W la globalizzazione!!!


Fra qualche settimana dal 13 al 18 dicembre si terrà a Hong Kong la sesta conferenza ministeriale del WTO. Questa data è importantissima in quanto si cercheranno di risolvere le problematiche legate al commercio internazionale, in particolare uno dei temi più importante sarà l’abolizione delle barriere commerciali europee sui prodotti agricoli. Negli ultimi anni osserviamo un processo di cambiamento degli equilibri internazionali. Il bipolarismo USA-Europa è stato messo in discussione dalle economie in via di sviluppo, in particolare Brasile, Messico, Cina e India. Il fattore che ha provocato questo inizio di riequilibrio mondiale è la crescita delle nuove economie, possibile grazie alla liberalizzazione degli scambi. I no-global hanno il pregio di avere tanta energia e tanta buona volontà (qualità che mancano nella maggioranza dei giovani di oggi, io per primo), e per questo vanno ammirati, ma purtroppo combattono dalla parte sbagliata senza saperlo. Il liberismo reale permette ad ogni paese di crescere secondo il suo modello di sviluppo, secondo le sue specializzazioni produttive. List è un grande autore a questo proposito. il problema è che oggi i paesi occidentali sono i primi a non rispettare le regole del commercio internazionale, creando barriere protezionistiche o costringendo gli altri paesi al liberismo secondo la loro convenienza.
Perchè i paesi in via di sviluppo stentano a crescere?
Si parla tanto di debito, giustamente perchè è un problema estremamente rilevante. Ma la base di tutti i problemi è un altro.
Le esportazioni, ovvero il modo più semplice di acquisire valuta estera e di far crescere il paese sono fondamentali per l’economia. I paesi in via di sviluppo sono per definizione meno sviluppati (si parla in termini economici) dei paesi industrializzati. I PVS sono quindi specializzati nella produzione di beni tradizionali ed agricoli. Ed ecco il vero nodo del problema: Secondo le leggi naturali dell’economia, le banane brasiliane costano meno delle banane europee, semplicemente perchè il costo del lavoro in Europa è più alto. Quindi secondo un sano liberismo, il brasile dovrebbe crescere in un primo tempo esportando i prodotti in cui è specializzato (le banane sono solo un esempio) e seguendo poi passo dopo passo il cammino dell’industrializzazione, del progresso tecnologico e dello sviluppo. Il problema qual’è? Che i paesi occidentali industrializzati, e L’Europa più degli altri hanno una visione tutta loro del liberismo. Il protezionismo a favore del settore agricolo europeo (si ricordi che il 40% dei fondi comunitari sono destinati all’agricoltura….) è semplicemente vergognoso. Mentre il sistema economico europeo tende verso una terziarizzazione dell’economia, l’intervento degli Stati europei condanna gli agricoltori ad una esistenza-dipendenza. Un agricoltore senza i fondi europei non ce la può fare, perchè i prodotti dei PVS sono molto più competitivi. E’come accanirsi per far vivere artificialmente un corpo ormai morto clinicamente. L’Europa ha già finito da tempo ormai la fase di movimento dalle campagne alle città, anzi siamo già avviati da qualche decennio nella fase di deindustrializazzione. La riduzione al minimo del settore agricolo va visto come un processo naturale nelle nostre società moderne, magari una parte dei produttori europei si potrebbe anche specializzare nei prodotti di lusso (come il vino o l’olio) o di qualità (non capisco com’è che in un mondo dove tutto si compra non posso comprarmi un pollo -magari anche a 20 euro al chilo- che abbia sgambettato dalla nascita in un prato e che sappia di pollo). Io capisco una persona che dice “proteggiamo le nostre produzioni agricole”, ma questa persona deve essere cosciente che proteggere i nostri prodotti non competitivi significa danneggiare ingiustamente gli altri produttori più poveri, e soppratutto versare 40% delle risorse europee in un settore che non ha futuro. Questa politica non può che essere dannosa a lungo termine.
La struttura dell’economia cambia con lo sviluppo, e le tensioni sociali come la creazione e la morte economica di interi gruppi sono fattori naturali di cui non bisogna avere paura.

A dicembre i paesi in via di sviluppo vanno a Hong Kong per negoziare e cercare di ridurre le barriere protezionistiche europee. Gli Stati uniti hanno già dato il loro accordo. Siamo soli contro il mondo, e io a dicembre tiferò Cina, India e Brasile, perchè è dalla trasparenza, dalle pari opportunità e sopratutto da regole uguali per tutti che può cominciare un mondo migliore.
W la globalizzazione! Quella vera!



