Aprile 2005

Tra l’Uomo e l’animale c’è una mela

27 Aprile 2005 27 Aprile 2005
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Beata l’ignoranza.
Beato quel che era il paradiso prima ancora che l’Uomo toccasse l’albero del sapere, quando si accontentava di vivere per vivere, senza farsi problemi filosofici sul senso della vita perchè tanto c’era Lui, Dio, risposta Universale.
Beato quando l’uomo era animale di Dio, nel paradiso; perchè che cos’è l’Uomo del paradiso se non un animale?
Beato lui quando non si vergognava della propria nudità, perchè non sapeva, “non si rendeva conto”.
Beato l’Uomo che non era curioso (oggi si direbbe sempliciotto) e si preoccupava solo di essere, come gli animali, esistere per esistere.
E invece la mela l’abbiamo mangiata, spinti dalla curiosità (si vede che la curiosità era già ancorata nel nostro DNA). L’Uomo non ha voluto abbandonarsi completamente a Dio, ha voluto contare sulle proprie forze, sulle proprie capacità, non Gli ha dato retta. E’ uscito dal paradiso come un figlio lascia la casa del padre. L’Uomo vuole sapere, vuole conoscere la Verità. E’ lì che comincia la Storia dell’umanità. Sapere, prime invenzioni, prime armi, prime guerre, prime atrocità. L’evoluzione cresce di pari passo con la distruzione, è una maledizione dell’umanità, non c’è scampo. L’Uomo ha abbandonato il paradiso, non voleva più essere un animale.
Oggi, ieri, domani, quello che ci aspetta è corruzione, abusi, violenze, torture. Fin dai primi tempi, l’umanità è segnata dal suo peccato originale. Ma l’Uomo, che è un grande stratega, cerca di resistere a questo inferno chiudendo gli occhi, costruendosi la sua propria immagine del mondo, il suo proprio girone infernale rigorosamente indipendente dagli altri. Così si salva e riesce a tirare avanti. Ma faccendo così rinnega la passione che l’ha portato sulla Terra: la passione per il sapere, la passione per la ricerca della verità; e rimane a metà strada.
Siamo ormai lontani da Adamo & Eva. Credo che il paradiso sia ancora qui sulla Terra, ma siamo noi che non riusciamo nè a vederlo nè a viverlo, a causa della nostra mente che manca di leggerezza, la nostra mente è troppo pesante, il cervello incombrante. Cerchiamo la verità nel fondo dell’universo mentre sta proprio lì, dentro di noi. Ci imbattiamo nel nostro cervello mentre quello sarebbe da buttare, e dovremmo affidarci ai nostri cuori.
Leggerezza della mente e del cuore, rinuncia al sapere e sopratutto abbandono totale dell’Uomo a Dio: questo è il prezzo del paradiso.
Ma una volta assaggiata la mela, è impossibile tornare indietro.

Il relativismo, male del secolo.

