Welfare


Un tempo, (a dire il vero non molto tempo fa) quando le società erano prevalentemente contadine, la concezione del tempo, della storia era ciclica. Il tempo passava ciclicamente, alla fine dell’anno solare si ricominciava da capo per un altro anno, ricominciavano le stagioni, ricominciava con la semina, la raccolta e tutti i lavori della terra che hanno i propri tempi.
Da quando il progresso è diventato parte fondamentale della nostra economia e della nostra vita, la percezione del tempo è cambiata. Siamo proiettati in avanti. Per soppravvivvere dobbiamo essere in costante movimento, dobbiamo innovare, inventare, progredire senza pausa. Un pò come se eravamo saliti su una bicicletta e non possiamo più smettere di pedalare senza cadere. Ora il tempo ha uno schema lineare e non più circolare. Non si torna mai indietro, il domani è sempre diverso dall’ieri per via delle nuove innovazioni. Al massimo ci sono delle ricorrenze continue che trasformano lo schema della Storia in Elicoidale, ma comunque non si torna mai al punto di origine.

Se cerchiamo di elevarci di qualche migliaio di km e di qualche migliaio di anni sulla Terra, tanto per avere una visione d’insieme, ci accorgiamo che negli ultimi 2000-3000 anni, la crescita economica è più una eccezione che una costante. Tutte le zone del mondo hanno avuto periodi di fasto e periodi di crisi più o meno in egual misura fino a due secoli fa. Ora ovviamente è difficile rendercene conto poichè stiamo nel pieno del periodo di crescita Europea.
Oggi sembra che le forze che hanno spinto l’europa verso la ricchezza negli ultimi decenni si stiano esaurendo. L’Europa è una delle zone del mondo che cresce di meno. La crescita mondiale gira intorno al 6% annuo, mentre in Europa la crescita è già da qualche anno ferma al 1-1,5% (non parliamo dell’Italia che quest’anno crescerà del 0%). Non c’entra il calo delle economie occidentali, perchè gli Stati Uniti continuano a crescere a livelli similari a quelli della media mondiale.
Riassumiamo: la popolazione invecchia, ci sono sempre meno lavoratori e sempre più persone che non possono lavorare, la produzione invece stagna, le tasse diminuiscono in ragione della delocalizzazione produttiva. Come si può in queste condizioni sostenere un sistema di Welfare che è stato attuato nel periodo d’oro del capitalismo, negli anni ’60-’70 quando l’Italia e l’Europa crescevano a ritmi che oggi si potrebbero definire “cinesi”?
Non sono contro il Welfare State, assolutamente. Credo anzi che un buon Welfare sia la base per costruire una buona democrazia. Ma noi europei dobbiamo smettere di pensare che siamo il centro del mondo, che siamo ricchi per definizione e che tutto ci è dovuto. Noi europei dobbiamo fare la distinzione tra quello che vorremmo fare e quello che possiamo fare. Dobbiamo renderci conto che non è più possibile sostenere infinitamente il sistema che abbiamo costruito in tempi migliori. Nella maggior parte dei paesi Europei, il sistema di Welfare è largamente al di sopra delle possibilità dello Stato e in certi casi diventa anche anti costruttivo (v. caso della Francia).
Il problema è che in fondo abbiamo ancora la mentalità contadina, siamo convinti che prima o poi le cose si aggiusteranno da sole, se non nel prossimo anno, nel prossimo governo. Invece potrebbe anche non essere così, le cose non si aggiustano automaticamente. Bisogna lavorarci, e sopratutto non bisogna avere paura di fare sacrifici e se necessario qualche passo indietro.



18 Commenti to “Welfare”

  1.   M.Pierdin Says:

    Caro Ucca, nell’età contadina occidentale il Welfare (o cio’ che si puo’ assimilare al Welfare odierno) si è manifestato a piccole dosi con l’introduzione di iniziative sociali strutturali o no che permettevano di alleviare un po’ le difficoltà del quotidiano vivere. Ma, chi era contadino o semplice operaio permaneva in tali categorie forse solo “soffrendo” meno illudendosi di aver ottenuto dei benefici. A partire dal momento in cui l’avvincente progresso scientifico in tutti i settori dello scibile ha determinato un contesto economico di ampio vigore industriale e commerciale e quindi trasformato il tessuto sociale, non più ora prettamente agricolo , il Welfare ha costituito lo strumento necessario per salvaguardare a regime lo status del nuovo lavoratore piccolo-borghese-ascendente soprattutto nella sua dimensione socio-economica. Non è un caso che oggi l’economia raffreddata dell’Europa e i debiti che quasi ogni Paese ha contratto facciano paventare il terrore di dover rinunciare a qualche beneficio sociale acquisito. Ma certamente non ignori che gli ingredienti del Welfare hanno soprattutto valenza politica e che decidere di tornare un poco indietro è politicamente assai delicato, anche se democraticamente corretto. Per quanto attiene quei Paesi che oggi marciano a + 7/9 (Cina, India ecc..), che indubitabilmente da anni sono in fase di boom economico e che contestualmente evidenziano profonde disuguaglianze sociali, quale Welfare consiglieresti? La ricetta europea? Tu parti da giuste considerazioni oggettive, ma sai che l’uomo ed in particolare quello italico è essenzialmente egoista ed egocentrico.

