Beneficienza non benefica


Dopo decenni di aiuti economici e 400 miliardi di sostegno da parte dell’occidente, una grande parte dell’Africa rimane in condizioni economiche e sociali pessime, anche se a questo proposito vanno rilevate alcune importanti eccezioni (la Namibia, il Botswana, Etiopia, Eritrea e il Mozambico hanno una crescita del PIL superiore al 2% annuo).
A questo punto è legittimo chiedersi se gli aiuti economici hanno avuto effetti positivi sulla crescita di questi paesi.
Secondo me gli aiuti economici sono un’arma a doppio taglio. Nella maggior parte dei casi africani, questi aiuti sono stati elargiti irresponsabilmente, e sono stati impiegati in modi altrattanto discutibili. Tutti ricordano la vicenda del latte “in polvere”: dopo una surproduzione nei paesi occidentali di latte, si è deciso di trasformarlo in latte in polvere per darlo ai paesi africani (ora esattamente non mi ricordo quali). Risultato? Parecchi bambini hanno contratto malattie dovute all’uso di acqua infettata (acqua necessaria per la miscella del latte), e la debole economia locale basata sulla vendita di laticini è stata letteralmente distrutta. Volendo far bene si fa spesso male. Il problema degli aiuti in generale è che non sono inquadrati seriamente, e non fanno parte di un progetto globale per lo sviluppo dei paesi del terzo mondo. Gli aiuti servono “solo” ad evitare che la gente muori di fame, e sono elargiti con un tale disinteresse dei sistemi economici locali che specie distruggono il sistema economico portando il paese in una condizione di totale dipendenza da questi aiuti. Nei peggiori casi, gli aiuti economici servono a rafforzare i regimi politici locali (che per lo più dispongono di una leggittimità discutibile) che altrimenti sarebbero caduti.
Secondo alcuni dati, esiste addirittura una tendenza inversa tra quantità di aiuti e sviluppo economico. questi dati sarebbero confermati dal fatto che il Botswana ha avuto negli ultimi 30 anni uno dei tassi di crescita più alti del mondo, beneficiando di una bassa interferenza di aiuti economici.
Sono convinto che sarebbero sufficienti la metà dei soldi spesi per risollevare un intero continente come l’Africa, ma cis arebbe bisogno di più razionalità, meno buonismo e meno populismo: gli aiuti economici devono fare seguito a dei progetti per lo sviluppo che corrispondano alle caratteristiche di ogni paese/regione. L’utilizzo di questo denaro deve essere oggetto di rigoroso controllo, soppratutto nei paesi “a rischio” soggetti alla guerra civile e alla corruzione dei governanti.
Fino ad oggi sembra che i paesi occidentali si accontentino di buttare i soldi dalla finestra irresponsabilmente senza preoccuparsi di chi se li prenderà, e per fare cosa.
Riferimenti: Corriere della sera



12 Commenti to “Beneficienza non benefica”

  1.   Nonlinear Says:

    Ciao Matteo, ma che fine ha fatto il blog su Splinder? Quando provo ad aprirlo dice che la pagina è stata cancellata!

  2.   jtm Says:

    Secondo me, molte delle cose sensate che possono essere dette a proposito degli Aiuti, sono già scritte in questo tuo post. Purtroppo, partendo sempre dai dati, tutti di fonte occidentale, io sbocco su considerazioni ancora più pessimiste delle tue. Comunque, in appoggio alle tue considerazioni, mi permetto solo di aggiungere quanto segue: a) a proposito degli Aitui circola in giro più propaganda che sostanza; b) che gli Aiuti aiutano i “paesi donatori”, più ancora che i paesi “beneficiari”; c) che così come funzionano oggi insieme al Debito ed al commercio internazionale, gli Aiuti costituiscono tutto un sistema di cui non può essere fiera una socità che si dichiara civile, in quanto contribuisce a fare perdurare il sottosviluppo in africa ed altrove. Detto questo, colgo l’occasione per segnalarti, in assoluta anteprima, che alla vigilia della tenuta a settembre (all’ONU) del Millennium Summit +5, mi propongo di pubblicare sul mio blog, un certo numero di posts su questa dolorosa problematica degli Aiuti. Un pò come l’ho appena fatto, sull’argomento Debito. E sarò felice di contarti fra i lettori di quelli miei posts. Grazie e buon week-end. Jtm

  3.   Devil Buio Says:

    Spesso i cosiddetti aiuti sono stati il modo pulito ed ufficiale di far arrivare compensi per niente disinteressati, altre volte sono stati il risultato di uno sforzo che ha soddisfatto più la coscienza di chi li ha fatti che la pancia di chi li ha ricevuti.

