Peregrinos Revolución

30 Settembre 2009
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Türkiye on the road – Part V Mar Egeo

28 Maggio 2009
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Türkiye on the road – Part IV Costa mediterranea

28 Maggio 2009
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Türkiye on the road – Part III Kurdistan

28 Maggio 2009
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Türkiye on the Road – Part II Kapadokia

28 Maggio 2009
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La cappadocia è, tra tutti i luoghi che ho visto, sicuramente la regione più affascinante e particolare dal punto di vista paesaggistico. Sembra il paese dei puffi. Per davvero! le case scavate nella roccia hanno la forma di funghi, e le vallate sono fiancheggiate da quello che sembrano colate di gelato  XXL.

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Türkiye on the Road – Part I Istanbul

28 Maggio 2009
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Necronologia

5 Ottobre 2008
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Capaci: 15 anni, cosa è cambiato?

23 Maggio 2007
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Ricordo ancora, avevo 10 anni all’epoca, il giorno in cui fu assassinato Giovanni Falcone. Quel giorno segno’ una svolta per me, perchè è da allora che smessi di considerare i cattivi come affascinanti. Quel giorno si delimito’ il confine tra bene e male per il bambino che ero. Nei film di gangster infatti siamo sempre affascinati dai cattivi, chi non ha mai sognato di essere il padrino nel film di Coppola? chi non ha mai sognato di essere Tony Montana in Scarface? Ma da quel giorno non vidi più quei film nello stesso modo. La costante ricerca della trasgressione ha portato a vedere oggi quasi esclusivamente film in cui i ruoli sono invertiti, i cattivi diventano "buoni" o comunque affascinanti, mentre i "buoni" appaiono come i soliti coglioni difensori di uno Stato in cui nessuno crede più. L’omicidio di Falcone e Borsellino ha permesso di scuotere l’Italia. Infatti l’Italia è stata terremotata dal punto di vista emotivo da quelle vicende. Chi non si ricorda dell’appello della vedova di Vito Schifani al funerale di Giovanni Falcone "Rivolgendomi agli uomini della mafia, perchè ci sono qua dentro (ndr. in Chiesa), e non, ma certamente non cristiani, sappiate che anche per voi c’è possibilità di perdono. Io vi perdono, pero’ vi dovete mettere in ginocchio. Non avete il coraggio di cambiare, loro non cambiano.". Ma come si sa le emozioni più sono forti, più passano in fretta. Mi chiedo allora, cosa è cambiato da allora? L’Italia ha preso coscienza della situazione drammatica in cui si trovava? L’Italia si trova ancora in quella situazione? ? Quale è l’eredità di falcone e Borsellino? Cosa ha fatto lo Stato italiano per continuare il loro lavoro? Siamo arrivati a risultati significanti?Siamo sicuri che esiste oggi un unico fronte politico comune, da destra a sinistra, che condanni nei fatti la criminalità organizzata? Siamo sicuri? Perchè se non ne siamo sicuri, vuol dire che non è stato fatto nulla. Il mio umile punto di vista (non sono esperto nella Cosa) è che non è cambiato niente, se non l’apparenza. Il maxi processo ha creato un terremoto all’interno di tali organizzazioni, ma lo Stato in seguito non è stato capace di affondare il colpo. La realtà rimane uguale a prima: traffico di droga, appalti pubblici, legami con i politici a livello locale e a livello nazionale, racket, estorsioni, prostituzione, "no man’s land". Non è cambiato niente. E mi fa ridere il nostro presidente della Repubblica quando dice che l’Italia seppe reagire. L’Italia seppe reagire emotivamente, si. Ma poi? Vi chiedo per favore di sentire questa intervista fatta a Paolo Borsellino nel 1992 da due giornalisti francesi (in Italiano). Fatemi avere i vostri commenti in proposito in quanto non sono capace di giudicare della gravità delle affermazioni fatte. Da quel che capisco io, mi sembra una bomba contro tutto quello che abbiamo vissuto negli ultimi 5-10 anni. Parla anche di Marcello Dell’Utri (nel 1996 al parlamento nazionale, dal 1999 parlamentare europeo, senatore della repubblica)e di Berlusconi. Borsellino intervistato:

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Salvatore Cuffaro (presidente della regione Sicilia per due volte)e Falcone da Costanzo

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Eneide di Krypton

14 Maggio 2007
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Eneide di krypton è il terzo lavoro dei Litfiba, dopo "Guerra" e "Luna la preda". Un lavoro eccezionale che risale al 1983, quando i Litfiba erano un gruppo totalmente sconosciuto in Italia, ma con una certa fama nella rete musicale underground francese. Questa "opera", perchè di opera si tratta, è nata insieme all’opera teatrale dello stesso nome. Non si puo’ parlare di colonna sonora in quanto la banda teatrale Krypton ha lavorato sulla messa in scena partendo dalla musica. Non è la musica che si adatta al teatro, nè il teatro che si adatta alla musica, il tutto forma un insieme compatto e coerente, tant’è che si puo immaginare benissimo lo spettacolo sentendo solo "l’album", che è tra l’altro quasi totalmente strumentale. Il disco è composto di una traccia unica (suddivisa ovviamente in diversi momenti teatrali). La musica ricorda il vecchio rock/punk degli anni ’80, con un certo aspetto "sperimentale". Il che rende il disco assolutamente non commerciale, ma molto interessante per chi ha 40 mn da dedicare al sofa e alla musica. Non dico altro, ve lo consiglio fortemente!!! (si trova da scaricare su emule). (solo per curiosità e per farsi due risate… i litfiba del 1983…)

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Nome: Litfiba

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Il monopolio del Cuore

9 Maggio 2007
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Con il suffragio Universale, sono nati i partiti di massa. Con i partiti di massa sono nate le ideologie, utopie, il populismo e il "sentimentalismo politico". Non a caso i primi partiti di massa sono stati i partiti socialisti, comunisti, e i vari partiti fascisti. Ancora oggi, i sentimenti in politica giocano un ruolo importantissimo. Sopratutto a sinistra, ma anche a destra dove sono maggiormente sviluppati sentimenti negativi (le paure). La sinistra è convinta di avere il "monopolio del cuore", espressione che venne usata in Francia in un battibecco tra Mitterand e Giscard d’Estaing "No Signor Mitterand, Lei non ha il monopolio dei cuori". La sinistra è convinta di essere l’unica a difendere i poveri ed i lavoratori. La sinistra parte in campagna elettorale con uno spirito che va dal Robin hood (difendere i poveri buoni contro i ricchi cattivi), fino a Star wars (lottare contro le forze oscure del male). Questo stato d’animo che è stato spesso criticato, assimilato anche al "Buonismo" è anche la ragione di un difficile dialogo tra destra e sinistra. Quando uno è convinto ideologicamente che le sue idee sono contrapposte a quelle dei suoi avversari, non c’è dialogo. Perchè se in realtà, i fini per la destra e la sinistra sono uguali e solo i mezzi cambiano, c’è una diffusa credenza che afferma che sono i fini, gli obiettivi, ad essere diversi. Per una politica che in futuro sia più Scienza (ricordiamolo, la politica è innanzitutto una scienza) bisogna sradicare i sentimenti dalla politica. Bisogna che ogni partito possa affrontare temi come lo Stato sociale, la legalità, l’immigrazione, il lavoro, il sindacalismo, la politica internazionale, con razionalità, e ragionevolezza. Senza sentimentalismo, mantenendo tuttavia i valori di uno Stato e della Società, cosi da non cadere in una realpolitik.

Perchè votero’ Sarko

30 Aprile 2007
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Una breve introduzione: sono tornato in Francia da un mese, sono cittadino francese (anche), e sono cresciuto a Lyon. Peraltro sta parlando uno che non è marcato a destra, ho persino votato per la Margherita (sigh!) nel 2001 pur di non votare Berlusconi! Domenica prossima i francesi tornano a votare. Spero nella stessa misura che lo hanno fatto domenica scorsa, con poco più del 15% di astensione. Queste presidenziali hanno un carattere forte, principalmente per il fatto che si presenta un candidato molto carismatico (da intendere nel senso positivo ma anche negativo), come lo era Mitterand, come lo era De Gaulle. E si sa, i personaggi forti, di destra o di sinistra mettono sempre paura. Campagna elettorale di veleni quindi, veleni indirizzati sopratutto a "Sarko". Veleni non sempre pertinenti (quelli sulla sua statura, quelli che fanno di Sarkozy un nuovo Le Pen), e quelli più giustificabili (le famose espressioni "pulire col Karcher i ghetti" o "les racailles") ma senza rilevanza politica. Infatti non si è mai giudicato un programma politico sulle proprietà di linguaggio e l’uso del vocabolario del suo rappresentante. Al massimo si puo’ parlare di gaffe o di mancanza di "tatto" Vi voglio dire quindi, che cosa vedo io dalla Francia. Sono arrivato ad Aprile completamente indeciso e con ben altri pensieri per la testa a dir la verità. Ho sentito Segolene, ho sentito Sarkozy, e sono andato a votare. Segolene oltre che incarnare il buonismo della sinistra che a me è insoportabile, è anche la massima rappresentante del Nulla politico, o "come parlare per due ore senza dire niente". Impossibile votare per lei. Sarkozy che ho sentito solo una volta prima del primo turno mi ha effettivamente dato l’impressione di un piccolo De Gaulle, non autoritario, ma molto deciso. Troppo deciso per chi come me non sa dove votare. Quindi Bianco. Perchè votare Sarkozy ora? . Innanzitutto perchè ho capito il suo programma politico, e non quello di Segolene che non ne ha mai parlato (l’avro’ sentita in tutto per 4-5 ore) . Perchè non è vero che è un piccolo Le Pen. Anzi, ha permesso ad un certo tipo di elettorato popolare che votava contro il sistema a tornare nel campo della democrazia. . Perchè anche dopo il primo turno e la conseguente grande importanza del centrista Bayrou, non ha cercato di allargare a dismisura il consenso corteggiando il leader dell’UDF. Al contrario di Segolene che sta faccendo il "grand ecart" dai Trotskysti fino al centro destra (come fa uno della Lega comunisti rivoluzionari ad appoggiare Segolene e il centro destra, io non lo so) . Perchè il programma economico di Sarkozy si è rivelato dopo lo studio degli economisti il più realista . Perchè i difetti di Sarkozy-uomo, ovvero le frasi incriminate che ha detto, non hanno niente di un diffetto, io le prendo come una qualità, dobbiamo parlare tutti la stessa lingua. . Perchè in un paese come la Francia che è terra di accoglienza da decenni, terra multi-etnica e multi-culturale, non mi sembra poi cosi tanto strampallata l’idea di avere un ministero dell’immigrazione (invece quando si tratta di fare il ministero per le attività varie ed eventuali, si trovano magicamente tutti d’accordo!) . Perchè non mi sembra razzismo dire che un immigrato presente sul territorio regolarmente, per far venire la sua famiglia in Francia debba avere almeno un tetto ed un lavoro (non i sussidi statali). Ma mi sembra incoscienza far venire le famiglie quando non c’è ne un salario, ne un tetto dove dormire. . Perchè non mi sembra giusto, naturale, e sano che un bambino/a abbia due genitori maschi (o femmine) . Perchè non mi sembra scandaloso dire che in Francia non c’è necessità di aumentare i sussidi, ma di aumentare il lavoro. Quando io che sono disoccupato, mi becco 400 Euro al mese di sussidio, anche senza aver mai lavorato in Francia, e invece in Cina prendevo 300 Euro come Direttore delle vendite di un’azienda Italiana.

YuanYang

28 Aprile 2007
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Ultima tappa di questo viaggio durato un mese: il sud dello Yunnan, e in particolare la città dalla pronuncia impossibile: Yuanyang. Yuanyang è sicuramente il posto più sperduto dove ho trascorso le notti. un paesino situato a 280 km a sud di Kunming, in mezzo alle montagne. Se andando verso nord, a Dali e Lijiang ero immerso in un paesaggio himalayano, qui il panorama cambia decisamente. Questa è una delle principali caratteristiche dello Yunnan, in un territorio relativamente piccolo si trovano paesaggi e popoli diversissimi. Yuanyang si trova sotto il tropico del Cancro. Il clima è decisamente tropicale, con a valle immense piantaggioni di banane, ed in cima le tanto famose risaie a terrazzo. Questo paesino è stato "scoperto" da una coppia di francesi qualche anno fa, ma ancora oggi i turisti sono rarissimi e la città non risente del turismo. Yuanyang in se non ha niente di particolare, anzi è piuttosto brutta, non è il paesino tradizionale che ho visto intorno al lago La shi vicino a Lijiang. Tuttavia lo spettacolo delle risaie, situate a 20-60 mn dal centro del paese è eccezionale. Uno spettacolo che cambia a secondo dell’ora del giorno, la mattina, e la sera essendo i momenti più belli. Meglio andare tra dicembre e marzo, quando il riso è già stato raccolto e le risaie sono piene d’acqua, dando cosi l’impressione di miglia di specchi a fianco di collina che riflettono il cielo. Il clima è molto particolare, e puo dare fastidio, la nebbia è molto presente ed è cosi densa che si fa in fretta ad essere bagnati completamente dall’umidità. Inoltre è difficile beccare un giorno di sole per vedere i terrazzi sopra indicate: in tre giorni ho avuto mezza giornata di tempo accettabile… il principale problema di questo posto è proprio quello, a parte le terrazze, non c’è assolutamente niente da fare e viene presto la voglia di scappare, quindi bisogna essere fortunati! Come arrivarci: ATTENZIONE! Da Kunming non prendete il bus di notte.. ci mette 12 ore a trascorrere i 250 km, su strade larghe si e no 2,30m, senza asfalto, con le cucette sporche da ANNI e mai lavate… Meglio viaggiare di giorno. Cosa vedere: Le risaie, bisogna andare col taxi, che non esiste a Yuanyang, quindi con i locali, pagando qualcosina. Le risaie piu vicine alla città si possono raggiungere anche a piedi andando verso "su" (tanto c’è una sola strada), ma le risaie più grandi stanno ad un oretta di "ape" locale, sempre in quella direzione. La città è brutta, ma il mercatino del mercoledi è da vedere, perchè è un vero mercatino cinese. Attenzione agli animi sensibili, hanno ammazzato un cane in mezzo alla strada con spranghe di ferro (buon appetito) per cucinarlo nel ristorante…

Lijiang

9 Aprile 2007
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Dopo Xi’an: Lijiang, nella provincia dello Yunnan. Da qui in poi il viaggio ha preso una svolta in quanto i paesaggi di questa regione sono assolutamente incredibili (tanto è che sono costretto a fare questo fotomontaggio per farvi vedere almeno alcune delle foto che ho fatto). "A sud delle nuvole", questo è il significato di "Yunnan". E’ una regione straordinaria dove si possono trovare le più grandi varietà di clima, di fauna/flora e di popolazione (25 minorità etniche presenti nello Yunnan sulle 56 presenti in Cina) presenti in Cina. Basta pensare che questa provincia grande come l’Italia confina a Nord con il Tibet (con montagne alte 5.000 m) e a sud con Laos, Myanmar e Vietnam, zone decisamente tropicali. Secondo me un vero paradiso terrestre, la tappa centrale di un viaggio in Cina. Lijiang, Dali, Shangrila, Kunming, Yuanyang, la regione dello Xishuangbanna; almeno 2 settimane sono necessarie per avere un’idea di cos’è lo Yunnan. Per arriverci bisogna per forza passare per Kunming, la capitale della Provincia, 5 milioni di abitanti, una città moderna senza particolare interesse per il turista ma che è molto gradevole da girare (sarà per le palme, il cielo blu, e il clima mite 11 mesi all’anno malgrado i 2.000m di quota?). Da kunming le cose diventano un po più difficili per il trasporto, lo Yunnan essendo una delle regioni più povere della Cina, e il turismo essendosi sviluppato solo negli ultimi anni, mancano ancora infrastrutture. Comunque per arrivare a Lijiang da Kunming basta prendere il bus, sono 6-8 ore di giorno, 12-14 ore di notte. SCONSIGLIO fortemente il bus a cucette di notte… a meno che siate interessati a dormire in letti di 1m60 larghi 40 cm e quindi abbracciati con altri 4 cinesi, con una quarantina di persone e altrettante sigarette accese. Senza parlare poi dell’odore dei piedi, degli sputi e delle lenzuola che non sono mai cambiate. Insomma fidatevi, il viaggio di giorno è più corto, molto più confortevole, e sopratutto non vi perderete i paesaggi pazzeschi che si trovano tra Dali e Lijiang. Lijiang appunto, veniamoci. La città è bellissima ma molto turistica, difficile trovare altro che ristoranti alberghi e negozi, ma il fascino rimane intatto, con i suoi canali e le case tipiche. A Lijiang è molto presente l’etnia Naxi, l’unico popolo al mondo che scrive ancora con gli ieroglifi (cultura Dongba), società matriarcale dove solo le donne lavorano ed hanno il controllo della famiglia. Un’ottima base di partenza per visitare le meraviglie intorno alla città. E’ facile noleggiare una bicicletta (1 euro 50 la giornata) e avventurarsi nei dintorni molto più rustici, dove si vedono yak, case fatte con mattoni di fieno e terra, laghi stupendi, paesini sperduti ecc. Da Lijiang si possono andare a vedere le gole della tigre, attraversando vallate stupende con colture a terrazzo, basta noleggiare un pulmino con altri colleghi di viaggio che incontrerete e potete arrivare direttamente là, oppure partire per 3 giorni di Trekking. Arrivarci: Da Xi’an a Kunming ci sono voli per 50 euro, vi risparmiate cosi 3 giorni di treno Da Kunming con il bus (sui 100 RMB) Mi sembra ci sia da pochissimo un aeroporto con voli da Kunming Non ci sono treni Cose da vedere: La città di lijiang il dragon pool Lashi hai (lashi lake) la città di Shu he le gole della tigre La regione di Shangrila a qualche ora di bus Foto Dragon Pool / Città vecchia di Lijiang La Shi Hai / Le gole della Tigre

Xi’an: i guerrieri di terracotta ma non solo

4 Aprile 2007
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Posso dire che il mio viaggio solitario nel cuore della Cina è cominciato veramente solo a Xi’an. Anche se la città è abbastanza grande, e si vedono sempre più turisti, l’atmosfera che si sprigiona da quella città che possiede ancora le vecchie mura intatte è molto caratteristica. Siamo a migliaia di chilometri dalla futuristica Shanghai, dalla Capitale politica Pechino, dal mare, da qualsiasi cosa… Xi’an è la capitale della provincia dello Shaanxi (da non confondere con la provincia Shanxi). Conosciuta per la sua ricca storia (capitale dell’impero sotto due dinastie e centro politico culturale della Cina fino all’ottavo secolo) e per essere il punto di partenza della via della seta. Attorno a Xi’an esiste un’aurea affascinante. La prima cosa che si vede arrivando dalla stazione sono le mura davvero imponenti (si e no 14 km di mura! con 4 porte enormi) e in perfetto stato. Purtroppo all’interno delle mura la città vecchia è stata quasi totalmente distrutta (a parte la zona ad est della South Gate) per via del governo che ha creduto far bene modernizzando la città dopo il ritrovamento dell’esercito di terracotta e il conseguente afflusso di turisti; ma esiste ancora oltre alla pagoda dell’oca che si trova fuori e altre attrazioni, un vecchio quartiere musulmano molto pittoresco e piacevole da girare. Xi’an è una città che offre quindi molte cose da visitare e soprattutto è molto meno cosmopolita di Shanghai o Pechino. Diciamo che in una settimana, fuori dalle attrazioni turistiche, avrete forse occasione di vedere un paio di occidentali. CI si sente veramente spaesati e i cinesi locali te lo fanno notare! Da Xi’an inoltre si comincia a sentire sempre più l’influenza musulmana in Cina, che risulta a mio parere molto più importante di quello che le cifre ufficiali dicono. La maggior attrazione della regione (del paese?) è sicuramente l’esercito di terracotta, ritrovato per caso da un contadino (che ora firma autografi nel museo) nel 1974. Malgrado il fatto che il sito sia stato rovinato dalle strutture costruite attorno agli scavi per fare spazio a negozi e cemento, all’interno degli capannoni il faccia a faccia con l’esercito rimane un momento forte. Questo esercito di dimensioni reali, che conta 2.000 uomini, cavalli, carri (ce ne sarebbero piu di 7.000 tra quelle sepolte e quelle già sotterate) era destinato a proteggere la tomba di Qin Shi Huangdi che divento’ il primo imperatore della Cina unificata nel 221 a.c. La tomba invece è una enorme piramide di terra (una collina in pratica), ormai erosa dal tempo. Quindi non rimane che… una collina, il che rende il sito poco interessante, ma parre che in passato quella tomba fosse (cit. Sima Qian, storico contemporaneo all’imperatore) "un palazzo di 120m su 160m, costruito a 30m di profondità, con una cupola celestiale scintillante di stelle fatte di perle e pietre preziosi, il mare (interno all’edificio sul quale galleggiava il sarcofago dell’imperatore) ed i cento fiumi della Cina ricreati con tonnellate di mercurio e dottate di un ingegnoso marchingegno per ricreare le correnti. Un sistema di arbalette automatiche pronte a colpire quelli che tentassero di violare la tomba". Non c’è dubbio che anche se probabimente la descrizione di Sima Qian è un po, o molto esagerata, al suo tempo la tomba doveva essere impressionante. C’è da dire tuttavia che sono state rilevate sul sito quantità di mercurio 100 volte superiori alla media… Nella tomba fu quindi sepolto l’imperatore, insieme a tutti gli operai che furono in contatto con i tesori e i segreti della tomba e le donne dell’imperatore senza figli. Per ora nessuno ha tentato di entrare dentro quella tomba per paura del mercurio (tossico) e dell’ instabilità che uno scavo provocherebbe sulla collina: il mistero continua! Da vedere: L’esercito di terracotta (terracotta warrior) il quartiere musulmano e la moschea Un giro sulle mura la grande pagoda dell’oca (big goose pagoda) La torre della campana La torre dei tamburi Arrivarci: risparmiatevi l’aereo: si arriva a Xi’an da Pechino con il treno, comodo, veloce (in pratica si parte di sera e s’arriva la mattina, giusto il tempo di una bella dormita) ed economico (sui 20 euro). Dove dormire senza dubbio Ludao Youth Hostel: 20 RMB a notte (2 euro), pulito, internet, bagno, acqua calda a volontà, e personale molto simpatico e disponibile. Si trova dentro le mura, a 2mn a piedi dalla stazione!