  2.   UcCaBaRuCcA Says:

    Io alla Cina consiglierei un Welfare sul modello Cinese. Perchè non credo che sia opportuno travasare modelli Occidentali in società culturalemnte diverse. parlando con una Sinologa, gli chiedevo se c’era in futuro una possibilità di nascita per i sindacati in Cina. risposta: attualmente no, perchè non fa parte della cultura cinese contestare i padroni. Per ora.
    Ma per l’europa consiglierei un modello di welfare non europeo. Non a caso le economie occidentali che tirano sono USA e GB, con un welfare molto limitato (che tra l’altro non condivido). Diciamo che una via di mezzo tra l’assistenzialismo Francese e il cinismo americano sarebbe una buona cosa. Assistenza limitata ai casi estremi di degrado sociale (disoccupazione, povertà, salario minimo), e nei settori chiave di ogni democrazia (istruzione, sanità). In ogni caso, l’assistenza non deve essere un freno alla libera iniziativa e non deve frenare la volontà di lavorare.
    Per quanto guarda il sistema italiano, mi sembra gestito malissimo, in quanto gli italiani pagano tasse quasi quanto i Francesi, ma di ritorno c’è ben poco in confronto.

  3.   alex Says:

    Fabbisogno. le risorse già scarse sono finite. Dileguos. Dobbiamo come sempre pagare. Passa da me ho bisogno del tuo sostegno al mio ultimo post. Grazie

  4.   max74_teocon Says:

    x UcCaBaRuCcA

    sinceramente non sono molto d’accordo, non credo che l’unico sistema di sicurezza sociale sia quello garantito dalle autorità istituzionali, quindi dalla politica;
    è innanzitutto una negazione del principio di sussidiarietà, cioè della libertà delle persone e delle associazioni di autorganizzarsi, per rispondere al meglio ai bisogni e alle particolarità.
    Quello che contesto è dare per scontato un giudizio negativo dell’uomo, incapace e insensibile al prossimo, e pensare che una struttura impersonale come lo Stato sia invece capace di tutto ciò, uno Stato-Dio-Creatore che si prende cura dei suoi figli.

  5.   gianluca.fiesoli Says:

    Mi trovi d’accordo a non credere che l’unico sistema di sicurezza sia quello della politica, però sarebbe un argomento da approfondire….
    Colgo l’occasione per un saluto.
    G.

  6.   UcCaBaRuCcA Says:

    Per max e gianluca:
    sapevo che max nons arebbe stato d’accordo avendo letto un suo articolo… Io invece credo che in certe cose lo Stato abbia il dovere di intervenire. Mi spiego: innanzitutto Dio ci ha regalato il più grande regalo che un padre può fare al suo figlio, la libertà. libertà di fare il bene e libertà di fare il male. La sussidiarietà tra gli uomini non dipende quindi dalla bontà di Dio ma dalla bontà dell’Uomo.
    I diritti fondamentali, mangiare e vivere sono secondo la religione cattolica provvedutti per tutti dal sistema della carità. La carità infatti non è “dare” ma è “restituire a chi abbiamo preso”. Ma in uno Stato laico che comprende anche non cattolici come possiamo far funzionare il sistema della carità? senza contare che le nostre società moderne hanno creato nuovi diritti fondamentali quali l’istruzione e il diritto alla casa. Solo lo Stato può rispondere a questi bisogni, anche se come avete detto tutti e due non è l’unica istituzione assistenziale.