21 Aprile 2005 21 Aprile 2005
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In questo periodo, con la morte di Giovanni Paolo II e l’elezione di Benedetto XVI si parla molto di religione. E’ una buona occasione per fare il punto, ognuno con se stesso. Vedere se il cristiano che pretendiamo di essere corrisponde al cristiano della Chiesa.
Gli usi e costumi, la morale ha subito una rivoluzione negli ultimi decenni. L’uomo è sempre stato vincolato nella sua crescita spirituale da regole forti, assolutismo, censura ecc. Le istituzioni del passato, che siano le Chiese o i Regni hanno sempre cercato di controllare le coscienze. Oggi invece abbiamo acquisito una libertà notevole, una libertà di agire, una libertà di pensare, una libertà di andare contro. Questa sicuramente è la cosa più positiva degli ultimi secoli, ma si sa bene che la libertà è un’arma a doppio taglio, ed è sempre necessaria un periodo per abituarsi a questo grande dono.
Oggi, particolarmente in occidente, il male peggiore (da un punto di vista religioso) derivato da questa libertà è il relativismo. Il cristiano sta scomparendo. Ognuno si costruisce la sua propria religione su misura. Ognuno decide cosa è bene e cosa è male. Ognuno crede quando vuole credere, e dimentica quando vuole dimenticare. La religione è diventata una pratica sociale, e non influisce più sul nostro essere Uomini. Ma la Chiesa è solo in minima parte un’istituzione sociale, per il resto tramanda valori che risalgono ai vangeli, a Gesù Cristo. E questi valori, queste regole sono immutabili nel tempo. Oggi invece i nostri valori corrispondono a quelli della società. Quello che è giusto nella società in cui vivo è giusto, anche religiosamente. Ma il pericolo è proprio dietro l’angolo, perchè noi oggi viviamo in una società che malgrado tutto, si regge abbastanza in piedi. Ma pensiamo ai ragazzini che vivono in Tailandia: pedofilia e prostituzione cominciano ad essere la norma sociale (anche se non legale), non scandalizzano più nessuno. Pensiamo ai ragazzini soldati africani mandati a combattere, la vita non è più sacra, appartiene ad altri umani, ai capi. Pensiamo ai cittadini del terzo reich: dopo 20 anni di nazismo, la società ha accumulato valori distorti che pochi uomini possono rifiutare. Pensiamo agli abitanti della Corea del Nord, che vivono in un mondo completamente sfasato dal nostro. Tutto questo è il risultato del relativismo, i cittadini dimenticano i valori assoluti per aderire ai valori della società, che si sa, sono mutevoli. In alcuni casi, regimi come l’URSS o la Corea del Nord hanno addirittura proibito la religione per fare in modo che la popolazione aderisse prima ai nuovi ideali (sbagliati) della nazione.
Anche oggi, nella nostra società italiana, europea, il relativismo ha provocato uno smarrimento generale, una perdita di valori. Manca un punto di riferimento e questo porta a conseguenze drammatiche.
Malgrado l’afflusso di fedeli nell’ultimo periodo, non vedo il futuro del Cristianesimo molto roseo in occidente.
Spero propio che Benedetto XVI sia così conservatore come l’hanno descritto.

Educazione. Un genitore cattivo è meglio di un genitore buono.

19 Aprile 2005 19 Aprile 2005
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Ora che comincio ad entrare nell’età adulta, passato lo scoglio dell’adolescenza, e passato il periodo post-adolescenziale, sto cercando di fare il punto sulla mia vita. In particolar modo sulla mia educazione, e sull’educazione in generale.
Premetto che non sono genitore quindi tutto quello che dico è la visione di un bambinone cresciuto, un punto di vista monocolore, da parte dell’”educato”. L’educazione aprentale ha subito secondo me una grande rivoluzione negli anni ’60-’70, in Europa e nel mondo occidentale. Infatti, da sempre i ragazzi sono stati educati in una certa maniera, i genitori marcavano una certa distanza tra loro e i bambini. Di solito c’era la figura paterna rigida e severa (attenzione: non sto parlando di quelli che picchiano ripetutamente i loro figli… severo è differente da tiranno), e la figura materna più dolce, amorosa, compassionevole. In un certo senso, riproducevano la situazione del “buono” e del “cattivo” che si trovano negli interogatori di polizia. Era un’educazione per certi versi discutibile, ma era equilibratissima. E se da ragazzi avevamo tutti una preferenza per la mamma, crescendo il babbo appariva non più come un babbo severo e freddo, ma più come un babbo giusto e buono. L’amore del bambino per i genitori si riequilibrava con l’avvanzare degli anni. Forse non c’era abbastanza comunicazione, ma quel vuoto veniva riempito dagli amici. Forse non c’era dolcezza, compassione, ma la vita è dura e si può imparare e fare esperienza solo cadendo e rialzandosi. Con quella educazione, il bambino impara subito a distaccarsi dai genitori, ad avere una certa autonomia di pensiero e anche fisica.
Oggi invece, principalmente dal ’68, l’educazione è percepita in modo completamente opposto. Il genitore deve essere comprensivo, bisogna capire i ragazzi, bisogna essere disponibili, bisogna comunicare con loro, e guai a chi da uno schiaffettino al ragazzo. Il genitore moderno si deve preoccupare per la vita sociale del proprio figlio, deve mandarlo a scuola di musica, a fare sport ecc. Non parlo nemmeno del fatto di viziare i propri figli, ma è il fatto di educare un figlio come se fosse un adulto che è sbagliato. Il risultato di questo nuovo modo di educare è che la distanza, la distinzione tra genitori e figli svanisce.
Il problema è proprio questo secondo me. Un bambino ha bisogno di punti di riferimenti stabili, ha bisogno di dogmi, che si scioglieranno quando crescerà, ma la sua moralità e personalità deve crescere in uno stampo rigido. Sono convinto che è più sanno per un bambino vivere in un contesto rigido seppur sbagliato che in una situazione famigliare dove ogni regola, ogni morale è trattabile giorno per giorno. Perchè una educazione rigida crea una base stabile per lo sviluppo della persona.
Secondo i criteri di oggi, penso che un’educazione sbagliata sia una buona educazione.

