Terrorismo o resistenza


E’ facile essere di parte, anche su tematiche che non ci riguardano da vicino. La presa di posizione unilaterale è così semplice. Ma sempre ci si rendo conto che la verità sta nel mezzo. Questa è l’unica cosa certa che ho imparato nei miei pochi anni di vita. Come disse un maestro di musica a Budda (rassicuro tutti non sono un seguace di Roberto Baggio & co.) “se non tiri abbastanza la corda, non suona, se la tiri troppo, si rompe.” Il giusto sta tra le due estremità.
Il problema mondiale oggi è il terrorismo. Certamente le torri gemelle. Ma anche palestinesi che si fanno saltare in aria, Iracheni che fanno attentati, che sabotano le infrastrutture, che ammazzano i poliziotti che stanno sotto il nuovo governo imposto dall’esterno. Terroristi. Tutti. E’ strano perchè proprio qualche anno fa, questa gente la chiamavamo resistente. Con tanto di plauso e di orgoglio per i nostri resistenti. Persino la terrificante Germania nazista la chiamava resistenza, riconoscendo almeno moralmente la fondatezza di una reazione ad una invasione straniera.
Invece oggi, chi non ci piace è un terrorista. E basta. E’ semplice, drastico, e efficace. Io invece dico che il cittadino iracheno che si fa esplodere contro la polizia che rappresenta il nuovo governo e che lui percepisce come nemica (forse è anche una buona polizia, ma deleggittimata per la natura della sua nascita), il cittadino iracheno che spara contro i militari USA (e che deve fare?), il palestinese che mette un’autobomba in una colonia israeliana, io dico che vanno considerati come i resistenti italiani o francesi. O sono tutti terroristi, oppure facciamo una vera distinzione, razionale tra terrorismo (attacco di un’organizzazione senza legami con lo Stato contro qualcosa) e resistenza (attacco di un’organizzazione senza legami con lo Stato per lo Stato).
Gli iracheni resistono di fatto ad una invasione sul loro territorio da una entità nemica. difendono il loro stato, e non importa se in Irak c’era un dittatore o meno, se lo Stato era buono o no. L’esercito USA in Irak sta usurpando la sovranità del popolo iracheno. I cambiamenti vengono da dentro, mai da fuori, chi ha interesse in un cambiamento deve cercare di convincere il popolo, che magari non ha potere ma è sovrano, di fatto, in ogni democrazia o regime.



16 Commenti to “Terrorismo o resistenza”

  1.   dinzi Says:

    Mamma mia come sei diffile oggi! Come faccio a dire qualcosa? Così a pelle mi viene da dire che la vedo come te. Ma so troppe poche cose per poter esprimere un giudizio. E’certamente innegabile che questi paesi, in cui vige un costante stato di guerra o guerriglia, siano stati e siano tuttora sfruttati dall’Occidente “civilizzato”! E, tutto sommato, le loro rappresaglie non sono che un grido di libertà. Solo c’è l’estremismo, il radicalismo che, per quanto provocato dall’esterno, trova ben poche giustificazioni. Non so… ma condivido sicuramente che fare di tutta l’erba un fascio sia segno di ottusità mentale.

  2.   AntAres Says:

    una visione alquanto semplicistica della questione, che non tiene conto di numerosi aspetti… soprattutto nel riferimento alla situazione irachena… dove si intersecano diverse influenze tra le quali: 1) quel determinato gruppo di terroristi facenti riferimento a “quell’anticristo” che fino a qualche anno fa era servito e riverito dalla famiglia bush (per questioni di soldi ovviamente)
    2) le diverse etnie irachene…
    definirei, a pelle, decisamente e gravosamente inappropriata l’equiparazione dell’odierno terrorismo alla nostra resistenza…
    anche se sono d’accordo sul fatto che bisogna fare
    appropriate distinzioni…
    non tutto può esser definito con un termine omnicomprensivo..che fa di tutta l’erba un fascio..

