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Türkiye on the road – Part IV Costa mediterranea

28 Maggio 2009 28 Maggio 2009
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Capaci: 15 anni, cosa è cambiato?

23 Maggio 2007 23 Maggio 2007
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Ricordo ancora, avevo 10 anni all’epoca, il giorno in cui fu assassinato Giovanni Falcone. Quel giorno segno’ una svolta per me, perchè è da allora che smessi di considerare i cattivi come affascinanti. Quel giorno si delimito’ il confine tra bene e male per il bambino che ero. Nei film di gangster infatti siamo sempre affascinati dai cattivi, chi non ha mai sognato di essere il padrino nel film di Coppola? chi non ha mai sognato di essere Tony Montana in Scarface? Ma da quel giorno non vidi più quei film nello stesso modo. La costante ricerca della trasgressione ha portato a vedere oggi quasi esclusivamente film in cui i ruoli sono invertiti, i cattivi diventano "buoni" o comunque affascinanti, mentre i "buoni" appaiono come i soliti coglioni difensori di uno Stato in cui nessuno crede più. L’omicidio di Falcone e Borsellino ha permesso di scuotere l’Italia. Infatti l’Italia è stata terremotata dal punto di vista emotivo da quelle vicende. Chi non si ricorda dell’appello della vedova di Vito Schifani al funerale di Giovanni Falcone "Rivolgendomi agli uomini della mafia, perchè ci sono qua dentro (ndr. in Chiesa), e non, ma certamente non cristiani, sappiate che anche per voi c’è possibilità di perdono. Io vi perdono, pero’ vi dovete mettere in ginocchio. Non avete il coraggio di cambiare, loro non cambiano.". Ma come si sa le emozioni più sono forti, più passano in fretta. Mi chiedo allora, cosa è cambiato da allora? L’Italia ha preso coscienza della situazione drammatica in cui si trovava? L’Italia si trova ancora in quella situazione? ? Quale è l’eredità di falcone e Borsellino? Cosa ha fatto lo Stato italiano per continuare il loro lavoro? Siamo arrivati a risultati significanti?Siamo sicuri che esiste oggi un unico fronte politico comune, da destra a sinistra, che condanni nei fatti la criminalità organizzata? Siamo sicuri? Perchè se non ne siamo sicuri, vuol dire che non è stato fatto nulla. Il mio umile punto di vista (non sono esperto nella Cosa) è che non è cambiato niente, se non l’apparenza. Il maxi processo ha creato un terremoto all’interno di tali organizzazioni, ma lo Stato in seguito non è stato capace di affondare il colpo. La realtà rimane uguale a prima: traffico di droga, appalti pubblici, legami con i politici a livello locale e a livello nazionale, racket, estorsioni, prostituzione, "no man’s land". Non è cambiato niente. E mi fa ridere il nostro presidente della Repubblica quando dice che l’Italia seppe reagire. L’Italia seppe reagire emotivamente, si. Ma poi? Vi chiedo per favore di sentire questa intervista fatta a Paolo Borsellino nel 1992 da due giornalisti francesi (in Italiano). Fatemi avere i vostri commenti in proposito in quanto non sono capace di giudicare della gravità delle affermazioni fatte. Da quel che capisco io, mi sembra una bomba contro tutto quello che abbiamo vissuto negli ultimi 5-10 anni. Parla anche di Marcello Dell’Utri (nel 1996 al parlamento nazionale, dal 1999 parlamentare europeo, senatore della repubblica)e di Berlusconi. Borsellino intervistato:

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Salvatore Cuffaro (presidente della regione Sicilia per due volte)e Falcone da Costanzo

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Il monopolio del Cuore

9 Maggio 2007 9 Maggio 2007
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Con il suffragio Universale, sono nati i partiti di massa. Con i partiti di massa sono nate le ideologie, utopie, il populismo e il "sentimentalismo politico". Non a caso i primi partiti di massa sono stati i partiti socialisti, comunisti, e i vari partiti fascisti. Ancora oggi, i sentimenti in politica giocano un ruolo importantissimo. Sopratutto a sinistra, ma anche a destra dove sono maggiormente sviluppati sentimenti negativi (le paure). La sinistra è convinta di avere il "monopolio del cuore", espressione che venne usata in Francia in un battibecco tra Mitterand e Giscard d’Estaing "No Signor Mitterand, Lei non ha il monopolio dei cuori". La sinistra è convinta di essere l’unica a difendere i poveri ed i lavoratori. La sinistra parte in campagna elettorale con uno spirito che va dal Robin hood (difendere i poveri buoni contro i ricchi cattivi), fino a Star wars (lottare contro le forze oscure del male). Questo stato d’animo che è stato spesso criticato, assimilato anche al "Buonismo" è anche la ragione di un difficile dialogo tra destra e sinistra. Quando uno è convinto ideologicamente che le sue idee sono contrapposte a quelle dei suoi avversari, non c’è dialogo. Perchè se in realtà, i fini per la destra e la sinistra sono uguali e solo i mezzi cambiano, c’è una diffusa credenza che afferma che sono i fini, gli obiettivi, ad essere diversi. Per una politica che in futuro sia più Scienza (ricordiamolo, la politica è innanzitutto una scienza) bisogna sradicare i sentimenti dalla politica. Bisogna che ogni partito possa affrontare temi come lo Stato sociale, la legalità, l’immigrazione, il lavoro, il sindacalismo, la politica internazionale, con razionalità, e ragionevolezza. Senza sentimentalismo, mantenendo tuttavia i valori di uno Stato e della Società, cosi da non cadere in una realpolitik.

Perchè votero’ Sarko

30 Aprile 2007 30 Aprile 2007
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Una breve introduzione: sono tornato in Francia da un mese, sono cittadino francese (anche), e sono cresciuto a Lyon. Peraltro sta parlando uno che non è marcato a destra, ho persino votato per la Margherita (sigh!) nel 2001 pur di non votare Berlusconi! Domenica prossima i francesi tornano a votare. Spero nella stessa misura che lo hanno fatto domenica scorsa, con poco più del 15% di astensione. Queste presidenziali hanno un carattere forte, principalmente per il fatto che si presenta un candidato molto carismatico (da intendere nel senso positivo ma anche negativo), come lo era Mitterand, come lo era De Gaulle. E si sa, i personaggi forti, di destra o di sinistra mettono sempre paura. Campagna elettorale di veleni quindi, veleni indirizzati sopratutto a "Sarko". Veleni non sempre pertinenti (quelli sulla sua statura, quelli che fanno di Sarkozy un nuovo Le Pen), e quelli più giustificabili (le famose espressioni "pulire col Karcher i ghetti" o "les racailles") ma senza rilevanza politica. Infatti non si è mai giudicato un programma politico sulle proprietà di linguaggio e l’uso del vocabolario del suo rappresentante. Al massimo si puo’ parlare di gaffe o di mancanza di "tatto" Vi voglio dire quindi, che cosa vedo io dalla Francia. Sono arrivato ad Aprile completamente indeciso e con ben altri pensieri per la testa a dir la verità. Ho sentito Segolene, ho sentito Sarkozy, e sono andato a votare. Segolene oltre che incarnare il buonismo della sinistra che a me è insoportabile, è anche la massima rappresentante del Nulla politico, o "come parlare per due ore senza dire niente". Impossibile votare per lei. Sarkozy che ho sentito solo una volta prima del primo turno mi ha effettivamente dato l’impressione di un piccolo De Gaulle, non autoritario, ma molto deciso. Troppo deciso per chi come me non sa dove votare. Quindi Bianco. Perchè votare Sarkozy ora? . Innanzitutto perchè ho capito il suo programma politico, e non quello di Segolene che non ne ha mai parlato (l’avro’ sentita in tutto per 4-5 ore) . Perchè non è vero che è un piccolo Le Pen. Anzi, ha permesso ad un certo tipo di elettorato popolare che votava contro il sistema a tornare nel campo della democrazia. . Perchè anche dopo il primo turno e la conseguente grande importanza del centrista Bayrou, non ha cercato di allargare a dismisura il consenso corteggiando il leader dell’UDF. Al contrario di Segolene che sta faccendo il "grand ecart" dai Trotskysti fino al centro destra (come fa uno della Lega comunisti rivoluzionari ad appoggiare Segolene e il centro destra, io non lo so) . Perchè il programma economico di Sarkozy si è rivelato dopo lo studio degli economisti il più realista . Perchè i difetti di Sarkozy-uomo, ovvero le frasi incriminate che ha detto, non hanno niente di un diffetto, io le prendo come una qualità, dobbiamo parlare tutti la stessa lingua. . Perchè in un paese come la Francia che è terra di accoglienza da decenni, terra multi-etnica e multi-culturale, non mi sembra poi cosi tanto strampallata l’idea di avere un ministero dell’immigrazione (invece quando si tratta di fare il ministero per le attività varie ed eventuali, si trovano magicamente tutti d’accordo!) . Perchè non mi sembra razzismo dire che un immigrato presente sul territorio regolarmente, per far venire la sua famiglia in Francia debba avere almeno un tetto ed un lavoro (non i sussidi statali). Ma mi sembra incoscienza far venire le famiglie quando non c’è ne un salario, ne un tetto dove dormire. . Perchè non mi sembra giusto, naturale, e sano che un bambino/a abbia due genitori maschi (o femmine) . Perchè non mi sembra scandaloso dire che in Francia non c’è necessità di aumentare i sussidi, ma di aumentare il lavoro. Quando io che sono disoccupato, mi becco 400 Euro al mese di sussidio, anche senza aver mai lavorato in Francia, e invece in Cina prendevo 300 Euro come Direttore delle vendite di un’azienda Italiana.

YuanYang

28 Aprile 2007 28 Aprile 2007
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Ultima tappa di questo viaggio durato un mese: il sud dello Yunnan, e in particolare la città dalla pronuncia impossibile: Yuanyang. Yuanyang è sicuramente il posto più sperduto dove ho trascorso le notti. un paesino situato a 280 km a sud di Kunming, in mezzo alle montagne. Se andando verso nord, a Dali e Lijiang ero immerso in un paesaggio himalayano, qui il panorama cambia decisamente. Questa è una delle principali caratteristiche dello Yunnan, in un territorio relativamente piccolo si trovano paesaggi e popoli diversissimi. Yuanyang si trova sotto il tropico del Cancro. Il clima è decisamente tropicale, con a valle immense piantaggioni di banane, ed in cima le tanto famose risaie a terrazzo. Questo paesino è stato "scoperto" da una coppia di francesi qualche anno fa, ma ancora oggi i turisti sono rarissimi e la città non risente del turismo. Yuanyang in se non ha niente di particolare, anzi è piuttosto brutta, non è il paesino tradizionale che ho visto intorno al lago La shi vicino a Lijiang. Tuttavia lo spettacolo delle risaie, situate a 20-60 mn dal centro del paese è eccezionale. Uno spettacolo che cambia a secondo dell’ora del giorno, la mattina, e la sera essendo i momenti più belli. Meglio andare tra dicembre e marzo, quando il riso è già stato raccolto e le risaie sono piene d’acqua, dando cosi l’impressione di miglia di specchi a fianco di collina che riflettono il cielo. Il clima è molto particolare, e puo dare fastidio, la nebbia è molto presente ed è cosi densa che si fa in fretta ad essere bagnati completamente dall’umidità. Inoltre è difficile beccare un giorno di sole per vedere i terrazzi sopra indicate: in tre giorni ho avuto mezza giornata di tempo accettabile… il principale problema di questo posto è proprio quello, a parte le terrazze, non c’è assolutamente niente da fare e viene presto la voglia di scappare, quindi bisogna essere fortunati! Come arrivarci: ATTENZIONE! Da Kunming non prendete il bus di notte.. ci mette 12 ore a trascorrere i 250 km, su strade larghe si e no 2,30m, senza asfalto, con le cucette sporche da ANNI e mai lavate… Meglio viaggiare di giorno. Cosa vedere: Le risaie, bisogna andare col taxi, che non esiste a Yuanyang, quindi con i locali, pagando qualcosina. Le risaie piu vicine alla città si possono raggiungere anche a piedi andando verso "su" (tanto c’è una sola strada), ma le risaie più grandi stanno ad un oretta di "ape" locale, sempre in quella direzione. La città è brutta, ma il mercatino del mercoledi è da vedere, perchè è un vero mercatino cinese. Attenzione agli animi sensibili, hanno ammazzato un cane in mezzo alla strada con spranghe di ferro (buon appetito) per cucinarlo nel ristorante…

CPE o "La Cicala e la Formica" versione 2006

26 Marzo 2006 26 Marzo 2006
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Da varie settimane la Francia è in subbuglio per il “Contrat de Première embauche” il contratto di primo impiego. I media Francesi (che tra l’altro sono poco imparziali… io che ho vissuto gli ultimi 6 anni in Italia e 18 anni in Francia mi chiedo sinceramente se in Italia esiste realmente un utilizzo esagerato dei media da parte di Berlusconi, a me sembra onestamente di no faccendo il paragone con un paese come la Francia) appoggiano i manifestanti per il solo fatto che hanno i capelli lunghi e che nel paese della (sacrosanta) rivoluzione francese, fare casino e “essere contro” è per natura positivo. Il “sinistrismo” e qualunquismo diffuso nella società francese (ho sentito in TV cose raccapriccianti…) mi fa preoccupare molto di più delle potenzialità devastatrici dell’impero Berlusconiano, come diceva Beppe Grillo, meglio sapere che i media sono controllati (Italia) che crederci perché sono liberi (Francia). In Francia, tutti e tutte sembrano essere contro il CPE.
Sembrano.
Se andiamo a sentire il parere dei ragazzi che bruciavano le macchine 4 mesi fa, e soprattutto il parere dei ragazzi che NON bruciavano le macchine ma che abitano in quelle zone disagiate, il CPE è più che ben accolto.
Se andiamo a sentire il parere della gioventù “media” francese, quella che non è andata all’Università ma che ha beneficiato di una breve formazione (tramite scuola o no), il CPE è ben accolto.
Se dall’altra parte andiamo a sentire il parere di quelli che stanno per strada a manifestare, dicono che loro vengono dalla Sorbonne e che quindi non avranno problemi in quanto usciranno da una “grande scuola” ed otterranno probabilmente un contratto atempo indeterminato ma manifestano per solidarietà verso i giovani precari (i medesimi giovani che vedono il CPE come una cosa positiva).
Sia chiaro, il CPE è un contratto di merda, teoricamente, per il semplice motivo che non ci sono motivi di discriminare un giovane semplicemente perchè è giovane. Tuttavia non viviamo in un mondo teorico, ma viviamo in un mondo che purtroppo è ben reale. La realtà francese sono una miriade di CDD (contratto a tempo determinato), i quali durano in genere meno di un mese: nessuna formazione, nessuna stabilità, sfruttamento totale. Il CDI (contratto a tempo indeterminato) è sempre più raro ed è riservato ai profili medio alti, a quelli che escono dalle grandi scuole. In questo contesto francamente desolante, il CPE è più che buono, è una boccata di ossigeno. E’ come passare dalla brace alla padella (e non il contrario), e benchè gli idealisti di sinistra rifiutino questo tipo di compromesso nella loro utopia, quelli che stavano nella brace saranno ben contenti di andare nella padella. Scusate il realismo, ma la vita è così: fatta di realtà e non solo di ideali.
Due parole sul CPE: Non è vero che si potrà licenziare senza preavviso, è prevvisto un preavviso di un mese.
Non è vero che non ci saranno allocazioni:per 4 mesi di lavoro ci sono 6 mesi di allocazioni disoccupazioni, più un indennizo di licenziamento (cosa che alcuni CDI non prevvedono). Cose che in Italia possiamo solo sognare.
E’ prevvisto inoltre un’accompagnamento del lavoratore dall’inizio alla fine nella ricerca d’impiego.
E’ finalmente prevvista una reale formazione professionale, che era impossibile prima con CDD di 2 settimane o 1 mese, e questa formazione costituirà un bagaglio importante per le future esperienze lavorative.