Dark side of the moon

19 Aprile 2005 19 Aprile 2005
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Non ero ancora nato nel 1973 quando fu pubblicato un LP che aprirà nuove strade e nuovi orizzonti alla musica. Una rivoluzione. E’ uno di quei dischi che hanno un posto d’onore nella storia della musica.
Dark side of the moon ha segnato il riconoscimento internazionale dei Pink Floyd, è stato innanzitutto un enorme successo commerciale, è il secondo album più venduto della storia (25 milioni di copie), dopo Thriller di Michael Jackson.
Sin dalla copertina si capisce che quetso disco segna una nuova era. In un’epoca, anni ’70, dove le copertine dei dischi erano pienissime, pesanti, quasi barroche in un certo senso (v. le copertine di george Clinton, The Parliament ecc.), la copertina di dark side of the moon è semplicissima. Essenziale. Un prisma attraversato da un raggio di luce che si decompone (ehm… quà tocchiamo il ramo scientifico…. mi scuso per eventuali errori). Qualcosa sta cambiando.
Il disco è composto di un’unica traccia (anche se sui cd lo hano diviso in 9 tracce per motivi commerciali), è un continuum, un progetto con un inizio e una fine, un viaggio di 42 minuti 52 secondi. Sarebbe un crimine sentire il disco a pezzetti. Come ogni arte, la musica richiede concessioni e devozione, non si ascolta Dark side of the moon come si mangia un panino in fretta alla pausa pranzo.
I testi non pretendono di essere particolarmente filosofici. Raccontano di dettagli di tutti i giorni non particolarmente impressionanti, ma che prendono tutta un’altra dimensione con il suono dei Pink floyd. Sembra astratto parlare di “suono”, ma è proprio quello che caratterizza questo gruppo, un suono particolare, coinvolgente. La testura della musica è ricca di dettagli, e nello stesso tempo leggera, scorrevole, e crea un ambiente, un’atmosfera attorno a te.
forse non è il disco più bello dei Pink Floyd, ma è sicuramente quello che li rappresenta meglio, ed è assolutamente primordiale per ogni persona che ama la musica averlo a casa.

Artista: Pink Floyd
Album: Dark Side of the moon
Anno: 1973
Voto: *****

1. Speak to Me/Breathe
2. On the Run
3. Time
4. The Great Gig in the Sky
5. Money
6. Us and Them
7. Any Colour You Like
8. Brain Damage
9. Eclipse

Man on the moon. O no?

15 Aprile 2005 15 Aprile 2005
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Una leggenda metropolitana:

Una canzone famosa dei R.E.M. faceva più o meno così
” If you believed they put a man on the moon, man on the moon
If you believe there’s nothing up my sleeve, then nothing is cool”

