Novembre 2005

Pylon – Gyrate

26 Novembre 2005 26 Novembre 2005
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Pylon è uno di quei gruppi che hanno fatto la storia della musica senza che nessuno ne venga a conoscenza. Malgrado il fatto che non abbiano avuto il successo commerciale dei loro fratelli minori, i R.E.M., i Pylon hanno decisamente influenzato il rock underground degli anni ’80 (all’epoca persino i R.E.M. avevano qualcosa di underground). Ambedue i gruppi sono originari di Athens, Georgia, USA, e ascoltando il disco si ritrovano tante sonorità similari (in particolare rif di chitarra) della musica di quegli anni e di quella zona. Mickael Stipe & CO. si sono ispirati chiaramente al rock dei Pylon, con sonorità ingenue, ritmi "marziali" tipici degli anni ’80 e una voce facilmente riconoscibile. Bill Berry dedicò a loro il premio come "miglior banda americana" consegnato ai R.E.M. dalla rivista Rolling Stone nel 1987.

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Paris iz on fire

10 Novembre 2005 10 Novembre 2005
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Sono ormai una decina di giorni che giro e riggiro il mondo della blogosfera dialogando con gli italiani sui fatti di Parigi. Come sapete sono interessato alla tematica in quanto sono nato e cresciuto per 18 anni a Lyon (città peraltro dove sono avvenute le prime sommosse delle banlieue durante "l’estate calda del 1981" vedi pag.4 del link). La mia conclusione è che gli italiani hanno una visione completamente sbagliata (a mio parere) del problema. Parecchi sono convinti che dietro alle sommosse ci sia la mano dell’estremismo islamico o addirittura di Al Qaeda, parecchi credono che è un problema di immigrati, parecchi parlano di un problema culturale. E’ bene sapere innanzitutto che la tipologia dell’immigrazione che c’è in Francia è molto diversa da quella che c’è in Italia. Quelli che oggi Sarkozy chiama "racaille", ovvero tepistelli, non sono immigrati, sono francesi. Francesi con la pelle olivastra, ma Francesi che sono nati in Francia, che hanno vissuto tutta la loro vita in Francia. Francesi che mangiano al Mc Donald, che guardano la tivù francese, che vanno alla scuola francese, insomma sono francesi a tutti gli effetti. Il problema non è tanto un problema di immigrazione, ma un problema sociale, legato ad una componente importante della società francese. Non c’entra niente il controllo delle frontiere e la limitazione dell’immigrazione come hanno detto alcuni leghisti in Italia, Il problema è tra la Francia e i suoi cittadini. Se proprio vogliamo forzare un paragone con l’Italia come è stato fatto, direi che la rivolta delle periferie francesi corrisponderebbe ad una rivolta delle periferie di Napoli, Palermo o Bari, fatto impossibile in Italia a causa del controllo mafioso del territorio (in questi casi, da quanto è forte il controllo del territorio da parte della criminalità, sommossa contro lo Stato significherebbe sommossa contro la Mafia e non contro lo Stato italiano, è triste da dire ma è così). Una volta stabilito questo rispondo alla questione del fondamentalismo. La maggior parte della popolazione magrebbina in Francia è di religione musulmana, ma non praticante. Il laicismo esasperato della Francia è riuscito a laicizzare anche i musulmani. Tuttavia esistono personaggi che istigano al fondamentalismo islamico (NB: si parla di fondamentalismo, non di religione islamica), questi trovano nelle periferie disagiate un terreno fertile per le loro prediche di violenza e vendetta. Gli scontri che sono avvenuti e che continuano in questi giorni sono scaturiti autonomamente, tuttavia è quasi certo che dopo il terzo giorno, i giovani delinquenti siano stati appoggiati e spinti da qualche organizzazione. Non era mai successo che una sommossa durasse così tanto, sia per i costi materiali che per i costi morali che esse provocano. Mi fanno ridere quelli che dicono che il problema è culturale, che la cultura araba di questi giovani mal si adatta ad un paese come la Francia… Se veramente questi giovani e i loro genitori avessero una cultura araba, posso garantirvi che non ci sarebbe un ragazzo nè una ragazza fuori casa dopo le 7 di sera. il problema è che questi giovani sono senza cultura, acculturati. Da una parte la cultura dei loro genitori non è più adatta al contesto in cui vivono, dall’altra parte la Francia è un paese che nel nome del laicismo (sia chiaro: non sto contestando il laicismo dello Stato) e di un relativismo culturale non propone nessun valore a questi giovani. Come ha detto una sociologa francese alla trasmissione di Ferrara 8 e 1/2, in questi atti bisogna vedere l’auto-distruzione (scusate il gioco di parola). I ragazzi ricchi che sono in preda alla disperazione si bucano, quelli poveri bruciano il loro quartiere, è lo stesso meccanismo, l’auto-lesionismo. Tensione a Lione