Il problema è che in Francia il qualunquismo/laicismo/rivoluzionismo esasperato porta a molta confusione… tante capre che si seguono, formano un gregge, si coalizzano in un movimento, fanno pressione sui media e acquisiscono addirittura un peso politico. Mi sono sempre chiesto se la manifestazione non fosse anti democratica non nella sostanza ma nei suoi effetti: perchè il governo leggittimamente eletto dovrebbe ritirare il CPE che riguarda l’intero paese solo perchè qualche migliaia di giovani vanno in piazza in un paese dove manifestare è lo sport nazionale (l’ho fatto anch’io ai miei tempi…e realisticamente, la metà non sa nemmeno cosa è il CPE, specialmente quelli delle scuole superiori che potrebbero manifestare per ristabilire la pena di morte pur di non andare un giorno a scuola)? Io che come 59 milioni di cittadini (a questo proposito attenti ai media che dicono eroneamente che 72% dei francesi sono contro il CPE. In realtà 20% sono per il ritiro senza discussioni del CPE e 52% sono per alcuni cambiamenti nel CPE, il che significa che solo il 20% dei francesi è contro il CPE, sempre secondo i sondaggi)sono per il CPE perchè non posso pretendere che il governo faccia la sua legge secondo i meccanismi abituali? Devo forse andare in piazza per chiedere che il governo del mio paese possa governare e legiferare? Nei casi estremi si può sempre ricorrere al referendum come in Italia (anche se in francia mi sembra che non funzioni così). Devo forse manifestare per il CPE? A questo punto torniamo alle democrazie dirette ateniesi e facciamo prima (con l’unica differenza che ad atene erano solo 10.000 cittadini circa). Ovviamente il diritto a manifestare è e deve rimanere sacrosanto. Sia inteso…

Per chiudere traduco una piccola interpretazione della fiaba di La Fontaine “La cicala e la formica” che ho trovato sul net e che simboleggia bene il risentimento (a volte un pò cattivello e razzista, quindi non lo condivido totalmente per vari motivi) di una fetta della popolazione Francese verso un sistema che mostra palesi segni di cedimento e di irrazionalità (condivido invece questa ultima interpretazione).

La cicala e la formica

La formica lavora tutta l’estate.
Costruisce una casa e prepara provvisioni per l’inverno.
La cicala pensa che la formica non è “cool”, non è “in”, e quindi ride, balla, danza, abbronza e si strafà di canne tutta l’estate.

Una volta venuto l’inverno, la formica è al caldo e ben grassa.
La cicala invece ha freddissimo e non ha niente da mangiare.
Quindi la cicale decide di chiamare i media e chiede spiegazioni sul perchè la formica se la passa bene al calduccio mentre altri come la cicala hanno fame e freddo.

La TV organizza emissioni in diretta dove si può vedere in immagini strappalacrime che effettivamente la cicala muore di freddo, mentre il collegamento con la formica mostra che effettivamente la formica sta al caldo e ben grassa.

I francesi sono indignati dal fatto che in un paese così ricco e potente,
si possa lasciar soffrire questa povera cicala,
mentre altri vivono nell’abbondanza

Le varie associazioni contro la povertà e la miseria manifestano davanti alla casa della formica

I giornalisti organizzano interviste, chidendo perchè la formica è diventata così ricca sfruttando l’ignoranza della cicala, e chiedono al governo di aumentare le tasse della formica perchè paghi finalmente “il giusto”.

Vedendo i sondaggi, il governo promulga una legge sull’eguaglianza economica e una legge (retroattiva) anti-discriminatoria.

Le tasse della formica aumentano
e deve pagare una multa per non avere offerto lavoro alla cicala.

La formica viene sfrattata dalla casa perchè non ha soldi a sufficienza per pagare le tasse e la multa.

La formica, schifata, lascia la Francia per emigrare con successo all’estero.

La TV fa una trasmissione sulla cicala che ora finalmente ingrassa e mangia le ultime provvisioni della formica.

La cicala non vuole riprendere il lavoro della formica perchè giudica questo troppo difficile, poco onorevole, e non adatto ai suoi orari di tempo libero.

Il governo chiede allora aiuto ad un ragno che lavora mentre la cicala ridendo può beneficiare delle allocazioni sociali per finanziare i suoi passatempi.

La vecchia dimora della formica, diventata alloggio sociale per la cicala diventa tutta diroccata in quanto la cicala non ne prende cura.

Viene fatto sapere al governo che i mezzi a disposizione della cicala per occuparsi del suo alloggio non sono sufficienti.

In seguito ad una commissione d’inchiesta parlamentare, nuovi fondi sono sbloccati per intrattenere l’alloggio della cicala.

La cicala muore di overdose.
Il ragno prende allora il suo posto.

La stampa commenta il fallimento del governo nel risolvere il problema delle disuguaglianze sociali.

La casa è occupata da una gang di ragni.

Il governo si autocongratula della multietnicità della Francia.

I ragni organizzano un traffico di droga e terrorizzano tutta la comunità.

FINE

W la globalizzazione!!!

2 Novembre 2005 2 Novembre 2005
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Fra qualche settimana dal 13 al 18 dicembre si terrà a Hong Kong la sesta conferenza ministeriale del WTO. Questa data è importantissima in quanto si cercheranno di risolvere le problematiche legate al commercio internazionale, in particolare uno dei temi più importante sarà l’abolizione delle barriere commerciali europee sui prodotti agricoli. Negli ultimi anni osserviamo un processo di cambiamento degli equilibri internazionali. Il bipolarismo USA-Europa è stato messo in discussione dalle economie in via di sviluppo, in particolare Brasile, Messico, Cina e India. Il fattore che ha provocato questo inizio di riequilibrio mondiale è la crescita delle nuove economie, possibile grazie alla liberalizzazione degli scambi. I no-global hanno il pregio di avere tanta energia e tanta buona volontà (qualità che mancano nella maggioranza dei giovani di oggi, io per primo), e per questo vanno ammirati, ma purtroppo combattono dalla parte sbagliata senza saperlo. Il liberismo reale permette ad ogni paese di crescere secondo il suo modello di sviluppo, secondo le sue specializzazioni produttive. List è un grande autore a questo proposito. il problema è che oggi i paesi occidentali sono i primi a non rispettare le regole del commercio internazionale, creando barriere protezionistiche o costringendo gli altri paesi al liberismo secondo la loro convenienza.
Perchè i paesi in via di sviluppo stentano a crescere?
Si parla tanto di debito, giustamente perchè è un problema estremamente rilevante. Ma la base di tutti i problemi è un altro.
Le esportazioni, ovvero il modo più semplice di acquisire valuta estera e di far crescere il paese sono fondamentali per l’economia. I paesi in via di sviluppo sono per definizione meno sviluppati (si parla in termini economici) dei paesi industrializzati. I PVS sono quindi specializzati nella produzione di beni tradizionali ed agricoli. Ed ecco il vero nodo del problema: Secondo le leggi naturali dell’economia, le banane brasiliane costano meno delle banane europee, semplicemente perchè il costo del lavoro in Europa è più alto. Quindi secondo un sano liberismo, il brasile dovrebbe crescere in un primo tempo esportando i prodotti in cui è specializzato (le banane sono solo un esempio) e seguendo poi passo dopo passo il cammino dell’industrializzazione, del progresso tecnologico e dello sviluppo. Il problema qual’è? Che i paesi occidentali industrializzati, e L’Europa più degli altri hanno una visione tutta loro del liberismo. Il protezionismo a favore del settore agricolo europeo (si ricordi che il 40% dei fondi comunitari sono destinati all’agricoltura….) è semplicemente vergognoso. Mentre il sistema economico europeo tende verso una terziarizzazione dell’economia, l’intervento degli Stati europei condanna gli agricoltori ad una esistenza-dipendenza. Un agricoltore senza i fondi europei non ce la può fare, perchè i prodotti dei PVS sono molto più competitivi. E’come accanirsi per far vivere artificialmente un corpo ormai morto clinicamente. L’Europa ha già finito da tempo ormai la fase di movimento dalle campagne alle città, anzi siamo già avviati da qualche decennio nella fase di deindustrializazzione. La riduzione al minimo del settore agricolo va visto come un processo naturale nelle nostre società moderne, magari una parte dei produttori europei si potrebbe anche specializzare nei prodotti di lusso (come il vino o l’olio) o di qualità (non capisco com’è che in un mondo dove tutto si compra non posso comprarmi un pollo -magari anche a 20 euro al chilo- che abbia sgambettato dalla nascita in un prato e che sappia di pollo). Io capisco una persona che dice “proteggiamo le nostre produzioni agricole”, ma questa persona deve essere cosciente che proteggere i nostri prodotti non competitivi significa danneggiare ingiustamente gli altri produttori più poveri, e soppratutto versare 40% delle risorse europee in un settore che non ha futuro. Questa politica non può che essere dannosa a lungo termine.
La struttura dell’economia cambia con lo sviluppo, e le tensioni sociali come la creazione e la morte economica di interi gruppi sono fattori naturali di cui non bisogna avere paura.

A dicembre i paesi in via di sviluppo vanno a Hong Kong per negoziare e cercare di ridurre le barriere protezionistiche europee. Gli Stati uniti hanno già dato il loro accordo. Siamo soli contro il mondo, e io a dicembre tiferò Cina, India e Brasile, perchè è dalla trasparenza, dalle pari opportunità e sopratutto da regole uguali per tutti che può cominciare un mondo migliore.
W la globalizzazione! Quella vera!

Welfare

17 Ottobre 2005 17 Ottobre 2005
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Un tempo, (a dire il vero non molto tempo fa) quando le società erano prevalentemente contadine, la concezione del tempo, della storia era ciclica. Il tempo passava ciclicamente, alla fine dell’anno solare si ricominciava da capo per un altro anno, ricominciavano le stagioni, ricominciava con la semina, la raccolta e tutti i lavori della terra che hanno i propri tempi.
Da quando il progresso è diventato parte fondamentale della nostra economia e della nostra vita, la percezione del tempo è cambiata. Siamo proiettati in avanti. Per soppravvivvere dobbiamo essere in costante movimento, dobbiamo innovare, inventare, progredire senza pausa. Un pò come se eravamo saliti su una bicicletta e non possiamo più smettere di pedalare senza cadere. Ora il tempo ha uno schema lineare e non più circolare. Non si torna mai indietro, il domani è sempre diverso dall’ieri per via delle nuove innovazioni. Al massimo ci sono delle ricorrenze continue che trasformano lo schema della Storia in Elicoidale, ma comunque non si torna mai al punto di origine.

Se cerchiamo di elevarci di qualche migliaio di km e di qualche migliaio di anni sulla Terra, tanto per avere una visione d’insieme, ci accorgiamo che negli ultimi 2000-3000 anni, la crescita economica è più una eccezione che una costante. Tutte le zone del mondo hanno avuto periodi di fasto e periodi di crisi più o meno in egual misura fino a due secoli fa. Ora ovviamente è difficile rendercene conto poichè stiamo nel pieno del periodo di crescita Europea.
Oggi sembra che le forze che hanno spinto l’europa verso la ricchezza negli ultimi decenni si stiano esaurendo. L’Europa è una delle zone del mondo che cresce di meno. La crescita mondiale gira intorno al 6% annuo, mentre in Europa la crescita è già da qualche anno ferma al 1-1,5% (non parliamo dell’Italia che quest’anno crescerà del 0%). Non c’entra il calo delle economie occidentali, perchè gli Stati Uniti continuano a crescere a livelli similari a quelli della media mondiale.
Riassumiamo: la popolazione invecchia, ci sono sempre meno lavoratori e sempre più persone che non possono lavorare, la produzione invece stagna, le tasse diminuiscono in ragione della delocalizzazione produttiva. Come si può in queste condizioni sostenere un sistema di Welfare che è stato attuato nel periodo d’oro del capitalismo, negli anni ’60-’70 quando l’Italia e l’Europa crescevano a ritmi che oggi si potrebbero definire “cinesi”?
Non sono contro il Welfare State, assolutamente. Credo anzi che un buon Welfare sia la base per costruire una buona democrazia. Ma noi europei dobbiamo smettere di pensare che siamo il centro del mondo, che siamo ricchi per definizione e che tutto ci è dovuto. Noi europei dobbiamo fare la distinzione tra quello che vorremmo fare e quello che possiamo fare. Dobbiamo renderci conto che non è più possibile sostenere infinitamente il sistema che abbiamo costruito in tempi migliori. Nella maggior parte dei paesi Europei, il sistema di Welfare è largamente al di sopra delle possibilità dello Stato e in certi casi diventa anche anti costruttivo (v. caso della Francia).
Il problema è che in fondo abbiamo ancora la mentalità contadina, siamo convinti che prima o poi le cose si aggiusteranno da sole, se non nel prossimo anno, nel prossimo governo. Invece potrebbe anche non essere così, le cose non si aggiustano automaticamente. Bisogna lavorarci, e sopratutto non bisogna avere paura di fare sacrifici e se necessario qualche passo indietro.

Life on planet groove: 2% Jazz 98% Funk

22 Settembre 2005 22 Settembre 2005
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Il titolo del CD è già una recensione completa. Difficile fare di meglio. 2% Jazz, 98% Funky. Maceo Parker non piace più di tanto ai puristi del Jazz, quelli che vedono in Miles Davis, Charlie Parker, Coltrane, Bill Evans, Cannonball Adderley (“cannonball” perchè sparava le note velocissime), Jimmy Cobbs i veri rappresentanti del Jazz. Secondo me invece Maceo è fondamentale per il Jazz, è lui la chiave che permette di entrare in quel mondo, senza annoiarsi. Ascoltare jazz senza passare prima da Maceo è come se uno va agli uffizi di Firenze senza avere mai sentito parlare di pittura. E’ bello si, ma poi? Invece Maceo è quello che ti fa avvicinare all’arte, che te la fa amare, te la fa scoprire, e sopratutto quello che ti fa incuriosire. Magari qualche disco suo è un pò troppo commerciale, ma per gli analfabeti del Jazz che siamo noi è più che sufficiente. Per cominciare.
Maceo Parker rimane uno dei musicisti che hanno collaborato con i più grandi: James Brown sul palco dei suoi concerti gli lanciava “Maceo! blow your horn! ” (Maceo! fai esplodere sto sassofono!). Ha lavorato con i The Parliament (George Clinton, vi ricorda qualcosa? quello che ha prodotto i primi dischi dei Red Hot Chili Peppers, universalmente conosciuto nel mondo [tranne che in Italia] per il suo funk e il suo “crazy style” ), con Bootsy Collins, Fred wesley, Pee Wee Ellis ecc. ecc.
Ecco, una volta presentato il personnaggio e lo stile, tocca presentare il disco.
Live in Cologne, Germania.
Sarà la reazione chimica tra due entità opposte (un popolo tedesco che si dice freddo e un sassofonista nero americano caldissimo), sarà che il popolo tedesco non è così freddo come si dice, sta di fatto che quella sera lo Stadtgarten di cologne è esploso.
Tutto comincia con il fremito del pubblico, un pubblico tipicamente funk, che partecipa al concerto, che suona con le sue urla e le sue mani. Applausi, grida, richiami, battute, applausi.
Parte il basso: dum dom dom dum … dududum…….dum
Parte la batteria e poi la chitarra con la “cocotte”(quel rif che rende la chitarra uno strumento a percussione), il pubblico esulta.
Entra in scena il grande Maceo con una presentazione a metà strada tra Ice Cube e James Brown.
Avverte il pubblico: 2% jazz 98% funky oh!
A raccontarlo così sembra che c’ero anch’io a Cologne. Invece non ci sono mai stato, ma quando stai a casa a cazzeggiare, senza una meta per la giornata, e accendi lo stereo con Life on planet groove (da sentire rigorosamente come ogni disco che si rispetti dall’inizio alla fine, senza passare dalla pista 2 alla pista 1 e poi alla 6), ecco che ti si illumina la stanza, la casa, il cervello, l’anima. Magari è vero che starai un’ora in cucina a scatenarti e a ballare da solo inventando mosse da B-BOY (per chi arriva di colpo in casa può sembrare un pò strano), ma dopo, la giornata ricomincia.
Il concerto continua per un’ora e mezza, senza calare mai, mai, mai di ritmo, anche nelle canzoni più dolci. Ma non ve lo racconto non vorrei rovinarvi il disco!

Se qualcuno di voi ha la possibilità di andare a vedere un concerto di Maceo Parker, innanzitutto mi faccia sapere dove, come e quando così ci vado io, e poi andateci, perchè deve essere un’esperienza che raggiunge quasi i livelli dei concerti di James Brown.