Sono già parecchi anni che sento parlare di voci secondo le quali l’uomo non sarebbe mai stato sulla luna. Da adolescente non me ne poteva fregar di meno e quindi rispondevo “embhè?”.
Oggi sono capitato di nuovo (non casualmente devo dire) su un articolo che parla del fatto. A questo punto ho cercato di analizzare la situazione da un punto di vista scientifico, e tecnico.
il progresso tecnico e tecnologico evolve in maniera esponenziale, si sa. Cioè la scienza è evoluta molto più rapidamente negli ultimi 40 anni che nei 2000 anni precedenti. Eppure ancora oggi assistiamo spesso a problemi nel settore aerospaziale, errori dovuti alla difficoltà dei calcoli, alla natura dei materiali utilizzati ecc. Eppure negli anni ’60 siamo andati sulla luna, abbiamo atterrato, e siamo ripartiti per la terra. Una crociera tranquilla insomma, quando all’epoca c’erano computer forse 100 volte meno potenti di oggi, conoscenze sui materiali da utilizzare limitate. Entriamo nello specifico:
- Il ritorno sulla terra, l’entrato in atmosfera e l’ammaraggio in pieno oceano delle capsule apollo non è stato visto da nessuno a occhio nudo (solo tramite TV) nemmeno agli equipaggi delle portaerei di recupero.
-Le foto: tenendo conto che sulla luna ci sia una temperatura che varia tra i +100° nella zona illuminata e i -100° nella zona d’ombra, una macchina fotografica (neanche isolata come si vede sulle video dell’epoca) non può fare foto di buona qualità.
- senza atmosfera si dovrebbero vedere le stelle brillare 10 volte più forte. Invece dalle immagini non se ne trova nemmeno una.
- Il motore del Modulo di Escursione Lunare sparava circa 10 tonnellate di spinta (il MEL invece pesava circa quanto una grossa macchina…), ma quando atterra (alluna), si muove appena un pò di polvere invece di spazzare la superficie lunare fino alla roccia. (da notare che il peso dell’uomo lascia invece una bella impronta riconoscibile)
- Tutte le foto sono state criticate come montaggi (quasi amatoriali con le tecniche odierne)
- Chi ci è mai stato sulla luna dopo il 1969?

Ma allora perchè questo grande bluf?
Dal 1965 l’intervento americano in Viet nam si fa sempre più massicio fino a sfoggiare in un conflitto aperto che finisce nel 1972. Il conflitto in Viet nam (che ricordo mobilitò l’opinione pubblica USA) corrisponde alle missioni Apollo (1969-1974). Pare impensabile che durante una guerra che vede tante vittime americane, lo Stato si diverta a spendere milliardi in esperimenti dal dubbio esito e fine.
Dopo che lo Sputnik sovietico si vantava dei suoi successi spaziali, imponendo così una tecnologia Russa all’avanguardia, l’America stava a guardare. La reazione del Governo fu rapida, infatti la NASA fu rimpinguata di personale e denaro che ando’ a riempire le casse della allora neonata industria aerospaziale.

Conclusione: ancora oggi, se devo dire la verità non mi sconvolge il fatto che probabilmente l’Uomo non abbia (probabilmente) mai messo piede sulla Luna, e che fosse solo un’operazione politica nel contesto della guerra fredda per sfoggiare forza e tecnologia. Rimane tuttavia la consapevolezza sempre più forte che non bisogna prendere niente per scontato.

Ammetto che questo articolo è spudoratamente di parte, ma l’ipotesi è troppo affascinante.. Comunque per chi vuole farsi un’idea seria sulla questione, vada a vedere il sito del riferimento.

Per finire, la luna è sempre stata nel linguaggio popolare associato a concetti impossibili (non ti posso dare la Luna!), luoghi inacessibili(dove vai? Sulla luna?). Non importa se l’Uomo è andato sulla luna, ma se l’Uomo credesse nell’amore o almeno nel rispetto per il prossimo così facilmente come ha creduto all’Uomo sulla luna, forse il mondo sarebbe cambiato.
E invece no, Armstrong tornando sulla Terra ha trovato tutto come l’ha lasciato.
” If you believed they put a man on the moon, man on the moon
If you believe there’s nothing up my sleeve, then nothing is cool”
Riferimenti: Per avere le due versioni del fatto e farsi un’idea

