Categoria 'Musica'

Eneide di Krypton

14 Maggio 2007 14 Maggio 2007
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Eneide di krypton è il terzo lavoro dei Litfiba, dopo "Guerra" e "Luna la preda". Un lavoro eccezionale che risale al 1983, quando i Litfiba erano un gruppo totalmente sconosciuto in Italia, ma con una certa fama nella rete musicale underground francese. Questa "opera", perchè di opera si tratta, è nata insieme all’opera teatrale dello stesso nome. Non si puo’ parlare di colonna sonora in quanto la banda teatrale Krypton ha lavorato sulla messa in scena partendo dalla musica. Non è la musica che si adatta al teatro, nè il teatro che si adatta alla musica, il tutto forma un insieme compatto e coerente, tant’è che si puo immaginare benissimo lo spettacolo sentendo solo "l’album", che è tra l’altro quasi totalmente strumentale. Il disco è composto di una traccia unica (suddivisa ovviamente in diversi momenti teatrali). La musica ricorda il vecchio rock/punk degli anni ’80, con un certo aspetto "sperimentale". Il che rende il disco assolutamente non commerciale, ma molto interessante per chi ha 40 mn da dedicare al sofa e alla musica. Non dico altro, ve lo consiglio fortemente!!! (si trova da scaricare su emule). (solo per curiosità e per farsi due risate… i litfiba del 1983…)

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Nome: Litfiba

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Pylon – Gyrate

26 Novembre 2005 26 Novembre 2005
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Pylon è uno di quei gruppi che hanno fatto la storia della musica senza che nessuno ne venga a conoscenza. Malgrado il fatto che non abbiano avuto il successo commerciale dei loro fratelli minori, i R.E.M., i Pylon hanno decisamente influenzato il rock underground degli anni ’80 (all’epoca persino i R.E.M. avevano qualcosa di underground). Ambedue i gruppi sono originari di Athens, Georgia, USA, e ascoltando il disco si ritrovano tante sonorità similari (in particolare rif di chitarra) della musica di quegli anni e di quella zona. Mickael Stipe & CO. si sono ispirati chiaramente al rock dei Pylon, con sonorità ingenue, ritmi "marziali" tipici degli anni ’80 e una voce facilmente riconoscibile. Bill Berry dedicò a loro il premio come "miglior banda americana" consegnato ai R.E.M. dalla rivista Rolling Stone nel 1987.

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Sacrificio di pollo

12 Aprile 2005 12 Aprile 2005
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NOTA BENE: questo articolo riproposto in seguito alle sommosse di Parigi è stato scritto nell’Aprile di quest’anno. La mia opinione non è cambiata, tuttavia letto oggi questo articolo protrebbe far pensare che mi schiero dalla parte dei giovani delinquenti Parigini: Non è assolutamente così. I violenti hanno sempre torto. Questo articolo descrive solo una caratteristica del problema, in questo caso sicuramente non il più importante (la causa fondamentale delle sommosse è secondo me la dis-integrazione sociale di una parte della società francese) ma sicuramente rilevante. Per finire una piccola nota personale: Le sommosse in Francia ci sono da 25 anni, ma non sono mai durate più di 2-3 giorni, a causa dei costi materiali e morali che esse comportano. A questo punto mi sembra ovvio che qualcuno o qualcosa incita i ragazzi a continuare.

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L’uomo non prende il mare, è il mare che prende l’uomo.