Artista: Maceo Parker
Album: Life on planet groove
Anno: 1992
Voto: ****

1. Shake Everything You’ve Got
2. Pass the Peas
3. I Got You (I Feel Good)
4. Got to Get U
5. Addictive Love
6. Children’s World
7. Georgia on My Mind
8. Soul Power 92

The city of New Orleans

2 Settembre 2005 2 Settembre 2005
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E’ strano vedere come tutto è effimero. Perfino la struttura più colossale delle nostre civilizzazioni, la megalo-poli può andare in frantumi sia fisicamente che socialmente con un pò d’acqua e di vento.
La Città è una struttura creata per ordinare. Permette a vari milioni di esseri umani di coabitare in un unico “centro”. E’ stato calcolato che le città come le strutturiamo noi sono capaci di accogliere fino a 30 milioni di individui, dopo di che arrivano problemi che non sono più risolvibili con le conoscenze scientifiche e organizzative attuali.
La città, specialmente americana, è il simbolo dell’armonia che esiste tra il benessere e il progresso nelle società occidentali.
Quello che sta accadendo in questi giorni a New Orleans è da un punto di vista sociale travolgente. Vedere una città di quelle dimensioni completamente distrutte da un “semplice” tifone è impressionante. Non pensavo che fossimo cosi fragili. Ma il drama non è tanto la distruzione fisica della città quanto la distruzione dell’ordine sociale che ne è conseguito.
Il sciacallaggio è un fenomeno naturale, secondo me non andrebbe neanche represso così duramente in questa precisa circostanza. Eppure a sentire i telegiornali (e quindi con le dovute riserve) ci sono stati addirittura episodi di guerriglia urbana tra le persone che rubavano e le forze della polizia e dell’esercito. E’ stato persino colpito un elicottero che soccoreva i superstiti.
I fatti di New Orleans sono interessanti proprio perchè abbiamo stiamo assistendo alla perdita di controllo di una città intera nello stato più sviluppato del mondo. Ci vuole poco a far tornare gli istinti più primitivi dell’Uomo, non il terrorismo, non il comunismo, non le guerre, ma una semplice tromba d’aria che spazza via il concetto di proprietà privata. I conti sono azzerati, la natura non fa distinzioni tra ricchi e poveri. Ormai tutto è di tutti, è anarchia, è un grandissimo casino. La disperazione crea in noi una trasformazione radicale, non sono più nè il bene nè il male a dirigere le nostre azioni, ma lo spirito di sopravvivenza. Come si possono biasimare queste persone quando noi siamo comodamente seduti a casa nostra?
Quello che cerco di dimostrare qui è che non esistono paesi canaglia, o popoli più propensi al crimine, esiste solo una esasperazione sociale che porta a conseguenze tragiche.Dovremmo cercare di usare l’esperienza della Louisiana per sfumare i nostri giudizi troppo trancianti sugli individui del globo che sono più soggetti alla disperazione ed agli atti incivili, vandalici, terroristici o bellici.

PS: Mi sono assentato cosi a lungo perchè il computer di casa mia è andato fuori uso…. Ma ora eccomi qua!!!!

Non tutte le bombe fanno male

12 Luglio 2005 12 Luglio 2005
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Questo è un discorso che abbiamo già sentito centinaia di volte, ma mi sembra giusto proporlo di nuovo, perchè troppo spesso liquidiamo le verità evidenti proprio perchè sono evidenti.
Si sente di tutto in questo periodo: il mondo è “diviso in due”, “guerra globale” ecc, “il mondo non è più lo stesso dopo l’11 settembre”, “un attacco nel cuore dell’occidente” ecc. In ognuna di queste frasi c’è qualcosa che mi disturba.
Innanzitutto dire che il mondo è diviso in due mi sembra una grande assurdità. Se la vogliamo mettere sul piano culturale, il mondo è diviso in 6 miliardi, nel senso che ognuno ha un proprio modo di pensare, una propria cultura, proprie idee che non vanno ricollegate per forza al background culturale. Certamente la cultura influisce molto su queste cose, ma non si tratta della cultura islamica o occidentale, ma della cultura sociale che si sviluppa parallellamente alla “cultura” propriamente detta. Non ho mai capito che senso abbia parlare di cultura occidentale quando i nostri nonni sono sicuramente più vicini ai musulmani (non parlo degli estremisti ovviamente… ricordiamoci che i musulmani “normali” esistono…) nel modo di pensare che agli americani o agli svedesi!!! Potendo beneficiare di una moltitudine di amici arabi musulmani e stranieri in generale, ho sempre notato che c’erano più punti comuni tra io e loro che tra io e un tedesco o uno svizzero (e non parlo di politica).
Il mondo non è diviso in due, anche perchè gli attentati sono terroristici, ovvero provvengono da una organizzazione che è assolutamente illegale e non rappresenta ne dipende formalmente da alcun Stato. Che poi ci siano degli appoggi nascosti questo è normale, lo fanno alcuni paesi islamici con Al Qaeda come lo hanno fatto sempre i paesi “occidentali” (ricordiamo l’aiuto USA ai Mujhadin Afghani per combattere l’URSS, i vari colpi di Stato orchestrati da Washington in Sud America e Africa, i vari omicidi di cui l’origine è ancora oggi misteriosa [Mattei] ecc., gli attentati interni nella stessa Italia degli anni ’70 appoggiati sembra dai servizi segreti nazionali). Il mondo non è diviso in due, è solo fragile e sballotato da una organizzazione terroristica abbastanza ampia che non riesce a distruggere.
Non riesco a capire come si faccia a parlare di guerra globale. Non ci sono assolutamente i requisiti per parlare di guerra. Non è la prima volta che succedono attentati. Se questa è guerra allora dobbiamo considerare che il periodo degli anni ’70 in Italia era un periodo di guerra civile (ipotesi rifiutata da tutti gli storici), e poi la Spagna con i paesi baschi, la Francia con la Corsica, l’ Uk con l’Irlanda, tutte queste sono guerre? No, abbiamo sempre distinto gli attentati di matrice terroristica, allora perchè ora cerchiamo di convincere il mondo che siamo in un periodo di crociate verso l’oriente musulmano? Perchè cerchiamo di convincere la gente che esiste un’unica entità islamica cattiva mentre è solo una minima parte di essa che compie gli attentati e si rifano all’estremismo islamico? Perchè vogliamo inasprire il clima sociale delle nostre società senza una vera ragione? Perchè vogliamo estremizzare le posizioni e non lasciare spazio alla razionalità? Non so rispondere a questa domanda.
Ma l’ingiustizia più grande è di far credere (martellando le nostre case di immagini degli attentati a Londra, Madrid e NYC) a chi guarda la televisione e a chi legge i giornali che l’occidente è il nemico assoluto dei terroristi. Non c’è niente di più sbagliato. Quando capita un attentato sotto casa se ne parla di più, formalmente è un errore giornalistico nel senso che l’informazione dovrebbe corrispondere all’intensità dei fatti. Ma si può capire l’emotività di questi casi: 80 morti sono tanti e grazie al cielo non siamo più abituati a certe cose. Ma dobbiamo sempre tener presente che le prime vittime del terrorismo islamico non sono gli inglesi, gli spagnoli e nemmeno gli americani, ma sono i musulmani, quelli veri. E sono loro che sono uccisi ogni giorno per volersi arruolare nella nuova polizia irakena (magari solo per soldi, ma perchè no, anche perchè credono in un nuovo Iraq)o semplicemente perchè abitano nel paesino sbagliato dell’Algeria. Dobbiamo tener ben presente che ogni giorno ci sono attentati contro i musulmani moderati, e sono quelli che a lungo termine rischiano di cambiare gli equilibri internazionale e di portare ad una guerra mondiale. Ma si sa le bombe contro gli altri fanno sempre meno male.
E’ questo il vero scopo di Al Qaeda, sotto un anti-americanismo di propaganda, vogliono distruggere le basi moderate del mondo arabo e asiatico, mentre l’occidente si preoccupa dei suoi morti e si guarda l’ombelico.

Mi raccomando a tutti per l’anno prossimo prima delle elezioni, mi sa che ci scapperà qualcosa sul modello Spagnolo.

Quando la realtà supera la finzione…

2 Luglio 2005 2 Luglio 2005
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Quando si leggono in un testo le parole “Loggia P2″, “polizia parallela”, “servizi segreti”, “dipartimento studi strategici antiterrorismo”, “destra extraparlamentare”, uno potrebbe pensare che si tratta del copione di un brutto film. Una delle solite americanate che invadono il nostro schermo ogni anno, ma che è sempre piacevole vedere pensando “quanto fantasia ‘sti americani”.
Invece no, il testo di cui parlo è un articolo del corriere della sera di oggi. Questo succede oggi, in Italia (tiè, mi sento un pò Lucarelli).
L’indagine sulla morte della “guardia del corpo” Quattrocchi ucciso in Irak ha portato la Digos a scoprire una sorta di polizia “parallela” nel settore della lotta al terrorismo: 25 perquisizioni, 24 indagati (12 appartengono alle forze dell’ordine), e i due capi della DSSA (Dipartimento Studi stragtegici antiterrorismo, non riconosciuta legalmente) Gaetano Saya e Riccardo Sindoca, legati alla massoneria, alla destra extra parlamentare e ai servizi segreti sono stati posti agli arresti domiciliari.
Indagando sul fenomeno delle body guard operanti all’estero, gli agenti si sono imbattuti nelle investigazioni illegali della Dssa: pedinamenti, indagini, uso illecito di distintivi e di palette in uso alle forze dell’ordine. Con la complicità degli appartenenti alle forze dell’ordine venivano anche attinte notizie riservate dalle banche dati interne.
Gaetano Saya e Riccardo Sindoca sono peraltro i fondatori di una organizzazione politica denominata Destra nazionale-nuovo MSI, e sul sito internet del DSSA si legge «il male sceso tra noi trova in uomini come George Bush in America Gaetano Saya in Italia un baluardo inespugnabile. Uomini timorati di Dio, uomini duri e puri che illuminati per volontà Divina, sono scesi nella valle oscura della morte per difendere la Fede Giudeo Cristiana e l’Occidente. Il bene che questi uomini rappresentano sconfiggerà l’Anticristo. Dio è con loro». Gaetano Saya afferma di essere stato iscritto alla massoneria in una loggia riservata (la P2) e inoltre nel novembre 1997 di essere stato «citato come principale teste d’accusa della procura della Repubblica di Palermo nel processo contro Giulio Andreotti», dove ha accusato «Andreotti di essere il mandante dell’omicidio del generale Dalla Chiesa; verità rivelatagli dal generale e amico fraterno Giuseppe Santovito» (piduista direttore allora dei servizi segreti deviati del Sismi).

Voglio credere che sia il solito complotto dei comunisti mangiatori di bambini, che si cerchi di allarmare gli italiani. Non so quanto ci sia di vero in questa vicenda, rimane che a tante persone torneranno in mente gli anni più bui dell’Italia republicana.

Nella foto Gaetano Saya con i paramenti massonici di maestro venerabile della loggia “Divulgazione 1″ (dal sito Destra nazionale-Nuovo Msi)
Riferimenti: Corriere della Sera

Sfumature

28 Giugno 2005 28 Giugno 2005
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Stamattina ore 5:30.
Sto bevendo una birra con i miei amici di casa. Non c’è esperienza più bella da giovane che abitare in una casa con altri ragazzi. Il sano cazzeggio, il torneo di scala quaranta, le discussioni assurde (ieri siamo stati 2 ore a parlare dei vecchi gelati: ve lo ricordate il ciokò? il bikini? La pantera rosa? Il pinocchio? Quello con la faccia di topolino?) queste cose sono la bella quotidianità spensierata di una viat studentesca. La cosa più bella della gioventù è l’assoluta mancanza di razionalità, o forse il totale disprezzo per tutte quelle consuetudini della società. A vent’anni non tutto è possibile (forse lo era 40 anni fa, ma certo non più ora), ma tutto è normale.

Ore 5:31.
Da casa ci avviamo (rigorosamente in ciabatte e pigiama) verso un bar del centro per fare la colazione prima di andare a dormire (questa è il concetto di normalità di cui parlavo prima, chissà se quando avrò 40 anni mi sembrerà strano uscire di casa in pigiama alle 5:30 per fare colazione prima di andre a letto).
Abbuffata di brioche, cornetti, ciambelle & Co. La giornata comincia bene. E’ tempo di discussioni un pochino più serie (ma senza esagerare) e soppratutto di contemplazione. Erano anni che non vedevo la mattina, oggi ho notato che ci sono migliaia di uccelli nel cielo, sembra veramente un’altra città. Di mattina la città appartiene agli esseri del cielo, mentre gli uomini dormono e non immaginano quanta vita scorre sopra le loro case, le strade sono ancora deserte.

Ore 6.
Si torna a casa, piano piano (le ciabatte non sono il top della comodità, sopratutto nelle strade con le dalle). Mentre prima il sole sbirciava appena sulla campagna per vedere se poteva finalmente presentarsi, ora è lì, che ostenta la sua luce. Stamattina ho scoperto che la luce di mattina è proprio diversa. La campagna toscana sembra un quadro, sembra che non ci sia più prospettiva, le case sono attaccate allo sfondo di cipressi, vitigni e ulivi, e non si distingue più confini, tutto è sfumato. Sembra che Dio abbia passato su questa tela il suo dito come i pittori fanno per mischiare i colori e rendere il quadro più unito.
Mi prometto di vedere più spesso la mattina.

Bi-polar

23 Giugno 2005 23 Giugno 2005
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Se consideriamo il periodo 1950-2000, l’Italia è in assoluto uno dei paesi al mondo con la più alta instabilità governativa. In media un governo italiano dura 1 anno e un paio di mesi. Bisogna specificare tuttavia che nel caso italiano, instabilità dei governi non significa per forza instabilità governativa. Infatti durante i decenni di governo della democrazia cristiana, malgrado la successione rapida dei governi, la classe dirigente era sempre la stessa, e non c’è stata una reale alternanza di governo. Sostanzialmente gli anni della DC sono stati anni di un unico governo, caratterrizzato nelle sue diversità dalle diverse tendenze e dai conflitti interni alla stessa democrazia cristiana.
Oggi tuttavia il panorama politico è cambiato. Il vero effetto di Tangentopoli è stato di distruggere il sistema partitico allora vigente (non so ancora se è un male o un bene), per quanto riguarda la corruzione, dopo il passaggio dello tangento-tsunami (più mediatico che reale) i politici italiani hanno ricominciato immediatamente ha ricostruire la loro logica politica sulle stessa fondamenta di prima. Ci troviamo quindi oggi con un pluripartitismo in un sistema fortemente proporzionale. Le coalizione sono quindi fondamentali per racimolare una maggioranza e quindi formare un governo. Personalmente non ho niente contro i governi di coalizione, ma il problema è quando in Italia abbiamo certi personaggi come Bertinotti e Bossi, che con i loro riscatti paralizzano i loro riscatti. Il politico italiano si sa è debole e poco coraggioso. In una situazione di crisi perenne, il fine ultimo dell’uomo politico diventa (giustamente) quello di rimanere al governo, di salvare la poltrona. Quando uno sa che entro l’anno passerà probabilmente all’opposizione, non butta tutte le sue forze nel cercare di costruire politiche a lungo termine, l’emergenza richiede di puntare su un governo che dura.
Ora da qualche mese si comincia a percepire una volontà di formare due partiti unici. Uno di destra (o centro destra), e uno di sinitra (o centro sinistra), sull’esempio del modello partitico inglese. Se fosse fatta bene, questa sarebbe sicuramente la migliore evoluzione politica italiana degli ultimi 50 anni. In un sistema con due principali partiti, neanche il sistema proporzionale più spinto potrebbe provocare instabilità. Se veramente avremmo la formazione di due poli uniti (tuttavia rimango molto scettico), bisognerà vedere se i singoli attori accetteranno di rinunciare al peso che avevano con il loro partito per unirsi sotto un’unica bandiera.
Secondo me è tuttavia difficile che il panorama politico italiano cosi variegato e “capriccioso” riesca a mettersi d’accordo. In questo caso rimane la soluzione del sistema maggioritario, ma in Italia esiste una terribile avversione per quel tipo di sistema che prevede che chi ottiene la maggioranza relativa dei voti ( per esempio un 30% dei voti) ottenga una quantità largamente superiore di seggi in parlamento (per esempio il 55%). Questo sistema facilita enormemente la stabilità governativa, ma forse in italia ricorda troppo la legge Acerbo del 1923, e l’avvento del fascismo.

Per pensare a politiche razionali di lungo termine,
per diminuire l’importanza del populismo politico,
per fare le riforme (magari impopolari) che si devono fare,
per tutto questo ci vuole stabilità governativa. Un governo stabile mediocre è di gran lunga molto più propositivo e positivo di un governo buono di 6 mesi.

