Settembre 2005

Diritto alla parola

28 Settembre 2005 28 Settembre 2005
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Questo post è una richiesta di aiuto: aiutatemi a capire cosa volete dire quando parlate di ingerenza della Chiesa nella società italiana. Che significa ingerenza? Che la Chiesa impone delle scelte? Che la Chiesa partecipa attivamente alla vita politica in parlamento e in senato? No. La libertà d’espressione è un diritto costituzionale. In uno Stato laico come lo è inconfutabilmente l’Italia, la Chiesa cattolica rappresenta una voce tra le 56 milioni di voci. Come ogni istituzione e come ogni singolo cittadino, la Chiesa cattolica ha il diritto di esprimere il suo parere. E io come ogni cittadino ho diritto di ascoltare e di essere d’accordo oppure no. Con la discussione sui PACS, e la presa di posizione della Chiesa, si ricominciano a sentire lamentele per quanto riguarda le "ingerenze vaticane". Ecco come vedo sinteticamente la situazione. 1. Ognuno ha comunque il diritto alla parola, che sia un singolo o una istituzione e può dire qualsiasi cosa purchè sia espresso in modo corretto. 2. Il PACS riguarda un aspetto fondamentale e centrale nella religione cattolica: la famiglia. Non è giusto ma doveroso che la Chiesa in quanto "guida spirituale" dei cattolici italiani (da non confondere con il popolo italiano) esprima il suo punto di vista su una materia che la riguarda direttamente. E’ impossibile dividere in due categorie i problemi sociali e i problemi morali. Pretendere che la Chiesa si debba occupare solo delle cose "extra terrene" è assurdo in quanto non esiste una frontiera netta. Non si può neanche dire che esista un conflitto di competenza in quanto la Chiesa non ha assolutamente alcun potere nello Stato Italiano. L’unico vincolo dello Stato è la sovranità del popolo. 3. In ogni caso la Chiesa Cattolica non ha il potere di costringere (nè formalmente, nè sostanzialmente), ma ha solo un ruolo di "guida" per chi la vuole seguire. Ogni cattolico italiano rimane libero di scegliere per chi votare o cosa pensare. 4. Mi sembra assurdo che in italia ci siano persone che hanno un atteggiamento molto permissivo verso esponenti estremisti di altre religioni che predicano odio contro lo Stato, e un atteggiamento molto più conflittuale verso la Chiesa cattolica. In un paese democratico può capitare che a volte per non essere accusato di razzismo, si cada nella trappola del razzismo alla rovescia: ovvero essere troppo permissivi con "l’altro" anche in situazioni che richiedono una condanna ferma, ed essere troppo critici (anche ingiustamente) verso il "nostro". Nel mio ideale di democrazia tutti dovrebbero avere il diritto di parola e di risposta, purchè gli argomenti siano compatibili con le fondamenta dello Stato. Purtroppo oggi in certi ambiti l’essere cattolico diventa una cosa da nascondere. Nello stesso modo in cui un musulmano o un ebreo deve avere il diritto di esporre le sue convinzioni religiose, la Chiesa cattolica deve avere il diritto di parola, come ha sempre avuto, senza che questo susciti malignità.