Beijing

31 Marzo 2007
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Dimissioni e via. Se c’è una cosa sicura i questo mondo, è che le cose non sono mai come sembrano. Da un punto di vista esterno puo sembrare che va tutto a gonfie vele ma invece c’è qualcosa che non va. Uno potrebbe pensare: cazzo questo qua ha studiato all’Università, e mo si trova a Shanghai a lavorare, sarà pieno di soldi e farà la vita del barone. A facc’ du cazzo rispondo io. Ho dato le dimissioni. Dopo un anno nel paese di Confucio, ho deciso che è ora di tornare. Per tutti quelli che volessero intraprendere l’esperienza cinese, non è più come 5 anni fa. L’afflusso di studenti e di coglioni come me disposti a lavorare anche a salari bassissimi hanno provocato una generale riduzione dei salari per i giovani expat di meno di 30 anni. Beccavo 300 EURO al mese… e a chi va bene prende sui 1000 Euro, a meno che ovviamente, sia mandato dall’Italia. Shanghai, dove si concentra la maggior parte degli "Laowai", non fa proprio per me, anche se diverte i primi mesi. Inquinamento, estensione abnorme della Città, mentalità, auto-segregazione in comunità nazionali, povertà culturale, e stranieri fissati con le "Byzness card" e che non fanno altro che parlare di gala, festini, byzness rendono questa città invivibile a medio-lungo termine. Ecco perchè dopo un anno di lavoro ho deciso di tornare a casa. Non senza farmi un giretto della Cina prima. Ed è di questo che vi voglio parlare in questo/i articoli che seguiranno: c’ho messo un anno a capirlo: la Cina è bella!!!! Una settimana, era quello il limite di tempo che mi ero dato per fare questa pazzia (viaggiare in Cina da solo e senza guida è una pazzia per chi non capisce una parola di cinese). Una settimana, ignaro che quel paese mi avrebbe attratto sempre più nelle sue viscere più profonde, fino ad arrivare dopo 6500km complessivi (2000 km in treno, 1400km in bus, e 3100 km in aereo) a Yuanyang, al confine tra Cina, Laos e Vietnam. Ed una settimana si è trasformata presto in un mese. Insomma Pechino. Cerchero’ di raccontarla in due parole. Ci sono stato 1 settimana appunto. Pechino è molto meglio di Shanghai, molto più culturale, molto più "cinese", è sicuramente un posto da vedere per chi viaggia in Cina e non c’è mai stato, ma non è secondo me indispensabile. Sarà il clima (era Febbraio, un freddo cane), sarà la compania, ma Pechino non mi ha entusiasmata. Piazza Tiananmen, il mausoleo di Mao, che se non lo avessi visto 150 volte in TV non mi ci sarei neanche fermato. La "forbidden City" è invece impressionante per la sua grandezza. Ma bisogna dire che i cinesi hanno una concezione strana della ristrutturazione delle opere culturali e degli edifici, che intendono più come "ricostruzione". Ed è per questo che alla fine, secondo me, la Cina va vista per i paesaggi naturali, non tanto per le Città. Wangfujin che sarebbe la Nanjing Lu Di Pechino, ovvero la strada commerciale, sarà lunga più o meno quanto "banchi di sopra" a Siena. Il palazzo d’estate è una meraviglia, ma tutto ricostruito dopo le varie guerre (nelle guide turistiche i cinesi puntualizzano volentieri e sopratutto ABBONDANTEMENTE sul fatto che sia stato distrutto dalle forze anglo-francesi). Comunque va visto assolutamente, è un posto che emana qualcosa, come tanti posti in Cina dove gli architetti sono bravi a suscitare emozioni. Sarà per quella legge secondo la quale ogni edificio deve essere costruito in armonia con la natura circostante, il calendario, il sole e la luna? boh. Gli Hutong sono un po deludenti, quei quartieri tipici di un tempo che ora costano un sacco di soldi assomigliano a casette grigie di periferie, senza un fascino particolare. La Muraglia va vista per forza, anche se bisogna andarci con il tour organizzato (cercheranno di fregarvi ma dovrebbero bastare 150 Yuan) e quindi diventa molto meno interessante in quanto il tempo è limitato e il bus si ostina a portare i turisti in sote obbligate nei vari negozi di Giada, pelle, o persino in ospedali… Quindi se avete un contatto fortunto a Pechino, andate alla muraglia in macchina e godetevela. Pechino, SECONDO ME, rimane un’ottimo porto di arrivo dall’Europa per andare a scovare le vere delizie della Cina… Un posto dove rimanere 3-4 giorni e poi proseguire. Alcune info: Pechino-Shanghai: treno di notte comodissimo, 250 Yuan, 12 ore Pechino-Xi’an: treno di notte comodo (quello che va poi a Lhasa in Tibet), 250 Yuan (+ o -), 14 ore Ostello a pechino: Sui 50 Yuan a notte (5 Euro) Albergo a Pechino: sui 150 Yuan a notte (15 Euro) Un’ora e mezza di bus per arrivare al palazzo d’Estate Un paio d’ore per arrivare ai punti panoramici della grande Muragli Nel caso abbiate intenzione di viaggiare in Cina vi consiglio FORTEMENTE la guida Lonely Planet, ne ho sentito la mancanza… parecchio. Da vedere: palazzo d’estate Città proibita Hutong grande muraglia Itinerario consigliato in Cina: (minimo un mese) quetso itinerario permette di vedere i posti più significativi come Pechino Shanghai, Xi’an, ed anche i posti meno frequentati ma molto suggestivi (v. lo Yunnan). Inoltre si puo fare tutto con bus e treni, tranne forse Hong Kong Shanghai che conviene fare con l’aereo. Shanghai Pechino Xi’an Chengdu (le tre gole) Kunmin Lijiang-shangrila (Tibet eventualmente, ma serve un pass speciale) regione dello Xishuangbanna Guilin-Yangshuo Hong Kong Shanghai

Hong Kong

2 Agosto 2006
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Hong Kong era all’origine un villagio di pescatori. La British Est India Company importava dalla Cina il tè e la seta, pagati in denaro, perchè l’Impero non importava nessuna merce. La Cie immaginò introdurre l’oppio, allora sconosciuto in Cina, per pagare le sue importazioni con la complicità dei negozianti cinesi. Dopo la distruzione di 20.000 casse di oppio da parte dell’Imperatore, l’Inghilterra inviò delle navi di guerra e ottenne l’Isola di Hong-Kong come base permanente il 26 Gennaio 1841 (1 guerra dell’oppio). Nel 1860 ci fu la 2 guerra dell’Oppio e la firma della prima convenzione che prevedeva la cessione della penisola di Kowloon per proteggere l’Isola di Hong Kong (vedi le mie foto). Nel 1898 la 2 convenzione prevede la cessione per 99 anni dei Nuovi Territori al Nord di Kowloon e le 233 isole dell’arcipelago. Fino al 1950 regnano i Compradores : in questi anni corruzione, oppio, prostituzione, ricchezze rapide sono il simbolo di Hong Kong. In seguito la colonia si modernizza senza sosta e si impegna per essere all’avanguardia in tutti i settori (ferry, funiculari, Ferrovie, metrò, grattacieli, aeroporti internazionali ecc.). Nel 1997 Hong Kong ritorna alla Cina, ma beneficierà di uno statuto speciale fino al 2047. Hong Kong, quasi 7 milions d’habitant su 1.042 km2. E’ una città particolare che suscita molte fantasie nell’immaginario collettivo. Per certi aspetti rappresenta la modernità, per altri, nessuna città in Cina è rimasta così tradizionale che l’antica colonia inglese. Hong Kong è anche il secondo porto commerciale al mondo dopo Singapore, un incrocio delle strade del byzness mondiale. E’ anche una delle città le più sicure al mondo malgrado la presenza di ben 50 organizazzioni criminali Cinesi (le famose Triade) tra le quali la Sun Yee On (40 000 membri!), la 14 K (20 000 membri), la Group & Wo (20 000 membri). Comunque gli stranieri che lavorano o si trovano là non corrono alcun pericolo: nessun problema per tornare a casa la sera tardi. Sono stato a Hong Kong 4 giorni per via di un colloquio di lavoro (che peraltro sembra essere andato male visto che non mi hanno più chiamato). Per 3 giorni sono stato quindi completamente libero ed ho avuto modo di girare e riggirare la città. Hong Kong sono due isole (Hong Kong e Lantau) e una penisola, Kowloon e i Nuovi Territori. In tutto ci sono 18 distretti, andando a giro per i quartieri tutti gli amanti di Shenmue avranno un impressione di "dejà vue"… Wan Chai, Admiralty, Kowloon, Aberdeen, North Point, Causeway bay, The Peak, Man mo Temple, Upper lascar row etc… Se devo essere sincero, penso che non abiterei mai à Hong Kong per più di un anno, l’atmosfera è molto (esclusivamente) byzness, e sopratutto si ha l’impressione di essere rinchiusi tra torri di vetro in uno spazio strettissimo. Poi da quello che mi è stato detto, la maggior parte degli stranieri che lavorano à Hong Kong ci stanno temporaneamente, mai piu di 7 mesi all’anno in quanto è una piattaforma logistica dove les persone vengono e partono come le merci. Faccio uindi difficoltà ad immaginarmi vivere e lavorare lì. Per qaunto riguarda gli abitanti il mio punto di vista non puo essere obiettivo in quanto ho sempre avuto relazioni poco trasparenti con gli HongKi…(racket à Manchester, prostituzione a Shanghai ecc…) quindi non mi permetterò di dare un giudizio frettoloso… Però penso essere nel giusto dicendo che il Hongki a un senso in più rispetto agli altri: l’olfatto. Riesce a sentire odore di soldi a chilometri, ogni volta che fiuta un affare non lo lascia mai andare via. Nelle piccole come nelle grandi cose. La vita a Hong Kong è molto più cara rispetto alle altre città cinesi. Se ufficialmente Hong Kong fa parte della Cina, in realtà niente è più falso. Il sistema delle tasse è diverso, la lingua è diversa (Cantonese e sopratutto Inglese), c’è un’altra moneta (il dollaro Hong Konghese), delle frontiere ben reali (per gli stranieri non serve visto per Hong Kong, ma per i cinesi si), una scrittura differente (scrivono con gli antichi caratteri cinesi, non semplificati e molto belli devo dire) e quel che ho potuto constatare nelle mie discussioni con i locali, una mentalità opposta a quella dei cinesi. Si può capire benissimo: 100 anni di coloniszazzione lasciano il segno, sopratutto quando i tuoi "fratelli" cinesi stanno in una dittatura comunista mentre tu vivi nel tempio del libero mercato e del capitalismo. Il Hongki detesta il Cinese, lo considera come un contadino e il cinese considera lo Hongki come uno straniero. Nell’isola c’è poco da visitare, se non The peak, raggiungibile con uno splendido funicolare, il luogo sulle colline dove si vede tutta la città e la penisola di Kowloon, Central Hong Kong con la sua Queens street e Lan kwai fon, Admiralty ed i suoi grattacieli e Kowloon al limite, e qualche tempio qui e là(sono stato deluso dal Man Mo Temple, benchè dal luogo usciva un’atmosfera veramente particolare). A Kowloon, niente di aprticolare se non per lo shopping e per avere una vista panoramica dal mare su Hong Kong (foto). In breve: Hong Kong è per meByzness, grattacieli, shopping, grattacieli, byzness e tradizioni. Qualche referenza a Hong Kong: – popolazione: 6.900.000 abitanti – Moneta: 10 HK$ = 1 Euro (attenzione, le banconote assomigliano cosi tanto a quelle del monopoli che viene istintivo credere che il banchiere ti piglia per il culo quando te le dà la prima volta) – Albergo: ho pagato 230 HK$ a notte a Causeway bay per una camera che faceva si e no 2m per 1,5m. Con letto e basta, nel senso proprio basta, senza nemmeno lo spazio per andare sul letto! – Ristorantino: 10 HK$ (non sono andato nei ristoranti veri) – Metro: da 3 a 6 dollari HK per l’Isola, più di 11 per attraversare verso Kowloon – Taxi: una corsa da 15 minuti costa più o meno 30 HK$ – Discoteche/ Bar: non ho avuto tempo di andare in disco, ma a Central Hong Kong c’è una zona piena di Bar per starnieri: Lan kwai fong (carino ma ridicolo se si pensa alle dimensioni della città) i prezzi sono europei, 50 HK$ a bicchiere, ma non aspettatevi a notte di follia. (là ho visto Italia Ukraina, e la cosa più eclatante della serata è stata una mezza rissa con dei rincoglioniti inglesi ubriachi…) – Lingue ufficiali: Cantonese, Inglese Da vedere: – The pic sull’isola di Hong Kong da dove si puo vedere tutta la baia (prendere la funivia per arrivarci) – la vista dell’isola di Hong Kong da Kowloon – Il quartiere dei Bar al centro di Hong Kong – Macao sembra sia molto carina e "portoghese" purtroppo non ci sono stato!
Riferimenti: Album fotografico

Shanghai blues

22 Luglio 2006
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Innanzitutto mi scuso per gli eventuali bloggers che sono capitati su questo blog e non hanno trovato più nessuna attività da… una vita. Ma quando la vita (grazie a Dio!) si fa viva, le attività "varie ed eventuali", chiamiamole cosi, passano in secondo piano. Shanghai. La Parigi di Oriente, che di parigi in Realtà ha molto poco. 18,7 milioni di abitanti (un terzo dell’Italia in una sola città) su 5.800 km2, una superficie che copre tutta la Lombardia . Cominci a capire in quale Cina ti stai recando appena esci dall’aeroporto e prendi il treno Maglev che ti porta in centro città in soli 8 minuti, a 432 km/ora. Non è quella Cina dei documentari Geo&Geo o Quark (bellissimi per carità, ma che ti vogliono convincere che fuori dall’Europa e dagli USA sono tutti zozzoni morti di fame)con gli operai che faticano nelle miniere di carbone per racimolare 80 euro all’anno, non è quella Cina agricola e contadina, e non è certamente la Cina Berlusconiana dove i padri bolliscono i bambini… L’impressione è confermata quando prendi una delle 6 linee della metropolitana (alcune sopraelevate), o quando vedi il Deep Water Harbor, porto commerciale costruito… in mezzo al mare, collegato alla terra da un ponte di ben 32km. Per non parlare del quartiere di Puddong, "solo" 2 milioni di abitanti perchè zona di uffici, ma costruito in appena 10 anni su una zona che era paludosa e che assomiglia oggi più a Disneyland che ad una città di un paese in Via di Sviluppo (v. Foto) Ovviamente Shanghai non è rappresentativa della Cina tutta. Ma Shanghai è pur sempre Cina, ed è rappresentativa delle altre città dello sviluppo, Guangzhou, Shenzen, Wuhan e tutte le città del Delta dello Yangtze. Shanghai è movimento, Shanghai è vitalità, tutto si muove ad una velocità assurda. Arrivo e davanti a casa mia non marciapiede, e ci sono una fila di case diroccate, dopo una settimana il marciapiede è finito e le case tradizionali distrutte per lasciare spazio a nuovi grattacieli. Incontri un tipo un giorno, il mese dopo lo incontri di nuovo che ha cambiato lavoro. Shanghai è movimento e vitalità, e credetemi, quando si va in questi paesi si rissente ancora di più la stagnazione e depressione italiana. Intendiamoci, Shanghai non è nemmeno la gallina dalle uova d’oro: non è che uno arriva e diventa milionario, (forse lo era qualche anno fa), ma rimane una città bella da scoprire per i giovani vogliosi di lavorare e stanchi dell’Italia. A settembre lavorerò là e guadegnerò (poco)meno dei fatidici 1.000 euro italiani, ma bisogna tenere conto che nella città più ricca e costosa della Cina, un impiegato guadagna 200 euro al mese e andare in un buon ristorante costa su per giù 4 Euro per una mangiatona abbondante (ma anche solo 50 centesimi per un piatto di pasta). Insomma un giovane non va a Shanghai per essere ricco, ma per lavorare e fare esperienza (sperando di poter diventare ricco successivamente qui in Italia! ;o) ) Shanghai, la Cina, l’Asia. Continente sconosciuto tanto quanto è enorme. Nella sola Repubblica Popolare Cinese si contano 56 etnie diverse, dai musulmani dell’Ovest ai Mongoli del Nord, 56 etnie e migliaia di tradizioni, culture, lingue diverse. Vivendo a Shanghai per tre mesi ho avuto modo di entrare, superficialmente, nella società Cinese. Niente a che vedere con il Giappone. Mentre il Giapponese "tipo" soffre di una crisi di identità e di un complesso di inferiorità rispetto agli occidentali al quale si aggiungue un chiaro sentimento di frustrazione, il cinese è molto meno complicato: sa chi è, e sa dove va. E non gliene frega niente dell’Occidente perchè è convinto (e chi gli puo’ dare torto) che la sua cultura è superiore. Da questo punto di vista c’è una similitudine tra Europei e Cinesi, la coscienza di appartenere ad una grande nazione, per lo meno dal punto di vista storico culturale. Le analogie si fermano qui. Il cinese è molto ospitale, simpatico, ma può anche essere molto furbo, ed avere una concezione dell’onestà tutta particolare. Le donne di Shanghai poi sono molto più aperte e meno tradizionali rispetto persino alle donne europee… Vere tiranne nella coppia (a quanto ho visto da "osservatore esterno") cercano in ogni modo di accappararsi delle libertà del poveretto e del suo patrimonio: WARNING! La Cina vissuta è veramente una esperienza straordinaria, dal punto di vista umano, e forse ancora di più dal punto di vista professionale. Pur non essendo mai stato, e non essendo tuttora un appassionato dell’Asia, dei manga etc… (ce ne sono molti sui blog) ritengo che questi paesi possono offrire molto a noi europei, molto di più di quanto ci possano togliere. Sta a noi prendere quello che ci offrono. Alcuni punti di riferimento: Volo Italia-Cina-Italia: Sui 700 Euro, ma si trovano anche a 450, pare Albergo: 15-20 Euro a Notte Affitto: 150-250 Euro al mese Ristorantino: 50 centesimi Euro Ristorante: 2-6 Euro Ristorantone (attenzione, per ristorantone intendo cibo + vino-birra ecc… tutto a volontà): 15 Euro Metrò: 30-50 Centesimi Taxi: una corsa media di 15 minuti costerà più o meno 1 Euro 50 Discoteca: purtroppo prezzi Europei…. 5-10 Euro all’entrata, 5 Euro la consumazione Lingue usate: solo cinese, scordatevi l’inglese, se non per parlare con gli expat, e prendetevi un vocabolario in Italia Da vedere: – la città vecchia a due passi dal Bund che assomiglia piu ad una zona di guerra che alla metropoli futuristica di shanghai – Il bund lungo il fiume Huangpu, con tutti palazzi in stile occidentale dell’inizio XX secolo – Pudong Lujiazhui, con la Jin mao e la dong fan minzu (torre della televisione) – la concessione francese, con le sue vie bordate di alberi e i suoi palazzi caratteristici – uno spa a scelta, ideale per finire le notti: in pratica sono come le antiche terme romane e ci si puo dormire – il giardino Yu (pare sia uno dei piu belli della Cina ma non è che mi abbia sconvolto)

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Per maggiori info chiedete nei commenti e vi risponderò, oppure scrivetemi.
Riferimenti: Le mie foto

CPE o "La Cicala e la Formica" versione 2006

26 Marzo 2006
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Da varie settimane la Francia è in subbuglio per il “Contrat de Première embauche” il contratto di primo impiego. I media Francesi (che tra l’altro sono poco imparziali… io che ho vissuto gli ultimi 6 anni in Italia e 18 anni in Francia mi chiedo sinceramente se in Italia esiste realmente un utilizzo esagerato dei media da parte di Berlusconi, a me sembra onestamente di no faccendo il paragone con un paese come la Francia) appoggiano i manifestanti per il solo fatto che hanno i capelli lunghi e che nel paese della (sacrosanta) rivoluzione francese, fare casino e “essere contro” è per natura positivo. Il “sinistrismo” e qualunquismo diffuso nella società francese (ho sentito in TV cose raccapriccianti…) mi fa preoccupare molto di più delle potenzialità devastatrici dell’impero Berlusconiano, come diceva Beppe Grillo, meglio sapere che i media sono controllati (Italia) che crederci perché sono liberi (Francia). In Francia, tutti e tutte sembrano essere contro il CPE.
Sembrano.
Se andiamo a sentire il parere dei ragazzi che bruciavano le macchine 4 mesi fa, e soprattutto il parere dei ragazzi che NON bruciavano le macchine ma che abitano in quelle zone disagiate, il CPE è più che ben accolto.
Se andiamo a sentire il parere della gioventù “media” francese, quella che non è andata all’Università ma che ha beneficiato di una breve formazione (tramite scuola o no), il CPE è ben accolto.
Se dall’altra parte andiamo a sentire il parere di quelli che stanno per strada a manifestare, dicono che loro vengono dalla Sorbonne e che quindi non avranno problemi in quanto usciranno da una “grande scuola” ed otterranno probabilmente un contratto atempo indeterminato ma manifestano per solidarietà verso i giovani precari (i medesimi giovani che vedono il CPE come una cosa positiva).
Sia chiaro, il CPE è un contratto di merda, teoricamente, per il semplice motivo che non ci sono motivi di discriminare un giovane semplicemente perchè è giovane. Tuttavia non viviamo in un mondo teorico, ma viviamo in un mondo che purtroppo è ben reale. La realtà francese sono una miriade di CDD (contratto a tempo determinato), i quali durano in genere meno di un mese: nessuna formazione, nessuna stabilità, sfruttamento totale. Il CDI (contratto a tempo indeterminato) è sempre più raro ed è riservato ai profili medio alti, a quelli che escono dalle grandi scuole. In questo contesto francamente desolante, il CPE è più che buono, è una boccata di ossigeno. E’ come passare dalla brace alla padella (e non il contrario), e benchè gli idealisti di sinistra rifiutino questo tipo di compromesso nella loro utopia, quelli che stavano nella brace saranno ben contenti di andare nella padella. Scusate il realismo, ma la vita è così: fatta di realtà e non solo di ideali.
Due parole sul CPE: Non è vero che si potrà licenziare senza preavviso, è prevvisto un preavviso di un mese.
Non è vero che non ci saranno allocazioni:per 4 mesi di lavoro ci sono 6 mesi di allocazioni disoccupazioni, più un indennizo di licenziamento (cosa che alcuni CDI non prevvedono). Cose che in Italia possiamo solo sognare.
E’ prevvisto inoltre un’accompagnamento del lavoratore dall’inizio alla fine nella ricerca d’impiego.
E’ finalmente prevvista una reale formazione professionale, che era impossibile prima con CDD di 2 settimane o 1 mese, e questa formazione costituirà un bagaglio importante per le future esperienze lavorative.

Il problema è che in Francia il qualunquismo/laicismo/rivoluzionismo esasperato porta a molta confusione… tante capre che si seguono, formano un gregge, si coalizzano in un movimento, fanno pressione sui media e acquisiscono addirittura un peso politico. Mi sono sempre chiesto se la manifestazione non fosse anti democratica non nella sostanza ma nei suoi effetti: perchè il governo leggittimamente eletto dovrebbe ritirare il CPE che riguarda l’intero paese solo perchè qualche migliaia di giovani vanno in piazza in un paese dove manifestare è lo sport nazionale (l’ho fatto anch’io ai miei tempi…e realisticamente, la metà non sa nemmeno cosa è il CPE, specialmente quelli delle scuole superiori che potrebbero manifestare per ristabilire la pena di morte pur di non andare un giorno a scuola)? Io che come 59 milioni di cittadini (a questo proposito attenti ai media che dicono eroneamente che 72% dei francesi sono contro il CPE. In realtà 20% sono per il ritiro senza discussioni del CPE e 52% sono per alcuni cambiamenti nel CPE, il che significa che solo il 20% dei francesi è contro il CPE, sempre secondo i sondaggi)sono per il CPE perchè non posso pretendere che il governo faccia la sua legge secondo i meccanismi abituali? Devo forse andare in piazza per chiedere che il governo del mio paese possa governare e legiferare? Nei casi estremi si può sempre ricorrere al referendum come in Italia (anche se in francia mi sembra che non funzioni così). Devo forse manifestare per il CPE? A questo punto torniamo alle democrazie dirette ateniesi e facciamo prima (con l’unica differenza che ad atene erano solo 10.000 cittadini circa). Ovviamente il diritto a manifestare è e deve rimanere sacrosanto. Sia inteso…

Per chiudere traduco una piccola interpretazione della fiaba di La Fontaine “La cicala e la formica” che ho trovato sul net e che simboleggia bene il risentimento (a volte un pò cattivello e razzista, quindi non lo condivido totalmente per vari motivi) di una fetta della popolazione Francese verso un sistema che mostra palesi segni di cedimento e di irrazionalità (condivido invece questa ultima interpretazione).

La cicala e la formica

La formica lavora tutta l’estate.
Costruisce una casa e prepara provvisioni per l’inverno.
La cicala pensa che la formica non è “cool”, non è “in”, e quindi ride, balla, danza, abbronza e si strafà di canne tutta l’estate.

Una volta venuto l’inverno, la formica è al caldo e ben grassa.
La cicala invece ha freddissimo e non ha niente da mangiare.
Quindi la cicale decide di chiamare i media e chiede spiegazioni sul perchè la formica se la passa bene al calduccio mentre altri come la cicala hanno fame e freddo.

La TV organizza emissioni in diretta dove si può vedere in immagini strappalacrime che effettivamente la cicala muore di freddo, mentre il collegamento con la formica mostra che effettivamente la formica sta al caldo e ben grassa.

I francesi sono indignati dal fatto che in un paese così ricco e potente,
si possa lasciar soffrire questa povera cicala,
mentre altri vivono nell’abbondanza

Le varie associazioni contro la povertà e la miseria manifestano davanti alla casa della formica

I giornalisti organizzano interviste, chidendo perchè la formica è diventata così ricca sfruttando l’ignoranza della cicala, e chiedono al governo di aumentare le tasse della formica perchè paghi finalmente “il giusto”.

Vedendo i sondaggi, il governo promulga una legge sull’eguaglianza economica e una legge (retroattiva) anti-discriminatoria.

Le tasse della formica aumentano
e deve pagare una multa per non avere offerto lavoro alla cicala.

La formica viene sfrattata dalla casa perchè non ha soldi a sufficienza per pagare le tasse e la multa.

La formica, schifata, lascia la Francia per emigrare con successo all’estero.

La TV fa una trasmissione sulla cicala che ora finalmente ingrassa e mangia le ultime provvisioni della formica.

La cicala non vuole riprendere il lavoro della formica perchè giudica questo troppo difficile, poco onorevole, e non adatto ai suoi orari di tempo libero.

Il governo chiede allora aiuto ad un ragno che lavora mentre la cicala ridendo può beneficiare delle allocazioni sociali per finanziare i suoi passatempi.

La vecchia dimora della formica, diventata alloggio sociale per la cicala diventa tutta diroccata in quanto la cicala non ne prende cura.

Viene fatto sapere al governo che i mezzi a disposizione della cicala per occuparsi del suo alloggio non sono sufficienti.

In seguito ad una commissione d’inchiesta parlamentare, nuovi fondi sono sbloccati per intrattenere l’alloggio della cicala.

La cicala muore di overdose.
Il ragno prende allora il suo posto.

La stampa commenta il fallimento del governo nel risolvere il problema delle disuguaglianze sociali.

La casa è occupata da una gang di ragni.

Il governo si autocongratula della multietnicità della Francia.

I ragni organizzano un traffico di droga e terrorizzano tutta la comunità.

FINE

Pylon – Gyrate

26 Novembre 2005
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Pylon è uno di quei gruppi che hanno fatto la storia della musica senza che nessuno ne venga a conoscenza. Malgrado il fatto che non abbiano avuto il successo commerciale dei loro fratelli minori, i R.E.M., i Pylon hanno decisamente influenzato il rock underground degli anni ’80 (all’epoca persino i R.E.M. avevano qualcosa di underground). Ambedue i gruppi sono originari di Athens, Georgia, USA, e ascoltando il disco si ritrovano tante sonorità similari (in particolare rif di chitarra) della musica di quegli anni e di quella zona. Mickael Stipe & CO. si sono ispirati chiaramente al rock dei Pylon, con sonorità ingenue, ritmi "marziali" tipici degli anni ’80 e una voce facilmente riconoscibile. Bill Berry dedicò a loro il premio come "miglior banda americana" consegnato ai R.E.M. dalla rivista Rolling Stone nel 1987.