Un gelato al limon…

20 Giugno 2005 20 Giugno 2005
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E’ estate. Ci sono 40° all’ombra, la scuola è finita da diverse settimane e me ne sto a casa, con le persiane chiuse per non fare entrare il caldo. I rumori della città fuori sono amplificati dall’affa che allo stesso tempo li ammorbidisce. Ogni tanto c’è chi annaffia davanti al portone di casa per un illusione temporanea di freschezza. La città è deserta, la maggior parte della gente è andata in vacanza, e passeggiando per il centro si vedono solo i francesi di “seconda mano”, Algerini, Marocchini, Polacchi, Italiani ecc. sembra un’altra città. Non è stato ancora inventata il climatizzatore, e ogni gesto è fatto con parsimonia di energia, per evitare la tragica sudata e l’ennesima doccia quotidiana. Le mie estate Lionesi sono sempre state lunghe, lunghissime. E’ quasi come un anno intero che si nasconde dentro l’anno scolastico. Certo non mi lamento, nei due mesi di vacanza mi scappava sempre la visitina alla famiglia in Italia, e anche un pò di mare. Ma quelle settimane a casa erano particolari. Troppo caldo per uscire a giocare a calcio di giorno, e troppa violenza per uscire di sera da solo. Noia? Certo, ma crescendo si capisce che la noia non è assolutamente negativa per i ragazzi, anzi, ti fanno vivere le cose con più attenzione, con più passione, ed è così che anche una cosa insignificante diventa particolare.
Il gelato d’estate diventa magia, libido, una cascata di sapori e di freschezza, un’oasi di benessere nella noia quotidiana. Mentre d’inverno è quasi fastidioso (non riesco a capire i turisti che vengono in italia a dicembre e devono mangiare il gelato per forza per il solo fatto di essere in Italia), il gelato d’estate scopre tutti i suoi sapori, si svela come una donna, risalta per contrasto con l’ambiente affoso e ostile che lo circonda. Quando cominci, di solito davanti alla televisione (cosa fanno i bambini d’estate a casa se non guardare per ore ed ore la televisione….) pensi sempre di lasciarne per dopo, e invece non c’è verso, arrivi sempre alla fine del barattolo senza accorgertene. Parti sempre con il presupposto di guardare la televisione mangiando il gelato, e poi va sempre a finire che mangi il gelato guardando la televisione.
Il barattolo del gelato si consuma molto più velocemente delle calde e affose giornate estive.

Beneficienza non benefica

17 Giugno 2005 17 Giugno 2005
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Dopo decenni di aiuti economici e 400 miliardi di sostegno da parte dell’occidente, una grande parte dell’Africa rimane in condizioni economiche e sociali pessime, anche se a questo proposito vanno rilevate alcune importanti eccezioni (la Namibia, il Botswana, Etiopia, Eritrea e il Mozambico hanno una crescita del PIL superiore al 2% annuo).
A questo punto è legittimo chiedersi se gli aiuti economici hanno avuto effetti positivi sulla crescita di questi paesi.
Secondo me gli aiuti economici sono un’arma a doppio taglio. Nella maggior parte dei casi africani, questi aiuti sono stati elargiti irresponsabilmente, e sono stati impiegati in modi altrattanto discutibili. Tutti ricordano la vicenda del latte “in polvere”: dopo una surproduzione nei paesi occidentali di latte, si è deciso di trasformarlo in latte in polvere per darlo ai paesi africani (ora esattamente non mi ricordo quali). Risultato? Parecchi bambini hanno contratto malattie dovute all’uso di acqua infettata (acqua necessaria per la miscella del latte), e la debole economia locale basata sulla vendita di laticini è stata letteralmente distrutta. Volendo far bene si fa spesso male. Il problema degli aiuti in generale è che non sono inquadrati seriamente, e non fanno parte di un progetto globale per lo sviluppo dei paesi del terzo mondo. Gli aiuti servono “solo” ad evitare che la gente muori di fame, e sono elargiti con un tale disinteresse dei sistemi economici locali che specie distruggono il sistema economico portando il paese in una condizione di totale dipendenza da questi aiuti. Nei peggiori casi, gli aiuti economici servono a rafforzare i regimi politici locali (che per lo più dispongono di una leggittimità discutibile) che altrimenti sarebbero caduti.
Secondo alcuni dati, esiste addirittura una tendenza inversa tra quantità di aiuti e sviluppo economico. questi dati sarebbero confermati dal fatto che il Botswana ha avuto negli ultimi 30 anni uno dei tassi di crescita più alti del mondo, beneficiando di una bassa interferenza di aiuti economici.
Sono convinto che sarebbero sufficienti la metà dei soldi spesi per risollevare un intero continente come l’Africa, ma cis arebbe bisogno di più razionalità, meno buonismo e meno populismo: gli aiuti economici devono fare seguito a dei progetti per lo sviluppo che corrispondano alle caratteristiche di ogni paese/regione. L’utilizzo di questo denaro deve essere oggetto di rigoroso controllo, soppratutto nei paesi “a rischio” soggetti alla guerra civile e alla corruzione dei governanti.
Fino ad oggi sembra che i paesi occidentali si accontentino di buttare i soldi dalla finestra irresponsabilmente senza preoccuparsi di chi se li prenderà, e per fare cosa.
Riferimenti: Corriere della sera

Canzoni a manovella

11 Giugno 2005 11 Giugno 2005
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Vinicio Capossela – canzoni a manovella.
Sono ormai cinque anni che vivo in Italia, e questo è l’album più originale che abbia mai sentito. E’ un’opera completamente estraniata dal concetto di musica, ricorda moltissimo il teatro per certi versi. Una musica molto visiva. Il punto forte di questo album è l’atmosfera che crea. Personalmente, l’ho subito trovato molto inquietante, sembra di essere immersi in un mondo immaginario, un incrocio tra l’Italia degli anni ’50, un saloon con pianoforte di un Far West italiano, e il paese dei balocchi di Pinocchio, un mondo dove l’immaginazione non ha limiti, dove il bene e il male sono relativi ad un’altra dimensione e dove l’uomo si sente di nuovo un bambino che scopre con stupore il suo nuovo ambiente.
Canzoni a manovella non sarà il mio album preferito, ma è uno di quelli che mi ha scosso di più, così diverso da tutti quelli che ho sentito prima da scombussolarmi e suscitare diffidenza: in un primo tempo non sapevo se applaudire o detestare. E’ quello che è incredibile, tramite questo disco ho scoperto un altro mondo completamente diverso, decadente, del quale non immaginavo l’esistenza nell’Italia del 2005, è quello che suscita paura e emozione, l’esistenza di un’altra forma di vita, di un altro modo di pensare, di un altro modo di vedere le cose. A prima vista può sembrare anacronismo, e invece è un decadentismo inserito a meraviglia nella nostra cultura. Una musica veramente originale: sia per gli strumenti utilizzati che ricordano le feste contadine e le bande musicali del paese degli anni ’50 (fisarmonica, “macchine a musica”ecc…), che per i testi scritti con uno stile spudoratamente decadente ma con una certa contemporaneità. La voce di Vinicio e la figura “stramba” del personaggio combaccia a meraviglia con la sua musica. Sono un tutt’uno. Questo album non piacerà sicuramente alle persone che non vogliono essere scosse e disturbate nelle loro certezze, invece farà impazzire tutti gli altri.

Artista: Vinicio Capossela
Album: Canzoni a manovella
Anno: 2001
Voto: ****+

1. Bardamù
2. Polka Di Warsava
3. Decervellamento
4. Marajà
5. Canzone a Manovella
6. I Pagliacci
7. Marcia del Camposanto
8. I Pianoforti Di Lubecca
9. Suona Rosamunda
10. Intermezzo
11. Contratto Per Karelias
12. Solo Mia
13. Corre il Soldato
14. Signora Luna
15. Con Una Rosa
16. Nella Pioggia
17. Resto Qua

Gli amici degli amici

7 Giugno 2005 7 Giugno 2005
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Oggi vorrei parlare di un argomento un pò delicato. Quelli che ne parlano di più ne parlano male e con luoghi comuni e stereotipi che dimostrano tutta la loro ignoranza, e gli altri non ne parlano affatto, come fosse un tabù. Sto parlando della mafia (in senso generale). Io faccio parte sicuramente della prima categoria di persone ignorante, essendo nato in Francia fuori dalla mentalità tipica di alcune zone del sud Italia.
La prima volta che ho sentito parlare di mafia è stato all’occasione di un servizio sulla televisione francese a proposito dell’attentato a Falcone e Borsellino. Servizio carico di emozioni, in quel periodo volevo fare il giudice anti mafia…
Ma è possibile che l’Italia (che ricordo è uno dei paesi più ricchi del mondo, democratico e evoluto socialmente) non trovi il modo per lottare contro una organizzazione criminale che danneggia in proporzioni enormi l’economia nazionale e particolarmente lo sviluppo del sud? E’ possibile che lo Stato non combatti un’organizzazione che ne mina le fondamenta, la sovranità, stabilendo delle leggi e un sistema di prelievo fiscale (il pizzo) parallelo? E’ possibile che la popolazione vittima non si sollevi contro gli oppressori? Come mai dopo duecento anni, niente è cambiato. Quale è la ragione del laissez faire della classe dirigente? Un tempo, quando la cultura del bene dello stato non era diffusa e si privileggiavano gli interessi particolari, la ragione era lo scambio di voti. Ma oggi? E’ possibile che la mentalità della nostra classe politica non si sia evoluta in due secoli?
Il problema deriva sicuramente dalla congiunzione di due punti deboli. Il primo viene dall’alto, il particolarismo della classe dirigente italiana, e l’altro viene dal basso, la mentalità della popolazione di alcune zone del sud.
Questo è il problema dell’Italia. E’ un problema sia del nord, sia del sud, perchè fino a prova contraria abbiamo la stessa classe dirigente, ed è questo il particolarismo di questa classe dirigente che lo Stato deve combattere. Non serve risvegliarsi ogni 4 anni quando ci sono 200 omicidi in un anno in una città, non serve far arrestare un Boss dopo anni di indagini (morto un Papa, se ne fa un altro…). I problemi vanno affrontati alla base.

Storie di Storia: La triste fine di Nicola e Bartolomeo

31 Maggio 2005 31 Maggio 2005
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Nel 1921 corre brutta aria negli Stati uniti d’America, Wilson ha appena perso le elezioni presidenziali e lascia il posto a Warren G. Harding. E’ finito il tempo dell’apertura americana all’europa, e arriva il tempo del proibizionismo e dell’isolazionismo. Nel clima dell’isolazionismo maturano le condizioni ideali per una crescente ondata di nazionalismo. Anti socialismo, anti comunismo, anti immigrazione (italiani, polacchi, irlandesi, asiatici), difesa contro i neri, difesa dei valori protestanti contro il cattolicesimo degli immigrati. Rinasce in questo contesto il famigerato Ku Klux Klan che combatte neri, ebrei, cattolici, stranieri, socialisti, comunisti e sindacalisti.
In questo contesto storico, due anarchici italiani (ricordo che gli italiani erano chiamati anche loro “negri” in certi casi per via del colore scuro della loro pelle) Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti vengono accusati di aver ucciso un cassiere e una guardia del corpo nel corso di una rapina in una fabbrica. Malgrado le prove schiaccianti della loro innocenza (l’autore del crimine era stato interpellato e aveva confessato, aggiungendo di non avere mai visto Nicola e Bartolomeo) e la campagna per la loro liberazione sviluppatasi negli USA ed in tutto il mondo, Nicola e Bartolomeo vengono giustiziati sulla sedia elettrica il 23 agosto 1927.

Sono passati 78 anni. Qualcosa è cambiato nella liberale e progressista america? No.
La pena di morte è un’assurdità. Un’offensa all’Uomo. Uno sfregio all’intelligenzia umana. Un controsenso nella sua natura. Uccidere un uomo, che sia innocente, o che abbia commesso i peggiori crimini, è disumano. Chi può permettersi di dare l’ordine di uccidere un essere umano, un pari? Mi sono sempre chiesto come il boia statunitense vivesse la sua condizione. Quale differenza c’è tra i gerarchi nazisti colpevoli dell’esterminazione degli ebrei che nei processi si diffendevano dicendo “questi erano gli ordini”, e il boia statunitense del 2005 che uccide perchè “esegue gli ordini”? Che diritto ha un uomo sulla vita di un altro uomo? Quale sogno, quale delirio di onnipotenza permette ad uno Stato di uccidere un Uomo? E’ semplicemente inconcepibile, un anacronismo dei tempi moderni, una dimenticanza della storia.
Spero che i relativi paesi agiscano presto per tornare nella civiltà. Ma ora alla frase di Primo Levi “Se questo è un uomo” rispondo: no, chi agisce così barbariamente non lo può essere.

PS: Ho fatto l’esempio degli Stati Uniti perchè è quello più vistoso, ma i paesi che applicano la pena di morte sono numerosi, e tutti colpevoli allo stesso modo. D’altra parte mi rendo conto benissimo che in un mondo di crimini ben peggiore, la pena di morte è solo una goccia d’acqua (di sangue?) in mezzo all’orrore.

Bisogna avere paura della Cina? 我們有對中國的恐懼

19 Maggio 2005 19 Maggio 2005
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Qualche settimana fa, guardavo la trasmissione “L’infedele” su La7 che peraltro consiglio a tutti. L’argomento nello specifico era la leva delle barriere protezionistiche ai prodotti tessili cinesi in europa. L’argomento nel suo complesso: bisogna aver paura della Cina?
Nell’insieme, la platea sembrava spaventata all’idea di affrontare l’economia cinese secondo i criteri della “concorrenza perfetta” (formalmente perfetta, ovviamente la concorrenza non è mai perfetta). Quando poi hanno intervistato l’ambasciatore Cinese in italia (di cui non mi sento capace di citare il nome), sembrava di tornare 50 anni indietro: un discorso d’altri tempi, forte, pesante con le parole, sicuro, al limite dell’arroganza. Un discorso da potente. Così l’ambasciatore (citando Giulio Cesare in latino) spiega come sia inutile il protezionismo contro la cina, e quanto sia invece benefico per l’italia delocalizzare in Cina. L’Ambasciatore si chiede come mai dopo aver promosso per anni e anni il capitalismo liberale contro il comunismo, ora l’occidente sembra fare un passo indietro ipotizzando l’uso del protezionismo.
Ma non erano loro i comunisti? E noi i capitalisti che credevano nelle leggi del mercato (anche se sotto sotto qualche politica Keynesiana l’abbiamo sempre adottata)? Non possiamo esportare con la forza il capitalismo (alla fine l’esportazione della democrazia non è altro che l’esportazione di germe di liberismo che deve crescere) per poi lamentarci quando i nostri “allievi” diventano più forti del maestro! Se vogliamo essere coerenti, dobbiamo accettare il fatto che la Cina sarà la prossima superpotenza. Contando su un sesto della popolazione mondiale, e con un PIL che tra poco raggiungerà quello della Germania, con in più una crescita vicina al 10% annuo.
E l’Italia in tutto questo? Che deve fare? Intanto le istituzioni internazionali devono adoperarsi per trasformare la concorrenza cinese in una concorrenza più leale possibile, cioè consiste nello sradicare il lavoro minorile, lo sfruttamento, la contrafazione ecc. (senza però toccare i salari che sono regolati dal mercato, questo se vogliamo essere coerenti). Una volta fatto questo, all’Italia conviene cercare di creare il maggior numero di legami, e, come diceva l’Ambasciatore, impiantarsi nel mercato cinese. Così magari, le importazioni dalla Cina, saranno sfruttate dalle imprese italiane in Cina. Solo il lavoro delocalizzato, e i profitti che tornano a casa (almeno in parte).
Bisogna anche specificare che il tipo di produzione cinese è molto diverso da quello italiano: L’Italia si sa è specializzata nei beni tradizionali, ovvero per la persona e per la casa, e anche nei mnacchinari industriali. Quello che caratterizza la produzione italiana è la qualità (più o meno giustificata peraltro), i vantaggi che ha l’economia italiana dipendono da un fattore che la Cina non potrà mai avere: l’immagine del Made in Italy, prodotti competitivi nel mondo per il solo fatto di essere prodotti in Italia, simbolo di qualità (anche se ripeto, a volte non giustificata). Certamente il PIL dell’Italia non è fatto esclusivamente di produzione di lusso, e con l’invasione cinese alcune imprese soffriranno, ma in un sistema economico è normale che ci siano cambiamenti, imprese che nascono e imprese che muoiono. A questo punto non bisogna aver paura della Cina, siamo noi che dobbiamo andare lì a conquistare il loro mercato!