11 Commenti to “W la globalizzazione!!!”

  1.   sc Says:

    perchè dici cosi? (rif. mio blog)

  2.   capitangoku Says:

    ciao ucca,
    anche io passo sempre a trovarti, anche se ultimamente non stavo piu’ lasciando commenti perchè gli argmenti non mi coinvolgevano piu’ di tanto.
    sono d’accordo con te riguardo alla globalizzazione, e quello che scrivi mi ricorda tanto un testo che ho letto qualche giorno fa in appoggio al corso di economia internazionale. spero che capisca l’inglese, te lo mando in allegato a una mail… ciao ciao
    capitangoku

  3.   NNS Says:

    Io, sinceramente, quando vedo gli USA d’accordo su una strategia commerciale, mi tocco le palle e vado a cercare punteruolo di legno e treccia d’aglio.

  4.   UcCaBaRuCcA Says:

    Per NNS:
    Eh eh h eh eh!!! il realismo USA è impressionante… Tuttavia non è da escludere che in questo caso il loro interesse combaccia con quello dei PVS.

  5.   R.Rien Says:

    Gli europei stanno dappertutto piangendo lacrime anche troppo amare perchè poco a poco stanno perdendo tutto il “benessere superfluo” accumulato negli anni di stabilità e progresso economico. Nei periodi di crisi economica, cui si coniuga quasi sempre un non preventivato, altalenante , significativo, progresso della disoccupazione,il lavoratore cerca ogni mezzo per garantirsi il mantenimento dell’acquisito, mentre il governante tituba nell’ adottare provedimenti e spese di carattere internazionale mal visti nella fattispecie dai cittadini elettori. Ammesso come parziale giustificativo il pessimo momento economico-sociale-politico dell’Europa, chiediamoci allora come mai nei tempi fausti non si è opportunamente spinto uno sguardo interessato oltre i confini! Forse in quei tempi, con la pancia piena, veniva più spontaneo approfittare del contingente largamente favorevole. Ma allora, quando cade il tempo morale e razionale per pensare ai più demuniti che,peraltro, rendiamo sempre più poveri con il nostro agire e cogitare? Credo,purtroppo, che il pensare agli altri non appartenga più al senso di solidarietà umana che dovrebbe pur essere presente nella filosofia delle società avanzate.L’europeo,oggi, puo’ privarsi facilmente e senza troppa pena di qualche spicciolo a favore delle vittime di catastrofi,ma non coglie più il senso dell’umano consesso e dell’umana convivenza.Non lo coglie più perchè non lo si insegna e non lo si pratica più!

  6.   silvia.carlo Says:

    Ritengo che è essenziale e che deve essere anche chiaro però che il processo di globalizzazione, oltre a portare con se la trasformazione del mondo in un grande mercato economico con potenzialità di sviluppo per tutti e in particolar modo per quelli che fino ad oggi hanno sofferto per le ingiuste politiche economiche dell?occidente, deve portare ad una globalizzazione dei diritti degli uomini, primo fra tutti dei lavoratori. Mi chiedo cosa significa che il costo del lavoro in Cina, Brasile ecc. è inferiore al nostro? Che sono più bravi? Oppure che esiste un mondo finanziario ed economico che sfrutta le forze lavoro per la produzione attraverso un bassissimo salario e, a volte, pochissimi diritti se non addirittura nessuno. In quanti paesi cosiddetti in via di sviluppo, vedi Cina ed India ecc., lo sviluppo attuale passa attraverso lo sfruttamento degli addetti al lavoro, se non in alcuni casi dello sfruttamento del lavoro minorile. Allora è ovvio che se è giusto pretendere una globalizzazione vera dell? economia è necessario che essa sia giusta, cioè passi anche attraverso una globalizzazione dei diritti dei lavoratori e della loro dignità e dei doveri dei produttori e di chi dello sviluppo ne trae i maggiori vantaggi economici, che spesso non sono certamente i comuni mortali. Io per es. non compro dai cinesi finché la Cina non si aprirà ai diritti civili e chiuderà con lo sfruttamento delle persone nel mondo del lavoro.
    Ciao salvo

  7.   UcCaBaRuCcA Says:

    Per salvo:
    I diritti umani sono la prima cosa che vanno “globalizzati”. Tuttavia bisogna stare attenti. Non bisogna confondere diritti umani con i diritti sociali. Definire il limite è molto difficile ed impegnativo. Chiedevo ad una sinologa in una conferenza se potessimo sperare nello sviluppo di sindacati in Cina: a mia sorpresa mi ha risposto no, perchè il sindacato è una forma di tutela del lavoratore che corrisponde al modello di sviluppo occidentale, e che difficilmente può essere esportato nella tradizione orientale. é difficile per noi considerare che ci siano diritti negli altri paesi senza le istituzioni che noi conosciamo. In Cina questa signora mi spiegò che lo sfruttamento c’era, ma che non era percepito come tale dai lavoratori in quanto chi più lavora più è pagato. Sono loro che sono ignoranti oppure siamo semplicemente di fronte ad un fosso tra due culture? chi ha ragione? sicuramente tutti e due, noi abbiamo ragione qui e loro hanno ragione là. imporre il nostro sistema in cina significherebbe far crollare il miracolo economico. Ogni paese si deve conquistare i suoi miglioramenti sociali da solo.