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Paris iz on fire

10 Novembre 2005
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Sono ormai una decina di giorni che giro e riggiro il mondo della blogosfera dialogando con gli italiani sui fatti di Parigi. Come sapete sono interessato alla tematica in quanto sono nato e cresciuto per 18 anni a Lyon (città peraltro dove sono avvenute le prime sommosse delle banlieue durante "l’estate calda del 1981" vedi pag.4 del link). La mia conclusione è che gli italiani hanno una visione completamente sbagliata (a mio parere) del problema. Parecchi sono convinti che dietro alle sommosse ci sia la mano dell’estremismo islamico o addirittura di Al Qaeda, parecchi credono che è un problema di immigrati, parecchi parlano di un problema culturale. E’ bene sapere innanzitutto che la tipologia dell’immigrazione che c’è in Francia è molto diversa da quella che c’è in Italia. Quelli che oggi Sarkozy chiama "racaille", ovvero tepistelli, non sono immigrati, sono francesi. Francesi con la pelle olivastra, ma Francesi che sono nati in Francia, che hanno vissuto tutta la loro vita in Francia. Francesi che mangiano al Mc Donald, che guardano la tivù francese, che vanno alla scuola francese, insomma sono francesi a tutti gli effetti. Il problema non è tanto un problema di immigrazione, ma un problema sociale, legato ad una componente importante della società francese. Non c’entra niente il controllo delle frontiere e la limitazione dell’immigrazione come hanno detto alcuni leghisti in Italia, Il problema è tra la Francia e i suoi cittadini. Se proprio vogliamo forzare un paragone con l’Italia come è stato fatto, direi che la rivolta delle periferie francesi corrisponderebbe ad una rivolta delle periferie di Napoli, Palermo o Bari, fatto impossibile in Italia a causa del controllo mafioso del territorio (in questi casi, da quanto è forte il controllo del territorio da parte della criminalità, sommossa contro lo Stato significherebbe sommossa contro la Mafia e non contro lo Stato italiano, è triste da dire ma è così). Una volta stabilito questo rispondo alla questione del fondamentalismo. La maggior parte della popolazione magrebbina in Francia è di religione musulmana, ma non praticante. Il laicismo esasperato della Francia è riuscito a laicizzare anche i musulmani. Tuttavia esistono personaggi che istigano al fondamentalismo islamico (NB: si parla di fondamentalismo, non di religione islamica), questi trovano nelle periferie disagiate un terreno fertile per le loro prediche di violenza e vendetta. Gli scontri che sono avvenuti e che continuano in questi giorni sono scaturiti autonomamente, tuttavia è quasi certo che dopo il terzo giorno, i giovani delinquenti siano stati appoggiati e spinti da qualche organizzazione. Non era mai successo che una sommossa durasse così tanto, sia per i costi materiali che per i costi morali che esse provocano. Mi fanno ridere quelli che dicono che il problema è culturale, che la cultura araba di questi giovani mal si adatta ad un paese come la Francia… Se veramente questi giovani e i loro genitori avessero una cultura araba, posso garantirvi che non ci sarebbe un ragazzo nè una ragazza fuori casa dopo le 7 di sera. il problema è che questi giovani sono senza cultura, acculturati. Da una parte la cultura dei loro genitori non è più adatta al contesto in cui vivono, dall’altra parte la Francia è un paese che nel nome del laicismo (sia chiaro: non sto contestando il laicismo dello Stato) e di un relativismo culturale non propone nessun valore a questi giovani. Come ha detto una sociologa francese alla trasmissione di Ferrara 8 e 1/2, in questi atti bisogna vedere l’auto-distruzione (scusate il gioco di parola). I ragazzi ricchi che sono in preda alla disperazione si bucano, quelli poveri bruciano il loro quartiere, è lo stesso meccanismo, l’auto-lesionismo. Tensione a Lione

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Quale è il problema allora? Quale è la causa di questa emarginazione sociale? .Le politiche residenziali per cominciare. I ghetti di oggi sono intere città costruite nel dopoguerra per ospitare gli operai, fuori dalla città, vicino ai luoghi di lavoro. Questo isolamento fisico non fa che esasperare l’isolamento sociale. .L’assistenzialismo sociale che sì, impedisce alla gente di morire di fame, ma sradica nell’individuo ogni volontà di produrre, ogni forza creativa, ogni dignità, che rende l’Essere inutile al fine e allo scopo della propria esistenza. .La poca mobilità sociale e la poca meritocrazia, che considero le fondamenta della democrazia, la vera libertà. Inutile dire che per un francese di colore che abita in un quartiere riconosciuto "caldo" è difficile trovare lavoro, non solo per la diffidenza del datore di lavoro, ma anche perchè l’individuo sviluppa un linguaggio e un comportamento che viene subito identificato come "tipo da ghetto". Liberter egaliter fraterniter è la barzelletta più buffa che abbiamo. .Il razzismo, che esiste naturalmente in Francia come in ogni paese a forte tasso di immigrazione, i pregiudizi. Per rendere l’idea diciamo che un arabo è colpevole finchè non viene dimostrata la sua innocenza, per qualsiasi cosa. A questo si aggiunge il problema delle forze dell’ordine non sempre al di sopra di ogni sospetto. La contestazione violenta è da condannare con tutte le forze. La violenza è sempre e comunque da condannare, e bisogna stare attenti ai neo-comunisti che inneggiano alla rivolta parigina come alla rivoluzione proletaria, sono pericolosi quanto i fondamentalisti islamici. Infatti per ora manca una ideologia dietro alle sommosse Parigine, se un giorno ci dovesse essere una qualsiasi bandiera insieme ai delinquenti, allora la situazione sarebbe gravissima. In uno stato modello e in questa situazione lo Stato dovrebbe reprimere con la forza queste sommosse, in quanto minacciano il bene più prezioso: la stabilità dello Stato. Il problema è che in Francia (v. articolo linkato sopra) la forza non è uno strumento super partes, la polizia non agisce con gli occhi bendati, ma ci vede benissimo, e vede nero. Qui sotto una delle canzoni Hip Hop che rappresenta meglio il modo di pensare di quella parte di delinquenti che ci sono nelle periferie francesi. Più che di islamismo si parla di proletariato (il che non mi rassicura affatto) ma bisogna dire che oggi non si può vedere il conflitto in una prospettiva politica o religiosa. Un altro testo ancora più crudo e carico di significato si trova sulla pagina dedicata alle forze dell’ordine linkato qui sopra.

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Nome: Supreme NTM Titolo canzone: Mais qu’est ce qu’on attends Album: Paris sous les bombes Anno: 1995 Mais qu’est-ce, mais qu’est-ce qu’on attend pour foutre le feu? Mais qu’est-ce, mais qu’est-ce qu’on attend pour foutre le feu? Les annèes passent, pourtant tout est toujours à sa place plus de bitume donc encore moins d’espace vital et necessaire à l’équilibre de l’homme. Non personne n’est sequestrè, mais c’est tout comme. C’est comme de nous dire que la France avance alors qu’elle pense par la repression stopper net la delinquance S’il vous plait, un peu de bon sens Les coups ne regleront pas l’etat d’urgence A coup sur… Ce qui m’amene à me demander Combien de temps tout ceci va encore durer Ca fait dejà des annees que tout aurait du peter Dommage que l’unite n’ait ete de notre coter. Mais vous savez que ca va finir mal, tout ca La guerre des mondes vous l’avez voulue, la voilà Ritornello Mais qu’est-ce, mais qu’est-ce qu’on attend pour foutre le feu ? Mais qu’est-ce qu’on attend pour ne plus suivre les règles du jeu ? Je n’ai fait que vivre baillonnè, en effet Comme le veut la societer, c’est un fait. Mais il est temps que cela cesse, fasse place à l’allegresse Pour que notre jeunesse d’une main vengeresse Brule l’etat policier en premier et Envoie la republique bruler au meme bucher, Ouais ! Notre tour est venu, à nous de jeter les dès Decider donc mentalement de s’equiper Quoi t’es mirro, tu vois pas, tu fais semblant, tu ne m’entends pas Je crois plutot que tu ne t’accordes pas vraiment le choix Beaucoup sont dejà dans ce cas Voilà pourquoi cela finira dans le desarroi Desarroi dejà roi, le monde rural en est l’exemple Desarroi dejà roi, vous subirez la meme pente, l’agonie lente C’est pourquoi j’en attente aux putains de politiques incompetents Ce qui a diminuè la France Donc l’heure n’est plus à l’indulgence Mais aux faits, par le feu, ce qui à mes yeux semble etre le mieux Pour qu’on nous prenne un peu plus, un peu plus au serieux REFRAIN Mais qu’est-ce, mais qu’est-ce qu’on attend pour foutre le feu ? Mais qu’est-ce qu’on attend pour ne plus suivre les règles du jeu ? Dorenavant la rue ne pardonne plus Nous n’avons rien à perdre, car nous n’avons jamais rien eu … A votre place je ne dormirais pas tranquille La bourgeoisie peut trembler, les cailleras sont dans la ville Pas pour faire la fète, qu’est-ce qu’on attend pour foutre le feu Allons à l’Elysèe, bruler les vieux Et les vieilles, faut bien qu’un jour ils paient Le psychopathe qui sommeil en moi se reveille Oui sont nos repères ? Qui sont nos modèles ? De toute une jeunesse, vous avez bruler les ailes Briser les rèves, tari la sève de l’esperance. Oh ! quand j’y pense Il est temps qu’on y pense, il est temps que la France Daigne prendre conscience de toutes ces offenses Fasse de ces hontes des lessons à bon compte Mais quand bien meme, la coupe est pleine L’histoire l’enseigne, nos chances sont vaines Alors arretons tout, plutot que cela traine Ou ne draine meme, encore plus de haine Unissons-nous pour incinerer ce système Tradotto: Ma cosa aspettiamo per bruciare tutto? Ma cosa aspettiamo per bruciare tutto? Gli anni passano ma non cambia niente, c’è solo più catrame e meno spazio vitale necessario all’equilibrio dell’uomo. No, nessuno è sequestrato ma è come se lo fosse. E’ come dirci che la Francia progredisce, mentre pensa di fermare la delinquenza con la repressione, per favore, un pò di buon senso! le botte non risolvono lo stato d’emergenza A botta sicura… Il che porta a chiedersi quanto tempo tutto questo durerà sono ormai anni che tutto avrebbe dovuto scoppiare, peccato che l’unità non era con noi. Ma lo sapete che finirà male, la guerra dei mondi l’avete voluta e l’avrete Ma cosa aspettiamo per bruciare tutto Ma cosa aspettiamo per bruciare tutto Non ho fatto altro che vivere zittito come lo vuole la società ma ora basta, facciamo spazio all’allegria così che la nostra gioventù, con una mano vendicativa bruci lo Stato, poliziotti per primi e bruci la repubblica nello stesso rogo. E’ arrivato il nostro turno, tocca a noi lanciare i dadi, decidere e prepararsi mentalmente. Cosa sei cieco? non ci vedi? fai finta di non sentirmi? Penso piuttosto che non ti dai la possibilità di scegliere, molti sono come te, ecco perchè tutto finirà in un drama. Drama, il mondo rurale ne è l’esempio. Drama, subirete la stessa sorte, agonia lenta Ecco perchè ce l’ho con quei cazzoni di politici incompetenti. Ecco quello che ha sminuito la Francia. Non c’è più spazio per l’indulgenza, ma solo per i fatti, il fuoco, che ai miei occhi sembra essere la miglior soluzione così che ci prendino un pò più sul serio. Ma cosa aspettiamo per bruciare tutto Ma cosa aspettiamo per bruciare tutto Da ora in poi la strada non perdonerà Non abbiamo niente da perdere perchè non abbiamo mai avuto Al vostro posto non dormirei tranquillo La borghesia può tremare, i teppisti sono entrati in città non per fare baldoria, cosa aspettiamo per bruciare tutto Andiamo all’Elysee a bruciare i vecchi e le vecchie, devono pur pagare prima o poi. Lo psicopatico che stà in me si sta svegliando. Quali sono i nostri punti di riferimento? Quali sono i nostri modelli? Di tutta una gioventù avete bruciato le ali, spezzato i sogni, consumato la linfa della speranza. Cazzo! Quando ci penso. E’ tempo di pensarci, è tempo che la Francia degni prendere coscienza di tutte le sue offese, che faccia dei suoi sbagli delle lezioni. Ma anche se fosse, il vaso ha già traboccato la Storia lo insegna, le nostre possibilità sono inesistenti. Allora fermiamo tutto piuttosto che sperare e prima che questo porti ancora più odio, uniamoci per incenerire questo sistema

W la globalizzazione!!!

2 Novembre 2005
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Fra qualche settimana dal 13 al 18 dicembre si terrà a Hong Kong la sesta conferenza ministeriale del WTO. Questa data è importantissima in quanto si cercheranno di risolvere le problematiche legate al commercio internazionale, in particolare uno dei temi più importante sarà l’abolizione delle barriere commerciali europee sui prodotti agricoli. Negli ultimi anni osserviamo un processo di cambiamento degli equilibri internazionali. Il bipolarismo USA-Europa è stato messo in discussione dalle economie in via di sviluppo, in particolare Brasile, Messico, Cina e India. Il fattore che ha provocato questo inizio di riequilibrio mondiale è la crescita delle nuove economie, possibile grazie alla liberalizzazione degli scambi. I no-global hanno il pregio di avere tanta energia e tanta buona volontà (qualità che mancano nella maggioranza dei giovani di oggi, io per primo), e per questo vanno ammirati, ma purtroppo combattono dalla parte sbagliata senza saperlo. Il liberismo reale permette ad ogni paese di crescere secondo il suo modello di sviluppo, secondo le sue specializzazioni produttive. List è un grande autore a questo proposito. il problema è che oggi i paesi occidentali sono i primi a non rispettare le regole del commercio internazionale, creando barriere protezionistiche o costringendo gli altri paesi al liberismo secondo la loro convenienza.
Perchè i paesi in via di sviluppo stentano a crescere?
Si parla tanto di debito, giustamente perchè è un problema estremamente rilevante. Ma la base di tutti i problemi è un altro.
Le esportazioni, ovvero il modo più semplice di acquisire valuta estera e di far crescere il paese sono fondamentali per l’economia. I paesi in via di sviluppo sono per definizione meno sviluppati (si parla in termini economici) dei paesi industrializzati. I PVS sono quindi specializzati nella produzione di beni tradizionali ed agricoli. Ed ecco il vero nodo del problema: Secondo le leggi naturali dell’economia, le banane brasiliane costano meno delle banane europee, semplicemente perchè il costo del lavoro in Europa è più alto. Quindi secondo un sano liberismo, il brasile dovrebbe crescere in un primo tempo esportando i prodotti in cui è specializzato (le banane sono solo un esempio) e seguendo poi passo dopo passo il cammino dell’industrializzazione, del progresso tecnologico e dello sviluppo. Il problema qual’è? Che i paesi occidentali industrializzati, e L’Europa più degli altri hanno una visione tutta loro del liberismo. Il protezionismo a favore del settore agricolo europeo (si ricordi che il 40% dei fondi comunitari sono destinati all’agricoltura….) è semplicemente vergognoso. Mentre il sistema economico europeo tende verso una terziarizzazione dell’economia, l’intervento degli Stati europei condanna gli agricoltori ad una esistenza-dipendenza. Un agricoltore senza i fondi europei non ce la può fare, perchè i prodotti dei PVS sono molto più competitivi. E’come accanirsi per far vivere artificialmente un corpo ormai morto clinicamente. L’Europa ha già finito da tempo ormai la fase di movimento dalle campagne alle città, anzi siamo già avviati da qualche decennio nella fase di deindustrializazzione. La riduzione al minimo del settore agricolo va visto come un processo naturale nelle nostre società moderne, magari una parte dei produttori europei si potrebbe anche specializzare nei prodotti di lusso (come il vino o l’olio) o di qualità (non capisco com’è che in un mondo dove tutto si compra non posso comprarmi un pollo -magari anche a 20 euro al chilo- che abbia sgambettato dalla nascita in un prato e che sappia di pollo). Io capisco una persona che dice “proteggiamo le nostre produzioni agricole”, ma questa persona deve essere cosciente che proteggere i nostri prodotti non competitivi significa danneggiare ingiustamente gli altri produttori più poveri, e soppratutto versare 40% delle risorse europee in un settore che non ha futuro. Questa politica non può che essere dannosa a lungo termine.
La struttura dell’economia cambia con lo sviluppo, e le tensioni sociali come la creazione e la morte economica di interi gruppi sono fattori naturali di cui non bisogna avere paura.

A dicembre i paesi in via di sviluppo vanno a Hong Kong per negoziare e cercare di ridurre le barriere protezionistiche europee. Gli Stati uniti hanno già dato il loro accordo. Siamo soli contro il mondo, e io a dicembre tiferò Cina, India e Brasile, perchè è dalla trasparenza, dalle pari opportunità e sopratutto da regole uguali per tutti che può cominciare un mondo migliore.
W la globalizzazione! Quella vera!

Welfare

17 Ottobre 2005
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Un tempo, (a dire il vero non molto tempo fa) quando le società erano prevalentemente contadine, la concezione del tempo, della storia era ciclica. Il tempo passava ciclicamente, alla fine dell’anno solare si ricominciava da capo per un altro anno, ricominciavano le stagioni, ricominciava con la semina, la raccolta e tutti i lavori della terra che hanno i propri tempi.
Da quando il progresso è diventato parte fondamentale della nostra economia e della nostra vita, la percezione del tempo è cambiata. Siamo proiettati in avanti. Per soppravvivvere dobbiamo essere in costante movimento, dobbiamo innovare, inventare, progredire senza pausa. Un pò come se eravamo saliti su una bicicletta e non possiamo più smettere di pedalare senza cadere. Ora il tempo ha uno schema lineare e non più circolare. Non si torna mai indietro, il domani è sempre diverso dall’ieri per via delle nuove innovazioni. Al massimo ci sono delle ricorrenze continue che trasformano lo schema della Storia in Elicoidale, ma comunque non si torna mai al punto di origine.

Se cerchiamo di elevarci di qualche migliaio di km e di qualche migliaio di anni sulla Terra, tanto per avere una visione d’insieme, ci accorgiamo che negli ultimi 2000-3000 anni, la crescita economica è più una eccezione che una costante. Tutte le zone del mondo hanno avuto periodi di fasto e periodi di crisi più o meno in egual misura fino a due secoli fa. Ora ovviamente è difficile rendercene conto poichè stiamo nel pieno del periodo di crescita Europea.
Oggi sembra che le forze che hanno spinto l’europa verso la ricchezza negli ultimi decenni si stiano esaurendo. L’Europa è una delle zone del mondo che cresce di meno. La crescita mondiale gira intorno al 6% annuo, mentre in Europa la crescita è già da qualche anno ferma al 1-1,5% (non parliamo dell’Italia che quest’anno crescerà del 0%). Non c’entra il calo delle economie occidentali, perchè gli Stati Uniti continuano a crescere a livelli similari a quelli della media mondiale.
Riassumiamo: la popolazione invecchia, ci sono sempre meno lavoratori e sempre più persone che non possono lavorare, la produzione invece stagna, le tasse diminuiscono in ragione della delocalizzazione produttiva. Come si può in queste condizioni sostenere un sistema di Welfare che è stato attuato nel periodo d’oro del capitalismo, negli anni ’60-’70 quando l’Italia e l’Europa crescevano a ritmi che oggi si potrebbero definire “cinesi”?
Non sono contro il Welfare State, assolutamente. Credo anzi che un buon Welfare sia la base per costruire una buona democrazia. Ma noi europei dobbiamo smettere di pensare che siamo il centro del mondo, che siamo ricchi per definizione e che tutto ci è dovuto. Noi europei dobbiamo fare la distinzione tra quello che vorremmo fare e quello che possiamo fare. Dobbiamo renderci conto che non è più possibile sostenere infinitamente il sistema che abbiamo costruito in tempi migliori. Nella maggior parte dei paesi Europei, il sistema di Welfare è largamente al di sopra delle possibilità dello Stato e in certi casi diventa anche anti costruttivo (v. caso della Francia).
Il problema è che in fondo abbiamo ancora la mentalità contadina, siamo convinti che prima o poi le cose si aggiusteranno da sole, se non nel prossimo anno, nel prossimo governo. Invece potrebbe anche non essere così, le cose non si aggiustano automaticamente. Bisogna lavorarci, e sopratutto non bisogna avere paura di fare sacrifici e se necessario qualche passo indietro.

Amsterdam

4 Ottobre 2005
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Il mio viaggio ad Amsterdam è stato travolgente.
Da un punto di vista prettamente turistico, Amsterdam è una città molto carina e caratteristica. Ci sono i canali circolari che avvolgono la città, le stradine tipiche olendesi, le case con i muri storti che pendono verso la strada. Il centro è pieno di negozi, di coffee shop, bar, posti tranquilli per passare una tranquilla giornata. Magari per dormire è meglio prenottare un albergo serio perchè per quel che mi riguarda, l’esperienza in ostello con precendente visita della polizia è stata piuttosto bruttina. Amsterdam insomma è carina e tranquilla. A prima vista.
Ma c’è qualcosa in quella città che crea turbamento, disorienta.
C’è una atmosfera strana ad Amsterdam. Ero convinto di trovarmi circondato da zozzoni e vari punkabestia locali e stranieri, ma invece niente. La cosa è più sottile, più perfida. Mi ricordo che in soli 3 giorni, mi è capitato tre volte che delle signore di mezza età mi cadessero adosso per strada, come ubriache o fumate. Ho visto delle biciclette appese ai pali della luce a 3 metri dal suolo, ho visto gente sniffare cocaina per strada in mezzo alla folla incurante, ho visto perfetti manager, padri di famiglia, lavoratori, turisti perdersi nelle vetrine abitate da bambole che non si capisce se sono mezze vive o mezze morte, ho visto file di donne nude dietro ad un vetro che aspettavano mangiando un pannino al salame. Ho visto troppe cose in pochi giorni.
Amsterdam è una città pericolosa. Non perchè uno ti può ammazzare per strada, ma perchè dopo un paio di giorni, quando sei immerso in questo altro mondo dove tutto sembra lecito, non riesci più a capire cosa è giusto e cosa è male. Tutti fanno tutto. Una specie di terra senza leggi (questa è l’impressione nostra, anche se non è assolutamente così per un cittadino olandese). Ad Amsterdam, tanti turisti si sorprendono nel letto di una prostituta senza nemmeno aver capito come ci sono arrivati, tanti giovani che avevano al massimo l’intensione di farsi un giro in un coffee shop finiscono con trovarsi l’ago in vena o il naso incipriato.
Ad Amsterdam tutti i limiti sono spostati. Troppo spesso si torna avendo perso la verginità dell’anima. Si fanno cose sapendo che sono sbagliate, ma quell’intero mondo che gira in senso contrario ti fa convincere che sei tu a essere pazzo. In questo caso è la società che crea artificialmente i limiti del bene e del male. Ed è facile farsi convincere. E’ assurdo vedere come 23 anni di educazione possono traballare in tre giorni. La società, l’ambiente cirostante ha veramente una forza enorme. Tutto diventa lecito, tutto diventa normale, tutto diventa bello.
Finchè prima o poi l’illusione finisce. L’illusione mia è finita quando mi sono allontanato dal Red Quarter. Lì ci sono tante prostitute e tanta droga, ma i turisti ancora più numerosi lo fanno sembrare uno show, un finto, un palco dove recitano tanti attori, e guardi alle prostitute in vetrina come se fossero delle veline della televisione, certamente non le guardi come le nostre prostitute che battono il marciapede. Allontanandomi dal Red Quarter mi sono ritrovato in una strada dove c’erano altre vetrine, sporche, luride. Altre bambole, non più bianche di porcellana e col fisico asciutto ma tutte nere, brutte e grasse. Merce di “seconda mano”. Altri clienti, non più turisti spettatori e a volte anche attori di uno show, ma gente dall’aria squallida, sballati, tossicodipendenti che semplicemente, vanno a puttane.
E mi sono accorto che nel paese dei ballochi, quando l’illusione finiscei, la caduta può essere vertiginosa.

