The city of New Orleans


E’ strano vedere come tutto è effimero. Perfino la struttura più colossale delle nostre civilizzazioni, la megalo-poli può andare in frantumi sia fisicamente che socialmente con un pò d’acqua e di vento.
La Città è una struttura creata per ordinare. Permette a vari milioni di esseri umani di coabitare in un unico “centro”. E’ stato calcolato che le città come le strutturiamo noi sono capaci di accogliere fino a 30 milioni di individui, dopo di che arrivano problemi che non sono più risolvibili con le conoscenze scientifiche e organizzative attuali.
La città, specialmente americana, è il simbolo dell’armonia che esiste tra il benessere e il progresso nelle società occidentali.
Quello che sta accadendo in questi giorni a New Orleans è da un punto di vista sociale travolgente. Vedere una città di quelle dimensioni completamente distrutte da un “semplice” tifone è impressionante. Non pensavo che fossimo cosi fragili. Ma il drama non è tanto la distruzione fisica della città quanto la distruzione dell’ordine sociale che ne è conseguito.
Il sciacallaggio è un fenomeno naturale, secondo me non andrebbe neanche represso così duramente in questa precisa circostanza. Eppure a sentire i telegiornali (e quindi con le dovute riserve) ci sono stati addirittura episodi di guerriglia urbana tra le persone che rubavano e le forze della polizia e dell’esercito. E’ stato persino colpito un elicottero che soccoreva i superstiti.
I fatti di New Orleans sono interessanti proprio perchè abbiamo stiamo assistendo alla perdita di controllo di una città intera nello stato più sviluppato del mondo. Ci vuole poco a far tornare gli istinti più primitivi dell’Uomo, non il terrorismo, non il comunismo, non le guerre, ma una semplice tromba d’aria che spazza via il concetto di proprietà privata. I conti sono azzerati, la natura non fa distinzioni tra ricchi e poveri. Ormai tutto è di tutti, è anarchia, è un grandissimo casino. La disperazione crea in noi una trasformazione radicale, non sono più nè il bene nè il male a dirigere le nostre azioni, ma lo spirito di sopravvivenza. Come si possono biasimare queste persone quando noi siamo comodamente seduti a casa nostra?
Quello che cerco di dimostrare qui è che non esistono paesi canaglia, o popoli più propensi al crimine, esiste solo una esasperazione sociale che porta a conseguenze tragiche.Dovremmo cercare di usare l’esperienza della Louisiana per sfumare i nostri giudizi troppo trancianti sugli individui del globo che sono più soggetti alla disperazione ed agli atti incivili, vandalici, terroristici o bellici.

PS: Mi sono assentato cosi a lungo perchè il computer di casa mia è andato fuori uso…. Ma ora eccomi qua!!!!



6 Commenti to “The city of New Orleans”

  1.   Nonlinear Says:

    Bentornato Matteo! E’ un piacere ritrovarti da queste parti!
    Buona serata.

  2.   Daniele Says:

    Bentornato. Condivido la riflessione sul “non giudicare”, che del resto ha antiche e autorevoli radici.

  3.   dinzi Says:

    Ciao Matteo! Eh, si… ti sei assentato a lungo. E io che pensavo che te ne stessi su qualche spiaggetta, tranquillo tranquillo, dimentico, ormai del tuo blog. Sai di questi tempi sono venuta a Siena e dintorni!
    Per quanto “concerne” (senti come sono dotta stamani) il tuo post… che aggiungere? Hai perfettamente ragione. Ci facciamo scudo di mille incasellamenti nei quali, stranamente, vogliamo per forza incastrarci, solo per assumere una specie di riconoscimento sociale. E poi… beh… basta un soffio di vento per buttare tutto a gambe all’aria e dimostrare che migliaia di anni di civiltà e civilizzazione non sono bastati… siamo sempre gli stessi ominidi delle caverne, il cui istinto primordiale è puntato alla mera ed esclusiva sopravvivenza e conseguente conservazione della specie. Quindi, perché stressarsi tanto a cose normali? Io non lo faccio più!
    Per quanto riguarda il mio ultimo post (mi sa che sarà proprio l’ultimo, almeno per un po’…) beh… leggi e capirai, forse… sennò poi ti spiegherò…
    Un abbraccio e bentornato!

  4.   magomela Says:

    ciaooo… come va?? buone riflessioni.. però bisogna fare forze una distinzione… giudicare un popolo, una comunità, o la forza governativa ?? credo siano due cose diverse… e neanche le società acefale sono da escludere in questo. Poi i disastri, la morte non fa differenza.. però questa differenza c’è sempre .. ci stavo riflettendo in questi giorni.. davanti ad una signora di 91 che proprio oggi è morta.. e lei è stata ricchissima.. così ho pensato a lungo sul fatto che cmq ha avuto una vita fortunata.. ma era nel letto sofferente…. e mi chiedevo quanto i soldi potessero cambiare il suo dolore… beh poco.. però ci sono poveri vecchi che non avendo soldi non ricevono le cure che lei ha auto.. insomma non so se sono stata chiara .. un saluto … a presto!!!

  5.   magomela Says:

    ci sono pure errori.. perdono !!!

  6.   sc Says:

    finalmente!!