Life on planet groove: 2% Jazz 98% Funk

22 Settembre 2005 22 Settembre 2005
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Il titolo del CD è già una recensione completa. Difficile fare di meglio. 2% Jazz, 98% Funky. Maceo Parker non piace più di tanto ai puristi del Jazz, quelli che vedono in Miles Davis, Charlie Parker, Coltrane, Bill Evans, Cannonball Adderley (“cannonball” perchè sparava le note velocissime), Jimmy Cobbs i veri rappresentanti del Jazz. Secondo me invece Maceo è fondamentale per il Jazz, è lui la chiave che permette di entrare in quel mondo, senza annoiarsi. Ascoltare jazz senza passare prima da Maceo è come se uno va agli uffizi di Firenze senza avere mai sentito parlare di pittura. E’ bello si, ma poi? Invece Maceo è quello che ti fa avvicinare all’arte, che te la fa amare, te la fa scoprire, e sopratutto quello che ti fa incuriosire. Magari qualche disco suo è un pò troppo commerciale, ma per gli analfabeti del Jazz che siamo noi è più che sufficiente. Per cominciare.
Maceo Parker rimane uno dei musicisti che hanno collaborato con i più grandi: James Brown sul palco dei suoi concerti gli lanciava “Maceo! blow your horn! ” (Maceo! fai esplodere sto sassofono!). Ha lavorato con i The Parliament (George Clinton, vi ricorda qualcosa? quello che ha prodotto i primi dischi dei Red Hot Chili Peppers, universalmente conosciuto nel mondo [tranne che in Italia] per il suo funk e il suo “crazy style” ), con Bootsy Collins, Fred wesley, Pee Wee Ellis ecc. ecc.
Ecco, una volta presentato il personnaggio e lo stile, tocca presentare il disco.
Live in Cologne, Germania.
Sarà la reazione chimica tra due entità opposte (un popolo tedesco che si dice freddo e un sassofonista nero americano caldissimo), sarà che il popolo tedesco non è così freddo come si dice, sta di fatto che quella sera lo Stadtgarten di cologne è esploso.
Tutto comincia con il fremito del pubblico, un pubblico tipicamente funk, che partecipa al concerto, che suona con le sue urla e le sue mani. Applausi, grida, richiami, battute, applausi.
Parte il basso: dum dom dom dum … dududum…….dum
Parte la batteria e poi la chitarra con la “cocotte”(quel rif che rende la chitarra uno strumento a percussione), il pubblico esulta.
Entra in scena il grande Maceo con una presentazione a metà strada tra Ice Cube e James Brown.
Avverte il pubblico: 2% jazz 98% funky oh!
A raccontarlo così sembra che c’ero anch’io a Cologne. Invece non ci sono mai stato, ma quando stai a casa a cazzeggiare, senza una meta per la giornata, e accendi lo stereo con Life on planet groove (da sentire rigorosamente come ogni disco che si rispetti dall’inizio alla fine, senza passare dalla pista 2 alla pista 1 e poi alla 6), ecco che ti si illumina la stanza, la casa, il cervello, l’anima. Magari è vero che starai un’ora in cucina a scatenarti e a ballare da solo inventando mosse da B-BOY (per chi arriva di colpo in casa può sembrare un pò strano), ma dopo, la giornata ricomincia.
Il concerto continua per un’ora e mezza, senza calare mai, mai, mai di ritmo, anche nelle canzoni più dolci. Ma non ve lo racconto non vorrei rovinarvi il disco!

Se qualcuno di voi ha la possibilità di andare a vedere un concerto di Maceo Parker, innanzitutto mi faccia sapere dove, come e quando così ci vado io, e poi andateci, perchè deve essere un’esperienza che raggiunge quasi i livelli dei concerti di James Brown.

Artista: Maceo Parker
Album: Life on planet groove
Anno: 1992
Voto: ****

1. Shake Everything You’ve Got
2. Pass the Peas
3. I Got You (I Feel Good)
4. Got to Get U
5. Addictive Love
6. Children’s World
7. Georgia on My Mind
8. Soul Power 92

Quegli sporchi immigrati

14 Settembre 2005 14 Settembre 2005
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Lo sapete che questi sporchi immigrati hanno nella loro popolazione un tasso di criminalità tre volte quanto i nativi del paese?

Lo sapete che questi sporchi immigrati riescono a vivere in 10 persone in casupole o appartamenti putridi di 10 m2, e che fanno a turno per dormire nello stesso letto tanto lo spazio manca?

Lo sapete che questi sporchi immigrati sono considerati “negri” per i tribunali dell’Alabama e della Louisiana, o perlomeno “non palesemente bianchi” per tutti gli altri tribunali americani?

Lo sapete che questi sporchi criminali hanno portato con loro organizzazioni criminali di livello internazionale?

Lo sapete che questi sporchi immigrati vendono i loro figli ai pedofili e le loro figli ai bordelli di tutto il mondo? Dall’Africa all’Asia passando ovviamente per Europa e Stati Uniti?

Lo sapete che fino a 30 anni fa la svizzera era ancora piena di questi sporchi immigrati clandestini che nascondevano i loro figli nelle loro putride case per paura di rettate della polizia?

Lo sapete che questi sporchi immigrati passavano clandestinamente attraverso le Alpi per raggiungere la Francia?