Diritto alla parola

28 Settembre 2005
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Questo post è una richiesta di aiuto: aiutatemi a capire cosa volete dire quando parlate di ingerenza della Chiesa nella società italiana. Che significa ingerenza? Che la Chiesa impone delle scelte? Che la Chiesa partecipa attivamente alla vita politica in parlamento e in senato? No. La libertà d’espressione è un diritto costituzionale. In uno Stato laico come lo è inconfutabilmente l’Italia, la Chiesa cattolica rappresenta una voce tra le 56 milioni di voci. Come ogni istituzione e come ogni singolo cittadino, la Chiesa cattolica ha il diritto di esprimere il suo parere. E io come ogni cittadino ho diritto di ascoltare e di essere d’accordo oppure no. Con la discussione sui PACS, e la presa di posizione della Chiesa, si ricominciano a sentire lamentele per quanto riguarda le "ingerenze vaticane". Ecco come vedo sinteticamente la situazione. 1. Ognuno ha comunque il diritto alla parola, che sia un singolo o una istituzione e può dire qualsiasi cosa purchè sia espresso in modo corretto. 2. Il PACS riguarda un aspetto fondamentale e centrale nella religione cattolica: la famiglia. Non è giusto ma doveroso che la Chiesa in quanto "guida spirituale" dei cattolici italiani (da non confondere con il popolo italiano) esprima il suo punto di vista su una materia che la riguarda direttamente. E’ impossibile dividere in due categorie i problemi sociali e i problemi morali. Pretendere che la Chiesa si debba occupare solo delle cose "extra terrene" è assurdo in quanto non esiste una frontiera netta. Non si può neanche dire che esista un conflitto di competenza in quanto la Chiesa non ha assolutamente alcun potere nello Stato Italiano. L’unico vincolo dello Stato è la sovranità del popolo. 3. In ogni caso la Chiesa Cattolica non ha il potere di costringere (nè formalmente, nè sostanzialmente), ma ha solo un ruolo di "guida" per chi la vuole seguire. Ogni cattolico italiano rimane libero di scegliere per chi votare o cosa pensare. 4. Mi sembra assurdo che in italia ci siano persone che hanno un atteggiamento molto permissivo verso esponenti estremisti di altre religioni che predicano odio contro lo Stato, e un atteggiamento molto più conflittuale verso la Chiesa cattolica. In un paese democratico può capitare che a volte per non essere accusato di razzismo, si cada nella trappola del razzismo alla rovescia: ovvero essere troppo permissivi con "l’altro" anche in situazioni che richiedono una condanna ferma, ed essere troppo critici (anche ingiustamente) verso il "nostro". Nel mio ideale di democrazia tutti dovrebbero avere il diritto di parola e di risposta, purchè gli argomenti siano compatibili con le fondamenta dello Stato. Purtroppo oggi in certi ambiti l’essere cattolico diventa una cosa da nascondere. Nello stesso modo in cui un musulmano o un ebreo deve avere il diritto di esporre le sue convinzioni religiose, la Chiesa cattolica deve avere il diritto di parola, come ha sempre avuto, senza che questo susciti malignità.

Life on planet groove: 2% Jazz 98% Funk

22 Settembre 2005
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Il titolo del CD è già una recensione completa. Difficile fare di meglio. 2% Jazz, 98% Funky. Maceo Parker non piace più di tanto ai puristi del Jazz, quelli che vedono in Miles Davis, Charlie Parker, Coltrane, Bill Evans, Cannonball Adderley (“cannonball” perchè sparava le note velocissime), Jimmy Cobbs i veri rappresentanti del Jazz. Secondo me invece Maceo è fondamentale per il Jazz, è lui la chiave che permette di entrare in quel mondo, senza annoiarsi. Ascoltare jazz senza passare prima da Maceo è come se uno va agli uffizi di Firenze senza avere mai sentito parlare di pittura. E’ bello si, ma poi? Invece Maceo è quello che ti fa avvicinare all’arte, che te la fa amare, te la fa scoprire, e sopratutto quello che ti fa incuriosire. Magari qualche disco suo è un pò troppo commerciale, ma per gli analfabeti del Jazz che siamo noi è più che sufficiente. Per cominciare.
Maceo Parker rimane uno dei musicisti che hanno collaborato con i più grandi: James Brown sul palco dei suoi concerti gli lanciava “Maceo! blow your horn! ” (Maceo! fai esplodere sto sassofono!). Ha lavorato con i The Parliament (George Clinton, vi ricorda qualcosa? quello che ha prodotto i primi dischi dei Red Hot Chili Peppers, universalmente conosciuto nel mondo [tranne che in Italia] per il suo funk e il suo “crazy style” ), con Bootsy Collins, Fred wesley, Pee Wee Ellis ecc. ecc.
Ecco, una volta presentato il personnaggio e lo stile, tocca presentare il disco.
Live in Cologne, Germania.
Sarà la reazione chimica tra due entità opposte (un popolo tedesco che si dice freddo e un sassofonista nero americano caldissimo), sarà che il popolo tedesco non è così freddo come si dice, sta di fatto che quella sera lo Stadtgarten di cologne è esploso.
Tutto comincia con il fremito del pubblico, un pubblico tipicamente funk, che partecipa al concerto, che suona con le sue urla e le sue mani. Applausi, grida, richiami, battute, applausi.
Parte il basso: dum dom dom dum … dududum…….dum
Parte la batteria e poi la chitarra con la “cocotte”(quel rif che rende la chitarra uno strumento a percussione), il pubblico esulta.
Entra in scena il grande Maceo con una presentazione a metà strada tra Ice Cube e James Brown.
Avverte il pubblico: 2% jazz 98% funky oh!
A raccontarlo così sembra che c’ero anch’io a Cologne. Invece non ci sono mai stato, ma quando stai a casa a cazzeggiare, senza una meta per la giornata, e accendi lo stereo con Life on planet groove (da sentire rigorosamente come ogni disco che si rispetti dall’inizio alla fine, senza passare dalla pista 2 alla pista 1 e poi alla 6), ecco che ti si illumina la stanza, la casa, il cervello, l’anima. Magari è vero che starai un’ora in cucina a scatenarti e a ballare da solo inventando mosse da B-BOY (per chi arriva di colpo in casa può sembrare un pò strano), ma dopo, la giornata ricomincia.
Il concerto continua per un’ora e mezza, senza calare mai, mai, mai di ritmo, anche nelle canzoni più dolci. Ma non ve lo racconto non vorrei rovinarvi il disco!

Se qualcuno di voi ha la possibilità di andare a vedere un concerto di Maceo Parker, innanzitutto mi faccia sapere dove, come e quando così ci vado io, e poi andateci, perchè deve essere un’esperienza che raggiunge quasi i livelli dei concerti di James Brown.

Artista: Maceo Parker
Album: Life on planet groove
Anno: 1992
Voto: ****

1. Shake Everything You’ve Got
2. Pass the Peas
3. I Got You (I Feel Good)
4. Got to Get U
5. Addictive Love
6. Children’s World
7. Georgia on My Mind
8. Soul Power 92

Quegli sporchi immigrati

14 Settembre 2005
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Lo sapete che questi sporchi immigrati hanno nella loro popolazione un tasso di criminalità tre volte quanto i nativi del paese?

Lo sapete che questi sporchi immigrati riescono a vivere in 10 persone in casupole o appartamenti putridi di 10 m2, e che fanno a turno per dormire nello stesso letto tanto lo spazio manca?

Lo sapete che questi sporchi immigrati sono considerati “negri” per i tribunali dell’Alabama e della Louisiana, o perlomeno “non palesemente bianchi” per tutti gli altri tribunali americani?

Lo sapete che questi sporchi criminali hanno portato con loro organizzazioni criminali di livello internazionale?

Lo sapete che questi sporchi immigrati vendono i loro figli ai pedofili e le loro figli ai bordelli di tutto il mondo? Dall’Africa all’Asia passando ovviamente per Europa e Stati Uniti?

Lo sapete che fino a 30 anni fa la svizzera era ancora piena di questi sporchi immigrati clandestini che nascondevano i loro figli nelle loro putride case per paura di rettate della polizia?

Lo sapete che questi sporchi immigrati passavano clandestinamente attraverso le Alpi per raggiungere la Francia?

Lo sapete che a Aigues-Morte 20 (presumibilmente, ma il vero numero non si è mai saputo) di questi sporchi immigrati furono trucidati perchè secondo i francesi “rubavano il loro lavoro”?

Lo sapete che a New Orleans e nelle città americane c’erano vere e proprie caccia ai Dagoes, che finivano con l’impiccagione di tanti innocenti, colpevoli solo di chiamarsi con nomi a risonanza straniera?

Lo sapete che il presidente Richard Nixon definì questa razza come una razza di criminali? Esattamente (intercettazione telefonica) “Non sono, ecco, non sono come noi. La differenza sta nell’odore diverso, nell’aspetto diverso, nel modo di agire diverso.” segue…”dopotutto non si possono rimproverare, non hanno avuto quello che abbiamo avuto noi. Il guaio è che non riesci a trovarne uno di onesto.”

Per chiamare questi immigrati, odiati in tutto il mondo più di ogni altra razza (uso i termini dell’epoca, cioè di 30 anni fa) sono stati coniati termini nuovi: Babis (=rospo), bacicha, bat (pipistrello, per enfatizzare che questi immigrati non erano ne bianchi ne neri), black dago (negri accoltellatori), chianti (nel senso ubriaconi), christos, greaseball, guinea (per enfatizzare la non appartenenza alla razza bianca), WOP (senza passaporti) ecc. ecc.

Questi sporchi immigrati eravamo noi. Italiani del sud, italiani del centro, italiani del Nord. Clandestini fino a 30 anni fa.

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The city of New Orleans

2 Settembre 2005
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E’ strano vedere come tutto è effimero. Perfino la struttura più colossale delle nostre civilizzazioni, la megalo-poli può andare in frantumi sia fisicamente che socialmente con un pò d’acqua e di vento.
La Città è una struttura creata per ordinare. Permette a vari milioni di esseri umani di coabitare in un unico “centro”. E’ stato calcolato che le città come le strutturiamo noi sono capaci di accogliere fino a 30 milioni di individui, dopo di che arrivano problemi che non sono più risolvibili con le conoscenze scientifiche e organizzative attuali.
La città, specialmente americana, è il simbolo dell’armonia che esiste tra il benessere e il progresso nelle società occidentali.
Quello che sta accadendo in questi giorni a New Orleans è da un punto di vista sociale travolgente. Vedere una città di quelle dimensioni completamente distrutte da un “semplice” tifone è impressionante. Non pensavo che fossimo cosi fragili. Ma il drama non è tanto la distruzione fisica della città quanto la distruzione dell’ordine sociale che ne è conseguito.
Il sciacallaggio è un fenomeno naturale, secondo me non andrebbe neanche represso così duramente in questa precisa circostanza. Eppure a sentire i telegiornali (e quindi con le dovute riserve) ci sono stati addirittura episodi di guerriglia urbana tra le persone che rubavano e le forze della polizia e dell’esercito. E’ stato persino colpito un elicottero che soccoreva i superstiti.
I fatti di New Orleans sono interessanti proprio perchè abbiamo stiamo assistendo alla perdita di controllo di una città intera nello stato più sviluppato del mondo. Ci vuole poco a far tornare gli istinti più primitivi dell’Uomo, non il terrorismo, non il comunismo, non le guerre, ma una semplice tromba d’aria che spazza via il concetto di proprietà privata. I conti sono azzerati, la natura non fa distinzioni tra ricchi e poveri. Ormai tutto è di tutti, è anarchia, è un grandissimo casino. La disperazione crea in noi una trasformazione radicale, non sono più nè il bene nè il male a dirigere le nostre azioni, ma lo spirito di sopravvivenza. Come si possono biasimare queste persone quando noi siamo comodamente seduti a casa nostra?
Quello che cerco di dimostrare qui è che non esistono paesi canaglia, o popoli più propensi al crimine, esiste solo una esasperazione sociale che porta a conseguenze tragiche.Dovremmo cercare di usare l’esperienza della Louisiana per sfumare i nostri giudizi troppo trancianti sugli individui del globo che sono più soggetti alla disperazione ed agli atti incivili, vandalici, terroristici o bellici.

PS: Mi sono assentato cosi a lungo perchè il computer di casa mia è andato fuori uso…. Ma ora eccomi qua!!!!

Non tutte le bombe fanno male

12 Luglio 2005
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Questo è un discorso che abbiamo già sentito centinaia di volte, ma mi sembra giusto proporlo di nuovo, perchè troppo spesso liquidiamo le verità evidenti proprio perchè sono evidenti.
Si sente di tutto in questo periodo: il mondo è “diviso in due”, “guerra globale” ecc, “il mondo non è più lo stesso dopo l’11 settembre”, “un attacco nel cuore dell’occidente” ecc. In ognuna di queste frasi c’è qualcosa che mi disturba.
Innanzitutto dire che il mondo è diviso in due mi sembra una grande assurdità. Se la vogliamo mettere sul piano culturale, il mondo è diviso in 6 miliardi, nel senso che ognuno ha un proprio modo di pensare, una propria cultura, proprie idee che non vanno ricollegate per forza al background culturale. Certamente la cultura influisce molto su queste cose, ma non si tratta della cultura islamica o occidentale, ma della cultura sociale che si sviluppa parallellamente alla “cultura” propriamente detta. Non ho mai capito che senso abbia parlare di cultura occidentale quando i nostri nonni sono sicuramente più vicini ai musulmani (non parlo degli estremisti ovviamente… ricordiamoci che i musulmani “normali” esistono…) nel modo di pensare che agli americani o agli svedesi!!! Potendo beneficiare di una moltitudine di amici arabi musulmani e stranieri in generale, ho sempre notato che c’erano più punti comuni tra io e loro che tra io e un tedesco o uno svizzero (e non parlo di politica).
Il mondo non è diviso in due, anche perchè gli attentati sono terroristici, ovvero provvengono da una organizzazione che è assolutamente illegale e non rappresenta ne dipende formalmente da alcun Stato. Che poi ci siano degli appoggi nascosti questo è normale, lo fanno alcuni paesi islamici con Al Qaeda come lo hanno fatto sempre i paesi “occidentali” (ricordiamo l’aiuto USA ai Mujhadin Afghani per combattere l’URSS, i vari colpi di Stato orchestrati da Washington in Sud America e Africa, i vari omicidi di cui l’origine è ancora oggi misteriosa [Mattei] ecc., gli attentati interni nella stessa Italia degli anni ’70 appoggiati sembra dai servizi segreti nazionali). Il mondo non è diviso in due, è solo fragile e sballotato da una organizzazione terroristica abbastanza ampia che non riesce a distruggere.
Non riesco a capire come si faccia a parlare di guerra globale. Non ci sono assolutamente i requisiti per parlare di guerra. Non è la prima volta che succedono attentati. Se questa è guerra allora dobbiamo considerare che il periodo degli anni ’70 in Italia era un periodo di guerra civile (ipotesi rifiutata da tutti gli storici), e poi la Spagna con i paesi baschi, la Francia con la Corsica, l’ Uk con l’Irlanda, tutte queste sono guerre? No, abbiamo sempre distinto gli attentati di matrice terroristica, allora perchè ora cerchiamo di convincere il mondo che siamo in un periodo di crociate verso l’oriente musulmano? Perchè cerchiamo di convincere la gente che esiste un’unica entità islamica cattiva mentre è solo una minima parte di essa che compie gli attentati e si rifano all’estremismo islamico? Perchè vogliamo inasprire il clima sociale delle nostre società senza una vera ragione? Perchè vogliamo estremizzare le posizioni e non lasciare spazio alla razionalità? Non so rispondere a questa domanda.
Ma l’ingiustizia più grande è di far credere (martellando le nostre case di immagini degli attentati a Londra, Madrid e NYC) a chi guarda la televisione e a chi legge i giornali che l’occidente è il nemico assoluto dei terroristi. Non c’è niente di più sbagliato. Quando capita un attentato sotto casa se ne parla di più, formalmente è un errore giornalistico nel senso che l’informazione dovrebbe corrispondere all’intensità dei fatti. Ma si può capire l’emotività di questi casi: 80 morti sono tanti e grazie al cielo non siamo più abituati a certe cose. Ma dobbiamo sempre tener presente che le prime vittime del terrorismo islamico non sono gli inglesi, gli spagnoli e nemmeno gli americani, ma sono i musulmani, quelli veri. E sono loro che sono uccisi ogni giorno per volersi arruolare nella nuova polizia irakena (magari solo per soldi, ma perchè no, anche perchè credono in un nuovo Iraq)o semplicemente perchè abitano nel paesino sbagliato dell’Algeria. Dobbiamo tener ben presente che ogni giorno ci sono attentati contro i musulmani moderati, e sono quelli che a lungo termine rischiano di cambiare gli equilibri internazionale e di portare ad una guerra mondiale. Ma si sa le bombe contro gli altri fanno sempre meno male.
E’ questo il vero scopo di Al Qaeda, sotto un anti-americanismo di propaganda, vogliono distruggere le basi moderate del mondo arabo e asiatico, mentre l’occidente si preoccupa dei suoi morti e si guarda l’ombelico.

Mi raccomando a tutti per l’anno prossimo prima delle elezioni, mi sa che ci scapperà qualcosa sul modello Spagnolo.

Quando la realtà supera la finzione…

2 Luglio 2005
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Quando si leggono in un testo le parole “Loggia P2″, “polizia parallela”, “servizi segreti”, “dipartimento studi strategici antiterrorismo”, “destra extraparlamentare”, uno potrebbe pensare che si tratta del copione di un brutto film. Una delle solite americanate che invadono il nostro schermo ogni anno, ma che è sempre piacevole vedere pensando “quanto fantasia ‘sti americani”.
Invece no, il testo di cui parlo è un articolo del corriere della sera di oggi. Questo succede oggi, in Italia (tiè, mi sento un pò Lucarelli).
L’indagine sulla morte della “guardia del corpo” Quattrocchi ucciso in Irak ha portato la Digos a scoprire una sorta di polizia “parallela” nel settore della lotta al terrorismo: 25 perquisizioni, 24 indagati (12 appartengono alle forze dell’ordine), e i due capi della DSSA (Dipartimento Studi stragtegici antiterrorismo, non riconosciuta legalmente) Gaetano Saya e Riccardo Sindoca, legati alla massoneria, alla destra extra parlamentare e ai servizi segreti sono stati posti agli arresti domiciliari.
Indagando sul fenomeno delle body guard operanti all’estero, gli agenti si sono imbattuti nelle investigazioni illegali della Dssa: pedinamenti, indagini, uso illecito di distintivi e di palette in uso alle forze dell’ordine. Con la complicità degli appartenenti alle forze dell’ordine venivano anche attinte notizie riservate dalle banche dati interne.
Gaetano Saya e Riccardo Sindoca sono peraltro i fondatori di una organizzazione politica denominata Destra nazionale-nuovo MSI, e sul sito internet del DSSA si legge «il male sceso tra noi trova in uomini come George Bush in America Gaetano Saya in Italia un baluardo inespugnabile. Uomini timorati di Dio, uomini duri e puri che illuminati per volontà Divina, sono scesi nella valle oscura della morte per difendere la Fede Giudeo Cristiana e l’Occidente. Il bene che questi uomini rappresentano sconfiggerà l’Anticristo. Dio è con loro». Gaetano Saya afferma di essere stato iscritto alla massoneria in una loggia riservata (la P2) e inoltre nel novembre 1997 di essere stato «citato come principale teste d’accusa della procura della Repubblica di Palermo nel processo contro Giulio Andreotti», dove ha accusato «Andreotti di essere il mandante dell’omicidio del generale Dalla Chiesa; verità rivelatagli dal generale e amico fraterno Giuseppe Santovito» (piduista direttore allora dei servizi segreti deviati del Sismi).

Voglio credere che sia il solito complotto dei comunisti mangiatori di bambini, che si cerchi di allarmare gli italiani. Non so quanto ci sia di vero in questa vicenda, rimane che a tante persone torneranno in mente gli anni più bui dell’Italia republicana.

Nella foto Gaetano Saya con i paramenti massonici di maestro venerabile della loggia “Divulgazione 1″ (dal sito Destra nazionale-Nuovo Msi)
Riferimenti: Corriere della Sera

Sfumature

28 Giugno 2005
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Stamattina ore 5:30.
Sto bevendo una birra con i miei amici di casa. Non c’è esperienza più bella da giovane che abitare in una casa con altri ragazzi. Il sano cazzeggio, il torneo di scala quaranta, le discussioni assurde (ieri siamo stati 2 ore a parlare dei vecchi gelati: ve lo ricordate il ciokò? il bikini? La pantera rosa? Il pinocchio? Quello con la faccia di topolino?) queste cose sono la bella quotidianità spensierata di una viat studentesca. La cosa più bella della gioventù è l’assoluta mancanza di razionalità, o forse il totale disprezzo per tutte quelle consuetudini della società. A vent’anni non tutto è possibile (forse lo era 40 anni fa, ma certo non più ora), ma tutto è normale.

Ore 5:31.
Da casa ci avviamo (rigorosamente in ciabatte e pigiama) verso un bar del centro per fare la colazione prima di andare a dormire (questa è il concetto di normalità di cui parlavo prima, chissà se quando avrò 40 anni mi sembrerà strano uscire di casa in pigiama alle 5:30 per fare colazione prima di andre a letto).
Abbuffata di brioche, cornetti, ciambelle & Co. La giornata comincia bene. E’ tempo di discussioni un pochino più serie (ma senza esagerare) e soppratutto di contemplazione. Erano anni che non vedevo la mattina, oggi ho notato che ci sono migliaia di uccelli nel cielo, sembra veramente un’altra città. Di mattina la città appartiene agli esseri del cielo, mentre gli uomini dormono e non immaginano quanta vita scorre sopra le loro case, le strade sono ancora deserte.

Ore 6.
Si torna a casa, piano piano (le ciabatte non sono il top della comodità, sopratutto nelle strade con le dalle). Mentre prima il sole sbirciava appena sulla campagna per vedere se poteva finalmente presentarsi, ora è lì, che ostenta la sua luce. Stamattina ho scoperto che la luce di mattina è proprio diversa. La campagna toscana sembra un quadro, sembra che non ci sia più prospettiva, le case sono attaccate allo sfondo di cipressi, vitigni e ulivi, e non si distingue più confini, tutto è sfumato. Sembra che Dio abbia passato su questa tela il suo dito come i pittori fanno per mischiare i colori e rendere il quadro più unito.
Mi prometto di vedere più spesso la mattina.

Bi-polar

23 Giugno 2005
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Se consideriamo il periodo 1950-2000, l’Italia è in assoluto uno dei paesi al mondo con la più alta instabilità governativa. In media un governo italiano dura 1 anno e un paio di mesi. Bisogna specificare tuttavia che nel caso italiano, instabilità dei governi non significa per forza instabilità governativa. Infatti durante i decenni di governo della democrazia cristiana, malgrado la successione rapida dei governi, la classe dirigente era sempre la stessa, e non c’è stata una reale alternanza di governo. Sostanzialmente gli anni della DC sono stati anni di un unico governo, caratterrizzato nelle sue diversità dalle diverse tendenze e dai conflitti interni alla stessa democrazia cristiana.
Oggi tuttavia il panorama politico è cambiato. Il vero effetto di Tangentopoli è stato di distruggere il sistema partitico allora vigente (non so ancora se è un male o un bene), per quanto riguarda la corruzione, dopo il passaggio dello tangento-tsunami (più mediatico che reale) i politici italiani hanno ricominciato immediatamente ha ricostruire la loro logica politica sulle stessa fondamenta di prima. Ci troviamo quindi oggi con un pluripartitismo in un sistema fortemente proporzionale. Le coalizione sono quindi fondamentali per racimolare una maggioranza e quindi formare un governo. Personalmente non ho niente contro i governi di coalizione, ma il problema è quando in Italia abbiamo certi personaggi come Bertinotti e Bossi, che con i loro riscatti paralizzano i loro riscatti. Il politico italiano si sa è debole e poco coraggioso. In una situazione di crisi perenne, il fine ultimo dell’uomo politico diventa (giustamente) quello di rimanere al governo, di salvare la poltrona. Quando uno sa che entro l’anno passerà probabilmente all’opposizione, non butta tutte le sue forze nel cercare di costruire politiche a lungo termine, l’emergenza richiede di puntare su un governo che dura.
Ora da qualche mese si comincia a percepire una volontà di formare due partiti unici. Uno di destra (o centro destra), e uno di sinitra (o centro sinistra), sull’esempio del modello partitico inglese. Se fosse fatta bene, questa sarebbe sicuramente la migliore evoluzione politica italiana degli ultimi 50 anni. In un sistema con due principali partiti, neanche il sistema proporzionale più spinto potrebbe provocare instabilità. Se veramente avremmo la formazione di due poli uniti (tuttavia rimango molto scettico), bisognerà vedere se i singoli attori accetteranno di rinunciare al peso che avevano con il loro partito per unirsi sotto un’unica bandiera.
Secondo me è tuttavia difficile che il panorama politico italiano cosi variegato e “capriccioso” riesca a mettersi d’accordo. In questo caso rimane la soluzione del sistema maggioritario, ma in Italia esiste una terribile avversione per quel tipo di sistema che prevede che chi ottiene la maggioranza relativa dei voti ( per esempio un 30% dei voti) ottenga una quantità largamente superiore di seggi in parlamento (per esempio il 55%). Questo sistema facilita enormemente la stabilità governativa, ma forse in italia ricorda troppo la legge Acerbo del 1923, e l’avvento del fascismo.

Per pensare a politiche razionali di lungo termine,
per diminuire l’importanza del populismo politico,
per fare le riforme (magari impopolari) che si devono fare,
per tutto questo ci vuole stabilità governativa. Un governo stabile mediocre è di gran lunga molto più propositivo e positivo di un governo buono di 6 mesi.