  7.   silvia.carlo Says:

    Condivido solo in parte, se posso esprimerlo, ciò che hai detto. Secondo me lo stato sociale, cioè quella organizzazione sociale istituzionale che garantisce soprattutto alle fascie più deboli della società il diritto all’accesso ad alcuni servizi essenziali per la sopravvivenza, per la salute o l’accesso agli ammortizzatori sociali, non può e non deve essere smantellato. Il neoliberismo che oggi sventola la sua bandiera in tutta Europa, e spesso condannato anche da Giovanni Paolo II, ha la sua fonte e al sua ispirazione sull’individualismo sociale che orienta la sua azione verso lo slogan: ognuno ha il diritto alla propria libertà e qundi ognuno pensa per se. Questo sistema abbandona sostanzialmente il concetto portante di ogni Welfare state è cioè la solidarietà sociale tra chi può di più e quindi è chiamato a dare di più per chi invece non può. Senza questo sistema tutto diventa più difficile, anche la sopravvivenza e la regolazione dei rapporti sociali. Infatti la cosidetta sussidarietà non è altro che un’altro modo di chiamare l’elemosina, ma che si differenzia sostanzialmente dalla solidarietà che significa anche promozione dell’uomo. Non è più tollerabile oggi il concetto secondo il quale ognuno è un’isola e pertanto è fautore del proprio destino. Oggi più che mai, anzi più di ieri, siamo legati ognuno alla vicenda dell’altro. Ma l’egoismo del cosidetto sistema liberale ha portato ad una realtà, visibile e chiara ormai, in cui domina il più potente economicamente con la perdita sostanziale di alcuni diritti fondamentali per cui invece è in una condizione di inferiorità econimica o addirittura di povertà. Credo infine che sia necessario oggi sostenere e accrescere il sistema sociale della solidarietà, rilaciando la filosofia del Welfare state.
    ciao Salvo

  8.   UcCaBaRuCcA Says:

    per salvo :
    siamo d’accordo allora, anch’io sono per lo Stato sociale. Riassumo i punti di contrasto:
    1. Lo stato sociale non deve significare assistenzialismo. Bisogna che copri i bisogni fondamentali, niente altro, sennò rischia di distruggere le forze produttive del paese
    2. Questo stato sociale è stato creato nella golden age, quando l’europa cresceva a ritmi di 7% all’anno. Ora nella situazione che conosciamo questo stato sociale non è più sostenibile così com’è. Non è una questione di volere, ma di potere.

  9.   silvia.carlo Says:

    X UcCaBaRuCcA ( mamma mia . D’accordo con te per quanto riguarda l’assistenzialismo, non è possibile solo assistere, ma è indispensabile promuovere per uscire dalla condizione di bisogno.
    Dissento sul secondo punto, anzi ti dico che prorpoi nei periodi storici in cui la crescita economica è inferiore, o ferma aumentano i bisogni e le fasce di povertà, e qunidi è allora che bisogna maggiormente intervenire e creare condizioni socio-economiche migliori.

    X,ax74_teocon: mi inviti a nozze sul tema della dottrina sociale della Chiesa. Per questo permettimi di risponderti più in là in quanto per motivi di tempo adesso non posso. Grazie. Non solo credo che affronterò la questione anche sul mio blog con un post.
    Grazie salvo.

  10.   UcCaBaRuCcA Says:

    Per salvo:
    Siamo d’accordo, nei momenti di crisi c’è maggior bisogno di sostegno. Questo è come dovrebbero andare le cose. Ma i soldi della Stato sociale non crescono sugli alberi, in periodo di crescita economica lo Stato si può permettere anche di indebitarsi perchè ad un ritmo di 8% l’anno, i debiti saranno ripagati con le entrate dell’anno prossimo. Ma nella situazione attuale dove la crescita economica è pari a 1% in europa, dove i lavoratori sono sempre di meno e i pensionati sempre di più (meno male che arrivano gli immigrati! Perchè sono loro pagheranno le nostre pensioni!), in questa situazione come si fa a mantenere uno stato sociale come quello che abbiamo in europa?

  11.   sc Says:

    amico… hai ragione!

    a parte questo mi hai colpito parecchio, perchè proprio oggi sono andata a prendere in biblioteca tre libri: tutti sul welfare! volevo farmene una cultura!!!!
    mi hai anticipato!!!!
    :)

  12.   marcabru Says:

    Io credo che la nostra civiltà, intendo quella occidentale, così ricca di storia e progresso civile, elaboratrice di idee e stili di vita non debba svendere né disconoscere la sua essenza, le sue radici. Si è infatti molto discusso sull?origine dell?Europa nel grande progetto unitario di Maastricht. Ci si è chiesti che cosa realmente significhi quella parola, quali qualità la contraddistinguano, quali ne siano le forme di pensiero ammesse, quali i principi e i valori inattaccabili e fondanti.
    A mio avviso il welfare state partecipa di quei valori che originarono lo spirito della grande sintesi Europea. L?Europa si è inventata l?umanesimo, non dimentichiamocelo. L?umanesimo coi suoi studia humanitatis determina doveri e diritti, ammette la disciplina laica dell?etica, insomma dà corpo ad un uomo responsabile e libero. Il welfare a mio avviso ne è la conseguenza. Abbandonarne i principi significa disconoscere la parte più viva e preziosa del nostro passato.
    Grazie davvero per il tuo commento.

