissa con dei rincoglioniti inglesi ubriachi…) – Lingue ufficiali: Cantonese, Inglese Da vedere: – The pic sull’isola di Hong Kong da dove si puo vedere tutta la baia (prendere la funivia per arrivarci) – la vista dell’isola di Hong Kong da Kowloon – Il quartiere dei Bar al centro di Hong Kong – Macao sembra sia molto carina e "portoghese" purtroppo non ci sono stato!
Riferimenti: Album fotografico

Shanghai blues

22 Luglio 2006 22 Luglio 2006
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Innanzitutto mi scuso per gli eventuali bloggers che sono capitati su questo blog e non hanno trovato più nessuna attività da… una vita. Ma quando la vita (grazie a Dio!) si fa viva, le attività "varie ed eventuali", chiamiamole cosi, passano in secondo piano. Shanghai. La Parigi di Oriente, che di parigi in Realtà ha molto poco. 18,7 milioni di abitanti (un terzo dell’Italia in una sola città) su 5.800 km2, una superficie che copre tutta la Lombardia . Cominci a capire in quale Cina ti stai recando appena esci dall’aeroporto e prendi il treno Maglev che ti porta in centro città in soli 8 minuti, a 432 km/ora. Non è quella Cina dei documentari Geo&Geo o Quark (bellissimi per carità, ma che ti vogliono convincere che fuori dall’Europa e dagli USA sono tutti zozzoni morti di fame)con gli operai che faticano nelle miniere di carbone per racimolare 80 euro all’anno, non è quella Cina agricola e contadina, e non è certamente la Cina Berlusconiana dove i padri bolliscono i bambini… L’impressione è confermata quando prendi una delle 6 linee della metropolitana (alcune sopraelevate), o quando vedi il Deep Water Harbor, porto commerciale costruito… in mezzo al mare, collegato alla terra da un ponte di ben 32km. Per non parlare del quartiere di Puddong, "solo" 2 milioni di abitanti perchè zona di uffici, ma costruito in appena 10 anni su una zona che era paludosa e che assomiglia oggi più a Disneyland che ad una città di un paese in Via di Sviluppo (v. Foto) Ovviamente Shanghai non è rappresentativa della Cina tutta. Ma Shanghai è pur sempre Cina, ed è rappresentativa delle altre città dello sviluppo, Guangzhou, Shenzen, Wuhan e tutte le città del Delta dello Yangtze. Shanghai è movimento, Shanghai è vitalità, tutto si muove ad una velocità assurda. Arrivo e davanti a casa mia non marciapiede, e ci sono una fila di case diroccate, dopo una settimana il marciapiede è finito e le case tradizionali distrutte per lasciare spazio a nuovi grattacieli. Incontri un tipo un giorno, il mese dopo lo incontri di nuovo che ha cambiato lavoro. Shanghai è movimento e vitalità, e credetemi, quando si va in questi paesi si rissente ancora di più la stagnazione e depressione italiana. Intendiamoci, Shanghai non è nemmeno la gallina dalle uova d’oro: non è che uno arriva e diventa milionario, (forse lo era qualche anno fa), ma rimane una città bella da scoprire per i giovani vogliosi di lavorare e stanchi dell’Italia. A settembre lavorerò là e guadegnerò (poco)meno dei fatidici 1.000 euro italiani, ma bisogna tenere conto che nella città più ricca e costosa della Cina, un impiegato guadagna 200 euro al mese e andare in un buon ristorante costa su per giù 4 Euro per una mangiatona abbondante (ma anche solo 50 centesimi per un piatto di pasta). Insomma un giovane non va a Shanghai per essere ricco, ma per lavorare e fare esperienza (sperando di poter diventare ricco successivamente qui in Italia! ;o) ) Shanghai, la Cina, l’Asia. Continente sconosciuto tanto quanto è enorme. Nella sola Repubblica Popolare Cinese si contano 56 etnie diverse, dai musulmani dell’Ovest ai Mongoli del Nord, 56 etnie e migliaia di tradizioni, culture, lingue diverse. Vivendo a Shanghai per tre mesi ho avuto modo di entrare, superficialmente, nella società Cinese. Niente a che vedere con il Giappone. Mentre il Giapponese "tipo" soffre di una crisi di identità e di un complesso di inferiorità rispetto agli occidentali al quale si aggiungue un chiaro sentimento di frustrazione, il cinese è molto meno complicato: sa chi è, e sa dove va. E non gliene frega niente dell’Occidente perchè è convinto (e chi gli puo’ dare torto) che la sua cultura è superiore. Da questo punto di vista c’è una similitudine tra Europei e Cinesi, la coscienza di appartenere ad una grande nazione, per lo meno dal punto di vista storico culturale. Le analogie si fermano qui. Il cinese è molto ospitale, simpatico, ma può anche essere molto furbo, ed avere una concezione dell’onestà tutta particolare. Le donne di Shanghai poi sono molto più aperte e meno tradizionali rispetto persino alle donne europee… Vere tiranne nella coppia (a quanto ho visto da "osservatore esterno") cercano in ogni modo di accappararsi delle libertà del poveretto e del suo patrimonio: WARNING! La Cina vissuta è veramente una esperienza straordinaria, dal punto di vista umano, e forse ancora di più dal punto di vista professionale. Pur non essendo mai stato, e non essendo tuttora un appassionato dell’Asia, dei manga etc… (ce ne sono molti sui blog) ritengo che questi paesi possono offrire molto a noi europei, molto di più di quanto ci possano togliere. Sta a noi prendere quello che ci offrono. Alcuni punti di riferimento: Volo Italia-Cina-Italia: Sui 700 Euro, ma si trovano anche a 450, pare Albergo: 15-20 Euro a Notte Affitto: 150-250 Euro al mese Ristorantino: 50 centesimi Euro Ristorante: 2-6 Euro Ristorantone (attenzione, per ristorantone intendo cibo + vino-birra ecc… tutto a volontà): 15 Euro Metrò: 30-50 Centesimi Taxi: una corsa media di 15 minuti costerà più o meno 1 Euro 50 Discoteca: purtroppo prezzi Europei…. 5-10 Euro all’entrata, 5 Euro la consumazione Lingue usate: solo cinese, scordatevi l’inglese, se non per parlare con gli expat, e prendetevi un vocabolario in Italia Da vedere: – la città vecchia a due passi dal Bund che assomiglia piu ad una zona di guerra che alla metropoli futuristica di shanghai – Il bund lungo il fiume Huangpu, con tutti palazzi in stile occidentale dell’inizio XX secolo – Pudong Lujiazhui, con la Jin mao e la dong fan minzu (torre della televisione) – la concessione francese, con le sue vie bordate di alberi e i suoi palazzi caratteristici – uno spa a scelta, ideale per finire le notti: in pratica sono come le antiche terme romane e ci si puo dormire – il giardino Yu (pare sia uno dei piu belli della Cina ma non è che mi abbia sconvolto)