3 Aprile 2005 3 Aprile 2005
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Ho sempre pensato che gli uomini erano tutti uguali nella loro diversità. Mi spiego meglio, il fatto che ognuno sia diverso dentro rende impossibile o superfluo la creazione di razze, classe di valori e così via, in quanto l’essenziale, il “dentro”, la mente, è indipendente dal corpo. Ma nello specchio delle diversità dell’anima umana, esiste un tipo di uomini diversi dagli altri. Non sono i neri, i bianchi o i gialli. Non sono i comunisti, i capitalisti o gli anarchici. Non sono i poveri, i ricchi o le classi medie.
Sto parlando del marinaio, del pescatore. L’uomo del mare. Spesso si dice che l’uomo prende il mare, parte per il mare. Ma il pescatore lo sa che non è così. Il mare, l’Oceano. Quello non lo prende nessuno. E’ lui che prende e mangia la terra piano piano, è lui che prende gli uomini. Quale esistenza ha il pescatore che parte per settimane in mare con la sua barca? Da solo, perchè l’uomo in mare è sempre da solo, anche se accompagnato. Lui e il mare. Cerca di non farsi notare, di non farlo arrabbiare, di cavalcarlo senza che se ne accorga.
Il pescatore è sposato con il mare nello stesso modo che il prete è sposato con Dio. Ma quello del pescatore è un rapporto di amore-odio, è uno di quei rapporti che abbiamo da adolescenti quando amiamo una donna più grande di noi, una donna che non possiamo avere. Lei è così bella, così sicura di sè, così grande, lui così piccolo, brutto nella sua semplicità, e timoroso. Lei conosce tutto, è tutto. Lui niente. E’ esattamente la stessa sensazione. Il mare onnipotente, ti prende con un soffio. Magari tu marinaio, ne parli giorno e notte del mare. Sta sempre nei tuoi pensieri, nei tuoi sogni come nei tuoi incubi. E invece il mare non si ricorda nemmeno il tuo nome, tu che gli hai dedicato la vita sacrificandoti, magari ti porterà via senza nemmeno accorgersene. Il più delle volte il mare ti ignora, sei insignificante per lui, non esisti. Poi una volta tornato a riva, il pescatore non riconosce più la sua madre terra, cammina barcollando in questo mondo che sembra tutto storto agli occhi suoi. Il pescatore ha tradito la terra per il mare. E’ troppo tardi. Non può più tornare indietro.
E il mare di tutto questo se ne frega. Ma a volte capita, una volta nella vita, che incroci lo sguardo del mare e allora quella comunione, quella volta che hai fatto l’amore con il mare, ti rimarrà dentro, e allora il mare si ricorderà il tuo nome.
L’uomo di mare non è come gli altri. Perchè conosce la sua piccolezza, la sua insignificanza. Per questo sapere ha dovuto dare la propria vita.

21.37

3 Aprile 2005 3 Aprile 2005
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E’ difficile scrivere su un argomento che tocca più o meno direttamente 6 miliardi di persone. Non cercherò quindi in questo articolo di proporre idee, argomenti, soluzioni, teoremi. Ma in questa parentesi, questo blog aperto al mondo e alle discussioni diventa una zona protetta dove potrò buttare i miei sentimenti su un tema particolare. Se non scrivete commenti non mi offendo, è innanzitutto una cosa per me.
La morte del S. Padre Giovanni Paolo II ha suscitato grandi emozioni. Anche in me. Appena ho sentito la mia gola stringersi, ho avuto il riflesso di chi non ha vissuto (almeno un pochino). Ho pensato “aspetta a piangere che tra qualche anno salteranno fuori tutte le porcate che ha fatto”. Sicuramente sarà così. Tra qualche anno, qualche decennio, si scopriranno tante cose, vere o false sul conto di Giovanni paolo II. Ma per una volta, e soppratutto per ora, limitiamoci a considerare l’immagine che il Papa ha dato al mondo. La Storia farà il resto. L’immagine. Perchè è quella che alla fine è importante. E’ quella che la gente si ricorda. Sopratutto in materia religiosa dove tutto è più spirituale che materiale; il simbolo, l’immagine di un Papa buono hanno un’importanza essenziale.
E allora vediamo. Questo Papa ha partecipato attivamente alla caduta di uno dei regimi peggiori del secolo, il comunismo. Questo Papa ha accorciato le distanze e fatto sentire i cattolici una comunità tramite i suoi viaggi in tutti i paesi del mondo. Questo Papa è stato capace di aggiustare i rapporti con la Chiesa ortodossa, l’ebraismo, e l’Islam. Questo Papa è riuscito a ripulire (relativamente) la Banca Vaticana da tutti gli scandali. I giovani non andavano in Chiesa, questo Papa è riuscito a portare la Chiesa a loro. Questo Papa è riuscito a mantenere uno spirito radicale del cattolicesimo (aborto, anticoncezionali ecc..) con uno spirito risolutamente moderno e aperto della religione.
Non so se questo Papa era buono, bravo e gentile come si sente dappertutto. Ma questo Papa ha fatto più che bene alla Chiesa Cattolica.

