Storie di Storia: La triste fine di Nicola e Bartolomeo


Nel 1921 corre brutta aria negli Stati uniti d’America, Wilson ha appena perso le elezioni presidenziali e lascia il posto a Warren G. Harding. E’ finito il tempo dell’apertura americana all’europa, e arriva il tempo del proibizionismo e dell’isolazionismo. Nel clima dell’isolazionismo maturano le condizioni ideali per una crescente ondata di nazionalismo. Anti socialismo, anti comunismo, anti immigrazione (italiani, polacchi, irlandesi, asiatici), difesa contro i neri, difesa dei valori protestanti contro il cattolicesimo degli immigrati. Rinasce in questo contesto il famigerato Ku Klux Klan che combatte neri, ebrei, cattolici, stranieri, socialisti, comunisti e sindacalisti.
In questo contesto storico, due anarchici italiani (ricordo che gli italiani erano chiamati anche loro “negri” in certi casi per via del colore scuro della loro pelle) Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti vengono accusati di aver ucciso un cassiere e una guardia del corpo nel corso di una rapina in una fabbrica. Malgrado le prove schiaccianti della loro innocenza (l’autore del crimine era stato interpellato e aveva confessato, aggiungendo di non avere mai visto Nicola e Bartolomeo) e la campagna per la loro liberazione sviluppatasi negli USA ed in tutto il mondo, Nicola e Bartolomeo vengono giustiziati sulla sedia elettrica il 23 agosto 1927.

Sono passati 78 anni. Qualcosa è cambiato nella liberale e progressista america? No.
La pena di morte è un’assurdità. Un’offensa all’Uomo. Uno sfregio all’intelligenzia umana. Un controsenso nella sua natura. Uccidere un uomo, che sia innocente, o che abbia commesso i peggiori crimini, è disumano. Chi può permettersi di dare l’ordine di uccidere un essere umano, un pari? Mi sono sempre chiesto come il boia statunitense vivesse la sua condizione. Quale differenza c’è tra i gerarchi nazisti colpevoli dell’esterminazione degli ebrei che nei processi si diffendevano dicendo “questi erano gli ordini”, e il boia statunitense del 2005 che uccide perchè “esegue gli ordini”? Che diritto ha un uomo sulla vita di un altro uomo? Quale sogno, quale delirio di onnipotenza permette ad uno Stato di uccidere un Uomo? E’ semplicemente inconcepibile, un anacronismo dei tempi moderni, una dimenticanza della storia.
Spero che i relativi paesi agiscano presto per tornare nella civiltà. Ma ora alla frase di Primo Levi “Se questo è un uomo” rispondo: no, chi agisce così barbariamente non lo può essere.

PS: Ho fatto l’esempio degli Stati Uniti perchè è quello più vistoso, ma i paesi che applicano la pena di morte sono numerosi, e tutti colpevoli allo stesso modo. D’altra parte mi rendo conto benissimo che in un mondo di crimini ben peggiore, la pena di morte è solo una goccia d’acqua (di sangue?) in mezzo all’orrore.



18 Commenti to “Storie di Storia: La triste fine di Nicola e Bartolomeo”

  1.   jacomaco Says:

    ciao sono jacomaco e grazie per aver visitato il mio blog. jaco in onore al mitico maestro.sono un bass man e sono un grande fan.

  2.   capitangoku Says:

    ciao uccabarucca,
    mi ricordo la storia, è piuttosto sconvolgente. come la pena di morte, sempre e comunque da evitare. concordo in pieno..ciao ciao
    capitangoku

  3.   dinzi Says:

    Pena di morte? NO, grazie! Purtroppo tanti si sentono ancora autorizzati a decidere sulla vita degli altri. Se ci pensi, ci sono tante forme, aldilà della pena di morte propriamente detta, che non sono altro che inflizioni e costrizioni che portano al disfacimento dell’essere umano, anche se solo al livello psicologico. Rientra nel gioco del potere, io sono il più forte… rientra nell’egoismo dell’uomo e nell’incapacità di amare.

  4.   sc. Says:

    sono contro la pena di morte … ma credo che potrebbe essere difficile non dire “stessa fine come a mia figlia” quando si tratta di assasino che senza motivo ha messo fine alla vita di un figlio….
    dunque teoreticamente sono contro la pena di morte… ma non so come penserei se fossi VITTIMA.
    ti sembra contorto?

  5.   UcCaBaRuCcA Says:

    Per SC:
    in effetti, qui sta il problema della maggior parte delle persone: sono contro la pena di morte, però quando si parla di crimini particolarmente odiosi come la pedofilia o omicidi con caratteristiche raccapriccianti, il dubbio si instaura sempre. invece secondo me la pena di morte è assurda in ogni situazione, neanche Hitler, Stalin o Pol pot la “meriterebbero”. Perchè l’Uomo è Uomo, e non è perchè un Uomo si allontana dalla sua essenza commettendo crimini che noi dobbiamo fare lo stesso. Il “sangue chiama sangue” è un comportamento da animali, non dà uomini.

  6.   sc. Says:

    hai ragione. ma a volte é difficile non essere animaleschi… non credi?
    Per me in fondo il carcere é la punzione peggiore… peggio della morte.. ma mi chiedo: lo penso anche se ho una figlia morta??? Capisci?