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Per maggiori info chiedete nei commenti e vi risponderò, oppure scrivetemi.
Riferimenti: Le mie foto

Amsterdam

4 Ottobre 2005 4 Ottobre 2005
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Il mio viaggio ad Amsterdam è stato travolgente.
Da un punto di vista prettamente turistico, Amsterdam è una città molto carina e caratteristica. Ci sono i canali circolari che avvolgono la città, le stradine tipiche olendesi, le case con i muri storti che pendono verso la strada. Il centro è pieno di negozi, di coffee shop, bar, posti tranquilli per passare una tranquilla giornata. Magari per dormire è meglio prenottare un albergo serio perchè per quel che mi riguarda, l’esperienza in ostello con precendente visita della polizia è stata piuttosto bruttina. Amsterdam insomma è carina e tranquilla. A prima vista.
Ma c’è qualcosa in quella città che crea turbamento, disorienta.
C’è una atmosfera strana ad Amsterdam. Ero convinto di trovarmi circondato da zozzoni e vari punkabestia locali e stranieri, ma invece niente. La cosa è più sottile, più perfida. Mi ricordo che in soli 3 giorni, mi è capitato tre volte che delle signore di mezza età mi cadessero adosso per strada, come ubriache o fumate. Ho visto delle biciclette appese ai pali della luce a 3 metri dal suolo, ho visto gente sniffare cocaina per strada in mezzo alla folla incurante, ho visto perfetti manager, padri di famiglia, lavoratori, turisti perdersi nelle vetrine abitate da bambole che non si capisce se sono mezze vive o mezze morte, ho visto file di donne nude dietro ad un vetro che aspettavano mangiando un pannino al salame. Ho visto troppe cose in pochi giorni.
Amsterdam è una città pericolosa. Non perchè uno ti può ammazzare per strada, ma perchè dopo un paio di giorni, quando sei immerso in questo altro mondo dove tutto sembra lecito, non riesci più a capire cosa è giusto e cosa è male. Tutti fanno tutto. Una specie di terra senza leggi (questa è l’impressione nostra, anche se non è assolutamente così per un cittadino olandese). Ad Amsterdam, tanti turisti si sorprendono nel letto di una prostituta senza nemmeno aver capito come ci sono arrivati, tanti giovani che avevano al massimo l’intensione di farsi un giro in un coffee shop finiscono con trovarsi l’ago in vena o il naso incipriato.
Ad Amsterdam tutti i limiti sono spostati. Troppo spesso si torna avendo perso la verginità dell’anima. Si fanno cose sapendo che sono sbagliate, ma quell’intero mondo che gira in senso contrario ti fa convincere che sei tu a essere pazzo. In questo caso è la società che crea artificialmente i limiti del bene e del male. Ed è facile farsi convincere. E’ assurdo vedere come 23 anni di educazione possono traballare in tre giorni. La società, l’ambiente cirostante ha veramente una forza enorme. Tutto diventa lecito, tutto diventa normale, tutto diventa bello.
Finchè prima o poi l’illusione finisce. L’illusione mia è finita quando mi sono allontanato dal Red Quarter. Lì ci sono tante prostitute e tanta droga, ma i turisti ancora più numerosi lo fanno sembrare uno show, un finto, un palco dove recitano tanti attori, e guardi alle prostitute in vetrina come se fossero delle veline della televisione, certamente non le guardi come le nostre prostitute che battono il marciapede. Allontanandomi dal Red Quarter mi sono ritrovato in una strada dove c’erano altre vetrine, sporche, luride. Altre bambole, non più bianche di porcellana e col fisico asciutto ma tutte nere, brutte e grasse. Merce di “seconda mano”. Altri clienti, non più turisti spettatori e a volte anche attori di uno show, ma gente dall’aria squallida, sballati, tossicodipendenti che semplicemente, vanno a puttane.
E mi sono accorto che nel paese dei ballochi, quando l’illusione finiscei, la caduta può essere vertiginosa.