Sì! Sono borghese.

1 Aprile 2005 1 Aprile 2005
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Cercherò in questo articolo di mantenere una dialettica coretta e di evitare il qualunquismo anche se sarà difficile perchè è un tema che mi fa troppo incazzare (ops…).

Comincio con lo sfatare un mito: la rivoluzione popolare, la Rivoluzione per intenderci, quella con la R maiuscola, quella che parte dal basso, dal contadino o dall’operaio. E’ tutto una stronzata. Ma quando mai il popolo, anzi, chiamiamola “pleba” (nel senso non spregiativo) perchè mi riferisco anche a tempi lontani, ha mai determinato significativamente la politica di una nazione. Dalla rivoluzione francese fino alla rivoluzione studentesca del ’68 passando per la rivoluzione Russa, è tutta opera della borghesia. Malgrado il sistema democratico che vige in occidente, la società è ed è sempre stata di tipo ellitaria. E’ l’elite che commanda, ed è l’elite di serie B che fa le rivoluzioni (quando ci sono). Insomma, sarò anche pessimista, ma oggi, mi sembra che l’unica funzione dell’operaio e del contadino, è di farsi prendere in giro dalla classe politica per dare il voto ad uno più che all’altro.
A questo proposito, verrebbe pure da riconsiderare il suffraggio universale (lo dico per provocazione, il suffraggio universale è una grande conquista, ma il fondo del pensiero rimane). Infatti, da quando c’è il suffraggio universale maschile (1913 credo), e poi quello feminile, la forma del dialogo con l’elettorato è cambiata drasticamente: populismo, demagogia. Ancora oggi abbiamo i problemi legati all’introduzione del suffraggio universale (V. Con forza Italia per cambiare anche la toscana). Non sto dicendo che il sistema politco che c’era alla fine dell”800 inizio ’900 era migliore, e nemmeno più trasparente (corruzione, trasformismo, scambio di voti ecc…), ma per lo meno, QUELLA politica era più razionale, realista. Insomma il suffraggio universale ha avuto la grande forza di spostare un pò l’interesse della nazione verso l’interesse dei lavoratori (lo stesso risultato si può ottenere anche con la riconoscenza costituzionale dei sindacati), ma ha scombussolato il dialogo politico. Da un punto di vista razionale il suffraggio universale può rappresentare un ostacolo ad una politica razionale e di continuità. Da un punto di vista morale, il suffraggio universale è intoccabile: è il simbolo della presenza del popolo nella politica. Ma è appunto solo un simbolo, e poi dobbiamo mischiare morale politica?

Ora vengo all’articolo che avevo intenzione di scrivere (mi sono un pò perso nelle prime considerazioni…): Tu, come ti consideri? Proletario? Borghese? Capitalista?
Ebbene sarei pronto a scommettere che ognuno di voi (compreso io) siete borghesi. Ma nessuno lo ammette, nesuno lo accetta, non c’è una coscienza di classe borghese, non esiste. oggi essere borghese è come essere nobile durante la rivoluzione francese.
La nostra società si sta sempre di più “terziarizzando”, I servizi e non l’industria rappresenta una parte maggioritaria degli impieghi. Tutti noi, che lavoriamo o che siamo figli di genitori che sono impiegati, siamo borghesi. E invece, a sentire l’opinione comune, (soppratutto a sinistra), sembra che essere borghese sia un peccato mortale. Sarà una mentalità derivata dalle nostre radici cristiane, ma borghese è sinonimo di ricco e quindi è negativo. Si confonde borghesia e capitalisti, borghesia e potere, borghesia e politica, borghesia ed elite, è tutto un pasticcio che fa sì che la borghesia si prenda tutte le colpe della società.
Anche i borghesi rinnegano la loro classe sociale! Un tempo tutti si montavano “io ho questo, quello, quest’altro”, ora invece tutti si nascondo e si vergognano. Se dici ad uno “è bella la tua maglietta”, lui ti risponde come per discolparsi “l’ho pagata solo 5 euro”. Anche nella stessa società odierna è incredibile vedere come quelli che hanno cercano di far vedere che non hanno, mentre quelli che non hanno cercano di far credere che hanno. In francia mi è spesso capitato stare con un amico magrebino immigrato da una parte, vestito tutto in Lacoste e altri capi firmati, e dall’altra parte una figlia di avvocati vestita a zingara (sensa offesa per le zingare…. è solo un modo per rendere l’idea) con tanto di turbanti e gonne che puliscono il marciapede. E poi la “zingara” ti fa discorsi da comunisti mentre il magrebino ti fa discorsi capitalisti. Insomma non ci si capisce più niente, la coscienza di classe è sempre più relativa.
Ebbene io da ora in poi, a tutti quei punkabestia, zingari, zozzoni che mi parlano male della borghesia risponderò che sì, sono borghese, e ne sono fiero.