    A parte questo: ti ho risposto- vedi link.
    :) bacino

  7.   Devil Buio Says:

    Personalmente sono contro la pena di morte ma non per i motivi morali che anche in questo blog sono stati esposti. In linea puramente pratica nessuno troverebbe niente di strano nel vedere giustiziare un criminale come Angelo Izzo (il mostro del Circeo), il problema è che qualsiasi legge deve tenere conto di un alto numero di persone che la amministrano e un ancora più alto numero di persone che la subiscono.
    In merito alla pena di morte è dimostrato che:
    1) Non essendo l’uomo in grado di gestirla c’è sempre un altissimo numero di innocenti che vengono giustiziati per sbaglio, quando non si arriva addirittura al cosidetto abuso “politico” come nel caso di Sacco e Vanzetti.
    2)Laddove è applicata la criminalità non cala se non ci sono interventi strutturali nelle aree degradate (non serve da deterrente)

  8.   jacomaco Says:

    Ciao appena riesco pubblico un articolo su monk sconvolgente.?????. grazie per aver visitato il mio blog.a proposito di didgeridoo,io me lo sono costruito usando un tubo in pvc,prova e buon divertimento????????.

  9.   Gio/Prof Says:

    Ciao, grazie per la visita.
    Se vuoi ti mando il post in e mail… ma trovai esaurienti speigazioni da Ely e da Kri (nei post di Ely) http://angi_ely.blog.tiscali.it/yd2013520/
    che è una mia bravissima alunna… se non sufff… riscrivi…
    Ciao

  10.   Gio/Prof Says:

    Sulla pena di morte… non sono più d’accordo.
    Pensa ad Izzo!
    Fosse stato ucciso, non avrebbe più ucciso.

  11.   UcCaBarUcCa Says:

    Per Gio prof:
    Che sia Izzo, o qualsiasi omicida, serial killer stupratori di bambini, la pena di morte va contro l’umanità. Perchè toglie la libertà fondamentale dell’uomo alla vita. Sul diritto alla vita si basa l’umanità. Che l’individuo sia buono o cattivo questa è un’altra storia, tutti hanno diritto a vivere, e togliere questo diritto significa interferire in qualcosa di più grande di noi. Poi quando ha negare questo diritto alla vita è una istituzione importante come lo Stato, la cosa si fa ancora più tremenda. Assolutamente, in ogni caso anche quelli più terribili, sono contro la pena di morte.

  12.   sc. Says:

    passando ti auguro BUONA DOMENICA

  13.   Sally Says:

    Io non penso che con la pena di morte si possano risolvere i problemi di criminalità. Non è versando dell’altro sangue che ci sentiremo meglio. L’uomo non deve comportarsi come un animale, neanche nelle situazioni più disperate. Solo una cosa però voglio dire: la giustizia deve essere uguale per tutti e soprattutto molte cose andrebbero riviste.

  14.   happy_barby Says:

    grazie per la visita dalle mia parti…….anche io sono moooooooolto scettica sugli amori di chat,ho cercato di mettere in guardia mio fratello ma non c’è stato verso. vedremo….

    riguardo il tuo post:assolutamente NO alla pena di morte, e mi stupisco di come nel 2005 in italia qualcuno la vorrebbe come “soluzione al male”. bah!

  15.   hilda Says:

    No alla pena di morte. Sempre e comunque.
    Grazie per essere passato da me.
    il quadro è di van gogh.

  16.   penny Says:

    non le sapevo tutte queste cose!grazie di esser passato e del complimento;)ripasserò volentieri è davvero interessante il tuo blog

  17.   R.Rien Says:

    Il problema non sta soltanto sul mezzo di repressione utilizzato: la pena di morte.Il dramma nasce quando si fa uso di tale mezzo – che potrebbe (ripeto,al massimo potrebbe)costituire l’ultima ratio per crimini gravissimi- in maniera del tutto disinvolta sia rigurado i reati commessi sia riguardo l’età e/o lo stato psichico di chi li commette. E’ una forse ricercata dimostrazione “di forza” da parte di chi in effetti teme grandemente di non essere in grado di sostenere un equilibrio sociale trovato o imposto. La condanna a morte, a mio parere, non rientra nei ranghi della giustizia ma piuttosto in quelli di una erroneamente ritenuta necessità di prevaricazione. In fondo, in genere, per un “essere umano” che ha combattuto ed è disposto a combattere per la libertà personale, il fatto solo di perderla anche per qualche istante di galera dovrebbe costituire già una pena terribile!! Ma l’uomo è anche questo e non solo da oggi o ieri: da sempre!

  18.   UcCaBaRuCcA Says:

    Per R.Rien
    Secondo il problema sta proprio sul mezzo di repressione:non importa se si usa la pena di morte su un uomo colpevole/innocente, vecchio/giovane, sano/pazzo. la pena di morte va condannata a mio parere proprio per la sua natura “anti-vita” e quindi “anti-uomo”, e anche “anti Dio” (a questo ultimo proposito non riesco a capire come mai la Chiesa cattolica non abbia formalmente denunciato tale mezzo di repressione).
    Per quanto riguarda l’aspetto repressivo, secondo alcuni studi statunitensi, è stato dimostrato che nei sistemi legali che attuano la pena di morte, questa non funzioni come deterrente, ma anzi, provoca nei “grandi” criminali un escalation della violenza, nel senso che sanno che ormai sono criminali da sedia elettrica, e quindi non esiste più un freno ai loro crimini.
    Sono d’accordo con te sul fatto che la prigione a vita possa da un lato essere una pena molto maggiore della pena di morte, e dall’altro, possa permettere (ipoteticamente) al carcerato una riflessione e perchè no una redenzione dei propri crimini.