  4.   Daniele Says:

    Concordo sul fatto che hai scritto cose assai sensate, anche se scarsamente praticate. Non ricordo chi diceva: “Il dono crea lo schiavo”. Non sarà sempre così (donare e ricevere è spesso piacevole), ma nel caso delle relazioni internazionali mi pare in molti casi vero.

  5.   dinzi Says:

    Direi che il succo del discorso si riassume nel detto “Se vuoi aiutare qualcuno che muore di fame, non dargli del pane, ma una zappa e insegnagli a zappare”…

  6.   UcCaBaRuCcA Says:

    Brava dinzi, è proprio questo!!!

  7.   capitangoku Says:

    concordo sulla gestione degli aiuti: meno ma meglio indirizzati. a proposito del latte in polvere, ricordo l’invasione del mercato indiano, e le campagne promozionali in africa (che indicavano una migliore qualità rispetto al latte materno!! :-0). sul fatto poi che l’occidente butti i soldi dalla finestra, non sono troppo d’accordo. voglio dire che sicuramente un cattivo impiego equivale ad uno spreco, ma l’espressione suggerirebbe un’eccesso di fondi inviati; i realtà gli stanziamenti previsti erano, per il mondo occidentale, di 2,6 % del PIL, mentre si stenta a superare l’1%..siamo disorganizzati, poco preparati ed anche un po’ tirchi!
    ciao ciao, capitangoku

  8.   UcCaBaRuCcA Says:

    Con l’espressione buttare i soldi dalla finestra intendevo “sprecarli”. Lo spreco è sicuramente la cosa da combattere in primo luogo, perchè arrivati ad un certo punto di “interferenze”, non conta più la quantità. A questo proposito la storia italiana ci ricorda come i fondi (in quantità stratosferiche in certi anni) della cassa per il mezzogiorno ebbero effetti limitatissimi a causa appunto delle “interferenze” della malavita e al loro utilizzo inadeguato.
    Sono convinto che anche lo 0,5% del PIL dei paesi occidentali sarebbe sufficiente a portare tutti i paesi sulla via dello sviluppo (che ovviamente richiede tempo, guai a chi cerca lo sviluppo immediato) perchè il 0,5% del PIL della Germania (tanto per fare un esempio) rappresenta una quota enorme del PIL del Ghana o dell’Etiopia.

  9.   ladycris Says:

    hai in gran parte ragione in questo tuo pensiero, il buonismo non aiuta le popolazioni a rimboccarsi le maniche e a costruire qualcosa. però sei mai stato in un paese colpito dalla fame? usare dei soldi per evitare che la gente muoia di fame è comunque già un passo avanti.
    e poi non esistono solo le corruzioni degli stati africani: quanta genti pensi che esista che non ha la minima intenzione di aiutare veramente questi paesi a risollevarsi? quanti interessi ci sono dietro alla fame nel cosidetto terzo mondo?

    ciao

  10.   Manouche Says:

    Grazie per essere passato da me :)
    Condivido quello che scrivi: troppo spesso la “cooperazione internazionale” copre qualcosa di molto diverso (Ricordare Ilaria Alpi…….)
    Un saluto

  11.   UcCaBaRuCcA Says:

    Per ladycris:
    usare i soldi per evitare che la gente muoia di fame non è un passo avanti secondo. E’ solo quello che considero il minimo indispensabile seconda l’etica umana, e cattolica in particolare. Se poi questi aiuti per non far morire la gente di fame provocano danni al sistema locale nelle sue fondamentà, allora siamo al di sotto del minimo indispensabile.
    Per quanto riguarda la corruzione, sarebbe “buonista” dire che è un fattore marginale in Africa.

  12.   federica Says:

    Ciao grazie della visita e del commento .Non so quanti anni tu abbia ma da quello che vedo sembri molto/a maturo.Molto interessante,ritornerò.Per la musica facciamo via mail o preferisci entrare in qualche chat?A risentirci.