Un gelato al limon…

20 Giugno 2005
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E’ estate. Ci sono 40° all’ombra, la scuola è finita da diverse settimane e me ne sto a casa, con le persiane chiuse per non fare entrare il caldo. I rumori della città fuori sono amplificati dall’affa che allo stesso tempo li ammorbidisce. Ogni tanto c’è chi annaffia davanti al portone di casa per un illusione temporanea di freschezza. La città è deserta, la maggior parte della gente è andata in vacanza, e passeggiando per il centro si vedono solo i francesi di “seconda mano”, Algerini, Marocchini, Polacchi, Italiani ecc. sembra un’altra città. Non è stato ancora inventata il climatizzatore, e ogni gesto è fatto con parsimonia di energia, per evitare la tragica sudata e l’ennesima doccia quotidiana. Le mie estate Lionesi sono sempre state lunghe, lunghissime. E’ quasi come un anno intero che si nasconde dentro l’anno scolastico. Certo non mi lamento, nei due mesi di vacanza mi scappava sempre la visitina alla famiglia in Italia, e anche un pò di mare. Ma quelle settimane a casa erano particolari. Troppo caldo per uscire a giocare a calcio di giorno, e troppa violenza per uscire di sera da solo. Noia? Certo, ma crescendo si capisce che la noia non è assolutamente negativa per i ragazzi, anzi, ti fanno vivere le cose con più attenzione, con più passione, ed è così che anche una cosa insignificante diventa particolare.
Il gelato d’estate diventa magia, libido, una cascata di sapori e di freschezza, un’oasi di benessere nella noia quotidiana. Mentre d’inverno è quasi fastidioso (non riesco a capire i turisti che vengono in italia a dicembre e devono mangiare il gelato per forza per il solo fatto di essere in Italia), il gelato d’estate scopre tutti i suoi sapori, si svela come una donna, risalta per contrasto con l’ambiente affoso e ostile che lo circonda. Quando cominci, di solito davanti alla televisione (cosa fanno i bambini d’estate a casa se non guardare per ore ed ore la televisione….) pensi sempre di lasciarne per dopo, e invece non c’è verso, arrivi sempre alla fine del barattolo senza accorgertene. Parti sempre con il presupposto di guardare la televisione mangiando il gelato, e poi va sempre a finire che mangi il gelato guardando la televisione.
Il barattolo del gelato si consuma molto più velocemente delle calde e affose giornate estive.

Beneficienza non benefica

17 Giugno 2005
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Dopo decenni di aiuti economici e 400 miliardi di sostegno da parte dell’occidente, una grande parte dell’Africa rimane in condizioni economiche e sociali pessime, anche se a questo proposito vanno rilevate alcune importanti eccezioni (la Namibia, il Botswana, Etiopia, Eritrea e il Mozambico hanno una crescita del PIL superiore al 2% annuo).
A questo punto è legittimo chiedersi se gli aiuti economici hanno avuto effetti positivi sulla crescita di questi paesi.
Secondo me gli aiuti economici sono un’arma a doppio taglio. Nella maggior parte dei casi africani, questi aiuti sono stati elargiti irresponsabilmente, e sono stati impiegati in modi altrattanto discutibili. Tutti ricordano la vicenda del latte “in polvere”: dopo una surproduzione nei paesi occidentali di latte, si è deciso di trasformarlo in latte in polvere per darlo ai paesi africani (ora esattamente non mi ricordo quali). Risultato? Parecchi bambini hanno contratto malattie dovute all’uso di acqua infettata (acqua necessaria per la miscella del latte), e la debole economia locale basata sulla vendita di laticini è stata letteralmente distrutta. Volendo far bene si fa spesso male. Il problema degli aiuti in generale è che non sono inquadrati seriamente, e non fanno parte di un progetto globale per lo sviluppo dei paesi del terzo mondo. Gli aiuti servono “solo” ad evitare che la gente muori di fame, e sono elargiti con un tale disinteresse dei sistemi economici locali che specie distruggono il sistema economico portando il paese in una condizione di totale dipendenza da questi aiuti. Nei peggiori casi, gli aiuti economici servono a rafforzare i regimi politici locali (che per lo più dispongono di una leggittimità discutibile) che altrimenti sarebbero caduti.
Secondo alcuni dati, esiste addirittura una tendenza inversa tra quantità di aiuti e sviluppo economico. questi dati sarebbero confermati dal fatto che il Botswana ha avuto negli ultimi 30 anni uno dei tassi di crescita più alti del mondo, beneficiando di una bassa interferenza di aiuti economici.
Sono convinto che sarebbero sufficienti la metà dei soldi spesi per risollevare un intero continente come l’Africa, ma cis arebbe bisogno di più razionalità, meno buonismo e meno populismo: gli aiuti economici devono fare seguito a dei progetti per lo sviluppo che corrispondano alle caratteristiche di ogni paese/regione. L’utilizzo di questo denaro deve essere oggetto di rigoroso controllo, soppratutto nei paesi “a rischio” soggetti alla guerra civile e alla corruzione dei governanti.
Fino ad oggi sembra che i paesi occidentali si accontentino di buttare i soldi dalla finestra irresponsabilmente senza preoccuparsi di chi se li prenderà, e per fare cosa.
Riferimenti: Corriere della sera

Canzoni a manovella

11 Giugno 2005
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Vinicio Capossela – canzoni a manovella.
Sono ormai cinque anni che vivo in Italia, e questo è l’album più originale che abbia mai sentito. E’ un’opera completamente estraniata dal concetto di musica, ricorda moltissimo il teatro per certi versi. Una musica molto visiva. Il punto forte di questo album è l’atmosfera che crea. Personalmente, l’ho subito trovato molto inquietante, sembra di essere immersi in un mondo immaginario, un incrocio tra l’Italia degli anni ’50, un saloon con pianoforte di un Far West italiano, e il paese dei balocchi di Pinocchio, un mondo dove l’immaginazione non ha limiti, dove il bene e il male sono relativi ad un’altra dimensione e dove l’uomo si sente di nuovo un bambino che scopre con stupore il suo nuovo ambiente.
Canzoni a manovella non sarà il mio album preferito, ma è uno di quelli che mi ha scosso di più, così diverso da tutti quelli che ho sentito prima da scombussolarmi e suscitare diffidenza: in un primo tempo non sapevo se applaudire o detestare. E’ quello che è incredibile, tramite questo disco ho scoperto un altro mondo completamente diverso, decadente, del quale non immaginavo l’esistenza nell’Italia del 2005, è quello che suscita paura e emozione, l’esistenza di un’altra forma di vita, di un altro modo di pensare, di un altro modo di vedere le cose. A prima vista può sembrare anacronismo, e invece è un decadentismo inserito a meraviglia nella nostra cultura. Una musica veramente originale: sia per gli strumenti utilizzati che ricordano le feste contadine e le bande musicali del paese degli anni ’50 (fisarmonica, “macchine a musica”ecc…), che per i testi scritti con uno stile spudoratamente decadente ma con una certa contemporaneità. La voce di Vinicio e la figura “stramba” del personaggio combaccia a meraviglia con la sua musica. Sono un tutt’uno. Questo album non piacerà sicuramente alle persone che non vogliono essere scosse e disturbate nelle loro certezze, invece farà impazzire tutti gli altri.

Artista: Vinicio Capossela
Album: Canzoni a manovella
Anno: 2001
Voto: ****+

1. Bardamù
2. Polka Di Warsava
3. Decervellamento
4. Marajà
5. Canzone a Manovella
6. I Pagliacci
7. Marcia del Camposanto
8. I Pianoforti Di Lubecca
9. Suona Rosamunda
10. Intermezzo
11. Contratto Per Karelias
12. Solo Mia
13. Corre il Soldato
14. Signora Luna
15. Con Una Rosa
16. Nella Pioggia
17. Resto Qua

Gli amici degli amici

7 Giugno 2005
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Oggi vorrei parlare di un argomento un pò delicato. Quelli che ne parlano di più ne parlano male e con luoghi comuni e stereotipi che dimostrano tutta la loro ignoranza, e gli altri non ne parlano affatto, come fosse un tabù. Sto parlando della mafia (in senso generale). Io faccio parte sicuramente della prima categoria di persone ignorante, essendo nato in Francia fuori dalla mentalità tipica di alcune zone del sud Italia.
La prima volta che ho sentito parlare di mafia è stato all’occasione di un servizio sulla televisione francese a proposito dell’attentato a Falcone e Borsellino. Servizio carico di emozioni, in quel periodo volevo fare il giudice anti mafia…
Ma è possibile che l’Italia (che ricordo è uno dei paesi più ricchi del mondo, democratico e evoluto socialmente) non trovi il modo per lottare contro una organizzazione criminale che danneggia in proporzioni enormi l’economia nazionale e particolarmente lo sviluppo del sud? E’ possibile che lo Stato non combatti un’organizzazione che ne mina le fondamenta, la sovranità, stabilendo delle leggi e un sistema di prelievo fiscale (il pizzo) parallelo? E’ possibile che la popolazione vittima non si sollevi contro gli oppressori? Come mai dopo duecento anni, niente è cambiato. Quale è la ragione del laissez faire della classe dirigente? Un tempo, quando la cultura del bene dello stato non era diffusa e si privileggiavano gli interessi particolari, la ragione era lo scambio di voti. Ma oggi? E’ possibile che la mentalità della nostra classe politica non si sia evoluta in due secoli?
Il problema deriva sicuramente dalla congiunzione di due punti deboli. Il primo viene dall’alto, il particolarismo della classe dirigente italiana, e l’altro viene dal basso, la mentalità della popolazione di alcune zone del sud.
Questo è il problema dell’Italia. E’ un problema sia del nord, sia del sud, perchè fino a prova contraria abbiamo la stessa classe dirigente, ed è questo il particolarismo di questa classe dirigente che lo Stato deve combattere. Non serve risvegliarsi ogni 4 anni quando ci sono 200 omicidi in un anno in una città, non serve far arrestare un Boss dopo anni di indagini (morto un Papa, se ne fa un altro…). I problemi vanno affrontati alla base.

Storie di Storia: La triste fine di Nicola e Bartolomeo

31 Maggio 2005
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Nel 1921 corre brutta aria negli Stati uniti d’America, Wilson ha appena perso le elezioni presidenziali e lascia il posto a Warren G. Harding. E’ finito il tempo dell’apertura americana all’europa, e arriva il tempo del proibizionismo e dell’isolazionismo. Nel clima dell’isolazionismo maturano le condizioni ideali per una crescente ondata di nazionalismo. Anti socialismo, anti comunismo, anti immigrazione (italiani, polacchi, irlandesi, asiatici), difesa contro i neri, difesa dei valori protestanti contro il cattolicesimo degli immigrati. Rinasce in questo contesto il famigerato Ku Klux Klan che combatte neri, ebrei, cattolici, stranieri, socialisti, comunisti e sindacalisti.
In questo contesto storico, due anarchici italiani (ricordo che gli italiani erano chiamati anche loro “negri” in certi casi per via del colore scuro della loro pelle) Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti vengono accusati di aver ucciso un cassiere e una guardia del corpo nel corso di una rapina in una fabbrica. Malgrado le prove schiaccianti della loro innocenza (l’autore del crimine era stato interpellato e aveva confessato, aggiungendo di non avere mai visto Nicola e Bartolomeo) e la campagna per la loro liberazione sviluppatasi negli USA ed in tutto il mondo, Nicola e Bartolomeo vengono giustiziati sulla sedia elettrica il 23 agosto 1927.

Sono passati 78 anni. Qualcosa è cambiato nella liberale e progressista america? No.
La pena di morte è un’assurdità. Un’offensa all’Uomo. Uno sfregio all’intelligenzia umana. Un controsenso nella sua natura. Uccidere un uomo, che sia innocente, o che abbia commesso i peggiori crimini, è disumano. Chi può permettersi di dare l’ordine di uccidere un essere umano, un pari? Mi sono sempre chiesto come il boia statunitense vivesse la sua condizione. Quale differenza c’è tra i gerarchi nazisti colpevoli dell’esterminazione degli ebrei che nei processi si diffendevano dicendo “questi erano gli ordini”, e il boia statunitense del 2005 che uccide perchè “esegue gli ordini”? Che diritto ha un uomo sulla vita di un altro uomo? Quale sogno, quale delirio di onnipotenza permette ad uno Stato di uccidere un Uomo? E’ semplicemente inconcepibile, un anacronismo dei tempi moderni, una dimenticanza della storia.
Spero che i relativi paesi agiscano presto per tornare nella civiltà. Ma ora alla frase di Primo Levi “Se questo è un uomo” rispondo: no, chi agisce così barbariamente non lo può essere.

PS: Ho fatto l’esempio degli Stati Uniti perchè è quello più vistoso, ma i paesi che applicano la pena di morte sono numerosi, e tutti colpevoli allo stesso modo. D’altra parte mi rendo conto benissimo che in un mondo di crimini ben peggiore, la pena di morte è solo una goccia d’acqua (di sangue?) in mezzo all’orrore.

Se questo è un uomo

24 Maggio 2005
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Questo è un articolo che sicuramente sarà molto impopolare. Ma lo scrivo perchè nella mia coscienza esiste un conflitto tra due morali, quella sociale, e quella religiosa. Premetto che non riguarda il referendum, se non in modo molto indiretto. Al referendum votiamo nel contesto di uno Stato italiano laico, votiamo quindi per decisioni che riguardano anche non credenti, ed è quindi giusto votare secondo i criteri della propria coscienza sociale e non religiosa. Poi nella vita privata ognuno potrà prendere le decisioni legate alle proprie convinzioni religiose, l’importante è che ci sia l’opportunità di scegliere. Uno Stato laico deve essere laico. La questione dell’aborto è una questione molto spinnosa, per la sofferenza, per la difficile scelta che comporta, per la questione del bene o del male. E sicuramente, essendo uomo, non sono la persona più adatta per parlarne. Per cominciare, vorrei dire la mia su una questione fondamentale: dove e quando comincia la vita? Secondo me la Vita comincia non appena la cellula femmina è fecondata. Questa è vita perchè la cellula ha tante probabilità di svilupparsi in un bambino. E’ completamente insensato dire che un bambino non completamente sviluppato che sta ancora dentro la pancia della donna non è umano, non è vita, e penso che le donne che sono state incinte siano d’accordo con me su questo punto. A questo punto viene naturale la domanda "a quale momento dello sviluppo del feto si può considerare il bambino come una vera e propria vita?". Io penso che sin dalla fecondazione, la cellula fecondata che ha la possibilità di diventare vita umana è vita umana. La cellula fecondata è vita non ancora sviluppata, ma è vita. Quindi l’aborto è un vero e proprio omicidio. Ora viene la domanda "ma è leggittimo abortire in casi particolari? quando una coppia non è pronta? Nel caso di un aggressione sessuale?". La mia coscienza umana mi dice che in ogni caso, l’aborto rimane un omicidio di un bambino che non ha nessuna colpa. Se il bambino è un "incidente", la colpa (chiamarla colpa è terribile ma insomma si usa così) è dei genitori, che siano responsabili sia per evitare questi "incidenti", sia per assumerne le conseguenze. E che nessuno mi venga a dire "ma che futuro ha questo bambino senza genitori stabili? Meglio abortire…" Come??? E così la vita sarebbe così futile da essere negata solo per la mancanza di una struttura stabile??? Tutti hanno diritto alla vita, anche in estreme condizioni di povertà o di instabilità. Nessuno si è mai pentito seriamente e durevolmente di essere nato! Il diritto alla vita è sacro, anche secondo i criteri sociali. L’aborto non si fa mai per il bene del bambino, si fa per il "bene" della coppia irresponsabile. Veniamo ora ai casi di violenza sessuale, sicuramente il caso più tragico. Su questo punto ammetto che vacillo. E’ giusto costringere legalmente una donna a portare un bambino nato dalla violenza, che non ha voluto e che non ha fatto niente per avere? Sicuramente no. Ma d’altra parte è giusto rifiutare il diritto alla vita ad un bambino che non ha colpe? Sicuramente no. Di fronte a queste due soluzioni tragiche (costringere la donna ad assumersi il figlio almeno fino alla sua nascita, e ammazzare il bambino ), mi sento costretto ad escludere quella più terribile. Penso che sia giusto dare una possibilità al bambino. Questo è quello che dice la mia coscienza umana e religiosa. La mia coscienza sociale invece accetta l’aborto completamente, soppratutto nei casi di violenza sessuale, e ammetto che non so come mi comporterei personalmente di fronte ad una scelta difficile. Ma il dramma sta proprio qui. Se l’uomo vuole essere coerente deve seguire una sola strada, e non fare le scelte a secondo di dove è più facile: nella dimensione sociale o in quella religiosa. Il duellare costantemente con le due dimensioni è relativismo, e ne siamo tutti vittime, io per primo.

Bisogna avere paura della Cina? 我們有對中國的恐懼

19 Maggio 2005
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Qualche settimana fa, guardavo la trasmissione “L’infedele” su La7 che peraltro consiglio a tutti. L’argomento nello specifico era la leva delle barriere protezionistiche ai prodotti tessili cinesi in europa. L’argomento nel suo complesso: bisogna aver paura della Cina?
Nell’insieme, la platea sembrava spaventata all’idea di affrontare l’economia cinese secondo i criteri della “concorrenza perfetta” (formalmente perfetta, ovviamente la concorrenza non è mai perfetta). Quando poi hanno intervistato l’ambasciatore Cinese in italia (di cui non mi sento capace di citare il nome), sembrava di tornare 50 anni indietro: un discorso d’altri tempi, forte, pesante con le parole, sicuro, al limite dell’arroganza. Un discorso da potente. Così l’ambasciatore (citando Giulio Cesare in latino) spiega come sia inutile il protezionismo contro la cina, e quanto sia invece benefico per l’italia delocalizzare in Cina. L’Ambasciatore si chiede come mai dopo aver promosso per anni e anni il capitalismo liberale contro il comunismo, ora l’occidente sembra fare un passo indietro ipotizzando l’uso del protezionismo.
Ma non erano loro i comunisti? E noi i capitalisti che credevano nelle leggi del mercato (anche se sotto sotto qualche politica Keynesiana l’abbiamo sempre adottata)? Non possiamo esportare con la forza il capitalismo (alla fine l’esportazione della democrazia non è altro che l’esportazione di germe di liberismo che deve crescere) per poi lamentarci quando i nostri “allievi” diventano più forti del maestro! Se vogliamo essere coerenti, dobbiamo accettare il fatto che la Cina sarà la prossima superpotenza. Contando su un sesto della popolazione mondiale, e con un PIL che tra poco raggiungerà quello della Germania, con in più una crescita vicina al 10% annuo.
E l’Italia in tutto questo? Che deve fare? Intanto le istituzioni internazionali devono adoperarsi per trasformare la concorrenza cinese in una concorrenza più leale possibile, cioè consiste nello sradicare il lavoro minorile, lo sfruttamento, la contrafazione ecc. (senza però toccare i salari che sono regolati dal mercato, questo se vogliamo essere coerenti). Una volta fatto questo, all’Italia conviene cercare di creare il maggior numero di legami, e, come diceva l’Ambasciatore, impiantarsi nel mercato cinese. Così magari, le importazioni dalla Cina, saranno sfruttate dalle imprese italiane in Cina. Solo il lavoro delocalizzato, e i profitti che tornano a casa (almeno in parte).
Bisogna anche specificare che il tipo di produzione cinese è molto diverso da quello italiano: L’Italia si sa è specializzata nei beni tradizionali, ovvero per la persona e per la casa, e anche nei mnacchinari industriali. Quello che caratterizza la produzione italiana è la qualità (più o meno giustificata peraltro), i vantaggi che ha l’economia italiana dipendono da un fattore che la Cina non potrà mai avere: l’immagine del Made in Italy, prodotti competitivi nel mondo per il solo fatto di essere prodotti in Italia, simbolo di qualità (anche se ripeto, a volte non giustificata). Certamente il PIL dell’Italia non è fatto esclusivamente di produzione di lusso, e con l’invasione cinese alcune imprese soffriranno, ma in un sistema economico è normale che ci siano cambiamenti, imprese che nascono e imprese che muoiono. A questo punto non bisogna aver paura della Cina, siamo noi che dobbiamo andare lì a conquistare il loro mercato!

Ladies & gentlemen, the hardest working man in show business

16 Maggio 2005
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Apollo Theater. New York City. Correva l’anno 1962 quando “Soul brother number one” alias “The hardest working man in show business” alias “Mr Dinamite” alias “The Godfather of Soul” decise di produrre da sè quella performance live nello storico teatro di New York City perchè il suo produttore si era rifiutato di sostenerlo. Il disco ottiene un successo stratosferico.
James Brown non canta. James brown non suona. James Brown non urla. James Brown prende possesso del palco, prende possesso del pubblico, ne cattura l’energia e dopo essere passata per il filtro della sua anima la rigetta decuplicata, centuplicata nella sala. Questa è la Soul music. Non si tratta di vedere chi ha la voce più chiara, più perfetta, più alta o più grave. Si tratta di vedere quanto sei capace di dare tramite la tua voce. si tratta di confessarsi davanti ad un pubblico intero. Si tratta di confessarsi con il pubblico intero. La Soul music è un grande esorcismo in diretta.
Il pubblico sta in transe, riscaldato da Lucas “Fats” Gonder che annuncia il menù della serata scandito dagli urli e dagli applausi:
I’ll go Crazy
yeaaaaaaaaaaaaaaaa
Try me
yeaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
Think
yeaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
i don’t mind
Yeaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
Lost someone
YEaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
Please, please, please
YEAaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa
Night train
YEAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA

Dopodichè Mr. Dinamite prende possesso del palco, e parte per una performance live che rimmarrà senza eguali nella storia della musica. Chi era presente potrà raccontare ai figli: io c’ero.

Video importato

YouTube Video

Artista: James Brown
Album: Live at Apollo
Anno: 1963
Voto: *****

1. Introduction by Fats Gonder/Opening
2. I’ll Go Crazy
3. Try Me
4. Instrumental Bridge
5. Think
6. Instrumental Bridge
7. Lost Someone
8. Instrumental Bridge
9. Lost Someone Brown, Byrd, Stallworth 10:42
10. Medley: Please Please Please/You’ve Got the Power/I Found Someone
11. Night Train {Closing}

Lyon

12 Maggio 2005
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Finalmente ho trovato il tempo e l’ispirazione per parlarvi della mia città: Lyon (Lione). Dopo aver scritto articoli su Giappone e Inghilterra, credo che sia arrivato il momento giusto per dedicare una parte di questo blog alla mia città natale.

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Terrorismo o resistenza

8 Maggio 2005
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E’ facile essere di parte, anche su tematiche che non ci riguardano da vicino. La presa di posizione unilaterale è così semplice. Ma sempre ci si rendo conto che la verità sta nel mezzo. Questa è l’unica cosa certa che ho imparato nei miei pochi anni di vita. Come disse un maestro di musica a Budda (rassicuro tutti non sono un seguace di Roberto Baggio & co.) “se non tiri abbastanza la corda, non suona, se la tiri troppo, si rompe.” Il giusto sta tra le due estremità.
Il problema mondiale oggi è il terrorismo. Certamente le torri gemelle. Ma anche palestinesi che si fanno saltare in aria, Iracheni che fanno attentati, che sabotano le infrastrutture, che ammazzano i poliziotti che stanno sotto il nuovo governo imposto dall’esterno. Terroristi. Tutti. E’ strano perchè proprio qualche anno fa, questa gente la chiamavamo resistente. Con tanto di plauso e di orgoglio per i nostri resistenti. Persino la terrificante Germania nazista la chiamava resistenza, riconoscendo almeno moralmente la fondatezza di una reazione ad una invasione straniera.
Invece oggi, chi non ci piace è un terrorista. E basta. E’ semplice, drastico, e efficace. Io invece dico che il cittadino iracheno che si fa esplodere contro la polizia che rappresenta il nuovo governo e che lui percepisce come nemica (forse è anche una buona polizia, ma deleggittimata per la natura della sua nascita), il cittadino iracheno che spara contro i militari USA (e che deve fare?), il palestinese che mette un’autobomba in una colonia israeliana, io dico che vanno considerati come i resistenti italiani o francesi. O sono tutti terroristi, oppure facciamo una vera distinzione, razionale tra terrorismo (attacco di un’organizzazione senza legami con lo Stato contro qualcosa) e resistenza (attacco di un’organizzazione senza legami con lo Stato per lo Stato).
Gli iracheni resistono di fatto ad una invasione sul loro territorio da una entità nemica. difendono il loro stato, e non importa se in Irak c’era un dittatore o meno, se lo Stato era buono o no. L’esercito USA in Irak sta usurpando la sovranità del popolo iracheno. I cambiamenti vengono da dentro, mai da fuori, chi ha interesse in un cambiamento deve cercare di convincere il popolo, che magari non ha potere ma è sovrano, di fatto, in ogni democrazia o regime.

Felicità

3 Maggio 2005
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Tutti la cerchiamo, e tutti la evitiamo.
Sembra essere esogena all’uomo, venire da “fuori” mentre alla fine ci accorgiamo che viene sempre da “dentro”. E’ intrinseca all’uomo, sta dentro l’uomo come il seme sta dentro alla mela.
E’ un racconto che si narra da generazioni in generazioni, ognuno ha la sua versione personalizzata, ma quella autentica è una sola.
Tutto sta dentro di noi. L’approccio sereno della vita dipende non da fattori esterni, tutti noi abbiamo i nostri guai, ma da fattori interni: da come affrontiamo la vita. Perchè si sa che la vita non è un fiume che scorre lentamente. Nella vita ci sono rapide, discese ripide, cascate furiose e rombanti, e passaggi di acqua stagnante. la vita va affrontata nel modo giusto. Gustandosi ogni minimo particolare che ci offre.
E’ sempre la solita storia del bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto. Tutti gli uomini sulla terra hanno la stessa quantità di acqua nel bicchiere, ma c’è chi lo vede mezzo vuoto, chi mezzo pieno, chi vede l’acqua torbida, chi l’acqua se la beve tutta d’un tratto sensa pensarci.
Il segreto della felicità è secondo me una combinazione tra serenità e la capacità di fermarsi a gustarsi la vita.
Alzarsi dieci minuti prima per prendere la colazione al bar, brioche e cappuccino leggendo il giornale.
Fermarsi tornando dal lavoro a mangiare un gelato.
Gustarsi i primi raggi di sole della primavera seduti su una panchina in un parco.
Ascoltare per la prima volta dopo mesi d’inverno il cinguettio degli uccelli che accompagna il risveglio.
Sedersi al bar e guardare la gente passare.
Approffittare di ogni momento con la propria famiglia e vederla come un dono e non come una costrizione.