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Quale è il problema allora? Quale è la causa di questa emarginazione sociale? .Le politiche residenziali per cominciare. I ghetti di oggi sono intere città costruite nel dopoguerra per ospitare gli operai, fuori dalla città, vicino ai luoghi di lavoro. Questo isolamento fisico non fa che esasperare l’isolamento sociale. .L’assistenzialismo sociale che sì, impedisce alla gente di morire di fame, ma sradica nell’individuo ogni volontà di produrre, ogni forza creativa, ogni dignità, che rende l’Essere inutile al fine e allo scopo della propria esistenza. .La poca mobilità sociale e la poca meritocrazia, che considero le fondamenta della democrazia, la vera libertà. Inutile dire che per un francese di colore che abita in un quartiere riconosciuto "caldo" è difficile trovare lavoro, non solo per la diffidenza del datore di lavoro, ma anche perchè l’individuo sviluppa un linguaggio e un comportamento che viene subito identificato come "tipo da ghetto". Liberter egaliter fraterniter è la barzelletta più buffa che abbiamo. .Il razzismo, che esiste naturalmente in Francia come in ogni paese a forte tasso di immigrazione, i pregiudizi. Per rendere l’idea diciamo che un arabo è colpevole finchè non viene dimostrata la sua innocenza, per qualsiasi cosa. A questo si aggiunge il problema delle forze dell’ordine non sempre al di sopra di ogni sospetto. La contestazione violenta è da condannare con tutte le forze. La violenza è sempre e comunque da condannare, e bisogna stare attenti ai neo-comunisti che inneggiano alla rivolta parigina come alla rivoluzione proletaria, sono pericolosi quanto i fondamentalisti islamici. Infatti per ora manca una ideologia dietro alle sommosse Parigine, se un giorno ci dovesse essere una qualsiasi bandiera insieme ai delinquenti, allora la situazione sarebbe gravissima. In uno stato modello e in questa situazione lo Stato dovrebbe reprimere con la forza queste sommosse, in quanto minacciano il bene più prezioso: la stabilità dello Stato. Il problema è che in Francia (v. articolo linkato sopra) la forza non è uno strumento super partes, la polizia non agisce con gli occhi bendati, ma ci vede benissimo, e vede nero. Qui sotto una delle canzoni Hip Hop che rappresenta meglio il modo di pensare di quella parte di delinquenti che ci sono nelle periferie francesi. Più che di islamismo si parla di proletariato (il che non mi rassicura affatto) ma bisogna dire che oggi non si può vedere il conflitto in una prospettiva politica o religiosa. Un altro testo ancora più crudo e carico di significato si trova sulla pagina dedicata alle forze dell’ordine linkato qui sopra.