    Un’altra cosa, esiste sicuramente lo sfruttamento dei lavoratori, ma non è per quello che i prodotti costano meno. In Cina il salario di un lavoratore è più basso non perchè questo è sfruttato, ma per ragioni strutturali all’economia cinese. Un lavoratore Cinese prenderà 100 Euro al mese, ma per vivere gliene serviranno 90.
    L’importante ripeto è non esportare con troppa furia i progressi sociali occidentali nei paesi in via di sviluppo.

  8.   silvia.carlo Says:

    Per UcCaBaRuCca( mamma mia che è dificile). Secondo me i diriti sociali fanno parte dei diritti civili, ma posso sbagliarmi. Credo però che ogni condizione umana deve essere compatibile con la dignità dell’uomo, che esige innanzitutto il riconoscimento di alcuni fondamentali e universali forme di organizzazione sociale e tra queste il rispetto di ogni uomo. Se per guadagnare 100 ? devo lavorare 15 ore al giorno massacrandomi, e superando così il necessario per vivere che mettiamo corrisponde a 90, questo è comunque struttamento, perchè viene meno una condizione fondamentale cioè il mio diritto sociale, e quindi umano, al riposo e di ocnseguenza alla dignità umana. Non è giusto, anzi controproducente, che ci sia una omologazione delle culture, ma è fondamentale che ci sia una globalizzazione delle condizioni dignitosi di vita che significa rispetto dello sviluppo comapatibile con la persona. Questo mi sembra che non avviene in molti paesi cosidetti in via di sviluppo e che ormai nenche piu, per certi versi da noi.
    Cia salvo

  9.   UcCaBaRuCcA Says:

    Per salvo:
    siamo completamente d’accordo, come hai già individuato, la nostra sola differenziazione è che tu consideri i diritti sociali faccente parte dei diritti umani. Io invece no, purtroppo per noi temo che non sapremo mai chi ha ragione!

  10.   max74_teocon Says:

    Sono d’accordo con quanto hai scritto; ma anche con Salvo, in quanto credo che l’unico progresso sia possibile attraverso il libero mercato, in cui però venga difesa e promossa la dignità della persona.

    In fondo il movimento no-global mi pare più propenso a fronteggiare il liberoscambismo economico, o il capitalismo se si preferisce, di cui l’incarnazione più evidente sono gli Stati Uniti, che ad interessarsi delle povertà del Sud del mondo. Questa è la tesi sostenuta dal filosofo
    Jean-François Revel in “L’OSSESSIONE ANTIAMERICANA”. Non è un elogio degli USA, ma una critica dell’antiamericanismo come religione, partorita da retaggi ideologici smentiti dalla storia, dietro alla quale si nasconde il vero nemico: la libertà dell’uomo, anche e soprattutto le sue libertà economiche.

  11.   Giano Says:

    Solo un’osservazione
    Dici che i No-global combattono dalla parte sbagliata senza saperlo.
    Io credo, invece, che lo sappiano benissimo.
    O almeno lo sanno benissimo coloro che li incitano e li strumentalizzano.
    Come sanno benissimo cosa vogliono tutti coloro che vorrebbero aprire le frontiere indiscriminatamente e senza controlli a tutti.
    La globalizzazione è inevitabile.
    Si tratta solo di gestirla in maniera non traumatica e sostenibile.
    Ma coloro che combattono la globalizzazione, sempre e comunque, non ci hanno ancora fornito soluzioni alternative.
    Si tratta solo di uno degli aspetti di una lotta su tutti i fronti all’occidente, alla sua cultura, alla sua esistenza per sostituirlo non si sa bene con cosa.

    Ricordo che in occasione di un raduno di NO-Global, anni fa in Brasile (se non sbaglio a San Paolo), presente anche il caro Bertinotti che ne sosteneva le lotte, Agnoletto (quel caro ragazzo che combatte per i diritti dei poveri e che oggi fa il parlamentare a 30 milioni al mese) disse chiaramente, in una intervista alla TV, una cosa che già sapevamo ed era chiarissima.
    Disse che ormai era tempo di darsi un programma e di fare delle proposte, cosa che fino a quel momento non c’era stata.
    Insomma, questi no-global andavano in giro per il mondo, ad ogni occassione in cui c’era da protestare, organizzando manifestazioni e vandalismi vari senza sapere perché lo facessero, senza un’idea, senza uno straccio di programma, per il semplice gusto di protestare.
    Mi sembra chiarissimo.