Sono tante le possibilità di essere felici. Ma troppo spesso non apriamo gli occhi, viviamo in queste città come robot semi addormentati. Casa-ufficio-casa è la rotta disegnata per noi dalla società. Tanto che se un giorno capita di andare fuori rotta e magari di fermarsi 5 minuti sul tragitto, ci sembra di essere ribelli della società.

Apriamo gli occhi!!! Approfittiamo di tutto quello che abbiamo intorno!!!!
Siamo felici!!!!!!!!!!!!

Caso Calipari: Dove è finita la razionalità?

2 Maggio 2005
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Lo Stato ha quasi sempre ragione, e soppratutto in tempo di guerra. Le sue azioni sono sempre giustificate perchè sono vincolate dall’interesse dello Stato. E’ quello il nodo centrale dell’azione: l’interesse. Questa visione del mondo politico (a cui peraltro sottoscrivo) è stata sempre di moda negli Stati Uniti. Da qui le varie guerre fatte dagli USA, forse non sono legittime da un punto di vista dei valori internazionali (hua hua hua!!! valori internazionali! permettetemi di ridere) ma lo sono completamente nel contesto della politica e dell’interesse di un proprio paese. L’unico errore è stato il fatto di voler passare come paladino della giustizia, la vicenda sarebbe stata digerita sicuramente meglio se tutti sapessero il vero fine, i veri obiettivi, e i veri interessi della guerra.
Insomma siamo in un mondo dove vige l’anarchia a livello macro politico. La relazione tra gli Stati è motivata solo dall’interesse di ciascuno, e il risultato dipende solo dalla forza dello Stato. Le istituzioni internazionali sono oggi inesistenti, solo formali. E’ per qesto che la politica più razionale che si possa fare, è appunto quella razionale, senza pretendere di raggiungere valori che nessuno ha ancora definito.
Nella vicenda Calipari c’è una cosa che non capisco. Finchè il militare fa un errore, l’errore è umano, ovvero dipende da un uomo. Ma quando è l’esecito intero che copre l’errore di un uomo, è l’esercito che diventa colpevole, complice di un crimine. Cercando di salvare 4 soldati, l’esercito statunitense sta discreditando tutto il suo apparato bellico, e soppratutto la sua dirigenza. Da un paese come gli Stati Uniti non mi sarei mai aspettato una reazione del genere. Avrei piuttosto pensato che se i soldati al posto di blocco erano per qualche motivo “importanti” e non dovevano avere grane, lo Stato avrebbe creato qualche altro colpevole. Invece no. Danno dello stupido ad uno dei migliori agenti di un loro paese amico.
La situazione è molto strana e probabilmente non siamo a conoscenza di tutti i dati. Ma io intravedo 3 possibilità:

1. Gli USA hanno sparato volontariamente all’auto (per quale motivo?)e cercano di dare la colpa a Calipari. (ipotesi fantascientifica spero)
2. L’organizzazione montata dal SISMI era veramente organizzata come la sagra delle cozze a Pizzo calabro.
3. Gli USA devono coprire assolutamente i loro militari, anche a scapito della credibilità dell’intero esercito.

Ma perchè dobbiamo usare sempre falsi moralismi per giustificare cose che alla fine sono normali? Se tutto fosse più trasparente le politiche di un governo sarebbero molto più giustificate.

versione italiana

ps: Da blogger non posso non specificare che la scoperta che gli omissis si potevano “cancellare” non viene dagli efficentissimi servizi italiani ma da un nostro collega blogger che ha avvertito le autorità competenti. Infatti pare che copiando dal pdf in word, gli omissis scompaiono.
Riferimenti: Il rapporto italiano

Tra l’Uomo e l’animale c’è una mela

27 Aprile 2005
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Beata l’ignoranza.
Beato quel che era il paradiso prima ancora che l’Uomo toccasse l’albero del sapere, quando si accontentava di vivere per vivere, senza farsi problemi filosofici sul senso della vita perchè tanto c’era Lui, Dio, risposta Universale.
Beato quando l’uomo era animale di Dio, nel paradiso; perchè che cos’è l’Uomo del paradiso se non un animale?
Beato lui quando non si vergognava della propria nudità, perchè non sapeva, “non si rendeva conto”.
Beato l’Uomo che non era curioso (oggi si direbbe sempliciotto) e si preoccupava solo di essere, come gli animali, esistere per esistere.
E invece la mela l’abbiamo mangiata, spinti dalla curiosità (si vede che la curiosità era già ancorata nel nostro DNA). L’Uomo non ha voluto abbandonarsi completamente a Dio, ha voluto contare sulle proprie forze, sulle proprie capacità, non Gli ha dato retta. E’ uscito dal paradiso come un figlio lascia la casa del padre. L’Uomo vuole sapere, vuole conoscere la Verità. E’ lì che comincia la Storia dell’umanità. Sapere, prime invenzioni, prime armi, prime guerre, prime atrocità. L’evoluzione cresce di pari passo con la distruzione, è una maledizione dell’umanità, non c’è scampo. L’Uomo ha abbandonato il paradiso, non voleva più essere un animale.
Oggi, ieri, domani, quello che ci aspetta è corruzione, abusi, violenze, torture. Fin dai primi tempi, l’umanità è segnata dal suo peccato originale. Ma l’Uomo, che è un grande stratega, cerca di resistere a questo inferno chiudendo gli occhi, costruendosi la sua propria immagine del mondo, il suo proprio girone infernale rigorosamente indipendente dagli altri. Così si salva e riesce a tirare avanti. Ma faccendo così rinnega la passione che l’ha portato sulla Terra: la passione per il sapere, la passione per la ricerca della verità; e rimane a metà strada.
Siamo ormai lontani da Adamo & Eva. Credo che il paradiso sia ancora qui sulla Terra, ma siamo noi che non riusciamo nè a vederlo nè a viverlo, a causa della nostra mente che manca di leggerezza, la nostra mente è troppo pesante, il cervello incombrante. Cerchiamo la verità nel fondo dell’universo mentre sta proprio lì, dentro di noi. Ci imbattiamo nel nostro cervello mentre quello sarebbe da buttare, e dovremmo affidarci ai nostri cuori.
Leggerezza della mente e del cuore, rinuncia al sapere e sopratutto abbandono totale dell’Uomo a Dio: questo è il prezzo del paradiso.
Ma una volta assaggiata la mela, è impossibile tornare indietro.

Il relativismo, male del secolo.

21 Aprile 2005
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In questo periodo, con la morte di Giovanni Paolo II e l’elezione di Benedetto XVI si parla molto di religione. E’ una buona occasione per fare il punto, ognuno con se stesso. Vedere se il cristiano che pretendiamo di essere corrisponde al cristiano della Chiesa.
Gli usi e costumi, la morale ha subito una rivoluzione negli ultimi decenni. L’uomo è sempre stato vincolato nella sua crescita spirituale da regole forti, assolutismo, censura ecc. Le istituzioni del passato, che siano le Chiese o i Regni hanno sempre cercato di controllare le coscienze. Oggi invece abbiamo acquisito una libertà notevole, una libertà di agire, una libertà di pensare, una libertà di andare contro. Questa sicuramente è la cosa più positiva degli ultimi secoli, ma si sa bene che la libertà è un’arma a doppio taglio, ed è sempre necessaria un periodo per abituarsi a questo grande dono.
Oggi, particolarmente in occidente, il male peggiore (da un punto di vista religioso) derivato da questa libertà è il relativismo. Il cristiano sta scomparendo. Ognuno si costruisce la sua propria religione su misura. Ognuno decide cosa è bene e cosa è male. Ognuno crede quando vuole credere, e dimentica quando vuole dimenticare. La religione è diventata una pratica sociale, e non influisce più sul nostro essere Uomini. Ma la Chiesa è solo in minima parte un’istituzione sociale, per il resto tramanda valori che risalgono ai vangeli, a Gesù Cristo. E questi valori, queste regole sono immutabili nel tempo. Oggi invece i nostri valori corrispondono a quelli della società. Quello che è giusto nella società in cui vivo è giusto, anche religiosamente. Ma il pericolo è proprio dietro l’angolo, perchè noi oggi viviamo in una società che malgrado tutto, si regge abbastanza in piedi. Ma pensiamo ai ragazzini che vivono in Tailandia: pedofilia e prostituzione cominciano ad essere la norma sociale (anche se non legale), non scandalizzano più nessuno. Pensiamo ai ragazzini soldati africani mandati a combattere, la vita non è più sacra, appartiene ad altri umani, ai capi. Pensiamo ai cittadini del terzo reich: dopo 20 anni di nazismo, la società ha accumulato valori distorti che pochi uomini possono rifiutare. Pensiamo agli abitanti della Corea del Nord, che vivono in un mondo completamente sfasato dal nostro. Tutto questo è il risultato del relativismo, i cittadini dimenticano i valori assoluti per aderire ai valori della società, che si sa, sono mutevoli. In alcuni casi, regimi come l’URSS o la Corea del Nord hanno addirittura proibito la religione per fare in modo che la popolazione aderisse prima ai nuovi ideali (sbagliati) della nazione.
Anche oggi, nella nostra società italiana, europea, il relativismo ha provocato uno smarrimento generale, una perdita di valori. Manca un punto di riferimento e questo porta a conseguenze drammatiche.
Malgrado l’afflusso di fedeli nell’ultimo periodo, non vedo il futuro del Cristianesimo molto roseo in occidente.
Spero propio che Benedetto XVI sia così conservatore come l’hanno descritto.

Educazione. Un genitore cattivo è meglio di un genitore buono.

19 Aprile 2005
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Ora che comincio ad entrare nell’età adulta, passato lo scoglio dell’adolescenza, e passato il periodo post-adolescenziale, sto cercando di fare il punto sulla mia vita. In particolar modo sulla mia educazione, e sull’educazione in generale.
Premetto che non sono genitore quindi tutto quello che dico è la visione di un bambinone cresciuto, un punto di vista monocolore, da parte dell’”educato”. L’educazione aprentale ha subito secondo me una grande rivoluzione negli anni ’60-’70, in Europa e nel mondo occidentale. Infatti, da sempre i ragazzi sono stati educati in una certa maniera, i genitori marcavano una certa distanza tra loro e i bambini. Di solito c’era la figura paterna rigida e severa (attenzione: non sto parlando di quelli che picchiano ripetutamente i loro figli… severo è differente da tiranno), e la figura materna più dolce, amorosa, compassionevole. In un certo senso, riproducevano la situazione del “buono” e del “cattivo” che si trovano negli interogatori di polizia. Era un’educazione per certi versi discutibile, ma era equilibratissima. E se da ragazzi avevamo tutti una preferenza per la mamma, crescendo il babbo appariva non più come un babbo severo e freddo, ma più come un babbo giusto e buono. L’amore del bambino per i genitori si riequilibrava con l’avvanzare degli anni. Forse non c’era abbastanza comunicazione, ma quel vuoto veniva riempito dagli amici. Forse non c’era dolcezza, compassione, ma la vita è dura e si può imparare e fare esperienza solo cadendo e rialzandosi. Con quella educazione, il bambino impara subito a distaccarsi dai genitori, ad avere una certa autonomia di pensiero e anche fisica.
Oggi invece, principalmente dal ’68, l’educazione è percepita in modo completamente opposto. Il genitore deve essere comprensivo, bisogna capire i ragazzi, bisogna essere disponibili, bisogna comunicare con loro, e guai a chi da uno schiaffettino al ragazzo. Il genitore moderno si deve preoccupare per la vita sociale del proprio figlio, deve mandarlo a scuola di musica, a fare sport ecc. Non parlo nemmeno del fatto di viziare i propri figli, ma è il fatto di educare un figlio come se fosse un adulto che è sbagliato. Il risultato di questo nuovo modo di educare è che la distanza, la distinzione tra genitori e figli svanisce.
Il problema è proprio questo secondo me. Un bambino ha bisogno di punti di riferimenti stabili, ha bisogno di dogmi, che si scioglieranno quando crescerà, ma la sua moralità e personalità deve crescere in uno stampo rigido. Sono convinto che è più sanno per un bambino vivere in un contesto rigido seppur sbagliato che in una situazione famigliare dove ogni regola, ogni morale è trattabile giorno per giorno. Perchè una educazione rigida crea una base stabile per lo sviluppo della persona.
Secondo i criteri di oggi, penso che un’educazione sbagliata sia una buona educazione.

Dark side of the moon

19 Aprile 2005
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Non ero ancora nato nel 1973 quando fu pubblicato un LP che aprirà nuove strade e nuovi orizzonti alla musica. Una rivoluzione. E’ uno di quei dischi che hanno un posto d’onore nella storia della musica.
Dark side of the moon ha segnato il riconoscimento internazionale dei Pink Floyd, è stato innanzitutto un enorme successo commerciale, è il secondo album più venduto della storia (25 milioni di copie), dopo Thriller di Michael Jackson.
Sin dalla copertina si capisce che quetso disco segna una nuova era. In un’epoca, anni ’70, dove le copertine dei dischi erano pienissime, pesanti, quasi barroche in un certo senso (v. le copertine di george Clinton, The Parliament ecc.), la copertina di dark side of the moon è semplicissima. Essenziale. Un prisma attraversato da un raggio di luce che si decompone (ehm… quà tocchiamo il ramo scientifico…. mi scuso per eventuali errori). Qualcosa sta cambiando.
Il disco è composto di un’unica traccia (anche se sui cd lo hano diviso in 9 tracce per motivi commerciali), è un continuum, un progetto con un inizio e una fine, un viaggio di 42 minuti 52 secondi. Sarebbe un crimine sentire il disco a pezzetti. Come ogni arte, la musica richiede concessioni e devozione, non si ascolta Dark side of the moon come si mangia un panino in fretta alla pausa pranzo.
I testi non pretendono di essere particolarmente filosofici. Raccontano di dettagli di tutti i giorni non particolarmente impressionanti, ma che prendono tutta un’altra dimensione con il suono dei Pink floyd. Sembra astratto parlare di “suono”, ma è proprio quello che caratterizza questo gruppo, un suono particolare, coinvolgente. La testura della musica è ricca di dettagli, e nello stesso tempo leggera, scorrevole, e crea un ambiente, un’atmosfera attorno a te.
forse non è il disco più bello dei Pink Floyd, ma è sicuramente quello che li rappresenta meglio, ed è assolutamente primordiale per ogni persona che ama la musica averlo a casa.

Artista: Pink Floyd
Album: Dark Side of the moon
Anno: 1973
Voto: *****

1. Speak to Me/Breathe
2. On the Run
3. Time
4. The Great Gig in the Sky
5. Money
6. Us and Them
7. Any Colour You Like
8. Brain Damage
9. Eclipse

Man on the moon. O no?

15 Aprile 2005
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Una leggenda metropolitana:

Una canzone famosa dei R.E.M. faceva più o meno così
” If you believed they put a man on the moon, man on the moon
If you believe there’s nothing up my sleeve, then nothing is cool”

Sono già parecchi anni che sento parlare di voci secondo le quali l’uomo non sarebbe mai stato sulla luna. Da adolescente non me ne poteva fregar di meno e quindi rispondevo “embhè?”.
Oggi sono capitato di nuovo (non casualmente devo dire) su un articolo che parla del fatto. A questo punto ho cercato di analizzare la situazione da un punto di vista scientifico, e tecnico.
il progresso tecnico e tecnologico evolve in maniera esponenziale, si sa. Cioè la scienza è evoluta molto più rapidamente negli ultimi 40 anni che nei 2000 anni precedenti. Eppure ancora oggi assistiamo spesso a problemi nel settore aerospaziale, errori dovuti alla difficoltà dei calcoli, alla natura dei materiali utilizzati ecc. Eppure negli anni ’60 siamo andati sulla luna, abbiamo atterrato, e siamo ripartiti per la terra. Una crociera tranquilla insomma, quando all’epoca c’erano computer forse 100 volte meno potenti di oggi, conoscenze sui materiali da utilizzare limitate. Entriamo nello specifico:
- Il ritorno sulla terra, l’entrato in atmosfera e l’ammaraggio in pieno oceano delle capsule apollo non è stato visto da nessuno a occhio nudo (solo tramite TV) nemmeno agli equipaggi delle portaerei di recupero.
-Le foto: tenendo conto che sulla luna ci sia una temperatura che varia tra i +100° nella zona illuminata e i -100° nella zona d’ombra, una macchina fotografica (neanche isolata come si vede sulle video dell’epoca) non può fare foto di buona qualità.
- senza atmosfera si dovrebbero vedere le stelle brillare 10 volte più forte. Invece dalle immagini non se ne trova nemmeno una.
- Il motore del Modulo di Escursione Lunare sparava circa 10 tonnellate di spinta (il MEL invece pesava circa quanto una grossa macchina…), ma quando atterra (alluna), si muove appena un pò di polvere invece di spazzare la superficie lunare fino alla roccia. (da notare che il peso dell’uomo lascia invece una bella impronta riconoscibile)
- Tutte le foto sono state criticate come montaggi (quasi amatoriali con le tecniche odierne)
- Chi ci è mai stato sulla luna dopo il 1969?

Ma allora perchè questo grande bluf?
Dal 1965 l’intervento americano in Viet nam si fa sempre più massicio fino a sfoggiare in un conflitto aperto che finisce nel 1972. Il conflitto in Viet nam (che ricordo mobilitò l’opinione pubblica USA) corrisponde alle missioni Apollo (1969-1974). Pare impensabile che durante una guerra che vede tante vittime americane, lo Stato si diverta a spendere milliardi in esperimenti dal dubbio esito e fine.
Dopo che lo Sputnik sovietico si vantava dei suoi successi spaziali, imponendo così una tecnologia Russa all’avanguardia, l’America stava a guardare. La reazione del Governo fu rapida, infatti la NASA fu rimpinguata di personale e denaro che ando’ a riempire le casse della allora neonata industria aerospaziale.

Conclusione: ancora oggi, se devo dire la verità non mi sconvolge il fatto che probabilmente l’Uomo non abbia (probabilmente) mai messo piede sulla Luna, e che fosse solo un’operazione politica nel contesto della guerra fredda per sfoggiare forza e tecnologia. Rimane tuttavia la consapevolezza sempre più forte che non bisogna prendere niente per scontato.

Ammetto che questo articolo è spudoratamente di parte, ma l’ipotesi è troppo affascinante.. Comunque per chi vuole farsi un’idea seria sulla questione, vada a vedere il sito del riferimento.

Per finire, la luna è sempre stata nel linguaggio popolare associato a concetti impossibili (non ti posso dare la Luna!), luoghi inacessibili(dove vai? Sulla luna?). Non importa se l’Uomo è andato sulla luna, ma se l’Uomo credesse nell’amore o almeno nel rispetto per il prossimo così facilmente come ha creduto all’Uomo sulla luna, forse il mondo sarebbe cambiato.
E invece no, Armstrong tornando sulla Terra ha trovato tutto come l’ha lasciato.
” If you believed they put a man on the moon, man on the moon
If you believe there’s nothing up my sleeve, then nothing is cool”
Riferimenti: Per avere le due versioni del fatto e farsi un’idea

Sacrificio di pollo

12 Aprile 2005
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NOTA BENE: questo articolo riproposto in seguito alle sommosse di Parigi è stato scritto nell’Aprile di quest’anno. La mia opinione non è cambiata, tuttavia letto oggi questo articolo protrebbe far pensare che mi schiero dalla parte dei giovani delinquenti Parigini: Non è assolutamente così. I violenti hanno sempre torto. Questo articolo descrive solo una caratteristica del problema, in questo caso sicuramente non il più importante (la causa fondamentale delle sommosse è secondo me la dis-integrazione sociale di una parte della società francese) ma sicuramente rilevante. Per finire una piccola nota personale: Le sommosse in Francia ci sono da 25 anni, ma non sono mai durate più di 2-3 giorni, a causa dei costi materiali e morali che esse comportano. A questo punto mi sembra ovvio che qualcuno o qualcosa incita i ragazzi a continuare.

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2005: Far West in USA

10 Aprile 2005
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Ho letto un articolo sul Corriere della sera (04.04.2005) che mi ha alquanto scombussolato. Un articolo che mostra il volto dell’altra america, quella che in qualche senso descrivevo nell’articolo musicale Calexico.
Tombstone. Cittadina di frontiera con il messico in Arizona. Il termine frontiera va proprio inteso nel senso americano, cioè frontiera come pericolo, come fine dell’universo conosciuto. Il loro concetto di frontiera infatti non è cambiato dalla conquista del lontano West. Per noi fontiera significa più ostacolo che protezione (anche perchè fortunatamente siamo in Europa).
In quel pezzo di Arizona ogni giorno ci sono migliaia di clandestini che passano la frontiera dal Messico agli Stati Uniti. Migliaia di Desperados abbandonati nel deserto come da noi si abbandonano i clandestini nel mare. Gli agenti federali hanno fermato 491.000 clandestini che cercavano di passare dal Messico nell’anno 2004.
491.000 clandestini fermati. Chissà quanti avranno raggiunto le città americane.
A Tombstone c’è tensione. Come in tutta la zona di frontiera. Si radunano centinaia di militanti anti-immigrazione. Si cominciano a formare gruppi di vigilantes (semplici civili) armati. E’ il progetto Minuteman. Divisi in pattuglie di 5-6 elementi, molti in armi, dotati di sistemi per la visione notturna, di jeep e perfino di piccoli aerei cercano di intercettare gli immigrati. A vederli, questi «patrioti», sembrano davvero gli eredi di Wyatt Earp: baffoni, cappello da cow boy, camicia con larghe tasche e cinturone con la Colt a tamburo.
La presenza di un gran numero di armi da fuoco non promette niente di buono. Anche perchè il progetto Minuteman, sostenuto dal settimanale locale tumbleweed, ha attirato l’interesse di formazione xenofobe, come la “formazione ariana”, di organizzazioni criminali quali la gang centro-americana «Mara Salvatrucha», che conta migliaia di adepti in molte città Usa. I leader della banda, coinvolta in traffici di clandestini e attività illecite, hanno promesso battaglia: «Daremo una lezione ai vigilantes». In quella che potrebbe diventare una sfida infernale ci sono poi i «coyoteros», loschi personaggi che organizzano l’ attraversamento illegale del confine. Per i trafficanti i clandestini valgono oro e dunque non sono disposti a perdere facilmente il loro business. I «coyoteros» sono uomini senza scrupoli: in cambio di diverse migliaia di dollari fanno da guida ai clandestini nel deserto. Spesso li abbandonano dopo qualche chilometro, mandandoli incontro alla morte. Non conoscendo il territorio si perdono e muoiono di sete o stenti. I ritrovamenti di cadaveri, in questa parte di confine, sono infatti frequenti: 180 solo nell’ ultimo anno. Ora alle insidie geografiche si aggiunge la paura dei conflitti a fuoco è concreta.
A Washington il presidente Bush ha criticato apertamente il progetto Minuteman. A Città del Messico il presidente Fox ha invocato la legge internazionale per fermare i gruppi di vigilantes.
Riferimenti: Corriere Della Sera

Indovina chi sono…

7 Aprile 2005
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Nella categoria “sembra impossibile eppure…” cercate di rispondere a questa domanda (in realtà è facile).

Chi sono:
Movimento politico del primo dopoguerra Italiano, sono fortemente anti capitalista, anti-monarchico e difensore del repubblicanesimo, per il laicismo dello Stato.
Incentro il mio programma elettorale sulla difesa degli ideali repubblicani, l’interventismo in guerra, il suffraggio universale alle donne, la fine del servizio militare obbligatorio, lo scioglimento della polizia politica, l’inasprimento fiscale per i redditi più alti, il disarmo universale, e le otto ore lavorative.

Chi sono?
1. PSI partito socialista Italiano
2. Fasci di combattimento
3. PPI partito popolare italiano
4. Liberali (Giolitti ecc.)
5. PCI partito comunista Italiano

RISPOSTA:

La risposta era i fasci di combattimento. Infatti dal 1919 al 1922, questo era il programma dei San sepolcristi.
A volte pensiamo della Storia con aria stupefatta “ma come è potuto accadere? Come hanno fatto a farlo arrivare al potere?” e invece quando riusciamo ad immergerci nel contesto dell’epoca, ci rendiamo conto che magari, in altri tempi avremmo commesso gli stessi errori dei nostri antenati. La Storia più di ogni altra cosa non si può definire tutta nera o bianca, i buoni da una parte ed i cattivi dall’altra. Pensare in questo modo è semplicistico, falso, e porta a ripetere gli stessi errori. L’Uomo è portato naturalmente a categorizzare le persone e gli eventi. Ma insegnare ai bambini che Mussolini era (solo) cattivo perchè aveva fatto (solo)le leggi raziali e era seguace (ma anche ispiratore) di Hitler è semplicistico e anti-educativo. Facendo così si crea uno stereotipo, e gli stereotipi sono facili da smontare. Attenzione, non sto faccendo revisionismo… Penso solo che insegnare la Storia da un punto di vista razionale e levando di mezzo le emozioni, sia il miglior modo per imparare dalla Storia. Forse è quella razionalità che è mancata in Europa nel cinquantennio dopo la seconda Guerra mondiale (è comprensibile visto le conseguenze emotive di questa guerra) e che ha permesso il riemergere di forze neo-fasciste o neo-naziste.
E’ terrificante. Se continuiamo così, non potremo mai dire “non accadrà più”.