    p.s.
    “in merdio stat virtus” Catullo ( su tutti)
    scusa….
    AntAres

  3.   UcCaBaRuCcA Says:

    Per antares:
    Non ho capito a cosa ti riferisci quando dici una visione semplicistica della questione, e cosa c’entra con le etnie irachene. Perchè ho fatto esempi chiari e particolari, il palestinese che butta una bomba sul suo territorio occupato da israeliani (le famose colonie) lo considero un resistente. Allo stesso modo il cittadino iracheno che butta una bomba, magari è vero che diffende una corrente religiosa (da noi erano colori politici, ci furono pure battaglie tra resistenti italiani di sinistra e resistenti italiani di destra!!!) ma l’importante è che la diffende all’interno dello Stato. Mentre il palestinese che si fa saltare in aria in Israele è già un caso più complicato.
    Per quanto riguarda la resistenza italiana: semplicistica è la canonizzazione della resistenza italiana solo perchè si è anteposta ad un male certamente enorme come il fascismo. Nella storia della resistenza italia ci sono numerose pagine nere e contestate, azioni fatte più per dare visibilità politica (e da un punto di vista razionale è anche giustificato) che curandosi del numero di fucillazioni derivanti dalle medesime azioni. come tutti ben sanno la storia non è ne nera ne bianca ma spesso grigio scuro.
    Cosa c’è di tanto diverso tra il cittadino iracheno che mettendo una bomba difende non saddam hussein ma la sovranità del proprio Stato e del proprio popolo contro l’invasore americano, e il cittadino italiano di 50 anni fa che faceva saltare ferrovie (sicuramente qualche volta c’andavano di mezzo pure i civili) o ammazzava soldati tedeschi? Mica i resistenti italiani lo hanno fatto per Mussolini, ma per riprendere possesso dello stato, ed è probabile che se dopo averci salvato gli USA fossero rimasti in Italia proponendo un governo loro (sicuramente non gradito ai resistenti di sinistra), la resistenza avrbbe continuato a combattere.

    alla fine siamo tutti veramente ottusi: chi vince nell’occhio della storia è resistente, e chi perde è un terrorista

  4.   Sandor Petöfi Says:

    Mi sembra che sei entrato nell’argomento terrorista/partigiano (storicamente sempre complesso) con una vena da domenica estiva e con la pancia piena. Gli storici impiegano di norma diversi lustri, impegnandosi in analisi e approfondimenti, prima di esprimersi con conclusioni convincenti e motivate su fatti storico-sociali di portata rilevante.Immagino che tu non sei uno storico ( o almeno non ancora), ma la libertà,anche quella di portare avanti un blog, deve sempre poter testimoniare la presenza di un filo idoneo a tessere la tela dell’oggettività , anche partendo da posizioni soggettive. Avvicinarsi ad accostamenti troppo frettolosi su temi di storia contemporanea di grande portata umana, civile,economica, geopolitica, etica, è un azzardo da non prendere. Da non prendere non perchè è qualunquismo, ma perchè nella contingenza della loro formulazione non servono a nessuno. Attenzione,è meritorio percepire, sviscerare,meditare i fatti della vita quotidiana (nella storia del mondo) per costituirci delle idee. Le idee,poi, non bisogna buttarle scriteriamente: non bisogna gettare l’acqua con il bambino (l’idea con la libertà).

  5.   UcCaBaRuCcA Says:

    Per Sandor petofi
    beh io sono partito da una lezione di storia contemporanea dove alla domanda di uno studente “i resistenti erano terroristi?” la professoressa ha risposto (lei al contrario di me è uno storico) “non me la sento di chiamare terroristi tutti gli attentatori iracheni e palestinesi” richiamando come è giusto che sia al giudizio futuro della storia. Ciò nonostante il giudizio della Storia è costruito sulla base di tutti i giudizi precedenti, e quindi non mi sembra qualunquismo nè semplicismo farsi la domanda “perchè i resistenti italiani sono resistenti e quelli palestinesi o iracheni sono terroristi?” Sarà perchè gli italiani sono italiani?
    D’altra parte è ovvio che il mio giudizio è mio e collegato all’oggi, può essere che domani venendo a conoscenza di nuove cose cambi idea, ma oggi penso così, e al dilà della veridicità o no di quello che dico mi sembra giusto e anche interessante farsi la domanda.
    Mi rendo conto anche che la resistenza italiana è una corda sensibile nella storia d’Italia in quanto è una delle poche (e tardive) manifestazioni dell’antifascismo da parte del popolo italiano: di solito la nota a cui si aggrappono gli antifascisti per giustificare che non tutti erano fascisti. Rimane al giudizio della quasi totalità degli storici un fattore che ha avuto un’importanza più simbolica e politica che militare.
    Il mio scopo è proprio al ricerca dell’oggettività quando dico che alcune azioni armate mediorentali hanno carattere di resistenza. penso che è proprio la nostra visione di parte a vedere in loro solo ed esclusivamente terroristi. E quello è semplicismo.
    Ora cerchiamo di portare la discussione su punti pratici: quale è la differenza tra un iracheno che lancia una bomba su una pattuglia americana e un italiano che lancia una bomba a mano su una pattuglia tedesca? L’unica differenza è che gli USA vogliono portare con la forza la democrazia mentre i tedeschi portavano con la forza il nazismo. Ma io mi trovo d’accordo con Habbermas quando dice che l’esportazione della democrazia…

