Gli amici degli amici


Oggi vorrei parlare di un argomento un pò delicato. Quelli che ne parlano di più ne parlano male e con luoghi comuni e stereotipi che dimostrano tutta la loro ignoranza, e gli altri non ne parlano affatto, come fosse un tabù. Sto parlando della mafia (in senso generale). Io faccio parte sicuramente della prima categoria di persone ignorante, essendo nato in Francia fuori dalla mentalità tipica di alcune zone del sud Italia.
La prima volta che ho sentito parlare di mafia è stato all’occasione di un servizio sulla televisione francese a proposito dell’attentato a Falcone e Borsellino. Servizio carico di emozioni, in quel periodo volevo fare il giudice anti mafia…
Ma è possibile che l’Italia (che ricordo è uno dei paesi più ricchi del mondo, democratico e evoluto socialmente) non trovi il modo per lottare contro una organizzazione criminale che danneggia in proporzioni enormi l’economia nazionale e particolarmente lo sviluppo del sud? E’ possibile che lo Stato non combatti un’organizzazione che ne mina le fondamenta, la sovranità, stabilendo delle leggi e un sistema di prelievo fiscale (il pizzo) parallelo? E’ possibile che la popolazione vittima non si sollevi contro gli oppressori? Come mai dopo duecento anni, niente è cambiato. Quale è la ragione del laissez faire della classe dirigente? Un tempo, quando la cultura del bene dello stato non era diffusa e si privileggiavano gli interessi particolari, la ragione era lo scambio di voti. Ma oggi? E’ possibile che la mentalità della nostra classe politica non si sia evoluta in due secoli?
Il problema deriva sicuramente dalla congiunzione di due punti deboli. Il primo viene dall’alto, il particolarismo della classe dirigente italiana, e l’altro viene dal basso, la mentalità della popolazione di alcune zone del sud.
Questo è il problema dell’Italia. E’ un problema sia del nord, sia del sud, perchè fino a prova contraria abbiamo la stessa classe dirigente, ed è questo il particolarismo di questa classe dirigente che lo Stato deve combattere. Non serve risvegliarsi ogni 4 anni quando ci sono 200 omicidi in un anno in una città, non serve far arrestare un Boss dopo anni di indagini (morto un Papa, se ne fa un altro…). I problemi vanno affrontati alla base.



14 Commenti to “Gli amici degli amici”

  1.   dinzi Says:

    … non deve dare venti ergastoli perché tanto, poi, uno a uno, vengono graziati; non deve annichilire chi, solo nell’oceano, grida “no” a questi bastardi, facendolo scomparire…
    So di un ragazzo in particolare, e come lui chissà quanti ce ne sono, che, figlio di mafiosi, medico affermato, ragazzo capace e intelligente, si è impuntato in modo determinato contro la mafia. Ha testimoniato contro per un omicidio al quale ha assistito. Sai cosa gli hanno fatto per proteggerlo? Gli hanno cambiato nome e cognome, lo hanno fatto allontanare dal suo paese: ha perso la sua famiglia, indignata per il suo gesto; ha perso la fidanzata e gli amici perché si è dovuto trasferire in un altro posto; ha perso TUTTI I SUOI TITOLI ACCADEMICI, TUTTO QUELLO CHE AVEVA FATTO è STATO BUTTATO NEL CESSO PERCHé LUI DOVEVA SMETTERE DI ESISTERE!!!! Questo significa che se la mafia esiste, esiste perché la fanno esistere. E’ ovunque… hai in mente matrix? La stessa cosa: intesse di sé tutta la società… nessuno si ribella perchè temono ripercussioni; chi si ribella viene soverchiato; altri, semplicemente, laissent faire… perché ne fanno parte!