L’omosessualità è un peccato?

18 Marzo 2005 18 Marzo 2005
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Buttiglione ha detto all’europarlamento (se non ricordo male) che l’omosessualità è un peccato secondo la Chiesa Cattolica. Putiferio. In tutta Europa i giornali gridavano allo scandalo, all’arretratezza della mentalità di Buttiglione. (Non c’entra niente ma ricordo che una delle persone offese dai propositi di Buttiglione è Daniel Cohn-Bendit che scrisse parole ambigue negli anni ’70 sulla pedofilia).
Insomma Buttiglione sarà arretrato e all’antica quanto vogliamo, ma non mi sembra che abbia detto chissà che. L’omosessualità per la Chiesa Cattolica è un peccato. Ebbene sì. Che problema c’è? E’ una cosa che si sa da tempo. D’altra parte, usando la parola “peccato”, Buttiglione si riferiva alla posizione della Chiesa. Ma anche se avesse espresso in quella sede la sua posizione personale, se il fatto che un cattolico creda le stesse cose della sua Chiesa pone un problema, il male va sradicato all’origine: a questo punto se vogliamo essere coerenti invece di cacciare Buttiglione dal parlamento europeo, cacciamo proprio la Chiesa e le sue idee antiquate e nefaste per la salute, il buoncostume, la libertà e la coesione del popolo.
Secondo me, anche se sono cattolico e cerco di essere coerente con la mia religione, l’omosessualità non è un peccato. Ma rimane comunque una particolarità. Tutto questo slancio liberista verso l’omosessualità mi fa un pò confondere le idee. Io sono per il PACS (specie di matrimonio legale per coppie omosessuali), sono contro le discriminazioni legate a preferenze sessuali. Ma quando si comincia a parlare di matrimoni religiosi o di adozione di bambini, devo ammettere che mi sento un pò frastornato. Matrimonio religioso? Ma se l’omosessualità è un peccato per la Chiesa cattolica!!!! La famiglia essendo al centro della società, perchè sposare una coppia omosessuale? Parlare di matrimonio religioso per le coppie omosessuali mi sembra quindi fuori dal mondo.
Pr quanto riguarda l’adozione dei bambini, il problema è ancora più delicato, perchè non si tratta del destino di due persone, ma anche di una terza. Io credo (e qui posso capire che tutti non sono d’accordo) fermamente che un bambino debba crescere per quanto è possibile in un nucleo familiare stabile. Attenzione… non dico che chi ha genitori separati è più sfigato di chi ha due genitori ecc… risparmiamoci i discorsi su “chi ha due genitori che litigano sempre sta peggio di chi ha genitori separati”. Quello che voglio dire è che ad un bambino che va adottato, è meglio dare le migliori possibilità di crescere equilibratamente, cioè con una figura materna, ed una figura paterna.