  13.   UcCaBaRuCcA Says:

    per marcabru:
    Da un punto di vista culturale hai ragione. E’ anche giusto avere un punto di vista culturale sulle cose. Scusa il mio cinismo ma le politiche, prima ancora che con le idee, si fanno con i soldi. I soldi a disposizione appunto. Per mantenere lo Stato sociale cosi com’è, tenendo conto come ho detto prima della diminuzione della popolazione attiva, bisognerebbe fare aumentare le entrate. Con le tasse. L’economia non cresce e quindi sarebbe un suicidio aumentare le tasse ai ceti più alti tramite imposte dirette o sull’impresa. Io, semplice cittadino, non voglio in futuro lasciare il 70% del mio stipendio per un sistema welfare degno della “cultura europea” che tra l’altro si “mangia” una buona parte dei miei soldi in stipendi e malfunzionamenti. Ma questo è un’altra storia.

  14.   Mr. Pink Says:

    Per prima cosa, il tuo post sulla religione di qualche giorno fa mi ha fatto riflettere un pò, ma il commento che stavo per lasciare rischiava di essere un super papiro. Ci scriverò un post, prima o poi….

    In merito al welfare, il punto è questo, a mio parere. In quasi tutte le società del passato la società si impegnava a fornire a coloro che non erano in grado di produrre (perchè malati, perchè anziani, perchè in gravidanza) ciò che serviva al loro sostentamento. Una solidarietà che è stata alla base dell’assistenza pubblica, il cui concetto è appunto questo: tu hai sempre prodotto, quindi arricchito la società stessa; se non puoi più produrre ciò che ti serve perchè sei vecchio (o malato o impossibilitato….) allora la società non si dimentica di te, ma ti riconosce di essere stato comunque importante, e lo fa sostenendoti laddove tu non ci riesci da solo.
    Nei paesi dove il welfare è inesistente (chi ha detto USA?) assistiamo all’abbandono di tutte quelle persone succitate. E questo non migliora la società, anzi, la fa degradare sempre più. Proprio perchè viene meno quella solidarietà di cui parlavo.
    Che l’assistenza vada riorganizzata, d’accordo, posso anche starci. Che vada abolita, no, assolutamente. Altrimenti è la fine: quello che guadagnamo oggi (a meno di essere Lapo Elkann) ci basta a malapena per poter vivere nel presente. E’ ben difficile mettere qualcosa da parte per il futuro. A questo punto, nel momento in cui non potremo più produrre, se non esisterà il welfare, verremo gettati via.

  15.   Mr. Pink Says:

    Effettivamente mi sono espresso male. In mente avevo le popolazioni primitive, alcuni agglomerati sociali tutt’ora esistenti in zone meno civilizzate (dove speriamo la Talpa non arrivi mai!) e per l’europa possiamo arrivare più o meno fino al periodo repubblicano, primo impero. Per il resto concordo con te al 100%.

  16.   sc Says:

    sappevi che anche Bismarck era contro il Welfare?

  17.   UcCaBaRuCcA Says:

    Bismarck Bismarck Bismarck…
    In un certo senso è lui il padre del Welfare moderno! Ha sviluppato nella Prussia un sistema di welfare che più si apparenta ad un paternalismo di destra di stampo autoritario, ma comunque è stato lui a introdurre le prime regole dell’assistenza sociale, sanità nel 1883, assicurazioni sugli infortuni nel 1884, pensione di invalidità e anzianità nel 1889. Queste riforme sociali servirono ad indebolire il socialismo e a contenere la classe operaia.

    Era contro lo Stato sociela? contro quello che chiamiamo oggi stato sociale sicuramente sì. Ma può darsi anche che abbia attuato quelle politiche di previdenza a controcuore, solo per far indietreggiare il socialismo tedesco che in quegli anni era vigoroso, questa è realpolitik!

  18.   cizzo Says:

    UcCaBaRuCca,io e te la pensiamo allo stesso modo.
    Sono anni che spiego ad amici e parenti che persistendo presentuosamente ad avere tutto ci troveremo “col piatto vuoto”.
    La gente non vuol capire,è stata abituata troppo bene,se non si sveglia finiremo come paese da terzo mondo.
    Purtroppo di tempo nè è rimasto poco,ed è sempre meno questo mi preoccupa molto.
    P.S. :la gente italica(ed europea in genere)è stupida ma anche i politici hanno la loro parte di colpa!