Sacrificio di pollo

12 Aprile 2005 12 Aprile 2005
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NOTA BENE: questo articolo riproposto in seguito alle sommosse di Parigi è stato scritto nell’Aprile di quest’anno. La mia opinione non è cambiata, tuttavia letto oggi questo articolo protrebbe far pensare che mi schiero dalla parte dei giovani delinquenti Parigini: Non è assolutamente così. I violenti hanno sempre torto. Questo articolo descrive solo una caratteristica del problema, in questo caso sicuramente non il più importante (la causa fondamentale delle sommosse è secondo me la dis-integrazione sociale di una parte della società francese) ma sicuramente rilevante. Per finire una piccola nota personale: Le sommosse in Francia ci sono da 25 anni, ma non sono mai durate più di 2-3 giorni, a causa dei costi materiali e morali che esse comportano. A questo punto mi sembra ovvio che qualcuno o qualcosa incita i ragazzi a continuare.

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2005: Far West in USA

10 Aprile 2005 10 Aprile 2005
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Ho letto un articolo sul Corriere della sera (04.04.2005) che mi ha alquanto scombussolato. Un articolo che mostra il volto dell’altra america, quella che in qualche senso descrivevo nell’articolo musicale Calexico.
Tombstone. Cittadina di frontiera con il messico in Arizona. Il termine frontiera va proprio inteso nel senso americano, cioè frontiera come pericolo, come fine dell’universo conosciuto. Il loro concetto di frontiera infatti non è cambiato dalla conquista del lontano West. Per noi fontiera significa più ostacolo che protezione (anche perchè fortunatamente siamo in Europa).
In quel pezzo di Arizona ogni giorno ci sono migliaia di clandestini che passano la frontiera dal Messico agli Stati Uniti. Migliaia di Desperados abbandonati nel deserto come da noi si abbandonano i clandestini nel mare. Gli agenti federali hanno fermato 491.000 clandestini che cercavano di passare dal Messico nell’anno 2004.
491.000 clandestini fermati. Chissà quanti avranno raggiunto le città americane.
A Tombstone c’è tensione. Come in tutta la zona di frontiera. Si radunano centinaia di militanti anti-immigrazione. Si cominciano a formare gruppi di vigilantes (semplici civili) armati. E’ il progetto Minuteman. Divisi in pattuglie di 5-6 elementi, molti in armi, dotati di sistemi per la visione notturna, di jeep e perfino di piccoli aerei cercano di intercettare gli immigrati. A vederli, questi «patrioti», sembrano davvero gli eredi di Wyatt Earp: baffoni, cappello da cow boy, camicia con larghe tasche e cinturone con la Colt a tamburo.
La presenza di un gran numero di armi da fuoco non promette niente di buono. Anche perchè il progetto Minuteman, sostenuto dal settimanale locale tumbleweed, ha attirato l’interesse di formazione xenofobe, come la “formazione ariana”, di organizzazioni criminali quali la gang centro-americana «Mara Salvatrucha», che conta migliaia di adepti in molte città Usa. I leader della banda, coinvolta in traffici di clandestini e attività illecite, hanno promesso battaglia: «Daremo una lezione ai vigilantes». In quella che potrebbe diventare una sfida infernale ci sono poi i «coyoteros», loschi personaggi che organizzano l’ attraversamento illegale del confine. Per i trafficanti i clandestini valgono oro e dunque non sono disposti a perdere facilmente il loro business. I «coyoteros» sono uomini senza scrupoli: in cambio di diverse migliaia di dollari fanno da guida ai clandestini nel deserto. Spesso li abbandonano dopo qualche chilometro, mandandoli incontro alla morte. Non conoscendo il territorio si perdono e muoiono di sete o stenti. I ritrovamenti di cadaveri, in questa parte di confine, sono infatti frequenti: 180 solo nell’ ultimo anno. Ora alle insidie geografiche si aggiunge la paura dei conflitti a fuoco è concreta.
A Washington il presidente Bush ha criticato apertamente il progetto Minuteman. A Città del Messico il presidente Fox ha invocato la legge internazionale per fermare i gruppi di vigilantes.
Riferimenti: Corriere Della Sera

Indovina chi sono…

7 Aprile 2005 7 Aprile 2005
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Nella categoria “sembra impossibile eppure…” cercate di rispondere a questa domanda (in realtà è facile).