  2.   penny Says:

    ottimo argomento..io penso che lo stato c abbia rinunciato e la gente ha paura e ci convive,fa molto pizzza mandolino per l’estero e i tedeschi che vengono in sicilia sperano di scovare l’ultimo nascosto!grazie della visita un saluto anke a te

  3.   Gianky Says:

    pare che per i romani il potere dovesse essere gestito con la bilancia e la spada….ovvero con la giustizia, l’equilibrio ma con la forza e l’intransigenza necessaria per permettere che proprio quell’equilibrio permanesse.
    mi sembra che la classe politica italiana utilizzi la spada in determinate circostanze…e se ne dimentichi in altre….in poche parole mi sembra di essere governato da un apparato burocratico duro e forte e sborone con i deboli e la gente comune e cagasotto venduto con i forti….tutto il contrario di quello che dovrebbe essere

  4.   Sally Says:

    Sono calabrese e so cosa sia la mafia, purtroppo. Però devo fare una piccola correzione. Non si tratta di nessuna mentalità perchè posso assicurarti che a nessuno piace avere a che fare con la mafia. Ribellarsi, lottare, certo bisognerebbe farlo ma se lo Stato non protegge ed aiuta questa gente, che bisogna fare? Lo stato a parole si schiera con chi lotta tutti i giorni contro le estorsioni e non solo. Ti posso assicurare che, il più delle volte, si è completamente soli. Nessuna mentalità, nessuna mancanza di coraggio, solo paura, una maledetta paura di lottare contro qualcosa di veramente potente…ma per fortuna, la gente che ci prova esiste.

  5.   Giano Says:

    Grazie per l’apprezzamento.
    Meglio cercare di sorridere, tanto…
    Non è rassegnazione, forse è solo realismo.
    La mafia?
    E’ uno Stato nello Stato…
    Coraggio…:)

  6.   capitangoku Says:

    ciao uccabarucca,
    è sconcertante anche per me, pero’ è vero che, sebbene i problemi della classe dirigente siano innegabili, anche la mentalità della popolazione non è un elemento trascurabile. sinceramente io non riesco a capire l’atteggiamento omertoso, di chiusura totale, di rifiuto dello stato.. sembra che l’italia sia divisa in tante piccole autistiche italiette che non riescono a trovare dei punti di dialogo. non so se ieri hai guardato ballaro’. io sono restata sconcertata dal servizio sul referendum in ciociaria: ma esistono ancora queste realtà? sono io che essendomene allontanata le ho rimosse?
    ciao ciao
    capitangoku

  7.   UcCaBaRuCcA Says:

    Per capitangoku:
    Le linee sono le stesse, ma io sono più vicino a Sally. Secondo me il fattore mentalità esiste, ma bisogna stare attenti. Innanzitutto l’omertà non è frutto di mentalità, ma è frutta di una evidente pressione psicologica e soppratutto fisica sulla popolazione. L’omertà è una condizione, non una mentalità, non c’è scelta.
    Quel che intendo per mentalità è in questo caso il rapporto del cittadino con lo Stato, caratterizzato in questo caso da una sfiducia totale (giustificata dai fatti). Per risolvere questo problema, ci vuole secondo me un massiccio intervento dall’alto, dallo Stato, che per una volta si deve sentire responsabile di qualcosa.
    Non intendo assolutamente dire che al sud “se la cercano la mafia” o “se la meritano” o peggio ancora “hanno la mentalità mafiosa”.

  8.   capitangoku Says:

    anche la mentalità in qualche modo la erediti dal contesto sociale che ti circonda. forse si’, un massiccio intervento dello stato sarebbe l’unica soluzione.. ma come si fa, quando persino cuffaro, che è uno dei massimi rappresentanti dello stato in sicilia (in quanto presidente della regione) è indagato per mafia?
    ciao ciao
    capitangoku

  9.   sal Says:

    hai intrapreso un discorso molto delicato e ti sei posto domande molto interessanti ma una su tutte: come mai questa organizzazione esiste, cresce e vive da cosi tanto tempo? la risposta penso sia all’interno di essa ma soprattutto all’interno di quei palazzi pieni di persone corrotte e vicine alle “famiglie” in questione. Una banda in passato si é “estinta naturalmente”, la banda della maglaina un’altra grande organizzazione malavitosa romana. Si sono uccisi tutti tra loro…un saluto sal

  10.   serbuhe Says:

    ÃÀ¤·¤¯´ó¤­¤¤¹«¹²Õý·½ÐÎ!
    Mentre la Francia era impegnata nella Rivoluzione(laica), l’Italia (che non esiste di fatto ancora oggi)non esisteva formalmente nemmeno in quelle costruzioni proprie dello stato nazione della bandiera, dei confini, dell’unit¨¤ linguistica. Paradossalmente l’Italia era in frammenti prima (molto prima) delle discussioni sulla postmodernit¨¤ e sulla fecondazione as(SI)stita.Non voglio annoiare e chiudo, credo che la Mafia nasca da questa profonda, inconscia, urlante assenza di STATO di cultura dello stato.Siamo passati dai granducati alle regioni a statuto speciale. L’unit¨¤ ¨¨ una foglia di fico.Lo dico con rabbia, pensando ai padri della costituente.