Lo sapete che a Aigues-Morte 20 (presumibilmente, ma il vero numero non si è mai saputo) di questi sporchi immigrati furono trucidati perchè secondo i francesi “rubavano il loro lavoro”?

Lo sapete che a New Orleans e nelle città americane c’erano vere e proprie caccia ai Dagoes, che finivano con l’impiccagione di tanti innocenti, colpevoli solo di chiamarsi con nomi a risonanza straniera?

Lo sapete che il presidente Richard Nixon definì questa razza come una razza di criminali? Esattamente (intercettazione telefonica) “Non sono, ecco, non sono come noi. La differenza sta nell’odore diverso, nell’aspetto diverso, nel modo di agire diverso.” segue…”dopotutto non si possono rimproverare, non hanno avuto quello che abbiamo avuto noi. Il guaio è che non riesci a trovarne uno di onesto.”

Per chiamare questi immigrati, odiati in tutto il mondo più di ogni altra razza (uso i termini dell’epoca, cioè di 30 anni fa) sono stati coniati termini nuovi: Babis (=rospo), bacicha, bat (pipistrello, per enfatizzare che questi immigrati non erano ne bianchi ne neri), black dago (negri accoltellatori), chianti (nel senso ubriaconi), christos, greaseball, guinea (per enfatizzare la non appartenenza alla razza bianca), WOP (senza passaporti) ecc. ecc.

Questi sporchi immigrati eravamo noi. Italiani del sud, italiani del centro, italiani del Nord. Clandestini fino a 30 anni fa.

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The city of New Orleans

2 Settembre 2005 2 Settembre 2005
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E’ strano vedere come tutto è effimero. Perfino la struttura più colossale delle nostre civilizzazioni, la megalo-poli può andare in frantumi sia fisicamente che socialmente con un pò d’acqua e di vento.
La Città è una struttura creata per ordinare. Permette a vari milioni di esseri umani di coabitare in un unico “centro”. E’ stato calcolato che le città come le strutturiamo noi sono capaci di accogliere fino a 30 milioni di individui, dopo di che arrivano problemi che non sono più risolvibili con le conoscenze scientifiche e organizzative attuali.
La città, specialmente americana, è il simbolo dell’armonia che esiste tra il benessere e il progresso nelle società occidentali.
Quello che sta accadendo in questi giorni a New Orleans è da un punto di vista sociale travolgente. Vedere una città di quelle dimensioni completamente distrutte da un “semplice” tifone è impressionante. Non pensavo che fossimo cosi fragili. Ma il drama non è tanto la distruzione fisica della città quanto la distruzione dell’ordine sociale che ne è conseguito.
Il sciacallaggio è un fenomeno naturale, secondo me non andrebbe neanche represso così duramente in questa precisa circostanza. Eppure a sentire i telegiornali (e quindi con le dovute riserve) ci sono stati addirittura episodi di guerriglia urbana tra le persone che rubavano e le forze della polizia e dell’esercito. E’ stato persino colpito un elicottero che soccoreva i superstiti.
I fatti di New Orleans sono interessanti proprio perchè abbiamo stiamo assistendo alla perdita di controllo di una città intera nello stato più sviluppato del mondo. Ci vuole poco a far tornare gli istinti più primitivi dell’Uomo, non il terrorismo, non il comunismo, non le guerre, ma una semplice tromba d’aria che spazza via il concetto di proprietà privata. I conti sono azzerati, la natura non fa distinzioni tra ricchi e poveri. Ormai tutto è di tutti, è anarchia, è un grandissimo casino. La disperazione crea in noi una trasformazione radicale, non sono più nè il bene nè il male a dirigere le nostre azioni, ma lo spirito di sopravvivenza. Come si possono biasimare queste persone quando noi siamo comodamente seduti a casa nostra?
Quello che cerco di dimostrare qui è che non esistono paesi canaglia, o popoli più propensi al crimine, esiste solo una esasperazione sociale che porta a conseguenze tragiche.Dovremmo cercare di usare l’esperienza della Louisiana per sfumare i nostri giudizi troppo trancianti sugli individui del globo che sono più soggetti alla disperazione ed agli atti incivili, vandalici, terroristici o bellici.

PS: Mi sono assentato cosi a lungo perchè il computer di casa mia è andato fuori uso…. Ma ora eccomi qua!!!!