Chi sono:
Movimento politico del primo dopoguerra Italiano, sono fortemente anti capitalista, anti-monarchico e difensore del repubblicanesimo, per il laicismo dello Stato.
Incentro il mio programma elettorale sulla difesa degli ideali repubblicani, l’interventismo in guerra, il suffraggio universale alle donne, la fine del servizio militare obbligatorio, lo scioglimento della polizia politica, l’inasprimento fiscale per i redditi più alti, il disarmo universale, e le otto ore lavorative.

Chi sono?
1. PSI partito socialista Italiano
2. Fasci di combattimento
3. PPI partito popolare italiano
4. Liberali (Giolitti ecc.)
5. PCI partito comunista Italiano

RISPOSTA:

La risposta era i fasci di combattimento. Infatti dal 1919 al 1922, questo era il programma dei San sepolcristi.
A volte pensiamo della Storia con aria stupefatta “ma come è potuto accadere? Come hanno fatto a farlo arrivare al potere?” e invece quando riusciamo ad immergerci nel contesto dell’epoca, ci rendiamo conto che magari, in altri tempi avremmo commesso gli stessi errori dei nostri antenati. La Storia più di ogni altra cosa non si può definire tutta nera o bianca, i buoni da una parte ed i cattivi dall’altra. Pensare in questo modo è semplicistico, falso, e porta a ripetere gli stessi errori. L’Uomo è portato naturalmente a categorizzare le persone e gli eventi. Ma insegnare ai bambini che Mussolini era (solo) cattivo perchè aveva fatto (solo)le leggi raziali e era seguace (ma anche ispiratore) di Hitler è semplicistico e anti-educativo. Facendo così si crea uno stereotipo, e gli stereotipi sono facili da smontare. Attenzione, non sto faccendo revisionismo… Penso solo che insegnare la Storia da un punto di vista razionale e levando di mezzo le emozioni, sia il miglior modo per imparare dalla Storia. Forse è quella razionalità che è mancata in Europa nel cinquantennio dopo la seconda Guerra mondiale (è comprensibile visto le conseguenze emotive di questa guerra) e che ha permesso il riemergere di forze neo-fasciste o neo-naziste.
E’ terrificante. Se continuiamo così, non potremo mai dire “non accadrà più”.

L’uomo non prende il mare, è il mare che prende l’uomo.

3 Aprile 2005 3 Aprile 2005
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Ho sempre pensato che gli uomini erano tutti uguali nella loro diversità. Mi spiego meglio, il fatto che ognuno sia diverso dentro rende impossibile o superfluo la creazione di razze, classe di valori e così via, in quanto l’essenziale, il “dentro”, la mente, è indipendente dal corpo. Ma nello specchio delle diversità dell’anima umana, esiste un tipo di uomini diversi dagli altri. Non sono i neri, i bianchi o i gialli. Non sono i comunisti, i capitalisti o gli anarchici. Non sono i poveri, i ricchi o le classi medie.
Sto parlando del marinaio, del pescatore. L’uomo del mare. Spesso si dice che l’uomo prende il mare, parte per il mare. Ma il pescatore lo sa che non è così. Il mare, l’Oceano. Quello non lo prende nessuno. E’ lui che prende e mangia la terra piano piano, è lui che prende gli uomini. Quale esistenza ha il pescatore che parte per settimane in mare con la sua barca? Da solo, perchè l’uomo in mare è sempre da solo, anche se accompagnato. Lui e il mare. Cerca di non farsi notare, di non farlo arrabbiare, di cavalcarlo senza che se ne accorga.
Il pescatore è sposato con il mare nello stesso modo che il prete è sposato con Dio. Ma quello del pescatore è un rapporto di amore-odio, è uno di quei rapporti che abbiamo da adolescenti quando amiamo una donna più grande di noi, una donna che non possiamo avere. Lei è così bella, così sicura di sè, così grande, lui così piccolo, brutto nella sua semplicità, e timoroso. Lei conosce tutto, è tutto. Lui niente. E’ esattamente la stessa sensazione. Il mare onnipotente, ti prende con un soffio. Magari tu marinaio, ne parli giorno e notte del mare. Sta sempre nei tuoi pensieri, nei tuoi sogni come nei tuoi incubi. E invece il mare non si ricorda nemmeno il tuo nome, tu che gli hai dedicato la vita sacrificandoti, magari ti porterà via senza nemmeno accorgersene. Il più delle volte il mare ti ignora, sei insignificante per lui, non esisti. Poi una volta tornato a riva, il pescatore non riconosce più la sua madre terra, cammina barcollando in questo mondo che sembra tutto storto agli occhi suoi. Il pescatore ha tradito la terra per il mare. E’ troppo tardi. Non può più tornare indietro.
E il mare di tutto questo se ne frega. Ma a volte capita, una volta nella vita, che incroci lo sguardo del mare e allora quella comunione, quella volta che hai fatto l’amore con il mare, ti rimarrà dentro, e allora il mare si ricorderà il tuo nome.
L’uomo di mare non è come gli altri. Perchè conosce la sua piccolezza, la sua insignificanza. Per questo sapere ha dovuto dare la propria vita.