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Nome: Supreme NTM Titolo canzone: Mais qu’est ce qu’on attends Album: Paris sous les bombes Anno: 1995 Mais qu’est-ce, mais qu’est-ce qu’on attend pour foutre le feu? Mais qu’est-ce, mais qu’est-ce qu’on attend pour foutre le feu? Les annèes passent, pourtant tout est toujours à sa place plus de bitume donc encore moins d’espace vital et necessaire à l’équilibre de l’homme. Non personne n’est sequestrè, mais c’est tout comme. C’est comme de nous dire que la France avance alors qu’elle pense par la repression stopper net la delinquance S’il vous plait, un peu de bon sens Les coups ne regleront pas l’etat d’urgence A coup sur… Ce qui m’amene à me demander Combien de temps tout ceci va encore durer Ca fait dejà des annees que tout aurait du peter Dommage que l’unite n’ait ete de notre coter. Mais vous savez que ca va finir mal, tout ca La guerre des mondes vous l’avez voulue, la voilà Ritornello Mais qu’est-ce, mais qu’est-ce qu’on attend pour foutre le feu ? Mais qu’est-ce qu’on attend pour ne plus suivre les règles du jeu ? Je n’ai fait que vivre baillonnè, en effet Comme le veut la societer, c’est un fait. Mais il est temps que cela cesse, fasse place à l’allegresse Pour que notre jeunesse d’une main vengeresse Brule l’etat policier en premier et Envoie la republique bruler au meme bucher, Ouais ! Notre tour est venu, à nous de jeter les dès Decider donc mentalement de s’equiper Quoi t’es mirro, tu vois pas, tu fais semblant, tu ne m’entends pas Je crois plutot que tu ne t’accordes pas vraiment le choix Beaucoup sont dejà dans ce cas Voilà pourquoi cela finira dans le desarroi Desarroi dejà roi, le monde rural en est l’exemple Desarroi dejà roi, vous subirez la meme pente, l’agonie lente C’est pourquoi j’en attente aux putains de politiques incompetents Ce qui a diminuè la France Donc l’heure n’est plus à l’indulgence Mais aux faits, par le feu, ce qui à mes yeux semble etre le mieux Pour qu’on nous prenne un peu plus, un peu plus au serieux REFRAIN Mais qu’est-ce, mais qu’est-ce qu’on attend pour foutre le feu ? Mais qu’est-ce qu’on attend pour ne plus suivre les règles du jeu ? Dorenavant la rue ne pardonne plus Nous n’avons rien à perdre, car nous n’avons jamais rien eu … A votre place je ne dormirais pas tranquille La bourgeoisie peut trembler, les cailleras sont dans la ville Pas pour faire la fète, qu’est-ce qu’on attend pour foutre le feu Allons à l’Elysèe, bruler les vieux Et les vieilles, faut bien qu’un jour ils paient Le psychopathe qui sommeil en moi se reveille Oui sont nos repères ? Qui sont nos modèles ? De toute une jeunesse, vous avez bruler les ailes Briser les rèves, tari la sève de l’esperance. Oh ! quand j’y pense Il est temps qu’on y pense, il est temps que la France Daigne prendre conscience de toutes ces offenses Fasse de ces hontes des lessons à bon compte Mais quand bien meme, la coupe est pleine L’histoire l’enseigne, nos chances sont vaines Alors arretons tout, plutot que cela traine Ou ne draine meme, encore plus de haine Unissons-nous pour incinerer ce système Tradotto: Ma cosa aspettiamo per bruciare tutto? Ma cosa aspettiamo per bruciare tutto? Gli anni passano ma non cambia niente, c’è solo più catrame e meno spazio vitale necessario all’equilibrio dell’uomo. No, nessuno è sequestrato ma è come se lo fosse. E’ come dirci che la Francia progredisce, mentre pensa di fermare la delinquenza con la repressione, per favore, un pò di buon senso! le botte non risolvono lo stato d’emergenza A botta sicura… Il che porta a chiedersi quanto tempo tutto questo durerà sono ormai anni che tutto avrebbe dovuto scoppiare, peccato che l’unità non era con noi. Ma lo sapete che finirà male, la guerra dei mondi l’avete voluta e l’avrete Ma cosa aspettiamo per bruciare tutto Ma cosa aspettiamo per bruciare tutto Non ho fatto altro che vivere zittito come lo vuole la società ma ora basta, facciamo spazio all’allegria così che la nostra gioventù, con una mano vendicativa bruci lo Stato, poliziotti per primi e bruci la repubblica nello stesso rogo. E’ arrivato il nostro turno, tocca a noi lanciare i dadi, decidere e prepararsi mentalmente. Cosa sei cieco? non ci vedi? fai finta di non sentirmi? Penso piuttosto che non ti dai la possibilità di scegliere, molti sono come te, ecco perchè tutto finirà in un drama. Drama, il mondo rurale ne è l’esempio. Drama, subirete la stessa sorte, agonia lenta Ecco perchè ce l’ho con quei cazzoni di politici incompetenti. Ecco quello che ha sminuito la Francia. Non c’è più spazio per l’indulgenza, ma solo per i fatti, il fuoco, che ai miei occhi sembra essere la miglior soluzione così che ci prendino un pò più sul serio. Ma cosa aspettiamo per bruciare tutto Ma cosa aspettiamo per bruciare tutto Da ora in poi la strada non perdonerà Non abbiamo niente da perdere perchè non abbiamo mai avuto Al vostro posto non dormirei tranquillo La borghesia può tremare, i teppisti sono entrati in città non per fare baldoria, cosa aspettiamo per bruciare tutto Andiamo all’Elysee a bruciare i vecchi e le vecchie, devono pur pagare prima o poi. Lo psicopatico che stà in me si sta svegliando. Quali sono i nostri punti di riferimento? Quali sono i nostri modelli? Di tutta una gioventù avete bruciato le ali, spezzato i sogni, consumato la linfa della speranza. Cazzo! Quando ci penso. E’ tempo di pensarci, è tempo che la Francia degni prendere coscienza di tutte le sue offese, che faccia dei suoi sbagli delle lezioni. Ma anche se fosse, il vaso ha già traboccato la Storia lo insegna, le nostre possibilità sono inesistenti. Allora fermiamo tutto piuttosto che sperare e prima che questo porti ancora più odio, uniamoci per incenerire questo sistema

W la globalizzazione!!!