  11.   UcCaBaRuCcA Says:

    Per serbuhe. Sono completamente d’accordo con te. Stavo parlando proprio oggi con un mio amico argentino, cercando di spiegarli come il “peccato originale” italiano (espressione che ho trovato a proposito del peccato originale Statunitense, ovvero il fatto che gli USA sono nati sul genocidio della propria popolazioen indigena, e le conseguenze di questa nascita sulla cultura statunitense), ovvero il peccato legato alla formazione “artificiale” dello Stato abbia lasciato ancora oggi segni tangibili nella società e nella cultura. Particolarismi ecc. sono tutti frutti di un disinteressamento totale dello Stato.

  12.   jtm Says:

    Mia magra consolazione: non è mai venuta a nessuno, l’idea di andare bombardare la Sicilia, per stroncare la mafia. jtm

  13.   M.Pierdin Says:

    Caro Ucca,
    ho già avuto modo di farti conoscere il mio pensiero sugli aggettivi qualificativi. Questa tua nuova trama, mi conduce a ribadire che è sempre meglio conservare il valore della sostanza lasciando le qualificazioni agli “intervalli” del pensiero. Mafia non è un sostantivo proprio, ma la sostantivazione dell’aggettivo “mafioso”.Tale aggettivo qualificava e qualifica un comportamento nell’ambito di un contesto che indirettamente,ma anche implicitamente, lo provoca.Quando lo Stato (forma giuridica) ed il senso dello Stato cittadini) non c’è o comunque pecca di presenza e autorevolezza,in una società emergono tutti quegli strappi del vivere civile che creano prima disordine e poi timore e ingiustizia.Più gli strappi sono redditizzi, più, stranamente,diventano irrisolvibili per il vivere civile.Riportiamo alla memoria per un istante certe statistiche riguardo il giro d’affari delle cosche: migliaia di miliardi. E’ poco verosimile che solo un ristretto gruppo di persone ne goda il beneficio. Ci viene a mente, allora,che qui e là si ha un incremento strepitoso di attività edilizia oppure che società all’improvviso godono di ottima salute; che là dove c’è miseria nessuno si lamenta più di tanto (e non sono certo le pensioni di invalidità a sopperire alla bisogna); latitanza di capi da capogiro; capacità di sentire e vedere ovunque; omertà ecc.Oggi ci si ricorda e ci si ferma solo sul nome ,ma si è forse incapaci di intravederne la sua vera essenza.Il corrispondente di “luna mattino” osservando dall’alto l’italico modo di vivere e convivere si riempirebbe la pancia di sacrosante risate e non sarebbe certo disponibile a perorare presso i lunatici …. la costituzione europea. C’est la vie, come dicono i francesi oppure come diceva una cara persona italica:nella vita si trovano soltanto “piglianculi” e “mettanculi”. A noi l’ardua scelta (purtroppo).

  14.   UcCaBaRuCcA Says:

    Per M.Pierdin
    Siamo d’accordo sul fatto che la presenza di organizzazioni criminali sia dovuta allo spazio lasciato dallo Stato ad esse. I vantaggi a mantenere lo status quo nel contesto dello Stato ci sono, certamente, ma per chi? La classe politica. E’ proprio questo di cui parlo nel mio articolo, la carenza di valori morali della classe politica, la carenza di un obiettivo politico da raggiungere, la carenza di prospettive per il futuro. In un paese come la Francia, ho la sensazione che si vada alle elezioni nell’intento di governare per 5 anni. In un paese come l’Italia, ho l’impressione che il fatto di essere eletto è il fine ultimo dell’uomo politico. Dopo l’elezione la politica si ferma. Non ci sono progetti, prospettive di governo. Questo fatto sarà dovuto al sistema elettorale combinato al sistema partitico che favoriscono l’instabilità governativa e quindi le prospettive di governo, ma fatto sta che in Italia, il politico non vede prospettive di governo, e quindi è portato ad interressarsi gli interessi particolari, e a quelli a brevissimo termine. In un tale sistema tutto è possibile, anche la presenza di uno Stato nello stato.