21.37

3 Aprile 2005 3 Aprile 2005
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E’ difficile scrivere su un argomento che tocca più o meno direttamente 6 miliardi di persone. Non cercherò quindi in questo articolo di proporre idee, argomenti, soluzioni, teoremi. Ma in questa parentesi, questo blog aperto al mondo e alle discussioni diventa una zona protetta dove potrò buttare i miei sentimenti su un tema particolare. Se non scrivete commenti non mi offendo, è innanzitutto una cosa per me.
La morte del S. Padre Giovanni Paolo II ha suscitato grandi emozioni. Anche in me. Appena ho sentito la mia gola stringersi, ho avuto il riflesso di chi non ha vissuto (almeno un pochino). Ho pensato “aspetta a piangere che tra qualche anno salteranno fuori tutte le porcate che ha fatto”. Sicuramente sarà così. Tra qualche anno, qualche decennio, si scopriranno tante cose, vere o false sul conto di Giovanni paolo II. Ma per una volta, e soppratutto per ora, limitiamoci a considerare l’immagine che il Papa ha dato al mondo. La Storia farà il resto. L’immagine. Perchè è quella che alla fine è importante. E’ quella che la gente si ricorda. Sopratutto in materia religiosa dove tutto è più spirituale che materiale; il simbolo, l’immagine di un Papa buono hanno un’importanza essenziale.
E allora vediamo. Questo Papa ha partecipato attivamente alla caduta di uno dei regimi peggiori del secolo, il comunismo. Questo Papa ha accorciato le distanze e fatto sentire i cattolici una comunità tramite i suoi viaggi in tutti i paesi del mondo. Questo Papa è stato capace di aggiustare i rapporti con la Chiesa ortodossa, l’ebraismo, e l’Islam. Questo Papa è riuscito a ripulire (relativamente) la Banca Vaticana da tutti gli scandali. I giovani non andavano in Chiesa, questo Papa è riuscito a portare la Chiesa a loro. Questo Papa è riuscito a mantenere uno spirito radicale del cattolicesimo (aborto, anticoncezionali ecc..) con uno spirito risolutamente moderno e aperto della religione.
Non so se questo Papa era buono, bravo e gentile come si sente dappertutto. Ma questo Papa ha fatto più che bene alla Chiesa Cattolica.

Sì! Sono borghese.

1 Aprile 2005 1 Aprile 2005
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Cercherò in questo articolo di mantenere una dialettica coretta e di evitare il qualunquismo anche se sarà difficile perchè è un tema che mi fa troppo incazzare (ops…).