Ladies & gentlemen, the hardest working man in show business

16 Maggio 2005 16 Maggio 2005
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Apollo Theater. New York City. Correva l’anno 1962 quando “Soul brother number one” alias “The hardest working man in show business” alias “Mr Dinamite” alias “The Godfather of Soul” decise di produrre da sè quella performance live nello storico teatro di New York City perchè il suo produttore si era rifiutato di sostenerlo. Il disco ottiene un successo stratosferico.
James Brown non canta. James brown non suona. James Brown non urla. James Brown prende possesso del palco, prende possesso del pubblico, ne cattura l’energia e dopo essere passata per il filtro della sua anima la rigetta decuplicata, centuplicata nella sala. Questa è la Soul music. Non si tratta di vedere chi ha la voce più chiara, più perfetta, più alta o più grave. Si tratta di vedere quanto sei capace di dare tramite la tua voce. si tratta di confessarsi davanti ad un pubblico intero. Si tratta di confessarsi con il pubblico intero. La Soul music è un grande esorcismo in diretta.
Il pubblico sta in transe, riscaldato da Lucas “Fats” Gonder che annuncia il menù della serata scandito dagli urli e dagli applausi:
I’ll go Crazy
yeaaaaaaaaaaaaaaaa
Try me
yeaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
Think
yeaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
i don’t mind
Yeaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
Lost someone
YEaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
Please, please, please
YEAaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
Night train
YEAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA

Dopodichè Mr. Dinamite prende possesso del palco, e parte per una performance live che rimmarrà senza eguali nella storia della musica. Chi era presente potrà raccontare ai figli: io c’ero.

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Artista: James Brown
Album: Live at Apollo
Anno: 1963
Voto: *****

1. Introduction by Fats Gonder/Opening
2. I’ll Go Crazy
3. Try Me
4. Instrumental Bridge
5. Think
6. Instrumental Bridge
7. Lost Someone
8. Instrumental Bridge
9. Lost Someone Brown, Byrd, Stallworth 10:42
10. Medley: Please Please Please/You’ve Got the Power/I Found Someone
11. Night Train {Closing}

Terrorismo o resistenza

8 Maggio 2005 8 Maggio 2005
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E’ facile essere di parte, anche su tematiche che non ci riguardano da vicino. La presa di posizione unilaterale è così semplice. Ma sempre ci si rendo conto che la verità sta nel mezzo. Questa è l’unica cosa certa che ho imparato nei miei pochi anni di vita. Come disse un maestro di musica a Budda (rassicuro tutti non sono un seguace di Roberto Baggio & co.) “se non tiri abbastanza la corda, non suona, se la tiri troppo, si rompe.” Il giusto sta tra le due estremità.
Il problema mondiale oggi è il terrorismo. Certamente le torri gemelle. Ma anche palestinesi che si fanno saltare in aria, Iracheni che fanno attentati, che sabotano le infrastrutture, che ammazzano i poliziotti che stanno sotto il nuovo governo imposto dall’esterno. Terroristi. Tutti. E’ strano perchè proprio qualche anno fa, questa gente la chiamavamo resistente. Con tanto di plauso e di orgoglio per i nostri resistenti. Persino la terrificante Germania nazista la chiamava resistenza, riconoscendo almeno moralmente la fondatezza di una reazione ad una invasione straniera.
Invece oggi, chi non ci piace è un terrorista. E basta. E’ semplice, drastico, e efficace. Io invece dico che il cittadino iracheno che si fa esplodere contro la polizia che rappresenta il nuovo governo e che lui percepisce come nemica (forse è anche una buona polizia, ma deleggittimata per la natura della sua nascita), il cittadino iracheno che spara contro i militari USA (e che deve fare?), il palestinese che mette un’autobomba in una colonia israeliana, io dico che vanno considerati come i resistenti italiani o francesi. O sono tutti terroristi, oppure facciamo una vera distinzione, razionale tra terrorismo (attacco di un’organizzazione senza legami con lo Stato contro qualcosa) e resistenza (attacco di un’organizzazione senza legami con lo Stato per lo Stato).
Gli iracheni resistono di fatto ad una invasione sul loro territorio da una entità nemica. difendono il loro stato, e non importa se in Irak c’era un dittatore o meno, se lo Stato era buono o no. L’esercito USA in Irak sta usurpando la sovranità del popolo iracheno. I cambiamenti vengono da dentro, mai da fuori, chi ha interesse in un cambiamento deve cercare di convincere il popolo, che magari non ha potere ma è sovrano, di fatto, in ogni democrazia o regime.

Felicità

3 Maggio 2005 3 Maggio 2005
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Tutti la cerchiamo, e tutti la evitiamo.
Sembra essere esogena all’uomo, venire da “fuori” mentre alla fine ci accorgiamo che viene sempre da “dentro”. E’ intrinseca all’uomo, sta dentro l’uomo come il seme sta dentro alla mela.
E’ un racconto che si narra da generazioni in generazioni, ognuno ha la sua versione personalizzata, ma quella autentica è una sola.
Tutto sta dentro di noi. L’approccio sereno della vita dipende non da fattori esterni, tutti noi abbiamo i nostri guai, ma da fattori interni: da come affrontiamo la vita. Perchè si sa che la vita non è un fiume che scorre lentamente. Nella vita ci sono rapide, discese ripide, cascate furiose e rombanti, e passaggi di acqua stagnante. la vita va affrontata nel modo giusto. Gustandosi ogni minimo particolare che ci offre.
E’ sempre la solita storia del bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto. Tutti gli uomini sulla terra hanno la stessa quantità di acqua nel bicchiere, ma c’è chi lo vede mezzo vuoto, chi mezzo pieno, chi vede l’acqua torbida, chi l’acqua se la beve tutta d’un tratto sensa pensarci.
Il segreto della felicità è secondo me una combinazione tra serenità e la capacità di fermarsi a gustarsi la vita.
Alzarsi dieci minuti prima per prendere la colazione al bar, brioche e cappuccino leggendo il giornale.
Fermarsi tornando dal lavoro a mangiare un gelato.
Gustarsi i primi raggi di sole della primavera seduti su una panchina in un parco.
Ascoltare per la prima volta dopo mesi d’inverno il cinguettio degli uccelli che accompagna il risveglio.
Sedersi al bar e guardare la gente passare.
Approffittare di ogni momento con la propria famiglia e vederla come un dono e non come una costrizione.

Sono tante le possibilità di essere felici. Ma troppo spesso non apriamo gli occhi, viviamo in queste città come robot semi addormentati. Casa-ufficio-casa è la rotta disegnata per noi dalla società. Tanto che se un giorno capita di andare fuori rotta e magari di fermarsi 5 minuti sul tragitto, ci sembra di essere ribelli della società.

Apriamo gli occhi!!! Approfittiamo di tutto quello che abbiamo intorno!!!!
Siamo felici!!!!!!!!!!!!

Caso Calipari: Dove è finita la razionalità?

2 Maggio 2005 2 Maggio 2005
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Lo Stato ha quasi sempre ragione, e soppratutto in tempo di guerra. Le sue azioni sono sempre giustificate perchè sono vincolate dall’interesse dello Stato. E’ quello il nodo centrale dell’azione: l’interesse. Questa visione del mondo politico (a cui peraltro sottoscrivo) è stata sempre di moda negli Stati Uniti. Da qui le varie guerre fatte dagli USA, forse non sono legittime da un punto di vista dei valori internazionali (hua hua hua!!! valori internazionali! permettetemi di ridere) ma lo sono completamente nel contesto della politica e dell’interesse di un proprio paese. L’unico errore è stato il fatto di voler passare come paladino della giustizia, la vicenda sarebbe stata digerita sicuramente meglio se tutti sapessero il vero fine, i veri obiettivi, e i veri interessi della guerra.
Insomma siamo in un mondo dove vige l’anarchia a livello macro politico. La relazione tra gli Stati è motivata solo dall’interesse di ciascuno, e il risultato dipende solo dalla forza dello Stato. Le istituzioni internazionali sono oggi inesistenti, solo formali. E’ per qesto che la politica più razionale che si possa fare, è appunto quella razionale, senza pretendere di raggiungere valori che nessuno ha ancora definito.
Nella vicenda Calipari c’è una cosa che non capisco. Finchè il militare fa un errore, l’errore è umano, ovvero dipende da un uomo. Ma quando è l’esecito intero che copre l’errore di un uomo, è l’esercito che diventa colpevole, complice di un crimine. Cercando di salvare 4 soldati, l’esercito statunitense sta discreditando tutto il suo apparato bellico, e soppratutto la sua dirigenza. Da un paese come gli Stati Uniti non mi sarei mai aspettato una reazione del genere. Avrei piuttosto pensato che se i soldati al posto di blocco erano per qualche motivo “importanti” e non dovevano avere grane, lo Stato avrebbe creato qualche altro colpevole. Invece no. Danno dello stupido ad uno dei migliori agenti di un loro paese amico.
La situazione è molto strana e probabilmente non siamo a conoscenza di tutti i dati. Ma io intravedo 3 possibilità:

1. Gli USA hanno sparato volontariamente all’auto (per quale motivo?)e cercano di dare la colpa a Calipari. (ipotesi fantascientifica spero)
2. L’organizzazione montata dal SISMI era veramente organizzata come la sagra delle cozze a Pizzo calabro.
3. Gli USA devono coprire assolutamente i loro militari, anche a scapito della credibilità dell’intero esercito.

Ma perchè dobbiamo usare sempre falsi moralismi per giustificare cose che alla fine sono normali? Se tutto fosse più trasparente le politiche di un governo sarebbero molto più giustificate.

versione italiana

ps: Da blogger non posso non specificare che la scoperta che gli omissis si potevano “cancellare” non viene dagli efficentissimi servizi italiani ma da un nostro collega blogger che ha avvertito le autorità competenti. Infatti pare che copiando dal pdf in word, gli omissis scompaiono.
Riferimenti: Il rapporto italiano

Tra l’Uomo e l’animale c’è una mela

27 Aprile 2005 27 Aprile 2005
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Beata l’ignoranza.
Beato quel che era il paradiso prima ancora che l’Uomo toccasse l’albero del sapere, quando si accontentava di vivere per vivere, senza farsi problemi filosofici sul senso della vita perchè tanto c’era Lui, Dio, risposta Universale.
Beato quando l’uomo era animale di Dio, nel paradiso; perchè che cos’è l’Uomo del paradiso se non un animale?
Beato lui quando non si vergognava della propria nudità, perchè non sapeva, “non si rendeva conto”.
Beato l’Uomo che non era curioso (oggi si direbbe sempliciotto) e si preoccupava solo di essere, come gli animali, esistere per esistere.
E invece la mela l’abbiamo mangiata, spinti dalla curiosità (si vede che la curiosità era già ancorata nel nostro DNA). L’Uomo non ha voluto abbandonarsi completamente a Dio, ha voluto contare sulle proprie forze, sulle proprie capacità, non Gli ha dato retta. E’ uscito dal paradiso come un figlio lascia la casa del padre. L’Uomo vuole sapere, vuole conoscere la Verità. E’ lì che comincia la Storia dell’umanità. Sapere, prime invenzioni, prime armi, prime guerre, prime atrocità. L’evoluzione cresce di pari passo con la distruzione, è una maledizione dell’umanità, non c’è scampo. L’Uomo ha abbandonato il paradiso, non voleva più essere un animale.
Oggi, ieri, domani, quello che ci aspetta è corruzione, abusi, violenze, torture. Fin dai primi tempi, l’umanità è segnata dal suo peccato originale. Ma l’Uomo, che è un grande stratega, cerca di resistere a questo inferno chiudendo gli occhi, costruendosi la sua propria immagine del mondo, il suo proprio girone infernale rigorosamente indipendente dagli altri. Così si salva e riesce a tirare avanti. Ma faccendo così rinnega la passione che l’ha portato sulla Terra: la passione per il sapere, la passione per la ricerca della verità; e rimane a metà strada.
Siamo ormai lontani da Adamo & Eva. Credo che il paradiso sia ancora qui sulla Terra, ma siamo noi che non riusciamo nè a vederlo nè a viverlo, a causa della nostra mente che manca di leggerezza, la nostra mente è troppo pesante, il cervello incombrante. Cerchiamo la verità nel fondo dell’universo mentre sta proprio lì, dentro di noi. Ci imbattiamo nel nostro cervello mentre quello sarebbe da buttare, e dovremmo affidarci ai nostri cuori.
Leggerezza della mente e del cuore, rinuncia al sapere e sopratutto abbandono totale dell’Uomo a Dio: questo è il prezzo del paradiso.
Ma una volta assaggiata la mela, è impossibile tornare indietro.

Il relativismo, male del secolo.

21 Aprile 2005 21 Aprile 2005
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In questo periodo, con la morte di Giovanni Paolo II e l’elezione di Benedetto XVI si parla molto di religione. E’ una buona occasione per fare il punto, ognuno con se stesso. Vedere se il cristiano che pretendiamo di essere corrisponde al cristiano della Chiesa.
Gli usi e costumi, la morale ha subito una rivoluzione negli ultimi decenni. L’uomo è sempre stato vincolato nella sua crescita spirituale da regole forti, assolutismo, censura ecc. Le istituzioni del passato, che siano le Chiese o i Regni hanno sempre cercato di controllare le coscienze. Oggi invece abbiamo acquisito una libertà notevole, una libertà di agire, una libertà di pensare, una libertà di andare contro. Questa sicuramente è la cosa più positiva degli ultimi secoli, ma si sa bene che la libertà è un’arma a doppio taglio, ed è sempre necessaria un periodo per abituarsi a questo grande dono.
Oggi, particolarmente in occidente, il male peggiore (da un punto di vista religioso) derivato da questa libertà è il relativismo. Il cristiano sta scomparendo. Ognuno si costruisce la sua propria religione su misura. Ognuno decide cosa è bene e cosa è male. Ognuno crede quando vuole credere, e dimentica quando vuole dimenticare. La religione è diventata una pratica sociale, e non influisce più sul nostro essere Uomini. Ma la Chiesa è solo in minima parte un’istituzione sociale, per il resto tramanda valori che risalgono ai vangeli, a Gesù Cristo. E questi valori, queste regole sono immutabili nel tempo. Oggi invece i nostri valori corrispondono a quelli della società. Quello che è giusto nella società in cui vivo è giusto, anche religiosamente. Ma il pericolo è proprio dietro l’angolo, perchè noi oggi viviamo in una società che malgrado tutto, si regge abbastanza in piedi. Ma pensiamo ai ragazzini che vivono in Tailandia: pedofilia e prostituzione cominciano ad essere la norma sociale (anche se non legale), non scandalizzano più nessuno. Pensiamo ai ragazzini soldati africani mandati a combattere, la vita non è più sacra, appartiene ad altri umani, ai capi. Pensiamo ai cittadini del terzo reich: dopo 20 anni di nazismo, la società ha accumulato valori distorti che pochi uomini possono rifiutare. Pensiamo agli abitanti della Corea del Nord, che vivono in un mondo completamente sfasato dal nostro. Tutto questo è il risultato del relativismo, i cittadini dimenticano i valori assoluti per aderire ai valori della società, che si sa, sono mutevoli. In alcuni casi, regimi come l’URSS o la Corea del Nord hanno addirittura proibito la religione per fare in modo che la popolazione aderisse prima ai nuovi ideali (sbagliati) della nazione.
Anche oggi, nella nostra società italiana, europea, il relativismo ha provocato uno smarrimento generale, una perdita di valori. Manca un punto di riferimento e questo porta a conseguenze drammatiche.
Malgrado l’afflusso di fedeli nell’ultimo periodo, non vedo il futuro del Cristianesimo molto roseo in occidente.
Spero propio che Benedetto XVI sia così conservatore come l’hanno descritto.

Educazione. Un genitore cattivo è meglio di un genitore buono.