L’uomo non prende il mare, è il mare che prende l’uomo.

3 Aprile 2005
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Ho sempre pensato che gli uomini erano tutti uguali nella loro diversità. Mi spiego meglio, il fatto che ognuno sia diverso dentro rende impossibile o superfluo la creazione di razze, classe di valori e così via, in quanto l’essenziale, il “dentro”, la mente, è indipendente dal corpo. Ma nello specchio delle diversità dell’anima umana, esiste un tipo di uomini diversi dagli altri. Non sono i neri, i bianchi o i gialli. Non sono i comunisti, i capitalisti o gli anarchici. Non sono i poveri, i ricchi o le classi medie.
Sto parlando del marinaio, del pescatore. L’uomo del mare. Spesso si dice che l’uomo prende il mare, parte per il mare. Ma il pescatore lo sa che non è così. Il mare, l’Oceano. Quello non lo prende nessuno. E’ lui che prende e mangia la terra piano piano, è lui che prende gli uomini. Quale esistenza ha il pescatore che parte per settimane in mare con la sua barca? Da solo, perchè l’uomo in mare è sempre da solo, anche se accompagnato. Lui e il mare. Cerca di non farsi notare, di non farlo arrabbiare, di cavalcarlo senza che se ne accorga.
Il pescatore è sposato con il mare nello stesso modo che il prete è sposato con Dio. Ma quello del pescatore è un rapporto di amore-odio, è uno di quei rapporti che abbiamo da adolescenti quando amiamo una donna più grande di noi, una donna che non possiamo avere. Lei è così bella, così sicura di sè, così grande, lui così piccolo, brutto nella sua semplicità, e timoroso. Lei conosce tutto, è tutto. Lui niente. E’ esattamente la stessa sensazione. Il mare onnipotente, ti prende con un soffio. Magari tu marinaio, ne parli giorno e notte del mare. Sta sempre nei tuoi pensieri, nei tuoi sogni come nei tuoi incubi. E invece il mare non si ricorda nemmeno il tuo nome, tu che gli hai dedicato la vita sacrificandoti, magari ti porterà via senza nemmeno accorgersene. Il più delle volte il mare ti ignora, sei insignificante per lui, non esisti. Poi una volta tornato a riva, il pescatore non riconosce più la sua madre terra, cammina barcollando in questo mondo che sembra tutto storto agli occhi suoi. Il pescatore ha tradito la terra per il mare. E’ troppo tardi. Non può più tornare indietro.
E il mare di tutto questo se ne frega. Ma a volte capita, una volta nella vita, che incroci lo sguardo del mare e allora quella comunione, quella volta che hai fatto l’amore con il mare, ti rimarrà dentro, e allora il mare si ricorderà il tuo nome.
L’uomo di mare non è come gli altri. Perchè conosce la sua piccolezza, la sua insignificanza. Per questo sapere ha dovuto dare la propria vita.

21.37

3 Aprile 2005
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E’ difficile scrivere su un argomento che tocca più o meno direttamente 6 miliardi di persone. Non cercherò quindi in questo articolo di proporre idee, argomenti, soluzioni, teoremi. Ma in questa parentesi, questo blog aperto al mondo e alle discussioni diventa una zona protetta dove potrò buttare i miei sentimenti su un tema particolare. Se non scrivete commenti non mi offendo, è innanzitutto una cosa per me.
La morte del S. Padre Giovanni Paolo II ha suscitato grandi emozioni. Anche in me. Appena ho sentito la mia gola stringersi, ho avuto il riflesso di chi non ha vissuto (almeno un pochino). Ho pensato “aspetta a piangere che tra qualche anno salteranno fuori tutte le porcate che ha fatto”. Sicuramente sarà così. Tra qualche anno, qualche decennio, si scopriranno tante cose, vere o false sul conto di Giovanni paolo II. Ma per una volta, e soppratutto per ora, limitiamoci a considerare l’immagine che il Papa ha dato al mondo. La Storia farà il resto. L’immagine. Perchè è quella che alla fine è importante. E’ quella che la gente si ricorda. Sopratutto in materia religiosa dove tutto è più spirituale che materiale; il simbolo, l’immagine di un Papa buono hanno un’importanza essenziale.
E allora vediamo. Questo Papa ha partecipato attivamente alla caduta di uno dei regimi peggiori del secolo, il comunismo. Questo Papa ha accorciato le distanze e fatto sentire i cattolici una comunità tramite i suoi viaggi in tutti i paesi del mondo. Questo Papa è stato capace di aggiustare i rapporti con la Chiesa ortodossa, l’ebraismo, e l’Islam. Questo Papa è riuscito a ripulire (relativamente) la Banca Vaticana da tutti gli scandali. I giovani non andavano in Chiesa, questo Papa è riuscito a portare la Chiesa a loro. Questo Papa è riuscito a mantenere uno spirito radicale del cattolicesimo (aborto, anticoncezionali ecc..) con uno spirito risolutamente moderno e aperto della religione.
Non so se questo Papa era buono, bravo e gentile come si sente dappertutto. Ma questo Papa ha fatto più che bene alla Chiesa Cattolica.

Sì! Sono borghese.

1 Aprile 2005
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Cercherò in questo articolo di mantenere una dialettica coretta e di evitare il qualunquismo anche se sarà difficile perchè è un tema che mi fa troppo incazzare (ops…).

Comincio con lo sfatare un mito: la rivoluzione popolare, la Rivoluzione per intenderci, quella con la R maiuscola, quella che parte dal basso, dal contadino o dall’operaio. E’ tutto una stronzata. Ma quando mai il popolo, anzi, chiamiamola “pleba” (nel senso non spregiativo) perchè mi riferisco anche a tempi lontani, ha mai determinato significativamente la politica di una nazione. Dalla rivoluzione francese fino alla rivoluzione studentesca del ’68 passando per la rivoluzione Russa, è tutta opera della borghesia. Malgrado il sistema democratico che vige in occidente, la società è ed è sempre stata di tipo ellitaria. E’ l’elite che commanda, ed è l’elite di serie B che fa le rivoluzioni (quando ci sono). Insomma, sarò anche pessimista, ma oggi, mi sembra che l’unica funzione dell’operaio e del contadino, è di farsi prendere in giro dalla classe politica per dare il voto ad uno più che all’altro.
A questo proposito, verrebbe pure da riconsiderare il suffraggio universale (lo dico per provocazione, il suffraggio universale è una grande conquista, ma il fondo del pensiero rimane). Infatti, da quando c’è il suffraggio universale maschile (1913 credo), e poi quello feminile, la forma del dialogo con l’elettorato è cambiata drasticamente: populismo, demagogia. Ancora oggi abbiamo i problemi legati all’introduzione del suffraggio universale (V. Con forza Italia per cambiare anche la toscana). Non sto dicendo che il sistema politco che c’era alla fine dell”800 inizio ’900 era migliore, e nemmeno più trasparente (corruzione, trasformismo, scambio di voti ecc…), ma per lo meno, QUELLA politica era più razionale, realista. Insomma il suffraggio universale ha avuto la grande forza di spostare un pò l’interesse della nazione verso l’interesse dei lavoratori (lo stesso risultato si può ottenere anche con la riconoscenza costituzionale dei sindacati), ma ha scombussolato il dialogo politico. Da un punto di vista razionale il suffraggio universale può rappresentare un ostacolo ad una politica razionale e di continuità. Da un punto di vista morale, il suffraggio universale è intoccabile: è il simbolo della presenza del popolo nella politica. Ma è appunto solo un simbolo, e poi dobbiamo mischiare morale politica?

Ora vengo all’articolo che avevo intenzione di scrivere (mi sono un pò perso nelle prime considerazioni…): Tu, come ti consideri? Proletario? Borghese? Capitalista?
Ebbene sarei pronto a scommettere che ognuno di voi (compreso io) siete borghesi. Ma nessuno lo ammette, nesuno lo accetta, non c’è una coscienza di classe borghese, non esiste. oggi essere borghese è come essere nobile durante la rivoluzione francese.
La nostra società si sta sempre di più “terziarizzando”, I servizi e non l’industria rappresenta una parte maggioritaria degli impieghi. Tutti noi, che lavoriamo o che siamo figli di genitori che sono impiegati, siamo borghesi. E invece, a sentire l’opinione comune, (soppratutto a sinistra), sembra che essere borghese sia un peccato mortale. Sarà una mentalità derivata dalle nostre radici cristiane, ma borghese è sinonimo di ricco e quindi è negativo. Si confonde borghesia e capitalisti, borghesia e potere, borghesia e politica, borghesia ed elite, è tutto un pasticcio che fa sì che la borghesia si prenda tutte le colpe della società.
Anche i borghesi rinnegano la loro classe sociale! Un tempo tutti si montavano “io ho questo, quello, quest’altro”, ora invece tutti si nascondo e si vergognano. Se dici ad uno “è bella la tua maglietta”, lui ti risponde come per discolparsi “l’ho pagata solo 5 euro”. Anche nella stessa società odierna è incredibile vedere come quelli che hanno cercano di far vedere che non hanno, mentre quelli che non hanno cercano di far credere che hanno. In francia mi è spesso capitato stare con un amico magrebino immigrato da una parte, vestito tutto in Lacoste e altri capi firmati, e dall’altra parte una figlia di avvocati vestita a zingara (sensa offesa per le zingare…. è solo un modo per rendere l’idea) con tanto di turbanti e gonne che puliscono il marciapede. E poi la “zingara” ti fa discorsi da comunisti mentre il magrebino ti fa discorsi capitalisti. Insomma non ci si capisce più niente, la coscienza di classe è sempre più relativa.
Ebbene io da ora in poi, a tutti quei punkabestia, zingari, zozzoni che mi parlano male della borghesia risponderò che sì, sono borghese, e ne sono fiero.

Con forza Italia per cambiare ANCHE la Toscana…

21 Marzo 2005
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Premetto: non so ancora se sono di destra o di sinistra, per ora mi limito a cercare di vedere come stanno le cose finchè ci capirò qualcosa. Ma finchè Prodi promuove la liberalizzazione dei mercati per lottare contro le esportazioni cinesi e Berlusconi il protezionismo (!), la mia comprensione della politica italiana sarà rimandata di qualche anno.

Qualche giorno fa, mi alzo, un pò rincoglionito come è giusto che sia nel cuore del mattino, e cosa trovo con la posta:
Con forza Italia per cambiare anche la Toscana. Vota forza Italia. Elezioni regionali 3-4 Aprile.
Mah… dico sarà che sono ancora rincoglionito. Invece no, c’è proprio scritto per cambiare ANCHE la Toscana. Come dire: quel bastione di comunisti morti di fame che rifiutano il progresso e la civiltà. Secondo mah.
A questo punto la lettura dell’opuscolo mi incuriosisce. in prima pagina possiamo vedere una famiglia media (due genitori belli e felici [il padre è vestito come Bush?!] in un parco con un bambino e una bambina. Scontato).
Ecco qualche frasi che mi hanno colpito:
.”Infrastrutture, una Toscana arretrata”. Mah…
.”Sanità, il carrozzone e la burocrazia della sinistra” da notare la foto di un medico di spalla con il pugno chiuso, pelato e massiccio (è più un incrocio tra un boia e Frankenstein). Mah Mah…
.”Le aziende municipalizzate il sistema del potere rosso” beh qui magari… ci sono spunti di riflessione da fare.

Questo per la parte diciamo, di politica interna, ma ora viene il bello:
.”Cuba, i finanziamenti a Castro”
.”Da San Rossore al….sostegno delle dittature”
.”La cooperazione come strumento per il consenso”
.”Perchè sono sempre stati dalla parte sbagliata” anche qua a dire il vero ci sarebbe uno spunto di riflessione
.”I comuni rossi agli ordini di mosca”

Poi c’è da notare una bella foto di Stalin, un riccordo storico sulla cortina di ferro. Si torna persino a parlare del PCI che fu contro l’Europa dei padri fondatori (De Gasperi, Schuman, Adenauer).

E soppratutto, per finire, eccolo quà. L’unto dal signore. Attenzione, non lo dico in modo irriverente. Ma sulla foto dell’ultima pagina non può essere un uomo normale. Mi spiego:
Le mani allargate con il palmo della mano verso l’alto
La faccia sorridente con la testa leggermente spostata a sinistra (come per dire: Ho compassione, vi perdono, vi capisco, insomma questa testa non dritta è per farci capire che lui è vicino al popolo).
E poi sullo sfondo blu, possiamo vedere che man mano che ci si avvicina con lo sguardo a Berlusconi, il blu diventa sempre più chiaro, fino ad arrivare al bianco.

Bene, manipolare le foto per renderle più belle è una cosa che fanno tutti e che è del tutto normale. Ma un opuscolo basato esclusivamente su foto tarrocate e ricordi storici di 50 anni fa (per risvegliare vecchi rancori contro quei brutti comunisti, come se l’Italia non portasse già sulle spalle il peso di una politica fortemente divisa), mi fa pensare più al populismo, o alla demagogia.
Questo non significa che il Berlusca prenderà o non prenderà il mio voto, perchè un politico (ma comunque senso chiamarlo politico) si giudica dalla politica dalla capacità a comunicare.
Ma rimane il fatto che siamo proprio considerati come la pleba dei tempi antichi. Cosa succederà alle elezioni nazionali? Si organizzeranno di nuovo i giochi al colosseo?

PS: scusate ma non ho trovato le foto di cui vi parlavo su internet, mi limito ad un classico berlusconi.
Riferimenti: Forza Italia

L’omosessualità è un peccato?

18 Marzo 2005
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Buttiglione ha detto all’europarlamento (se non ricordo male) che l’omosessualità è un peccato secondo la Chiesa Cattolica. Putiferio. In tutta Europa i giornali gridavano allo scandalo, all’arretratezza della mentalità di Buttiglione. (Non c’entra niente ma ricordo che una delle persone offese dai propositi di Buttiglione è Daniel Cohn-Bendit che scrisse parole ambigue negli anni ’70 sulla pedofilia).
Insomma Buttiglione sarà arretrato e all’antica quanto vogliamo, ma non mi sembra che abbia detto chissà che. L’omosessualità per la Chiesa Cattolica è un peccato. Ebbene sì. Che problema c’è? E’ una cosa che si sa da tempo. D’altra parte, usando la parola “peccato”, Buttiglione si riferiva alla posizione della Chiesa. Ma anche se avesse espresso in quella sede la sua posizione personale, se il fatto che un cattolico creda le stesse cose della sua Chiesa pone un problema, il male va sradicato all’origine: a questo punto se vogliamo essere coerenti invece di cacciare Buttiglione dal parlamento europeo, cacciamo proprio la Chiesa e le sue idee antiquate e nefaste per la salute, il buoncostume, la libertà e la coesione del popolo.
Secondo me, anche se sono cattolico e cerco di essere coerente con la mia religione, l’omosessualità non è un peccato. Ma rimane comunque una particolarità. Tutto questo slancio liberista verso l’omosessualità mi fa un pò confondere le idee. Io sono per il PACS (specie di matrimonio legale per coppie omosessuali), sono contro le discriminazioni legate a preferenze sessuali. Ma quando si comincia a parlare di matrimoni religiosi o di adozione di bambini, devo ammettere che mi sento un pò frastornato. Matrimonio religioso? Ma se l’omosessualità è un peccato per la Chiesa cattolica!!!! La famiglia essendo al centro della società, perchè sposare una coppia omosessuale? Parlare di matrimonio religioso per le coppie omosessuali mi sembra quindi fuori dal mondo.
Pr quanto riguarda l’adozione dei bambini, il problema è ancora più delicato, perchè non si tratta del destino di due persone, ma anche di una terza. Io credo (e qui posso capire che tutti non sono d’accordo) fermamente che un bambino debba crescere per quanto è possibile in un nucleo familiare stabile. Attenzione… non dico che chi ha genitori separati è più sfigato di chi ha due genitori ecc… risparmiamoci i discorsi su “chi ha due genitori che litigano sempre sta peggio di chi ha genitori separati”. Quello che voglio dire è che ad un bambino che va adottato, è meglio dare le migliori possibilità di crescere equilibratamente, cioè con una figura materna, ed una figura paterna.

Il blog di Bob

18 Marzo 2005
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Avrei dovuto cominciare la mia esperienza blogghistica con questo articolo. O forse no. Infatti solo ora che ho viaggiato da un blog all’altro comincio a capire perchè scriviamo i blog. Un’infinità ed una varietà incredibile di perchè. C’è chi fa il blog per sfogare i suoi sentimenti e raccontare se stesso. Chi per cercare consigli e aiuti. Chi per diffondere una passione che ha. Chi per dialogare con altri. Chi per parlare di politica. Chi per raccontare storie. Chi per l’eccitazione sessuale (si si….). Chi per dire semplicemente quello che gli passa per la mente. Chi per creare un punto d’incontro per un gruppo di studenti. Blog personali, blog comunitari. Il blog è infinito quanto vario. C’è di tutto, del buono, dell’assurdo, del sadico, della poesia, del qualunquismo, della propaganda, della polemica. Ma il blog ha qualcosa in più dei vari siti internet: si fonda sul dialogo. Botta e risposta. Educata o meno, comunque l’importante per chi pubblica un’articolo è sapere cosa ne pensano gli altri, quali risposte danno ai tuoi problemi. E’ il commento che lo rende vivo. Senza commento il blog è morto (a proposito non mi fate fare la figuraccia di andare via senza lasciare un commento….). W il blog, viva il dialogo!!!!!!

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H.I.P. H.O.P. Bee Bop

15 Marzo 2005
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Non sono particolarmente affezionato al mondo della musica Rap. Anzi fino a qualche mese fa, con tutti gli sforzi che facevo per individuarci qualcosa di bello, era difficile per me sentire più di 2 mn di quel genere musicale.
Siccome io sono un appassionato di TUTTE le musiche, ho deciso di scavare nelle origini del rap per vedere se c’era qualche perla nascosta, e lì ho scoperto il tesoro.
Innanzitutto per apprezzare l’HIP HOP bisogna conoscerne i segni distintivi: il flow (ovvero la qualità, la fluidità, il ritmo della parlata), il testo (importantissimo) e in una misura minore la base musicale.
Le primissime influenze dell’Hip Hop vengono dalla funk: The parliaments, Bootsy Collins, George Clinton, the gap band etc…
Tutto comincia con Rapper’s Delight di Sugarhill Gang, 1979, il primo disco rap della storia. Non è un granchè musicalmente e le parole non pretendono di avere qualche senso “intelletuale”. Insomma, il valore storico c’è indubbiamente, ma si ferma lì (a parte per la linea di basso ripresa centinaia di volte in seguito). Insomma, rap da festa dentro casa con improvvisazioni e sfottò.
Subito dopo arriva uno dei più grandi: Grandmasterflash and the furious five (tutti ricordano “The message”) nel 1982. E’ il primo ad inventare le tre tecniche di scratch (cutting spinning phasing) e da inserire parole a carattere sociale nelle canzoni. The message infatti è un appello a non conformarsi allo stile dei gangster americani. Una rivolta contro il misticismo del delinquente. Una canzone a controcorrente.
“Don’t push me coz i am close to the edge,
i m trying not to lose my head”
Dopo viene quello che ha per primo trasformato il rap in poesia, testi strutturati e preparati accuratamente: Rakim. Poi il movimento si estende in tante direzioni, dal gangsta rap (NWA) all’hardcore rap, west coast, east coast etc…

Video: Non c’entra niente ma è sempre bello da rivedere: Beat street sullo sfondo di Afrika Bambaataa & the soul sonic force. Breaker’s Revenger

Video importato

YouTube Video

Ecco una lista che i profani dovrebbero ascoltare assolutamente (sperando che gli appassionati conoscano già i testi a memoria)
1. Grandmasterflash and the furious five The message
2. Mobb Deep Shook Ones
3. NWA gangsta gangsta
4. Rakim When i be on the mic
5. Boogie down production my philosophy
6. DJ Kool Let me clear my throat
7. Run DMC It’s like that

Per i francofoni, il rap francese è molto più interessante a mio parere di quello americano, anche perchè si possono capire a fondo le sfumature della lingua e la dialettica usata. Scaricate subito i testi e la musica di
1. Ideal j Hardcore
2. 113 Hold up
3. Ministere Amer Sacrifice de poulet
4. Expression direkt Mon esprit part en couilles
5. IAM Attentat
6. IAM Second souffles
7. NTM Mais qu’est ce qu’on attends
8. Booba boulbi

Invece per il rap italiano, ecco quello che ho trovato (aspetto i vostri consigli)
1. La famiglia
2. Fabri Fibra
3. Joe Cassano
4. Tormento
5. Turi

Hardcore

14 Marzo 2005
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E’ la storia di un uomo che cade da un palazzo di 50 piani. Man mano che cade ripete per rassicurarsi “fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene”

Stiamo precipitando.
Il traffico di stupefacenti
la Prostituzione
La Pedofilia
I Genocidi in Africa e nei Balcani
La criminalità organizzata
I bambini soldati
I 2 miliardi di poveri
La distruzione delle risorse naturali
Gli infanticidi
I parenticidi
La corruzione dilagante
Le migliaia di morti di fame
La pena di morte
La perdita dei valori
Gli scandali finanziari
Il mercato degli organi
La violenza nelle nostre città

“Fino a qui tutto bene.
Fino a qui tutto bene.”
Ma l’importante non è la caduta. E’ l’atterraggio.

Video importato

YouTube Video

Artista: Ideal J
Canzone: Hardcore
Album: Le combat continue
Anno: 1998

Qu?ils n?essaient pas de me faire croire
Qu?aujourd?hui le monde est cool alors qu?
Hardcore, et critique est la situation dans le monde
Hardcore, comme j?te l?ai dit à chaque seconde des bombes grondent.
Hardcore, les trafics de stupéfiants abondent.
Hardcore, comme si j?faisais sauter une bombe à Disneyland.

Hardcore, des mômes qui font l?trottoir en Thaïlande.
Hardcore, est la sanction quand t?as pas su tenir ta langue.
Hardcore, l?attentat des USA à Hiroshima.
Hardcore, la façon dont les re-nois s?assassinent au Rwanda.
Hardcore, sont les récents évènements en Algérie.
Hardcore, est la façon dont ils détruisent l?Amazonie.
Hardcore, sont les conditions de vie ici en son-pri
Hardcore, des keufs, les lois dans ce pays où le ce-vi sévit.
Hardcore, ce qu?a essayé d?entreprendre Jacques Mesrine.
Hardcore, la fin du monde on en voit les premiers signes.
Hardcore, deux pédés qui s?embrassent en plein Paris.
Hardcore, des scènes de cul à la télé avant minuit.
Hardcore, aujourd?hui la Yougoslavie n?est plus.
Hardcore, demain t?es mort pour une poignée d?écus.
Hardcore, ont sûrement été les émeutes de 68.
Hardcore, la fin violente du parcours de Malcolm X.
Hardcore, l?effet de l?héroïne sur certains.
Hardcore, des animaux servent de cobayes aux terriens.
Hardcore, la rumeur comme quoi le SIDA viendrait d?Afrique.
Hardcore, les preuves comme quoi ils ont dévalisé l?Afrique.
Hardcore, est le trafic d?influence en France.
Hardcore, Maurice Papon aurait trahi la résistance.
Hardcore, parce qu’abusives sont à ce jour les charges sociales.
Hardcore, d?inégale répartition des richesses mondiales
Hardcore, Hardcore comme reconnaître ses torts.
Hardcore, les jeunes sont passionnés de films gores.
Hardcore, sera le journal télévisé de ce soir.
Hardcore, et les gens ont peine à croire au mot espoir.
Hardcore, lorsqu?une fillette de 8 ans disparaît.
Hardcore, et qu?on la retrouve violée, sodomisée.
Hardcore, est le viol dont on a accusé Mike Tyson.
Hardcore, pire encore en ce qui concerne Mickael Jackson.
Hardcore, le harcèlement serait le truc de Bill Clinton.
Hardcore, il n?est pas bon de tromper OJ Simpson.
Hardcore, Marc Dutrou a ses fans au tribunal.
Hardcore, serait le rétablissement d?la peine capitale.
Hardcore, est déjà aujourd?hui la peine maximale.
Hardcore, l?article L 432 du code pénal.
Hardcore, est le travail de bâtard d?un procureur.
Hardcore, l?inspecteur Harry, Hooker, Hunter sont des tueurs.
Hardcore, est la grimpée en flèche du FN.
Hardcore, sont les propos extrêmes de c?bâtard d?Le pen.
Hardcore, le Klu Klux Klan.
Hardcore, est la mauvaise graine de haine qu?il sème.
Hardcore, sont les crimes dont on accuse le GIA.
Hardcore, est la façon dont est llé-gri K’1fry Mafia.
Hardcore, le FLNC se fait entendre en Corse.
Hardcore, la Gestapo appliqua des méthodes féroces.
Hardcore, guerre de 100 ans, de 100 jours, de toujours.
Hardcore, guerres mondiales et bientôt le troisième tour?
Hardcore, les flics noirs ne sont que des traîtres et j?en bave de rage.
Hardcore, le temps où les negros étaient esclaves.
Hardcore, fût la révolution française 1789.
Hardcore, peut-être l?issue d?une simple histoire de seufs.
Hardcore, et violentes sont les interventions du RAID.
Hardcore, lorsqu?on affirme que si tu nous testes t?es dead.
Hardcore, lorsque ton ennemi t?étouffe au corps à corps.
Hardcore, comme L.A.S. je l?serai jusqu?à la mort.
Hardcore, fut le décès de Malik Ousekine.
Hardcore, serais la reconquête de la Palestine.
Hardcore, comme mourir pour une cause qu?on croit juste.
Hardcore, quand tu crois qu?ici bas tu n?es qu?un martyre de plus.
Hardcore, quand t?es persuadé que le bien ne peut triompher.
Hardcore, parce qu?hier t?as tué, aujourd?hui t?es respecté.
Hardcore, sont les fléaux qui nous frappent ici bas.
Hardcore, de la peste au cancer jusqu?au SIDA.
Hardcore, le dévergondage des femmes dans l?monde entier.
Hardcore, serai l?enfer qui nous est prédestiné.
Hardcore, parce qu?on approche du jugement dernier.
Hardcore, parce que les meilleurs s?en vont toujours les premiers.
Hardcore, (9x)

Dès qu?j?fait c?morceau, ça part en couille.
J?entend une réaction de mauvais garçons dans la foule.
Fous la merde s?il le faut, fous ta cagoule.
Qu?ils essaient pas de te faire croire qu?aujourd?hui le monde est cool.