  6.   UcCaBaRuCcA Says:

    …segue…
    non legittima la guerra, ovvero la cancellazione anche temporanea della sovranità dello Stato iracheno (la sovvranità non esiste solo in una democrazia.)
    Cosa dire poi della situazione palestinese?

    Da un’altra parte non cerco di legittimare le azioni di terrorismo vero e proprio che esistono e sono numerosi in questi stessi paesi.
    Ma la differenza fondamentale secondo me tra terrorismo e resistenza, sta proprio nel concetto di sovvranità: riacquistare la sovvranità persa del proprio paese, questo è l’obiettivo del resistente, poi cosa si fa della propria sovranità è un’altra storia, ma certamente non sta a noi decidere se in Zimbabwe o in Tagikistan devono instaurare la democrazia.

  7.   mouette Says:

    très intéressant ton blog:
    rien a voir: OL Champion de France:2-1

  8.   AntAres Says:

    ma io dico..
    il mio post precedente era proprio uno spunto per la distinzione tra resistenti e terroristi…
    se volgiamo fare un esempio azzardato per il nostro paese (considerando due epoche differenti) possiamo individuare resistenti e terroristi in partigiani e brigatisti (non so quanto sia giusto ma ho usato questo esempio per render l’idea)…
    cmq. se ne parla meglio di persona, visto che ho usato il termine “semplicistico” proprio perchè x definire terroristi e resistenti bisogna fare un’analisi molto approfondita, che tiene conto di ogni particolare situazione del territorio preso in considerazione (partendo proprio dalla storia, dal substrato culturale, dallo stato dei diritti, dalla situazione economica, dalla contestualizzazione di quel territorio stesso all’interno di uno scacchiere mondiale, dal e dal e dal…).
    cmq. ultimo particolare…
    secondo te ai partigiani stava bene il nuovo stato italiano del dopoguerra?
    se la pensi così cadi in fallo..
    la resistenza anche dopo la costituzione della repupplica era armata fino ai denti..pronta a una guerra civile…
    e l’attentato a togliatti poteva essere l’evento scatenante…se lui,ferito, non avesse alzato quella mano…quasi a voler dire “fermi”.
    l’italia era sotto l’influenza usa e di certo questo non andava bene ai “resistenti”…
    ma il discorso si fa lungo.. mi fermo qui.
    poi dovremmo parlare dei palestinesi e degli iracheni…ma ciò lo faremo un’altra volta in due puntate differenti…
    a presto
    AntAres

  9.   UcCaBaRuCcA Says:

    carissimo Antares,
    I brigatisti sono sì terroristi, perchè lottavano contro lo Stato italiano. Partendo dall’ipotesi (che rimane un’ipotesi) che il resistente lotta PER lo Stato CONTRO un aggressore esterno, e il terrorista lotta CONTRO lo Stato, vedo che ci troviamo d’accordo.
    Dire che ogni situazione ha le sue particolarità è giustissimo, ma è come dire che due limoni sono diversi perchè hanno una struttura molecolare diversa, ma rimangono sempre due limoni. Allo stesso modo penso che alcuni atti che oggi chiamiamo terroristi hanno caratteristiche di resistenza, sempre mantenendo caratteristiche diverse dalla resistenza italiana.

  10.   Andrzej Wilk Says:

    Trovo una certa differenza tra chi spara ai soldati della potenza occupante e chi si fa saltare in aria tra connazionali, civili e inermi.
    Vendetta nei confronti di chi ha abbandonato il precedente regime per passare ad appoggiare il nuovo governo, più o meno imposto dagli occupanti? Beh, un po’ subdolo. In Irak (Iraq?) tantissimi erano pro-Saddam solo per quieto vivere (così come in Italia negli anni 20 e 30 quasi tutti erano fascisti).
    Però forse dovremmo davvero aspettare il giudizio (sensato e basato sui fatti, si spera) degli storici. Senza però, nel frattempo, stare a guardare in silenzio.