19 Aprile 2005 19 Aprile 2005
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Ora che comincio ad entrare nell’età adulta, passato lo scoglio dell’adolescenza, e passato il periodo post-adolescenziale, sto cercando di fare il punto sulla mia vita. In particolar modo sulla mia educazione, e sull’educazione in generale.
Premetto che non sono genitore quindi tutto quello che dico è la visione di un bambinone cresciuto, un punto di vista monocolore, da parte dell’”educato”. L’educazione aprentale ha subito secondo me una grande rivoluzione negli anni ’60-’70, in Europa e nel mondo occidentale. Infatti, da sempre i ragazzi sono stati educati in una certa maniera, i genitori marcavano una certa distanza tra loro e i bambini. Di solito c’era la figura paterna rigida e severa (attenzione: non sto parlando di quelli che picchiano ripetutamente i loro figli… severo è differente da tiranno), e la figura materna più dolce, amorosa, compassionevole. In un certo senso, riproducevano la situazione del “buono” e del “cattivo” che si trovano negli interogatori di polizia. Era un’educazione per certi versi discutibile, ma era equilibratissima. E se da ragazzi avevamo tutti una preferenza per la mamma, crescendo il babbo appariva non più come un babbo severo e freddo, ma più come un babbo giusto e buono. L’amore del bambino per i genitori si riequilibrava con l’avvanzare degli anni. Forse non c’era abbastanza comunicazione, ma quel vuoto veniva riempito dagli amici. Forse non c’era dolcezza, compassione, ma la vita è dura e si può imparare e fare esperienza solo cadendo e rialzandosi. Con quella educazione, il bambino impara subito a distaccarsi dai genitori, ad avere una certa autonomia di pensiero e anche fisica.
Oggi invece, principalmente dal ’68, l’educazione è percepita in modo completamente opposto. Il genitore deve essere comprensivo, bisogna capire i ragazzi, bisogna essere disponibili, bisogna comunicare con loro, e guai a chi da uno schiaffettino al ragazzo. Il genitore moderno si deve preoccupare per la vita sociale del proprio figlio, deve mandarlo a scuola di musica, a fare sport ecc. Non parlo nemmeno del fatto di viziare i propri figli, ma è il fatto di educare un figlio come se fosse un adulto che è sbagliato. Il risultato di questo nuovo modo di educare è che la distanza, la distinzione tra genitori e figli svanisce.
Il problema è proprio questo secondo me. Un bambino ha bisogno di punti di riferimenti stabili, ha bisogno di dogmi, che si scioglieranno quando crescerà, ma la sua moralità e personalità deve crescere in uno stampo rigido. Sono convinto che è più sanno per un bambino vivere in un contesto rigido seppur sbagliato che in una situazione famigliare dove ogni regola, ogni morale è trattabile giorno per giorno. Perchè una educazione rigida crea una base stabile per lo sviluppo della persona.
Secondo i criteri di oggi, penso che un’educazione sbagliata sia una buona educazione.

Dark side of the moon

19 Aprile 2005 19 Aprile 2005
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Non ero ancora nato nel 1973 quando fu pubblicato un LP che aprirà nuove strade e nuovi orizzonti alla musica. Una rivoluzione. E’ uno di quei dischi che hanno un posto d’onore nella storia della musica.
Dark side of the moon ha segnato il riconoscimento internazionale dei Pink Floyd, è stato innanzitutto un enorme successo commerciale, è il secondo album più venduto della storia (25 milioni di copie), dopo Thriller di Michael Jackson.
Sin dalla copertina si capisce che quetso disco segna una nuova era. In un’epoca, anni ’70, dove le copertine dei dischi erano pienissime, pesanti, quasi barroche in un certo senso (v. le copertine di george Clinton, The Parliament ecc.), la copertina di dark side of the moon è semplicissima. Essenziale. Un prisma attraversato da un raggio di luce che si decompone (ehm… quà tocchiamo il ramo scientifico…. mi scuso per eventuali errori). Qualcosa sta cambiando.
Il disco è composto di un’unica traccia (anche se sui cd lo hano diviso in 9 tracce per motivi commerciali), è un continuum, un progetto con un inizio e una fine, un viaggio di 42 minuti 52 secondi. Sarebbe un crimine sentire il disco a pezzetti. Come ogni arte, la musica richiede concessioni e devozione, non si ascolta Dark side of the moon come si mangia un panino in fretta alla pausa pranzo.
I testi non pretendono di essere particolarmente filosofici. Raccontano di dettagli di tutti i giorni non particolarmente impressionanti, ma che prendono tutta un’altra dimensione con il suono dei Pink floyd. Sembra astratto parlare di “suono”, ma è proprio quello che caratterizza questo gruppo, un suono particolare, coinvolgente. La testura della musica è ricca di dettagli, e nello stesso tempo leggera, scorrevole, e crea un ambiente, un’atmosfera attorno a te.
forse non è il disco più bello dei Pink Floyd, ma è sicuramente quello che li rappresenta meglio, ed è assolutamente primordiale per ogni persona che ama la musica averlo a casa.

Artista: Pink Floyd
Album: Dark Side of the moon
Anno: 1973
Voto: *****

1. Speak to Me/Breathe
2. On the Run
3. Time
4. The Great Gig in the Sky
5. Money
6. Us and Them
7. Any Colour You Like
8. Brain Damage
9. Eclipse

2005: Far West in USA

10 Aprile 2005 10 Aprile 2005
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Ho letto un articolo sul Corriere della sera (04.04.2005) che mi ha alquanto scombussolato. Un articolo che mostra il volto dell’altra america, quella che in qualche senso descrivevo nell’articolo musicale Calexico.
Tombstone. Cittadina di frontiera con il messico in Arizona. Il termine frontiera va proprio inteso nel senso americano, cioè frontiera come pericolo, come fine dell’universo conosciuto. Il loro concetto di frontiera infatti non è cambiato dalla conquista del lontano West. Per noi fontiera significa più ostacolo che protezione (anche perchè fortunatamente siamo in Europa).
In quel pezzo di Arizona ogni giorno ci sono migliaia di clandestini che passano la frontiera dal Messico agli Stati Uniti. Migliaia di Desperados abbandonati nel deserto come da noi si abbandonano i clandestini nel mare. Gli agenti federali hanno fermato 491.000 clandestini che cercavano di passare dal Messico nell’anno 2004.
491.000 clandestini fermati. Chissà quanti avranno raggiunto le città americane.
A Tombstone c’è tensione. Come in tutta la zona di frontiera. Si radunano centinaia di militanti anti-immigrazione. Si cominciano a formare gruppi di vigilantes (semplici civili) armati. E’ il progetto Minuteman. Divisi in pattuglie di 5-6 elementi, molti in armi, dotati di sistemi per la visione notturna, di jeep e perfino di piccoli aerei cercano di intercettare gli immigrati. A vederli, questi «patrioti», sembrano davvero gli eredi di Wyatt Earp: baffoni, cappello da cow boy, camicia con larghe tasche e cinturone con la Colt a tamburo.
La presenza di un gran numero di armi da fuoco non promette niente di buono. Anche perchè il progetto Minuteman, sostenuto dal settimanale locale tumbleweed, ha attirato l’interesse di formazione xenofobe, come la “formazione ariana”, di organizzazioni criminali quali la gang centro-americana «Mara Salvatrucha», che conta migliaia di adepti in molte città Usa. I leader della banda, coinvolta in traffici di clandestini e attività illecite, hanno promesso battaglia: «Daremo una lezione ai vigilantes». In quella che potrebbe diventare una sfida infernale ci sono poi i «coyoteros», loschi personaggi che organizzano l’ attraversamento illegale del confine. Per i trafficanti i clandestini valgono oro e dunque non sono disposti a perdere facilmente il loro business. I «coyoteros» sono uomini senza scrupoli: in cambio di diverse migliaia di dollari fanno da guida ai clandestini nel deserto. Spesso li abbandonano dopo qualche chilometro, mandandoli incontro alla morte. Non conoscendo il territorio si perdono e muoiono di sete o stenti. I ritrovamenti di cadaveri, in questa parte di confine, sono infatti frequenti: 180 solo nell’ ultimo anno. Ora alle insidie geografiche si aggiunge la paura dei conflitti a fuoco è concreta.
A Washington il presidente Bush ha criticato apertamente il progetto Minuteman. A Città del Messico il presidente Fox ha invocato la legge internazionale per fermare i gruppi di vigilantes.
Riferimenti: Corriere Della Sera

Indovina chi sono…

7 Aprile 2005 7 Aprile 2005
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Nella categoria “sembra impossibile eppure…” cercate di rispondere a questa domanda (in realtà è facile).

Chi sono:
Movimento politico del primo dopoguerra Italiano, sono fortemente anti capitalista, anti-monarchico e difensore del repubblicanesimo, per il laicismo dello Stato.
Incentro il mio programma elettorale sulla difesa degli ideali repubblicani, l’interventismo in guerra, il suffraggio universale alle donne, la fine del servizio militare obbligatorio, lo scioglimento della polizia politica, l’inasprimento fiscale per i redditi più alti, il disarmo universale, e le otto ore lavorative.

Chi sono?
1. PSI partito socialista Italiano
2. Fasci di combattimento
3. PPI partito popolare italiano
4. Liberali (Giolitti ecc.)
5. PCI partito comunista Italiano

RISPOSTA:

La risposta era i fasci di combattimento. Infatti dal 1919 al 1922, questo era il programma dei San sepolcristi.
A volte pensiamo della Storia con aria stupefatta “ma come è potuto accadere? Come hanno fatto a farlo arrivare al potere?” e invece quando riusciamo ad immergerci nel contesto dell’epoca, ci rendiamo conto che magari, in altri tempi avremmo commesso gli stessi errori dei nostri antenati. La Storia più di ogni altra cosa non si può definire tutta nera o bianca, i buoni da una parte ed i cattivi dall’altra. Pensare in questo modo è semplicistico, falso, e porta a ripetere gli stessi errori. L’Uomo è portato naturalmente a categorizzare le persone e gli eventi. Ma insegnare ai bambini che Mussolini era (solo) cattivo perchè aveva fatto (solo)le leggi raziali e era seguace (ma anche ispiratore) di Hitler è semplicistico e anti-educativo. Facendo così si crea uno stereotipo, e gli stereotipi sono facili da smontare. Attenzione, non sto faccendo revisionismo… Penso solo che insegnare la Storia da un punto di vista razionale e levando di mezzo le emozioni, sia il miglior modo per imparare dalla Storia. Forse è quella razionalità che è mancata in Europa nel cinquantennio dopo la seconda Guerra mondiale (è comprensibile visto le conseguenze emotive di questa guerra) e che ha permesso il riemergere di forze neo-fasciste o neo-naziste.
E’ terrificante. Se continuiamo così, non potremo mai dire “non accadrà più”.

Con forza Italia per cambiare ANCHE la Toscana…

21 Marzo 2005 21 Marzo 2005
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Premetto: non so ancora se sono di destra o di sinistra, per ora mi limito a cercare di vedere come stanno le cose finchè ci capirò qualcosa. Ma finchè Prodi promuove la liberalizzazione dei mercati per lottare contro le esportazioni cinesi e Berlusconi il protezionismo (!), la mia comprensione della politica italiana sarà rimandata di qualche anno.

Qualche giorno fa, mi alzo, un pò rincoglionito come è giusto che sia nel cuore del mattino, e cosa trovo con la posta:
Con forza Italia per cambiare anche la Toscana. Vota forza Italia. Elezioni regionali 3-4 Aprile.
Mah… dico sarà che sono ancora rincoglionito. Invece no, c’è proprio scritto per cambiare ANCHE la Toscana. Come dire: quel bastione di comunisti morti di fame che rifiutano il progresso e la civiltà. Secondo mah.
A questo punto la lettura dell’opuscolo mi incuriosisce. in prima pagina possiamo vedere una famiglia media (due genitori belli e felici [il padre è vestito come Bush?!] in un parco con un bambino e una bambina. Scontato).
Ecco qualche frasi che mi hanno colpito:
.”Infrastrutture, una Toscana arretrata”. Mah…
.”Sanità, il carrozzone e la burocrazia della sinistra” da notare la foto di un medico di spalla con il pugno chiuso, pelato e massiccio (è più un incrocio tra un boia e Frankenstein). Mah Mah…
.”Le aziende municipalizzate il sistema del potere rosso” beh qui magari… ci sono spunti di riflessione da fare.

Questo per la parte diciamo, di politica interna, ma ora viene il bello:
.”Cuba, i finanziamenti a Castro”
.”Da San Rossore al….sostegno delle dittature”
.”La cooperazione come strumento per il consenso”
.”Perchè sono sempre stati dalla parte sbagliata” anche qua a dire il vero ci sarebbe uno spunto di riflessione
.”I comuni rossi agli ordini di mosca”

Poi c’è da notare una bella foto di Stalin, un riccordo storico sulla cortina di ferro. Si torna persino a parlare del PCI che fu contro l’Europa dei padri fondatori (De Gasperi, Schuman, Adenauer).

E soppratutto, per finire, eccolo quà. L’unto dal signore. Attenzione, non lo dico in modo irriverente. Ma sulla foto dell’ultima pagina non può essere un uomo normale. Mi spiego:
Le mani allargate con il palmo della mano verso l’alto
La faccia sorridente con la testa leggermente spostata a sinistra (come per dire: Ho compassione, vi perdono, vi capisco, insomma questa testa non dritta è per farci capire che lui è vicino al popolo).
E poi sullo sfondo blu, possiamo vedere che man mano che ci si avvicina con lo sguardo a Berlusconi, il blu diventa sempre più chiaro, fino ad arrivare al bianco.

Bene, manipolare le foto per renderle più belle è una cosa che fanno tutti e che è del tutto normale. Ma un opuscolo basato esclusivamente su foto tarrocate e ricordi storici di 50 anni fa (per risvegliare vecchi rancori contro quei brutti comunisti, come se l’Italia non portasse già sulle spalle il peso di una politica fortemente divisa), mi fa pensare più al populismo, o alla demagogia.
Questo non significa che il Berlusca prenderà o non prenderà il mio voto, perchè un politico (ma comunque senso chiamarlo politico) si giudica dalla politica dalla capacità a comunicare.
Ma rimane il fatto che siamo proprio considerati come la pleba dei tempi antichi. Cosa succederà alle elezioni nazionali? Si organizzeranno di nuovo i giochi al colosseo?

PS: scusate ma non ho trovato le foto di cui vi parlavo su internet, mi limito ad un classico berlusconi.
Riferimenti: Forza Italia

Hardcore

14 Marzo 2005 14 Marzo 2005
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E’ la storia di un uomo che cade da un palazzo di 50 piani. Man mano che cade ripete per rassicurarsi “fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene”

Stiamo precipitando.
Il traffico di stupefacenti
la Prostituzione
La Pedofilia
I Genocidi in Africa e nei Balcani
La criminalità organizzata
I bambini soldati
I 2 miliardi di poveri
La distruzione delle risorse naturali
Gli infanticidi
I parenticidi
La corruzione dilagante
Le migliaia di morti di fame
La pena di morte
La perdita dei valori
Gli scandali finanziari
Il mercato degli organi
La violenza nelle nostre città

“Fino a qui tutto bene.
Fino a qui tutto bene.”
Ma l’importante non è la caduta. E’ l’atterraggio.

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Artista: Ideal J
Canzone: Hardcore
Album: Le combat continue
Anno: 1998

Qu?ils n?essaient pas de me faire croire
Qu?aujourd?hui le monde est cool alors qu?
Hardcore, et critique est la situation dans le monde
Hardcore, comme j?te l?ai dit à chaque seconde des bombes grondent.
Hardcore, les trafics de stupéfiants abondent.
Hardcore, comme si j?faisais sauter une bombe à Disneyland.