Lyon

12 Maggio 2005 12 Maggio 2005
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Finalmente ho trovato il tempo e l’ispirazione per parlarvi della mia città: Lyon (Lione). Dopo aver scritto articoli su Giappone e Inghilterra, credo che sia arrivato il momento giusto per dedicare una parte di questo blog alla mia città natale.

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Man on the moon. O no?

15 Aprile 2005 15 Aprile 2005
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Una leggenda metropolitana:

Una canzone famosa dei R.E.M. faceva più o meno così
” If you believed they put a man on the moon, man on the moon
If you believe there’s nothing up my sleeve, then nothing is cool”

Sono già parecchi anni che sento parlare di voci secondo le quali l’uomo non sarebbe mai stato sulla luna. Da adolescente non me ne poteva fregar di meno e quindi rispondevo “embhè?”.
Oggi sono capitato di nuovo (non casualmente devo dire) su un articolo che parla del fatto. A questo punto ho cercato di analizzare la situazione da un punto di vista scientifico, e tecnico.
il progresso tecnico e tecnologico evolve in maniera esponenziale, si sa. Cioè la scienza è evoluta molto più rapidamente negli ultimi 40 anni che nei 2000 anni precedenti. Eppure ancora oggi assistiamo spesso a problemi nel settore aerospaziale, errori dovuti alla difficoltà dei calcoli, alla natura dei materiali utilizzati ecc. Eppure negli anni ’60 siamo andati sulla luna, abbiamo atterrato, e siamo ripartiti per la terra. Una crociera tranquilla insomma, quando all’epoca c’erano computer forse 100 volte meno potenti di oggi, conoscenze sui materiali da utilizzare limitate. Entriamo nello specifico:
- Il ritorno sulla terra, l’entrato in atmosfera e l’ammaraggio in pieno oceano delle capsule apollo non è stato visto da nessuno a occhio nudo (solo tramite TV) nemmeno agli equipaggi delle portaerei di recupero.
-Le foto: tenendo conto che sulla luna ci sia una temperatura che varia tra i +100° nella zona illuminata e i -100° nella zona d’ombra, una macchina fotografica (neanche isolata come si vede sulle video dell’epoca) non può fare foto di buona qualità.
- senza atmosfera si dovrebbero vedere le stelle brillare 10 volte più forte. Invece dalle immagini non se ne trova nemmeno una.
- Il motore del Modulo di Escursione Lunare sparava circa 10 tonnellate di spinta (il MEL invece pesava circa quanto una grossa macchina…), ma quando atterra (alluna), si muove appena un pò di polvere invece di spazzare la superficie lunare fino alla roccia. (da notare che il peso dell’uomo lascia invece una bella impronta riconoscibile)
- Tutte le foto sono state criticate come montaggi (quasi amatoriali con le tecniche odierne)
- Chi ci è mai stato sulla luna dopo il 1969?