    Due aggiunte fuori tema.
    1- sui commenti al post precedente: perchè ti scagli così contro l’ottimismo? Io lo vedo come una cosa positiva: non significa continuare a prendere mazzate col sorriso stampato sulla faccia, ma avere quel tanto che basta di autostima e non demoralizzarsi se le cose non vanno proprio come si vorrebbe.
    2- che commento mi hai lasciato oggi? mi sposo, non lo sapevi? ultimamente ne sto parlando parecchio.

    Buon proseguimento…

  11.   capitangoku Says:

    ciao uccabarucca,
    non ho letto i commenti precedenti, ma ti posso dire che concordo in pieno col tuo post. ciao ciao
    capitangoku

  12.   UcCaBaRuCcA Says:

    Per capitangoku: Grazie…Stavo per andare dallo psichiatra per vedere se c’era qualcosa che non andava in me.
    Per Andrzej: Non mi riferivo a TUTTI gli attachi di cui sentiamo parlare alla televisione, ma in particolare agli attacchi da parte di civili militarizzati contro i soldati USA. Per quanto riguarda l’uccisione di connazionali civili, la questione è molto complessa, anche i reistenti italiani hanno avut scontri tra loro, ma in effetti non ricordo attacchi indiscriminati contro i civili.
    Per Antares:
    - A me risulta che il CLN facesse parte del governo dal 1943 al 1945, proprio perchè hanno avuto un ruolo simbolico (ma non solo simbolico comunque) forte.
    - A me risulta pure che nell’assemblea costituente ci furono anche i socialisti, allora considerati come il secondo demone del mondo (dopo i nazisti). E’ tutto dire.
    - L’attentato a Togliatti è stata opera di uno squilibrato, e quello che ha fermato dall’ospedale non c’entra con la resistenza, lui ha fermato una eventuale rivoluzione, perchè era conscio che dopo Yalta, in una zona d’influenza non russa, la rivoluzione era impossibile (v. caso della Grecia) e conveniva quindi entrare a far parte dello Stato.
    - L’influenza USA in italia è certa, ma non aveva certo le stesse caratteristiche “invadenti” di oggi in Irak.

    Vorrei ricordare anche che la definizione di resistenza non include l’aspetto positivo di questa. Non è perchè non condividiamo i valori dei resistenti iracheni che dobbiamo chiamarli terroristi. Il nucleo del senso della parola resistente sta (ripeto), nel suo rapporto con lo Stato.
    Alla fine di questa discussione, mi sembra di poter riassumere che: Non si può definire chiaramente tutte le azioni irachene e palestinese come terroriste, forse non abbiamo le informazioni necessarie nemmeno per parlare in alcuni casi di resistenza, lasciamo quindi alla storia il giudizio finale.
    E’ comunque inamissibile che sui media di tutto il mondo si parla esclusivamente di terrorismo anche quando il termine non andrebbe usato.

  13.   Gianky Says:

    finalmente ti sei deciso a linkare il mio blog…
    per quanto riguarda questo post: no comment.
    Sai bene che ho smesso.

  14.   xpisp Says:

    Non ho letto i commenti prec, ho solo un dubbio su quanto scritto, l’irakeno che si fa saltare per aria nel mercato con chi ce l’ha?
    é un resistente?
    Tutti quelli che rapiscono(la giornalista francese rappresenta uno stato non invasore) stranieri e non lo fanno per chi????
    Se quello che hanno iniziato gli americani è sbagliato, è giusto quello che stanno rispondendo alcuni irakeni(come mai poi molti non sono irakeni??)????
    rileggendo il punto di partenza non posso che essere daccordo..i meriti e le colpe difficilmente sono l’esclusiva di una fazione

  15.   terence.b Says:

    Volevo solo osservare che il popolo è sovrano in democrazia molto meno in un regime… Per il resto concordo, le cose non sono mai bianche o nere…
    ciao complimenti

  16.   UcCaBaRuCcA Says:

    Invece io vedo la presenza di sovranità anche in dittature. Certamente è diversa da quella che si ha nelle democrazie, ma senza un minimo di sovranità del popolo anche nelle non democrazie, le rivoluzioni sarebbero impossibili. Quello che voglio dire è che c’è sempre un’altra scelta possibile, ed è fondamentale che quella scelta la faccia il popolo, la classe dirigente, o il dittatore di uno Stato, più che un’altro Stato.
    Bisogna lasciare la scelta al popolo iracheno.