Hardcore, des mômes qui font l?trottoir en Thaïlande.
Hardcore, est la sanction quand t?as pas su tenir ta langue.
Hardcore, l?attentat des USA à Hiroshima.
Hardcore, la façon dont les re-nois s?assassinent au Rwanda.
Hardcore, sont les récents évènements en Algérie.
Hardcore, est la façon dont ils détruisent l?Amazonie.
Hardcore, sont les conditions de vie ici en son-pri
Hardcore, des keufs, les lois dans ce pays où le ce-vi sévit.
Hardcore, ce qu?a essayé d?entreprendre Jacques Mesrine.
Hardcore, la fin du monde on en voit les premiers signes.
Hardcore, deux pédés qui s?embrassent en plein Paris.
Hardcore, des scènes de cul à la télé avant minuit.
Hardcore, aujourd?hui la Yougoslavie n?est plus.
Hardcore, demain t?es mort pour une poignée d?écus.
Hardcore, ont sûrement été les émeutes de 68.
Hardcore, la fin violente du parcours de Malcolm X.
Hardcore, l?effet de l?héroïne sur certains.
Hardcore, des animaux servent de cobayes aux terriens.
Hardcore, la rumeur comme quoi le SIDA viendrait d?Afrique.
Hardcore, les preuves comme quoi ils ont dévalisé l?Afrique.
Hardcore, est le trafic d?influence en France.
Hardcore, Maurice Papon aurait trahi la résistance.
Hardcore, parce qu’abusives sont à ce jour les charges sociales.
Hardcore, d?inégale répartition des richesses mondiales
Hardcore, Hardcore comme reconnaître ses torts.
Hardcore, les jeunes sont passionnés de films gores.
Hardcore, sera le journal télévisé de ce soir.
Hardcore, et les gens ont peine à croire au mot espoir.
Hardcore, lorsqu?une fillette de 8 ans disparaît.
Hardcore, et qu?on la retrouve violée, sodomisée.
Hardcore, est le viol dont on a accusé Mike Tyson.
Hardcore, pire encore en ce qui concerne Mickael Jackson.
Hardcore, le harcèlement serait le truc de Bill Clinton.
Hardcore, il n?est pas bon de tromper OJ Simpson.
Hardcore, Marc Dutrou a ses fans au tribunal.
Hardcore, serait le rétablissement d?la peine capitale.
Hardcore, est déjà aujourd?hui la peine maximale.
Hardcore, l?article L 432 du code pénal.
Hardcore, est le travail de bâtard d?un procureur.
Hardcore, l?inspecteur Harry, Hooker, Hunter sont des tueurs.
Hardcore, est la grimpée en flèche du FN.
Hardcore, sont les propos extrêmes de c?bâtard d?Le pen.
Hardcore, le Klu Klux Klan.
Hardcore, est la mauvaise graine de haine qu?il sème.
Hardcore, sont les crimes dont on accuse le GIA.
Hardcore, est la façon dont est llé-gri K’1fry Mafia.
Hardcore, le FLNC se fait entendre en Corse.
Hardcore, la Gestapo appliqua des méthodes féroces.
Hardcore, guerre de 100 ans, de 100 jours, de toujours.
Hardcore, guerres mondiales et bientôt le troisième tour?
Hardcore, les flics noirs ne sont que des traîtres et j?en bave de rage.
Hardcore, le temps où les negros étaient esclaves.
Hardcore, fût la révolution française 1789.
Hardcore, peut-être l?issue d?une simple histoire de seufs.
Hardcore, et violentes sont les interventions du RAID.
Hardcore, lorsqu?on affirme que si tu nous testes t?es dead.
Hardcore, lorsque ton ennemi t?étouffe au corps à corps.
Hardcore, comme L.A.S. je l?serai jusqu?à la mort.
Hardcore, fut le décès de Malik Ousekine.
Hardcore, serais la reconquête de la Palestine.
Hardcore, comme mourir pour une cause qu?on croit juste.
Hardcore, quand tu crois qu?ici bas tu n?es qu?un martyre de plus.
Hardcore, quand t?es persuadé que le bien ne peut triompher.
Hardcore, parce qu?hier t?as tué, aujourd?hui t?es respecté.
Hardcore, sont les fléaux qui nous frappent ici bas.
Hardcore, de la peste au cancer jusqu?au SIDA.
Hardcore, le dévergondage des femmes dans l?monde entier.
Hardcore, serai l?enfer qui nous est prédestiné.
Hardcore, parce qu?on approche du jugement dernier.
Hardcore, parce que les meilleurs s?en vont toujours les premiers.
Hardcore, (9x)

Dès qu?j?fait c?morceau, ça part en couille.
J?entend une réaction de mauvais garçons dans la foule.
Fous la merde s?il le faut, fous ta cagoule.
Qu?ils essaient pas de te faire croire qu?aujourd?hui le monde est cool.

Traduzione:

Appena comincio sto pezzo tutto va a puttane.
sento la reazione da cattivo ragazzo nella folla.
fai casino se necessario metti il passamontagna.
che non ci provino a farti credere che oggi il mondo è cool.
Non devono provare a farmi credere
che oggi nel mondo tutto va bene
Hardcore, critica è la situazione nel mondo
Hardcore, come t’ho detto ad ogni secondo c’è una bomba che gronda
Hardcore, il traffico di stupefacenti abbonda
Hardcore, è come se facessi saltare in aria Disneyland

Hardcore, ragazzetti che battono in Tailandia.
Hardcore, è la sanzione quando non sai tenere la lingua.
Hardcore, è l’attentato ad Hiroshima.
Hardcore, è il modo in cui i neri si massacrano in Ruanda.
Hardcore, sono i recenti avvenimenti in Algeria.
Hardcore, è il modo con il quale distruggono l’amazonia.
Hardcore, sono le condizioni di vita qui e il prezzo da pagare.
Hardcore, i poliziotti, le leggi in questo paese dove il vizio prevale.
Hardcore, quello che ha intrappreso Jacques Mesrines.
Hardcore, la fine del mondo, nè vediamo già i primi segni.
Hardcore, due frocci che si baciano nel mezzo di Parigi.
Hardcore, scene porno alla televisione prima di mezzanotte.
Hardcore, oggi la Jugoslavia non c’è più.
Hardcore, domani sei morto per un pugno di scudi.
Hardcore, sono sicuramente state le sommosse del ’68.
Hardcore, la violenta fine di Malcolm X.
Hardcore, l’effetto della cocaina su alcuni.
Hardcore, animali servono da cavie ad umani.
Hardcore, la voce secondo la quale l’AIDS verrebbe dall’Africa.
Hardcore, le prove che accertano che hanno sfruttato l’Africa.
Hardcore, è il traffico di influenze in Francia.
Hardcore, Maurice Papon avrebbe tradito la resistenza.
Hardcore, perchè esagerate sono oggi le prelevamenti sociali.
Hardcore, l’inegale ripartizione delle ricchezze mondiali
Hardcore, come riconoscere i propri torti.
Hardcore, i giovani sono appassionati di film horror.
Hardcore, sarà il TG di stasera.
Hardcore, e la gente a malapena crede nella parola speranza.
Hardcore, quando una ragazzetta di 8 anni sparisce.
Hardcore, et la ritrovano violentata, sodomizzata.
Hardcore, è lo stupro del quale è accusato Myke Tyson.
Hardcore, peggio ancora per quel che riguarda Mickael jackson.
Hardcore, il sexgate è l’affare di Bill Clinton.
Hardcore, non conviene tradire O.J. Simpson.
Hardcore, Marc Dutrou ha i suoi fan dentro il tribunale.
Hardcore, sarebbe il resaturo della pena capitale.
Hardcore, già è oggi la pena massima.
Hardcore, l’articolo L 432 del codice penale.
Hardcore, è il lavoro da bastardo del PM.
Hardcore, l?ispettore Harry, Hooker, Hunter sono degli assassini.
Hardcore, è il successo del FN (fronte nazionale).
Hardcore, sono le politiche di quel bastardo di Le Pen.
Hardcore, il Ku Klux Klan.
Hardcore, e il cattivo seme di odio che semina.
Hardcore, sono i crimini commesi dalla CIA.
Hardcore, è il modo in cui llé-gri K’1fry Mafia.
Hardcore, il FLNC si fa sentire in corsica.
Hardcore, la Gestapo adottò metodi feroci.
Hardcore, guerra dei 100 anni, dei 100 giorni, di sempre.
Hardcore, guerre mondiali e tra poco il terzo giro?
Hardcore, i poliziotti neri sono solo tradittori e ne sbavo di rabbia.
Hardcore, il tempo in cui i negri erano schiavi.
Hardcore, fu la rivoluzione francese del 1789.
Hardcore, forse non fu il culmine di una bassa storia di sesso.
Hardcore, violente sono le intervenzioni del RAID.
Hardcore, quando uno afferma che se ci provi sei morto.
Hardcore, quando il tuo nemico ti soffoca a corpo a corpo.
Hardcore, in quanto L.A.S. lo sarò fino alla morte.
Hardcore, fu la morte di Malik Oussekine.
Hardcore, sarebbe la riconquista della Palestina.
Hardcore, come morire per una causa in cui crediamo.
Hardcore, finchè non ti rendi conto che sei solo un martire in più.
Hardcore, quando sei convinto che il bene non potrà mai vincere.
Hardcore, perchè ieri hai ucciso, oggi sei rispettato.
Hardcore, sono le piaghe che ci becchiamo qui.
Hardcore, dalla peste al cancro fino all’AIDS.
Hardcore, la sfrontaggine delle donne nel mondo intero.
Hardcore, sarà l’inferno che ci è predestinato.
Hardcore, perchè ci avviciniamo del giudizio finale.
Hardcore, perchè i migliori vanno via sempre per primi.
Hardcore, (9x)

Appena comincio sto pezzo tutto va a puttane.
sento la reazione da cattivo ragazzo nella folla.
fai casino se necessario metti il passamontagna.
che non ci provino a farti credere che oggi il mondo è cool.
Riferimenti: Hardcore

Europa sì, Europa no.

7 Marzo 2005 7 Marzo 2005
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Sono cresciuto durante gli anni della caduta del muro di berlino, della ratificazione del trattato di Maastricht, dell’allargamento all’Europa. Sono cresciuto in una mentalità europeista. Ora che sono alla fine dell’Università, mi stanno venendo seri dubbi sulla fondatezza dell’Europa.
L’Europa Economica esiste già in gran parte. Con la liberalizzazione dei movimenti di capitali, la creazione della Banca centrale Europea ecc. Ma l’unione economica europea non porta nessun vantaggio. Secondo il modello Mundell-Flemming, ci troviamo oggi in una situazione di cambi fissi (all’interno dell’Europa, nel senso che abbiamo una sola moneta) con libertà di movimento dei capitali. Ora, come fà un governo ad attuare una politica economica? Si sa lo strumento più facile da usare è il tasso d’interesse, ma questo è vincolato dai parametri di Maastricht e dal d’interesse mondiale. La politica monetaria (determinazione del tasso d’interesse) non è efficace in un modello di cambi fissi senza controllo dei movimenti di capitali. Non ci sono dubbi che entrando in Europa, i paesi delegano una gran parte del loro destino nelle mani di una istituzione che non esiste ancora pienamente. Quali sono i vantaggi economici per l’Italia? Prima potevamo contare su numerose sovvenzioni in quanto l’Italia era uno paese con zone arretrate. Ma con l’allargamento ai paesi dell’est e alla turchia, questi vantaggi verrano a scomparire. Cosa rimarrà allora? Vale la pena rinunciare alla politica economica italiana per transitare liberamente nei paesi Europei (il che è poi tutto da verificare in quanto ci sono costanti controlli alle frontiere)?
Da un punto di vista Politico, l’Europa è ancora allo Stato embrionale, non è nemmeno possibile dare un commento su una Istituzione politica che non esiste. Ma alla luce della precedente spiegazione viene una domanda. Se non possiamo più controllare la politica economica del nostro paese attraverso le elezioni nazionali, ma allora, per chi e per cosa votiamo????

Penso che ci siano due soluzioni a questo problema. O si accellera il processo di unificazione politica dell’Europa, rendendola in poco tempo una specie di Stati Uniti D’Europa. Bisogna notare che questa decisione andrebbe contro millenni di Storia e contro identità culturali molto differenziate. Sarebbe una sorta di unificazione venuta dall’alto come quella italiana del 1861.
Oppure si torna indietro. Ognuno per sè. Ogni paese sovrano della propria politica economica.

Calexico

5 Marzo 2005 5 Marzo 2005
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Non esiste la musica brutta. Ci sono tanti tipi di musica, per tutti i momenti, per tutte le situazioni, per tutti i luoghi. La musica che metto in macchina non c’entra niente con quella che metto a casa in sottofondo per una cena tra amici, oppure quella che metto per studiare.
Oggi voglio parlare di un disco che si ascolta, nel senso si ascolta e basta. La musica non è un mezzo, ma è il fine in se stesso. sono quegli album che senti per sentirli, non per rilassarti, distrarti, o riempire i vuoti. Sei a casa, non sai cosa fare, il tuo sguardo incrocia la tua discoteca, e tra le decine di dischi ti viene in mente quello. Lo vuoi subito, ora. Magari hai anche altri dischi più belli, però in quel momento vuoi quello. C’è il silenzio. Apri la custodia e metti il disco nel lettore, quel silenzio prima di pigiare il tasto Play è da film, ogni volta è la stessa cosa: sta per cominciare un’avventura. Ti butti sul divano, stravaccato in una posizione che le leggi della fisica non sanno spiegare, e parti. il viaggio è cominciato.

Calexico. The Black Light. Quel viaggio devo ammettere che non l’ho fatto tante volte. Sarà per l’atmosfera così diversa da quello che conosco. Si sa il diverso è angoscioso, mette a disagio. E’ un viaggio in America. Non quella America, l’altra America. Quella dei paesini persi nel mezzo dei deserti aridi, sbattuti di continuo dal vento e dalla sabbia, quell’america un po sfigata che è rimasta aggrappata alle rotaie del treno per il Far West. La vita scorre lentamente, non c’è niente, ogni tanto ti può capitare di incontrare una persona, ma sono più numerosi i racconti di questo posto che le persone che incontri. America di poche parole. Questo posto è davvero particolare. Nascosto da un velo di malinconia.
Cala la notte. E’ strano. Invece di stare peggio, ti senti meglio. Come se l’oscurità avesse il potere di nascondere la malinconia. Intravedo qualche persona, vengono verso di me. La notte in questo posto crea legami. Il buio nasconde le differenze, i colori. Non è quella notte buia e pericolosa che abbiamo da noi.
Ecco qua. Me lo aspettavo. In ogni viaggio, in ogni disco, si incontra prima o poi l’amore. Eccola che arriva nella sua versione spagnoleggiante, piena di colori, Rosso, giallo, orecchini d’oro, capelli neri, pelle olivastra, fiera, dritta. Una tempesta nel deserto. Sembra l’unica cosa realmente viva qui. Una boccata d’aria, di vitalità, in un posto così.
E’ stato breve. Già Se n’è andata. Ma ha lasciato qualcosa. Un sentimento, non si capisce se è tristezza, o gioia. Se n’è andata. Rimane il mio sorriso. Era bello.

Nome: Calexico
Album: The Black light
Anno: 1998
Voto: ****

1. Gypsy’s Curse
2. Fake Fur
3. The Ride, Pt. II
4. Where Water Flows
5. The Black Light
6. Sideshow
7. Chach
8. Missing
9. Minas de Cobre (For Better Metal)
10. Over Your Shoulder
11. Vinegaroon
12. Trigger
13. Sprawl
14. Stray
15. Old Man Waltz
16. Bloodflow
17. Frontera

Parlare del cambiamento climatico ci dà fastidio

3 Marzo 2005 3 Marzo 2005
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Sicuramente leggendo il titolo penserete "ancora uno di quei ambientalisti-comunisti che è fissato con la foresta amazzonica, le foche dell’antartide e le migrazioni dei fenicotteri andalusi". Per fortuna non sono (o per lo meno non mi considero) così, e non sono nemmeno comunista. Però in tutti quei discorsi che fanno gli scienzati, c’è qualcosa che mi preoccupa. Tutti sono unanimi per dire che corriamo alla catastrofe. Ma non a una catastrofina; qua stiamo parlando di cataclisma vero e proprio, una tragedia per l’ecosistema della Terra. Qua, c’è qualcosa che non mi torna. O quei scienziati sono tutti comunisti-ambientalisti pazzi, di quelli fissati di cui parlavo prima, oppure c’è qualcuno che cerca di chiudere gli occhi. Anzi, 6 miliardi di persone che chiudono gli occhi e fanno finta di niente. Per rassicurarmi, voglio credere che la prima risposta al problema è esatta, ovvero il mondo scientifico è costituito da un gruppo di estremisti pazzi che vogliono solo creare scompiglio nella dolce Terra dove viviamo in pace e armonia con la natura (faccendo così dite che assomiglio a qualcuno?….). L’ambiente non è un problema che riguarda la politica. Le idee ambientaliste non si possono collocare nella dimensione destra-sinistra. Le idee ambientaliste cercano di difendere non l’interesse di un gruppo (questo è il principio di un partito politico), ma diffendono un interesse che è di tutti, anche dell’industriale che emette quantità stratosferiche di sostanze inquinanti nell’atmosfera, in quanto anche lui vorrebbe vivere su una terra dove si POSSA vivere. L’ambiente non c’entra niente con le ideologie politiche, ma tutti i partiti dovrebbero curarsene alla stessa maniera. E invece no. Per ora, Kyoto o non Kyoto, non è cambiato assolutamente niente. Non sembra che ci sia una preoccupazione a livello mondiale dei pericoli che corriamo. Vorrà dire che tutto questo allarmismo del mondo scientifico è sicuramente un altro complotto di quei comunisti… PS: Ma avete notato come è bella la nostra Terra vista dallo spazio? ogni volta che si vede un immagine sembra sempre di riscoprirla.

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Manchester da erasmus…..