Il blog di Bob

18 Marzo 2005 18 Marzo 2005
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Avrei dovuto cominciare la mia esperienza blogghistica con questo articolo. O forse no. Infatti solo ora che ho viaggiato da un blog all’altro comincio a capire perchè scriviamo i blog. Un’infinità ed una varietà incredibile di perchè. C’è chi fa il blog per sfogare i suoi sentimenti e raccontare se stesso. Chi per cercare consigli e aiuti. Chi per diffondere una passione che ha. Chi per dialogare con altri. Chi per parlare di politica. Chi per raccontare storie. Chi per l’eccitazione sessuale (si si….). Chi per dire semplicemente quello che gli passa per la mente. Chi per creare un punto d’incontro per un gruppo di studenti. Blog personali, blog comunitari. Il blog è infinito quanto vario. C’è di tutto, del buono, dell’assurdo, del sadico, della poesia, del qualunquismo, della propaganda, della polemica. Ma il blog ha qualcosa in più dei vari siti internet: si fonda sul dialogo. Botta e risposta. Educata o meno, comunque l’importante per chi pubblica un’articolo è sapere cosa ne pensano gli altri, quali risposte danno ai tuoi problemi. E’ il commento che lo rende vivo. Senza commento il blog è morto (a proposito non mi fate fare la figuraccia di andare via senza lasciare un commento….). W il blog, viva il dialogo!!!!!!

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H.I.P. H.O.P. Bee Bop

15 Marzo 2005 15 Marzo 2005
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Non sono particolarmente affezionato al mondo della musica Rap. Anzi fino a qualche mese fa, con tutti gli sforzi che facevo per individuarci qualcosa di bello, era difficile per me sentire più di 2 mn di quel genere musicale.
Siccome io sono un appassionato di TUTTE le musiche, ho deciso di scavare nelle origini del rap per vedere se c’era qualche perla nascosta, e lì ho scoperto il tesoro.
Innanzitutto per apprezzare l’HIP HOP bisogna conoscerne i segni distintivi: il flow (ovvero la qualità, la fluidità, il ritmo della parlata), il testo (importantissimo) e in una misura minore la base musicale.
Le primissime influenze dell’Hip Hop vengono dalla funk: The parliaments, Bootsy Collins, George Clinton, the gap band etc…
Tutto comincia con Rapper’s Delight di Sugarhill Gang, 1979, il primo disco rap della storia. Non è un granchè musicalmente e le parole non pretendono di avere qualche senso “intelletuale”. Insomma, il valore storico c’è indubbiamente, ma si ferma lì (a parte per la linea di basso ripresa centinaia di volte in seguito). Insomma, rap da festa dentro casa con improvvisazioni e sfottò.
Subito dopo arriva uno dei più grandi: Grandmasterflash and the furious five (tutti ricordano “The message”) nel 1982. E’ il primo ad inventare le tre tecniche di scratch (cutting spinning phasing) e da inserire parole a carattere sociale nelle canzoni. The message infatti è un appello a non conformarsi allo stile dei gangster americani. Una rivolta contro il misticismo del delinquente. Una canzone a controcorrente.
“Don’t push me coz i am close to the edge,
i m trying not to lose my head”
Dopo viene quello che ha per primo trasformato il rap in poesia, testi strutturati e preparati accuratamente: Rakim. Poi il movimento si estende in tante direzioni, dal gangsta rap (NWA) all’hardcore rap, west coast, east coast etc…

Video: Non c’entra niente ma è sempre bello da rivedere: Beat street sullo sfondo di Afrika Bambaataa & the soul sonic force. Breaker’s Revenger

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Ecco una lista che i profani dovrebbero ascoltare assolutamente (sperando che gli appassionati conoscano già i testi a memoria)
1. Grandmasterflash and the furious five The message
2. Mobb Deep Shook Ones
3. NWA gangsta gangsta
4. Rakim When i be on the mic
5. Boogie down production my philosophy
6. DJ Kool Let me clear my throat
7. Run DMC It’s like that

Per i francofoni, il rap francese è molto più interessante a mio parere di quello americano, anche perchè si possono capire a fondo le sfumature della lingua e la dialettica usata. Scaricate subito i testi e la musica di
1. Ideal j Hardcore
2. 113 Hold up
3. Ministere Amer Sacrifice de poulet
4. Expression direkt Mon esprit part en couilles
5. IAM Attentat
6. IAM Second souffles
7. NTM Mais qu’est ce qu’on attends
8. Booba boulbi

Invece per il rap italiano, ecco quello che ho trovato (aspetto i vostri consigli)
1. La famiglia
2. Fabri Fibra
3. Joe Cassano
4. Tormento
5. Turi