2 Novembre 2005 2 Novembre 2005
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Fra qualche settimana dal 13 al 18 dicembre si terrà a Hong Kong la sesta conferenza ministeriale del WTO. Questa data è importantissima in quanto si cercheranno di risolvere le problematiche legate al commercio internazionale, in particolare uno dei temi più importante sarà l’abolizione delle barriere commerciali europee sui prodotti agricoli. Negli ultimi anni osserviamo un processo di cambiamento degli equilibri internazionali. Il bipolarismo USA-Europa è stato messo in discussione dalle economie in via di sviluppo, in particolare Brasile, Messico, Cina e India. Il fattore che ha provocato questo inizio di riequilibrio mondiale è la crescita delle nuove economie, possibile grazie alla liberalizzazione degli scambi. I no-global hanno il pregio di avere tanta energia e tanta buona volontà (qualità che mancano nella maggioranza dei giovani di oggi, io per primo), e per questo vanno ammirati, ma purtroppo combattono dalla parte sbagliata senza saperlo. Il liberismo reale permette ad ogni paese di crescere secondo il suo modello di sviluppo, secondo le sue specializzazioni produttive. List è un grande autore a questo proposito. il problema è che oggi i paesi occidentali sono i primi a non rispettare le regole del commercio internazionale, creando barriere protezionistiche o costringendo gli altri paesi al liberismo secondo la loro convenienza.
Perchè i paesi in via di sviluppo stentano a crescere?
Si parla tanto di debito, giustamente perchè è un problema estremamente rilevante. Ma la base di tutti i problemi è un altro.
Le esportazioni, ovvero il modo più semplice di acquisire valuta estera e di far crescere il paese sono fondamentali per l’economia. I paesi in via di sviluppo sono per definizione meno sviluppati (si parla in termini economici) dei paesi industrializzati. I PVS sono quindi specializzati nella produzione di beni tradizionali ed agricoli. Ed ecco il vero nodo del problema: Secondo le leggi naturali dell’economia, le banane brasiliane costano meno delle banane europee, semplicemente perchè il costo del lavoro in Europa è più alto. Quindi secondo un sano liberismo, il brasile dovrebbe crescere in un primo tempo esportando i prodotti in cui è specializzato (le banane sono solo un esempio) e seguendo poi passo dopo passo il cammino dell’industrializzazione, del progresso tecnologico e dello sviluppo. Il problema qual’è? Che i paesi occidentali industrializzati, e L’Europa più degli altri hanno una visione tutta loro del liberismo. Il protezionismo a favore del settore agricolo europeo (si ricordi che il 40% dei fondi comunitari sono destinati all’agricoltura….) è semplicemente vergognoso. Mentre il sistema economico europeo tende verso una terziarizzazione dell’economia, l’intervento degli Stati europei condanna gli agricoltori ad una esistenza-dipendenza. Un agricoltore senza i fondi europei non ce la può fare, perchè i prodotti dei PVS sono molto più competitivi. E’come accanirsi per far vivere artificialmente un corpo ormai morto clinicamente. L’Europa ha già finito da tempo ormai la fase di movimento dalle campagne alle città, anzi siamo già avviati da qualche decennio nella fase di deindustrializazzione. La riduzione al minimo del settore agricolo va visto come un processo naturale nelle nostre società moderne, magari una parte dei produttori europei si potrebbe anche specializzare nei prodotti di lusso (come il vino o l’olio) o di qualità (non capisco com’è che in un mondo dove tutto si compra non posso comprarmi un pollo -magari anche a 20 euro al chilo- che abbia sgambettato dalla nascita in un prato e che sappia di pollo). Io capisco una persona che dice “proteggiamo le nostre produzioni agricole”, ma questa persona deve essere cosciente che proteggere i nostri prodotti non competitivi significa danneggiare ingiustamente gli altri produttori più poveri, e soppratutto versare 40% delle risorse europee in un settore che non ha futuro. Questa politica non può che essere dannosa a lungo termine.
La struttura dell’economia cambia con lo sviluppo, e le tensioni sociali come la creazione e la morte economica di interi gruppi sono fattori naturali di cui non bisogna avere paura.

A dicembre i paesi in via di sviluppo vanno a Hong Kong per negoziare e cercare di ridurre le barriere protezionistiche europee. Gli Stati uniti hanno già dato il loro accordo. Siamo soli contro il mondo, e io a dicembre tiferò Cina, India e Brasile, perchè è dalla trasparenza, dalle pari opportunità e sopratutto da regole uguali per tutti che può cominciare un mondo migliore.
W la globalizzazione! Quella vera!