1 Marzo 2005 1 Marzo 2005
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Sono stato un anno in UK con il programma erasmus. Salford, periferia di Manchester. Prima della partenza non ero molto entusiasta in quanto ho sempre percepito l’Inghilterra come un paese freddo e senza interesse. Poi il mio tutor mi avveva avvisato dei PERICOLI che uno corre quando va ad abitare a Salford. Insomma non avevo il classico entusiasma di ogni studente erasmus che si prepara ad un anno di Sea Sex and Sun,(infatti mo che ci penso non ho visto nè il sea nè il sex nè il sun) ma ero piuttosto pieno di curiosità.
Se devo dire la verità, Salford fa effettivamente cagare. Mi sono trovato benissimo nel contesto Universitario, ma la città rimane un bucco per “scally” dove uno è rispettato solo se ha ammazzato. Tuttavia Salford sta a 15 mn da Manchester con il bus (è meglio non andare a piedi). il grande Manchester è una città enorme, ma il centro è abbastanza piccolo, si puo girare tutto in un giorno facilmente. Non è una città all’italiana, è una città moderna senza particolari bellezze o monumenti, l’unico museo è quello sull’industrializzazione. Tuttavia per chi apprezza il fascino delle costruzioni moderne, la zona di market street è molto interessante.
Manchester è insomma una città per vivere più che da visitare.
Qualche consiglio per chi vuole andare a Manchester:
- Si trovano biglietti aerei della easyjet o ryanair che arrivano a Liverpool (1 ora da Manchester) da qualsiasi città Italiana. E’ sconsigliato arrivare a Londra (a parte se è per visitare) perche il viaggio Londra manchester costa 65 Euro e dura 6 ore con il bus…..
- La vita notturna di manchester va vissuta assolutamente, attenzione ai vestiti (scarpe nere e camicie sono obbligatorie). Bisogna uscire presto perchè la maggior parte dei locali chiude alle 2. Sono fortemente consigliati il Lucid (posto strafigo da vedere) e il M2 (dove a volte si improvvisano Break Battle). poi ci sono una quantità impresionanti di altre discotechee bar/club.
- La sera è sconsigliato tornare a casa a piedi o con il bus, anche perchè in Inghiltera, se si è in 4 amici è più conveniente prendere il Taxi.
- Per chi ama fare shopping, a parte Market street, esiste a Trafford (periferia) uno dei piu grandi centri commerciali europei, il Trafford Center. In città ci sono anche tanti negozi, da Primark che vende i vestiti a 5 euro, a Selfridges (un grand ecentro commerciale con tanti negozi di lusso)che vende capi di lusso.
- Per chi ama la musica, Manchester è la capitale della musica in Europa, i concerti sono strepitosi, i gruppi dal vivo bravi, da lì nascono parecchie band storiche e tante correnti musicali.
- Per chi ama il calcio… l’Old Trafford del Manchester United a Trafford, è possibile visitare lo stadio (vale la pena solo per chi è appassionato, io lo conosco perchè ci ho lavorato un anno)

Religione e società economica

28 Febbraio 2005 28 Febbraio 2005
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Weber diceva nell’”L’etica protestante e lo spirito del capitalismo” che uno dei fattori che hanno permesso all’Inghilterra di essere la prima nazione a svilupparsi (facciamo riferimento qui alla rivoluzione industriale dell’800) era proprio il fatto di avere un’etica protestante, ovvero un’etica propensa allo sviluppo del capitalismo.
La religione influisce certamente sul processo di sviluppo economico, in quanto influenza grandemente la mentalità, l’etica nelle aprole di weber delle popolazioni (sia negli Stati a carattere religioso che nei paesi laici). L’influenza della religione sulla nostra cultura, sulla nostra mentalità, sulla nostra vita è cosi ampia e allo stesso tempo discreta che spesso viene la voglia di non accettarla.
Sarebbe falso pretendere che una mappa delle religioni si possa sovvrappore ad una mappa dello sviluppo economico, quello che si può affermare invece, è che ci sono caratteristiche in ogni fede che rendono più facile lo sviluppo di uno spirito capitalista. Per esempio, nel Protestantesimo, la ricchezza è considerata come un dono di Dio, come un segno: La ricchezza è un segno che l’uomo è stato prescelto da Dio per andare in paradiso. Il concetto della vita semplice e rigorosa del protestantesimo trova grandi analogie con la fondamentale nozione del risparmio nelle teorie neoclassiche. Il Cattolicesimo va completamente in senso opposto, il ricco e il risparmio sono percepiti come peccato. La visione del mondo è molto più comunitaria, tutto è di tutti, quindi non serve a niente risparmiare. L’Islam vede nel commercio un’attività santa, in quanto il profeta Maometto era un mercante, il denaro e la ricchezza non sono oggetti di peccato, ne di venerazioni.
Delle tre principali religioni monoteiste (Cristianesimo, Islam, Ebraismo) solo il Cattolicesimo sembra avere un’etica anti-capitalista. La storia dello sviluppo economico tardivo del sud Europa conferma l’argomento dell’influenza del fattore religioso.
Possiamo dire che esiste un’etica capitalista? Come definirla? E’ morale o ammorale? Come giudicarla?

Considero questo articolo come la punta di un iceberg per aprire una discussione più vasta sull’argomento. Aspetto i vostri commenti!!!!!!!!

Kyoto 京都

28 Febbraio 2005 28 Febbraio 2005
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Kyoto è la città Giapponese che mi è rimasta più nel cuore. Là sono stato ospitato dalla nonna di questo mio amico, e in quanto calore umano rivaleggiava alla pari con le nostre nonne italiane!!! Chi ha detto che i giapponesi sono freddi e non mostrano i loro sentimenti?
Kyoto è la città che rappresenta meglio il Giappone secondo me: una parte tradizionale, con tanti templi (da vedere assolutamente il tempio d’oro Kinkakuji) e una parte moderna molto ricca, pulita, “high tec” che fa impalidire le città moderne europee. In ogni caso è molto più pulita e vivibile di Tokyo.
Da vedere:
- Il tempio Kinkakuji ricoperto d’oro (v.foto) e la sua replica in argento
- Il centro con tanto di centri commerciali lussuosi ma anche mercatini con prezzi buoni anche per chi viene dall’Italia
- I templi di Yasaka jinjya
- Uno dei tanti bar giapponesi tradizionali dove l’ospitalità è tanto forte che un occidentale è quasi a disagio. Con terrazzo lungo il fiume, tavolini bassi e la gente distesa per terra su comodi tapetti di paglia bevando il sakè o la birra giapponese….
- Una delle sala giochi e patchinko (è incredibile vedere come un uomo possa stare ore ed ore dietro a una macchinetta a guardare palline che si muovono, senza poter influire sul risultato… deve essere come guardare passivamente il suo destino compiersi senza poter fare nulla per cambiarlo)
- Un manga cafe: esperienza assolutamente straordinaria, è il posto dove tutti i ragazzi giapponesi che sono rimasti in città per la notte vanno a dormire, internet, playstation, dvd, manga, bevande gratis, e una comoda poltrona massaggiante, il tutto in una cabina personale per la somma di 10-15 euro a notte!
- La strada “Sinju” una delle arterie principali della città
- La stazione dei treni imponente per la sua struttura.

Tokyo-To

28 Febbraio 2005 28 Febbraio 2005
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A Tokyo sono stato da un amico d’infanzia giapponese. Cosi ho vissuto in una casa tipica a Ogikubo con la sua famiglia e ho avuto l’occasione di conoscere il Giappone da dentro. Shinzuku, Ginza, Odaiba, Shibuya, Ropponghi sono i quartieri più famosi di Tokyo. Per immaginare che cos’è una città giapponese bisogna dimenticare tutti i preconcetti. A Tokyo la vita di quartiere è molto forte, ogni quartiere ha la sua specificità, e può essere considerato come una città a se stesso. tuttavia, appena si entra nelle zone frequentate e non residenziali, nei centri (al plurale, ci sono tanti centri a Tokyo) della città, niente non è più normale. I negozi di orologi, le salle giochi e i patchinko (sono dappertutto), i negozi di elettronica, TUTTO è su minimo 7 piani. La quantità di negozi ristoranti commerci è impressionante. Per avere un’idea della grandezza di Tokyo, basta pensare che ogni quartiere è quasi grande come una città Italiana. Devo dire che non è la città che mi è piaciuta di più in giappone. Tokyo è una città con diverse faccettature, nel quartiere bizness di Shinzuku possiamo vedere una foresta di grattacieli enormi e a 20 metri una comunità di senza tetto che trovano rifugio in un parco. Tokyo è ricca, ma non è la città che si percepisce dall’Europa. A Tokyo si vede la povera gente per strada, la prostituzione dilagante, i quartieri rossi tipo Amsterdam, gli hotel a ore che pullulano vicino alle discoteche, e si percepisce anche la presenza della criminalità organizzata. E’ difficile dare un volto a questa città, perche ci sono stato 10 giorni, e ci vorrebbero anni e anni per capire il Giappone e i giapponesi. Ma quello che è sicuro, è che è una società piena di contrasti, di incompatibilità che solo i Giapponesi hanno la capacità di rendere compatibili.

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Andare in Giappone: 日本

28 Febbraio 2005 28 Febbraio 2005
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Giappone

Ho avuto la possibilità e la fortuna di trascorrere due settimane in Giappone. Non è necessario spiegare che è veramente un altro mondo. Un altro pianeta. Per il turista occidentale (non importa il grado di apertura mentale), sbarcare all’aeroporto Tokyo Narita è come sbarcare sulla luna. Quello che colpisce per primo il turista sono le distanze, per attraversare Tokyo ci vogliono minimo due ore, e non pensare che una volta arrivati all’aeroporto siete arrivati a casa! Sono necessarie altre 2 ore e mezza per arrivare al centro di Tokyo.
Consigli per i futuri viaggiatori:
1. Si trovano biglietti aerei a 700 euro andata e ritorno (è il minimo che ho trovato).
2. E’ fortemente consigliato andare a dormire da un amico o da una persona che abita lì, in quanto si può veramente vivere l’esperienza giapponese solo in questo modo. Alberghi & CO sono carissimi.
3. Il costo della vita è effettivamente molto elevato, soppratutto per quello che riguarda i trasporti, tuttavia si può mangiare nei ristoranti (sushi, fritture, pizze giapponesi) abbondantemente per soli 4-5 euro!!!
4. Se volete viaggiare da una città all’altra, scegliete bene che tipo di treno prendere…. da Tokyo a Kyoto sono 250 euro con il treno rapido (2 ore) ma con 20 euro (biglietto giornaliero con treni regionali), gli studenti (anche stranieri) possono viaggiare in tutto il giappone (da Tokyo a Kyoto 8 ore con 9 cambi…. ma ne vale la pena!!! e il viaggio stesso è un’esperienza!)
5. Il clima, a settembre, quando ci sono andato io, il clima è affoso, molto umido e caldo, ma sopportabile. Attenzione a non stare male…. il primo impatto appena arrivati può causare “problemi di digestione”…. (non ho capito ancora se erano dovuti alle 12 ore di aereo, al Wasabi, o al clima umido…)
6. Quando andate al bagno: NON pigiate tutti i bottoni che vedete, senò rischiate di prendervi una spruzzata d’acqua nel portapiume…. I WC sono infatti allo stesso tempo autoriscaldanti (bello in inverno ma terribile in estate) e fanno anche bidet. Attenzione! nei centri commerciali e in campagna ci sono ancora tanti WC “alla turca”.
7. IMPORTANTISSIMO per chi non sa dove dormire: esistono in giappone locali chiamati “manga cafe”. Sono un incrocio tra una biblioteca e un internet point, aperti 24/24 si noleggiano delle cabine con tanto di poltrone massaggianti, televisori, DVD, internet, playstation, ciabatte per rilassarsi, bevande gratis ecc. Per la somma di 10-15 euro a notte. La doccia è disponibile!!!!! Provata e testata dal sottoscritto piu volte è un ottima alternativa all’albergo per chi non ha problemi a dormire su una poltrona (peraltro comodissima).

Tokyo-To

A Tokyo sono stato da un amico d’infanzia giapponese. Cosi ho vissuto in una casa tipica a Ogikubo con la sua famiglia e ho avuto l’occasione di conoscere il Giappone da dentro. Shinzuku, Ginza, Odaiba, Shibuya, Ropponghi sono i quartieri più famosi di Tokyo. Per immaginare che cos’è una città giapponese bisogna dimenticare tutti i preconcetti. A Tokyo la vita di quartiere è molto forte, ogni quartiere ha la sua specificità, e può essere considerato come una città a se stesso. tuttavia, appena si entra nelle zone frequentate e non residenziali, nei centri (al plurale, ci sono tanti centri a Tokyo) della città, niente non è più normale. I negozi di orologi, le salle giochi e i patchinko (sono dappertutto), i negozi di elettronica, TUTTO è su minimo 7 piani. La quantità di negozi ristoranti commerci è impressionante.
Per avere un’idea della grandezza di Tokyo, basta pensare che ogni quartiere è quasi grande come una città Italiana. Devo dire che non è la città che mi è piaciuta di più in giappone. Tokyo è una città con diverse faccettature, nel quartiere bizness di Shinzuku possiamo vedere una foresta di grattacieli enormi e a 20 metri una comunità di senza tetto che trovano rifugio in un parco. Tokyo è ricca, ma non è la città che si percepisce dall’Europa. A Tokyo si vede la povera gente per strada, la prostituzione dilagante, i quartieri rossi tipo Amsterdam, gli hotel a ore che pullulano vicino alle discoteche, e si percepisce anche la presenza della criminalità organizzata. E’ difficile dare un volto a questa città, perche ci sono stato 10 giorni, e ci vorrebbero anni e anni per capire il Giappone e i giapponesi. Ma quello che è sicuro, è che è una società piena di contrasti, di incompatibilità che solo i Giapponesi hanno la capacità di rendere compatibili.

Plauso allo studente fuori sede

28 Febbraio 2005 28 Febbraio 2005
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Lo studente fuori sede è un’ “animale” particolare nel mondo universitario e nella società in generale. Infatti è impossibile pensare che un giovane che sia partito da casa a 18 anni segua il medesimo sviluppo intelletuale e sociale di un ragazzo che è abituato alle comodità (e agli svantaggi) della casa materna.
Cosa c’è di meglio per sviluppare uno spirito di indipendenza, per aumentare la propria capacità sociale, per incrementare l’arco delle esperienze vissute, per aprirsi al mondo, che partire in una città sconosciuta e ricominciare in un certo senso la vita a 18 anni.
Ovviamente non si può negare che il solo fatto di studiare, e a maggior ragione fuorisede, è un lusso che non tutti si possono permettere. Se analizziamo l’origine sociale degli studenti italiani Laureati non si può credere che le barriere sociali sono state completamente distrutte dal sistema scolastico ed universitario (e la situazione non potrà certo migliorare se ci affidiamo al sistema dell’educazione privatistica), tuttavia le borse di studio sono uno strumento significativo che permettono ad una grande parte della popolazione di avere una vera scelta a disposizione: studiare (e dove studiare) o lavorare.

Democrazia come unica forma "buona" di governo?

26 Febbraio 2005 26 Febbraio 2005
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W. Churchill diceva della democrazia che era una pessima forma di governo ma che era la migliore.
Oggi nel mondo occidentale la democrazia è un dogma, si cerca a tutti i costi di diffonderla nel mondo intero. La diffusione della democrazia è persino uno degli obiettivi principali del Fondo Monetario Internazionale.
Da un punto di vista strettamente economico, è davvero inconcepibile immaginare uno sviluppo prospero in un regime non democratico? La Storia sembra dirci il contrario: la democrazia è sempre arrivata quando lo sviluppo era arrivato ad uno stato già avvanzato. Lo sviluppo economico necessita di uno Stato forte, soppratutto nei primi tempi, perchè è contro l’interesse di tutti i paesi piu sviluppati vedere emergere un’altra economia. Questo perchè un territorio fonte di domanda si trasforma in fonte di offerta (certamente la domanda del paese in via di sviluppo aumenterà, ma non quanto la sua offerta, questo è vero soppratutto nel caso di uno sviluppo basato sulle esportazioni). E’ quindi fondamentale che lo Stato del paese emergente sia forte abbastanza per andare contro l’interesse delle potenze egemone e attuare una politica economica che vada innanzitutto nell’interesse della propria Nazione e del proprio popolo, senza tenere conto per forza delle norme e della morale (peraltro mutevoli) che esistono nella società internazionale.
Alla luce di questi argomenti, è giusto esportare a tutti i costi al democrazia in tutti i paesi del mondo senza fare distinzioni e senza considerare il livello di sviluppo economico raggiunto dai suddetti paesi? Oppure dobbiamo considerare la democratizzazione del mondo come un modo per i paesi più svilluppati di esercitare una certa forma di controllo (tramite le organizzazioni internazionali) sui paesi in via di sviluppo?
aspetto le vostre risposte!!!