Comincio con lo sfatare un mito: la rivoluzione popolare, la Rivoluzione per intenderci, quella con la R maiuscola, quella che parte dal basso, dal contadino o dall’operaio. E’ tutto una stronzata. Ma quando mai il popolo, anzi, chiamiamola “pleba” (nel senso non spregiativo) perchè mi riferisco anche a tempi lontani, ha mai determinato significativamente la politica di una nazione. Dalla rivoluzione francese fino alla rivoluzione studentesca del ’68 passando per la rivoluzione Russa, è tutta opera della borghesia. Malgrado il sistema democratico che vige in occidente, la società è ed è sempre stata di tipo ellitaria. E’ l’elite che commanda, ed è l’elite di serie B che fa le rivoluzioni (quando ci sono). Insomma, sarò anche pessimista, ma oggi, mi sembra che l’unica funzione dell’operaio e del contadino, è di farsi prendere in giro dalla classe politica per dare il voto ad uno più che all’altro.
A questo proposito, verrebbe pure da riconsiderare il suffraggio universale (lo dico per provocazione, il suffraggio universale è una grande conquista, ma il fondo del pensiero rimane). Infatti, da quando c’è il suffraggio universale maschile (1913 credo), e poi quello feminile, la forma del dialogo con l’elettorato è cambiata drasticamente: populismo, demagogia. Ancora oggi abbiamo i problemi legati all’introduzione del suffraggio universale (V. Con forza Italia per cambiare anche la toscana). Non sto dicendo che il sistema politco che c’era alla fine dell”800 inizio ’900 era migliore, e nemmeno più trasparente (corruzione, trasformismo, scambio di voti ecc…), ma per lo meno, QUELLA politica era più razionale, realista. Insomma il suffraggio universale ha avuto la grande forza di spostare un pò l’interesse della nazione verso l’interesse dei lavoratori (lo stesso risultato si può ottenere anche con la riconoscenza costituzionale dei sindacati), ma ha scombussolato il dialogo politico. Da un punto di vista razionale il suffraggio universale può rappresentare un ostacolo ad una politica razionale e di continuità. Da un punto di vista morale, il suffraggio universale è intoccabile: è il simbolo della presenza del popolo nella politica. Ma è appunto solo un simbolo, e poi dobbiamo mischiare morale politica?

Ora vengo all’articolo che avevo intenzione di scrivere (mi sono un pò perso nelle prime considerazioni…): Tu, come ti consideri? Proletario? Borghese? Capitalista?
Ebbene sarei pronto a scommettere che ognuno di voi (compreso io) siete borghesi. Ma nessuno lo ammette, nesuno lo accetta, non c’è una coscienza di classe borghese, non esiste. oggi essere borghese è come essere nobile durante la rivoluzione francese.
La nostra società si sta sempre di più “terziarizzando”, I servizi e non l’industria rappresenta una parte maggioritaria degli impieghi. Tutti noi, che lavoriamo o che siamo figli di genitori che sono impiegati, siamo borghesi. E invece, a sentire l’opinione comune, (soppratutto a sinistra), sembra che essere borghese sia un peccato mortale. Sarà una mentalità derivata dalle nostre radici cristiane, ma borghese è sinonimo di ricco e quindi è negativo. Si confonde borghesia e capitalisti, borghesia e potere, borghesia e politica, borghesia ed elite, è tutto un pasticcio che fa sì che la borghesia si prenda tutte le colpe della società.
Anche i borghesi rinnegano la loro classe sociale! Un tempo tutti si montavano “io ho questo, quello, quest’altro”, ora invece tutti si nascondo e si vergognano. Se dici ad uno “è bella la tua maglietta”, lui ti risponde come per discolparsi “l’ho pagata solo 5 euro”. Anche nella stessa società odierna è incredibile vedere come quelli che hanno cercano di far vedere che non hanno, mentre quelli che non hanno cercano di far credere che hanno. In francia mi è spesso capitato stare con un amico magrebino immigrato da una parte, vestito tutto in Lacoste e altri capi firmati, e dall’altra parte una figlia di avvocati vestita a zingara (sensa offesa per le zingare…. è solo un modo per rendere l’idea) con tanto di turbanti e gonne che puliscono il marciapede. E poi la “zingara” ti fa discorsi da comunisti mentre il magrebino ti fa discorsi capitalisti. Insomma non ci si capisce più niente, la coscienza di classe è sempre più relativa.
Ebbene io da ora in poi, a tutti quei punkabestia, zingari, zozzoni che mi parlano male della borghesia risponderò che sì, sono borghese, e ne sono fiero.