Ma allora perchè questo grande bluf?
Dal 1965 l’intervento americano in Viet nam si fa sempre più massicio fino a sfoggiare in un conflitto aperto che finisce nel 1972. Il conflitto in Viet nam (che ricordo mobilitò l’opinione pubblica USA) corrisponde alle missioni Apollo (1969-1974). Pare impensabile che durante una guerra che vede tante vittime americane, lo Stato si diverta a spendere milliardi in esperimenti dal dubbio esito e fine.
Dopo che lo Sputnik sovietico si vantava dei suoi successi spaziali, imponendo così una tecnologia Russa all’avanguardia, l’America stava a guardare. La reazione del Governo fu rapida, infatti la NASA fu rimpinguata di personale e denaro che ando’ a riempire le casse della allora neonata industria aerospaziale.

Conclusione: ancora oggi, se devo dire la verità non mi sconvolge il fatto che probabilmente l’Uomo non abbia (probabilmente) mai messo piede sulla Luna, e che fosse solo un’operazione politica nel contesto della guerra fredda per sfoggiare forza e tecnologia. Rimane tuttavia la consapevolezza sempre più forte che non bisogna prendere niente per scontato.

Ammetto che questo articolo è spudoratamente di parte, ma l’ipotesi è troppo affascinante.. Comunque per chi vuole farsi un’idea seria sulla questione, vada a vedere il sito del riferimento.

Per finire, la luna è sempre stata nel linguaggio popolare associato a concetti impossibili (non ti posso dare la Luna!), luoghi inacessibili(dove vai? Sulla luna?). Non importa se l’Uomo è andato sulla luna, ma se l’Uomo credesse nell’amore o almeno nel rispetto per il prossimo così facilmente come ha creduto all’Uomo sulla luna, forse il mondo sarebbe cambiato.
E invece no, Armstrong tornando sulla Terra ha trovato tutto come l’ha lasciato.
” If you believed they put a man on the moon, man on the moon
If you believe there’s nothing up my sleeve, then nothing is cool”
Riferimenti: Per avere le due versioni del fatto e farsi un’idea

Riflessione sulla misura della pena

3 Marzo 2005 3 Marzo 2005
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Premetto che probabilmente sto per dire una stronzata, sta a voi farmi capire dove sbaglio perchè io non ho ancora capito.
Essendo nato e vissuto per ben 18 anni in Francia (Lyon), ho avuto la possibilità di conoscere tantissimi ragazzi musulmani, originari per lo più del Nord Africa. Un giorno discutendo sul sistema penale MOLTO in generale (non vi preoccupate, non è il tipo di discussione che ho con i miei amici di solito), mi è venuto un forte dubbio sulla cosidetta “superiorità” della nostra civiltà. Il problema sta sulla misura della pena. Secondo il Corano la pena deve essere misurata al reato, è in questo senso che al ladro vengono tagliate le mani (non mi ricordo esattamente se uno o tutt’e due) etc. Io con un riflesso democratico da cittadino civile mi sono subito indignato davanti a questo sistema che il mio amico difendeva. E lui mi ha risposto: “Secondo te è meglio stare 10 anni chiuso in una gabbia?”
Ovviamente non voglio dire qui che il sistema penale previsto dalla religione Islamica è meglio del nostro, anzi, questo prevede pure la pena di morte che è un’assurdità dal punto di vista religioso (come un uomo può togliere la vita ad un altro uomo se questa appartiene a Dio? Perchè non lo fa Dio in persona se il peccatore se lo merita?). Ma questa riflessione mi ha fatto capire che non è che ci sia una grande differenza tra le nostre società. Pensiamoci bene. Stare anche solo un paio di anni dietro le sbarre cosa significa. Significa che ti svegli la mattina, e aspetti che passano le ore, poi aspetti che passano le giornate, poi i mesi, poi gli anni. Non so se tagliare una mano sia molto più crudele. Anzi se avessi la possibilità di scegliere, forse sceglierei proprio di perdere una mano. L’argomento di chi mi dice che il nostro sistema carcerale ha una funzione rieducativa è erroneo: tutti sanno che quando uno entra, anche se è un santo, ha grandi probabilità di uscire come un delinquente.
Ripeto: non sto dicendo che è meglio la legge Islamica, sto solo cercando di capire se veramente andare in prigione è più rieducativo (se uno mi chiede da 0 a 10 quanto è rieducativo il sistema carcerale direi -5) e meno crudele che ricevere 20 bastonate o perdere una mano e tornarsene a casa(non sono prevsite prigioni per quei reati nella legge Islamica, anche se nei fatti ci sono lo stesso).
L’unica differenza tra la nostra misura della pena e la misura della pena nei paesi che applicano la legge Islamica, sta nel fatto che noi occidentali “santifichiamo” il Corpo (!), mentre nel mondo islamico il corpo ha meno importanza.