Traduzione:

Appena comincio sto pezzo tutto va a puttane.
sento la reazione da cattivo ragazzo nella folla.
fai casino se necessario metti il passamontagna.
che non ci provino a farti credere che oggi il mondo è cool.
Non devono provare a farmi credere
che oggi nel mondo tutto va bene
Hardcore, critica è la situazione nel mondo
Hardcore, come t’ho detto ad ogni secondo c’è una bomba che gronda
Hardcore, il traffico di stupefacenti abbonda
Hardcore, è come se facessi saltare in aria Disneyland

Hardcore, ragazzetti che battono in Tailandia.
Hardcore, è la sanzione quando non sai tenere la lingua.
Hardcore, è l’attentato ad Hiroshima.
Hardcore, è il modo in cui i neri si massacrano in Ruanda.
Hardcore, sono i recenti avvenimenti in Algeria.
Hardcore, è il modo con il quale distruggono l’amazonia.
Hardcore, sono le condizioni di vita qui e il prezzo da pagare.
Hardcore, i poliziotti, le leggi in questo paese dove il vizio prevale.
Hardcore, quello che ha intrappreso Jacques Mesrines.
Hardcore, la fine del mondo, nè vediamo già i primi segni.
Hardcore, due frocci che si baciano nel mezzo di Parigi.
Hardcore, scene porno alla televisione prima di mezzanotte.
Hardcore, oggi la Jugoslavia non c’è più.
Hardcore, domani sei morto per un pugno di scudi.
Hardcore, sono sicuramente state le sommosse del ’68.
Hardcore, la violenta fine di Malcolm X.
Hardcore, l’effetto della cocaina su alcuni.
Hardcore, animali servono da cavie ad umani.
Hardcore, la voce secondo la quale l’AIDS verrebbe dall’Africa.
Hardcore, le prove che accertano che hanno sfruttato l’Africa.
Hardcore, è il traffico di influenze in Francia.
Hardcore, Maurice Papon avrebbe tradito la resistenza.
Hardcore, perchè esagerate sono oggi le prelevamenti sociali.
Hardcore, l’inegale ripartizione delle ricchezze mondiali
Hardcore, come riconoscere i propri torti.
Hardcore, i giovani sono appassionati di film horror.
Hardcore, sarà il TG di stasera.
Hardcore, e la gente a malapena crede nella parola speranza.
Hardcore, quando una ragazzetta di 8 anni sparisce.
Hardcore, et la ritrovano violentata, sodomizzata.
Hardcore, è lo stupro del quale è accusato Myke Tyson.
Hardcore, peggio ancora per quel che riguarda Mickael jackson.
Hardcore, il sexgate è l’affare di Bill Clinton.
Hardcore, non conviene tradire O.J. Simpson.
Hardcore, Marc Dutrou ha i suoi fan dentro il tribunale.
Hardcore, sarebbe il resaturo della pena capitale.
Hardcore, già è oggi la pena massima.
Hardcore, l’articolo L 432 del codice penale.
Hardcore, è il lavoro da bastardo del PM.
Hardcore, l?ispettore Harry, Hooker, Hunter sono degli assassini.
Hardcore, è il successo del FN (fronte nazionale).
Hardcore, sono le politiche di quel bastardo di Le Pen.
Hardcore, il Ku Klux Klan.
Hardcore, e il cattivo seme di odio che semina.
Hardcore, sono i crimini commesi dalla CIA.
Hardcore, è il modo in cui llé-gri K’1fry Mafia.
Hardcore, il FLNC si fa sentire in corsica.
Hardcore, la Gestapo adottò metodi feroci.
Hardcore, guerra dei 100 anni, dei 100 giorni, di sempre.
Hardcore, guerre mondiali e tra poco il terzo giro?
Hardcore, i poliziotti neri sono solo tradittori e ne sbavo di rabbia.
Hardcore, il tempo in cui i negri erano schiavi.
Hardcore, fu la rivoluzione francese del 1789.
Hardcore, forse non fu il culmine di una bassa storia di sesso.
Hardcore, violente sono le intervenzioni del RAID.
Hardcore, quando uno afferma che se ci provi sei morto.
Hardcore, quando il tuo nemico ti soffoca a corpo a corpo.
Hardcore, in quanto L.A.S. lo sarò fino alla morte.
Hardcore, fu la morte di Malik Oussekine.
Hardcore, sarebbe la riconquista della Palestina.
Hardcore, come morire per una causa in cui crediamo.
Hardcore, finchè non ti rendi conto che sei solo un martire in più.
Hardcore, quando sei convinto che il bene non potrà mai vincere.
Hardcore, perchè ieri hai ucciso, oggi sei rispettato.
Hardcore, sono le piaghe che ci becchiamo qui.
Hardcore, dalla peste al cancro fino all’AIDS.
Hardcore, la sfrontaggine delle donne nel mondo intero.
Hardcore, sarà l’inferno che ci è predestinato.
Hardcore, perchè ci avviciniamo del giudizio finale.
Hardcore, perchè i migliori vanno via sempre per primi.
Hardcore, (9x)

Appena comincio sto pezzo tutto va a puttane.
sento la reazione da cattivo ragazzo nella folla.
fai casino se necessario metti il passamontagna.
che non ci provino a farti credere che oggi il mondo è cool.
Riferimenti: Hardcore

Europa sì, Europa no.

7 Marzo 2005
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Sono cresciuto durante gli anni della caduta del muro di berlino, della ratificazione del trattato di Maastricht, dell’allargamento all’Europa. Sono cresciuto in una mentalità europeista. Ora che sono alla fine dell’Università, mi stanno venendo seri dubbi sulla fondatezza dell’Europa.
L’Europa Economica esiste già in gran parte. Con la liberalizzazione dei movimenti di capitali, la creazione della Banca centrale Europea ecc. Ma l’unione economica europea non porta nessun vantaggio. Secondo il modello Mundell-Flemming, ci troviamo oggi in una situazione di cambi fissi (all’interno dell’Europa, nel senso che abbiamo una sola moneta) con libertà di movimento dei capitali. Ora, come fà un governo ad attuare una politica economica? Si sa lo strumento più facile da usare è il tasso d’interesse, ma questo è vincolato dai parametri di Maastricht e dal d’interesse mondiale. La politica monetaria (determinazione del tasso d’interesse) non è efficace in un modello di cambi fissi senza controllo dei movimenti di capitali. Non ci sono dubbi che entrando in Europa, i paesi delegano una gran parte del loro destino nelle mani di una istituzione che non esiste ancora pienamente. Quali sono i vantaggi economici per l’Italia? Prima potevamo contare su numerose sovvenzioni in quanto l’Italia era uno paese con zone arretrate. Ma con l’allargamento ai paesi dell’est e alla turchia, questi vantaggi verrano a scomparire. Cosa rimarrà allora? Vale la pena rinunciare alla politica economica italiana per transitare liberamente nei paesi Europei (il che è poi tutto da verificare in quanto ci sono costanti controlli alle frontiere)?
Da un punto di vista Politico, l’Europa è ancora allo Stato embrionale, non è nemmeno possibile dare un commento su una Istituzione politica che non esiste. Ma alla luce della precedente spiegazione viene una domanda. Se non possiamo più controllare la politica economica del nostro paese attraverso le elezioni nazionali, ma allora, per chi e per cosa votiamo????

Penso che ci siano due soluzioni a questo problema. O si accellera il processo di unificazione politica dell’Europa, rendendola in poco tempo una specie di Stati Uniti D’Europa. Bisogna notare che questa decisione andrebbe contro millenni di Storia e contro identità culturali molto differenziate. Sarebbe una sorta di unificazione venuta dall’alto come quella italiana del 1861.
Oppure si torna indietro. Ognuno per sè. Ogni paese sovrano della propria politica economica.

Calexico

5 Marzo 2005
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Non esiste la musica brutta. Ci sono tanti tipi di musica, per tutti i momenti, per tutte le situazioni, per tutti i luoghi. La musica che metto in macchina non c’entra niente con quella che metto a casa in sottofondo per una cena tra amici, oppure quella che metto per studiare.
Oggi voglio parlare di un disco che si ascolta, nel senso si ascolta e basta. La musica non è un mezzo, ma è il fine in se stesso. sono quegli album che senti per sentirli, non per rilassarti, distrarti, o riempire i vuoti. Sei a casa, non sai cosa fare, il tuo sguardo incrocia la tua discoteca, e tra le decine di dischi ti viene in mente quello. Lo vuoi subito, ora. Magari hai anche altri dischi più belli, però in quel momento vuoi quello. C’è il silenzio. Apri la custodia e metti il disco nel lettore, quel silenzio prima di pigiare il tasto Play è da film, ogni volta è la stessa cosa: sta per cominciare un’avventura. Ti butti sul divano, stravaccato in una posizione che le leggi della fisica non sanno spiegare, e parti. il viaggio è cominciato.

Calexico. The Black Light. Quel viaggio devo ammettere che non l’ho fatto tante volte. Sarà per l’atmosfera così diversa da quello che conosco. Si sa il diverso è angoscioso, mette a disagio. E’ un viaggio in America. Non quella America, l’altra America. Quella dei paesini persi nel mezzo dei deserti aridi, sbattuti di continuo dal vento e dalla sabbia, quell’america un po sfigata che è rimasta aggrappata alle rotaie del treno per il Far West. La vita scorre lentamente, non c’è niente, ogni tanto ti può capitare di incontrare una persona, ma sono più numerosi i racconti di questo posto che le persone che incontri. America di poche parole. Questo posto è davvero particolare. Nascosto da un velo di malinconia.
Cala la notte. E’ strano. Invece di stare peggio, ti senti meglio. Come se l’oscurità avesse il potere di nascondere la malinconia. Intravedo qualche persona, vengono verso di me. La notte in questo posto crea legami. Il buio nasconde le differenze, i colori. Non è quella notte buia e pericolosa che abbiamo da noi.
Ecco qua. Me lo aspettavo. In ogni viaggio, in ogni disco, si incontra prima o poi l’amore. Eccola che arriva nella sua versione spagnoleggiante, piena di colori, Rosso, giallo, orecchini d’oro, capelli neri, pelle olivastra, fiera, dritta. Una tempesta nel deserto. Sembra l’unica cosa realmente viva qui. Una boccata d’aria, di vitalità, in un posto così.
E’ stato breve. Già Se n’è andata. Ma ha lasciato qualcosa. Un sentimento, non si capisce se è tristezza, o gioia. Se n’è andata. Rimane il mio sorriso. Era bello.

Nome: Calexico
Album: The Black light
Anno: 1998
Voto: ****

1. Gypsy’s Curse
2. Fake Fur
3. The Ride, Pt. II
4. Where Water Flows
5. The Black Light
6. Sideshow
7. Chach
8. Missing
9. Minas de Cobre (For Better Metal)
10. Over Your Shoulder
11. Vinegaroon
12. Trigger
13. Sprawl
14. Stray
15. Old Man Waltz
16. Bloodflow
17. Frontera

Riflessione sulla misura della pena

3 Marzo 2005
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Premetto che probabilmente sto per dire una stronzata, sta a voi farmi capire dove sbaglio perchè io non ho ancora capito.
Essendo nato e vissuto per ben 18 anni in Francia (Lyon), ho avuto la possibilità di conoscere tantissimi ragazzi musulmani, originari per lo più del Nord Africa. Un giorno discutendo sul sistema penale MOLTO in generale (non vi preoccupate, non è il tipo di discussione che ho con i miei amici di solito), mi è venuto un forte dubbio sulla cosidetta “superiorità” della nostra civiltà. Il problema sta sulla misura della pena. Secondo il Corano la pena deve essere misurata al reato, è in questo senso che al ladro vengono tagliate le mani (non mi ricordo esattamente se uno o tutt’e due) etc. Io con un riflesso democratico da cittadino civile mi sono subito indignato davanti a questo sistema che il mio amico difendeva. E lui mi ha risposto: “Secondo te è meglio stare 10 anni chiuso in una gabbia?”
Ovviamente non voglio dire qui che il sistema penale previsto dalla religione Islamica è meglio del nostro, anzi, questo prevede pure la pena di morte che è un’assurdità dal punto di vista religioso (come un uomo può togliere la vita ad un altro uomo se questa appartiene a Dio? Perchè non lo fa Dio in persona se il peccatore se lo merita?). Ma questa riflessione mi ha fatto capire che non è che ci sia una grande differenza tra le nostre società. Pensiamoci bene. Stare anche solo un paio di anni dietro le sbarre cosa significa. Significa che ti svegli la mattina, e aspetti che passano le ore, poi aspetti che passano le giornate, poi i mesi, poi gli anni. Non so se tagliare una mano sia molto più crudele. Anzi se avessi la possibilità di scegliere, forse sceglierei proprio di perdere una mano. L’argomento di chi mi dice che il nostro sistema carcerale ha una funzione rieducativa è erroneo: tutti sanno che quando uno entra, anche se è un santo, ha grandi probabilità di uscire come un delinquente.
Ripeto: non sto dicendo che è meglio la legge Islamica, sto solo cercando di capire se veramente andare in prigione è più rieducativo (se uno mi chiede da 0 a 10 quanto è rieducativo il sistema carcerale direi -5) e meno crudele che ricevere 20 bastonate o perdere una mano e tornarsene a casa(non sono prevsite prigioni per quei reati nella legge Islamica, anche se nei fatti ci sono lo stesso).
L’unica differenza tra la nostra misura della pena e la misura della pena nei paesi che applicano la legge Islamica, sta nel fatto che noi occidentali “santifichiamo” il Corpo (!), mentre nel mondo islamico il corpo ha meno importanza.

Parlare del cambiamento climatico ci dà fastidio

3 Marzo 2005
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Sicuramente leggendo il titolo penserete "ancora uno di quei ambientalisti-comunisti che è fissato con la foresta amazzonica, le foche dell’antartide e le migrazioni dei fenicotteri andalusi". Per fortuna non sono (o per lo meno non mi considero) così, e non sono nemmeno comunista. Però in tutti quei discorsi che fanno gli scienzati, c’è qualcosa che mi preoccupa. Tutti sono unanimi per dire che corriamo alla catastrofe. Ma non a una catastrofina; qua stiamo parlando di cataclisma vero e proprio, una tragedia per l’ecosistema della Terra. Qua, c’è qualcosa che non mi torna. O quei scienziati sono tutti comunisti-ambientalisti pazzi, di quelli fissati di cui parlavo prima, oppure c’è qualcuno che cerca di chiudere gli occhi. Anzi, 6 miliardi di persone che chiudono gli occhi e fanno finta di niente. Per rassicurarmi, voglio credere che la prima risposta al problema è esatta, ovvero il mondo scientifico è costituito da un gruppo di estremisti pazzi che vogliono solo creare scompiglio nella dolce Terra dove viviamo in pace e armonia con la natura (faccendo così dite che assomiglio a qualcuno?….). L’ambiente non è un problema che riguarda la politica. Le idee ambientaliste non si possono collocare nella dimensione destra-sinistra. Le idee ambientaliste cercano di difendere non l’interesse di un gruppo (questo è il principio di un partito politico), ma diffendono un interesse che è di tutti, anche dell’industriale che emette quantità stratosferiche di sostanze inquinanti nell’atmosfera, in quanto anche lui vorrebbe vivere su una terra dove si POSSA vivere. L’ambiente non c’entra niente con le ideologie politiche, ma tutti i partiti dovrebbero curarsene alla stessa maniera. E invece no. Per ora, Kyoto o non Kyoto, non è cambiato assolutamente niente. Non sembra che ci sia una preoccupazione a livello mondiale dei pericoli che corriamo. Vorrà dire che tutto questo allarmismo del mondo scientifico è sicuramente un altro complotto di quei comunisti… PS: Ma avete notato come è bella la nostra Terra vista dallo spazio? ogni volta che si vede un immagine sembra sempre di riscoprirla.

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Caffè

2 Marzo 2005
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Manchester da erasmus…..

1 Marzo 2005
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Sono stato un anno in UK con il programma erasmus. Salford, periferia di Manchester. Prima della partenza non ero molto entusiasta in quanto ho sempre percepito l’Inghilterra come un paese freddo e senza interesse. Poi il mio tutor mi avveva avvisato dei PERICOLI che uno corre quando va ad abitare a Salford. Insomma non avevo il classico entusiasma di ogni studente erasmus che si prepara ad un anno di Sea Sex and Sun,(infatti mo che ci penso non ho visto nè il sea nè il sex nè il sun) ma ero piuttosto pieno di curiosità.
Se devo dire la verità, Salford fa effettivamente cagare. Mi sono trovato benissimo nel contesto Universitario, ma la città rimane un bucco per “scally” dove uno è rispettato solo se ha ammazzato. Tuttavia Salford sta a 15 mn da Manchester con il bus (è meglio non andare a piedi). il grande Manchester è una città enorme, ma il centro è abbastanza piccolo, si puo girare tutto in un giorno facilmente. Non è una città all’italiana, è una città moderna senza particolari bellezze o monumenti, l’unico museo è quello sull’industrializzazione. Tuttavia per chi apprezza il fascino delle costruzioni moderne, la zona di market street è molto interessante.
Manchester è insomma una città per vivere più che da visitare.
Qualche consiglio per chi vuole andare a Manchester:
- Si trovano biglietti aerei della easyjet o ryanair che arrivano a Liverpool (1 ora da Manchester) da qualsiasi città Italiana. E’ sconsigliato arrivare a Londra (a parte se è per visitare) perche il viaggio Londra manchester costa 65 Euro e dura 6 ore con il bus…..
- La vita notturna di manchester va vissuta assolutamente, attenzione ai vestiti (scarpe nere e camicie sono obbligatorie). Bisogna uscire presto perchè la maggior parte dei locali chiude alle 2. Sono fortemente consigliati il Lucid (posto strafigo da vedere) e il M2 (dove a volte si improvvisano Break Battle). poi ci sono una quantità impresionanti di altre discotechee bar/club.
- La sera è sconsigliato tornare a casa a piedi o con il bus, anche perchè in Inghiltera, se si è in 4 amici è più conveniente prendere il Taxi.
- Per chi ama fare shopping, a parte Market street, esiste a Trafford (periferia) uno dei piu grandi centri commerciali europei, il Trafford Center. In città ci sono anche tanti negozi, da Primark che vende i vestiti a 5 euro, a Selfridges (un grand ecentro commerciale con tanti negozi di lusso)che vende capi di lusso.
- Per chi ama la musica, Manchester è la capitale della musica in Europa, i concerti sono strepitosi, i gruppi dal vivo bravi, da lì nascono parecchie band storiche e tante correnti musicali.
- Per chi ama il calcio… l’Old Trafford del Manchester United a Trafford, è possibile visitare lo stadio (vale la pena solo per chi è appassionato, io lo conosco perchè ci ho lavorato un anno)

Religione e società economica

28 Febbraio 2005
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Weber diceva nell’”L’etica protestante e lo spirito del capitalismo” che uno dei fattori che hanno permesso all’Inghilterra di essere la prima nazione a svilupparsi (facciamo riferimento qui alla rivoluzione industriale dell’800) era proprio il fatto di avere un’etica protestante, ovvero un’etica propensa allo sviluppo del capitalismo.
La religione influisce certamente sul processo di sviluppo economico, in quanto influenza grandemente la mentalità, l’etica nelle aprole di weber delle popolazioni (sia negli Stati a carattere religioso che nei paesi laici). L’influenza della religione sulla nostra cultura, sulla nostra mentalità, sulla nostra vita è cosi ampia e allo stesso tempo discreta che spesso viene la voglia di non accettarla.
Sarebbe falso pretendere che una mappa delle religioni si possa sovvrappore ad una mappa dello sviluppo economico, quello che si può affermare invece, è che ci sono caratteristiche in ogni fede che rendono più facile lo sviluppo di uno spirito capitalista. Per esempio, nel Protestantesimo, la ricchezza è considerata come un dono di Dio, come un segno: La ricchezza è un segno che l’uomo è stato prescelto da Dio per andare in paradiso. Il concetto della vita semplice e rigorosa del protestantesimo trova grandi analogie con la fondamentale nozione del risparmio nelle teorie neoclassiche. Il Cattolicesimo va completamente in senso opposto, il ricco e il risparmio sono percepiti come peccato. La visione del mondo è molto più comunitaria, tutto è di tutti, quindi non serve a niente risparmiare. L’Islam vede nel commercio un’attività santa, in quanto il profeta Maometto era un mercante, il denaro e la ricchezza non sono oggetti di peccato, ne di venerazioni.
Delle tre principali religioni monoteiste (Cristianesimo, Islam, Ebraismo) solo il Cattolicesimo sembra avere un’etica anti-capitalista. La storia dello sviluppo economico tardivo del sud Europa conferma l’argomento dell’influenza del fattore religioso.
Possiamo dire che esiste un’etica capitalista? Come definirla? E’ morale o ammorale? Come giudicarla?

Considero questo articolo come la punta di un iceberg per aprire una discussione più vasta sull’argomento. Aspetto i vostri commenti!!!!!!!!

Kyoto 京都

28 Febbraio 2005
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Kyoto è la città Giapponese che mi è rimasta più nel cuore. Là sono stato ospitato dalla nonna di questo mio amico, e in quanto calore umano rivaleggiava alla pari con le nostre nonne italiane!!! Chi ha detto che i giapponesi sono freddi e non mostrano i loro sentimenti?
Kyoto è la città che rappresenta meglio il Giappone secondo me: una parte tradizionale, con tanti templi (da vedere assolutamente il tempio d’oro Kinkakuji) e una parte moderna molto ricca, pulita, “high tec” che fa impalidire le città moderne europee. In ogni caso è molto più pulita e vivibile di Tokyo.
Da vedere:
- Il tempio Kinkakuji ricoperto d’oro (v.foto) e la sua replica in argento
- Il centro con tanto di centri commerciali lussuosi ma anche mercatini con prezzi buoni anche per chi viene dall’Italia
- I templi di Yasaka jinjya
- Uno dei tanti bar giapponesi tradizionali dove l’ospitalità è tanto forte che un occidentale è quasi a disagio. Con terrazzo lungo il fiume, tavolini bassi e la gente distesa per terra su comodi tapetti di paglia bevando il sakè o la birra giapponese….
- Una delle sala giochi e patchinko (è incredibile vedere come un uomo possa stare ore ed ore dietro a una macchinetta a guardare palline che si muovono, senza poter influire sul risultato… deve essere come guardare passivamente il suo destino compiersi senza poter fare nulla per cambiarlo)
- Un manga cafe: esperienza assolutamente straordinaria, è il posto dove tutti i ragazzi giapponesi che sono rimasti in città per la notte vanno a dormire, internet, playstation, dvd, manga, bevande gratis, e una comoda poltrona massaggiante, il tutto in una cabina personale per la somma di 10-15 euro a notte!
- La strada “Sinju” una delle arterie principali della città
- La stazione dei treni imponente per la sua struttura.

Tokyo-To

28 Febbraio 2005
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A Tokyo sono stato da un amico d’infanzia giapponese. Cosi ho vissuto in una casa tipica a Ogikubo con la sua famiglia e ho avuto l’occasione di conoscere il Giappone da dentro. Shinzuku, Ginza, Odaiba, Shibuya, Ropponghi sono i quartieri più famosi di Tokyo. Per immaginare che cos’è una città giapponese bisogna dimenticare tutti i preconcetti. A Tokyo la vita di quartiere è molto forte, ogni quartiere ha la sua specificità, e può essere considerato come una città a se stesso. tuttavia, appena si entra nelle zone frequentate e non residenziali, nei centri (al plurale, ci sono tanti centri a Tokyo) della città, niente non è più normale. I negozi di orologi, le salle giochi e i patchinko (sono dappertutto), i negozi di elettronica, TUTTO è su minimo 7 piani. La quantità di negozi ristoranti commerci è impressionante. Per avere un’idea della grandezza di Tokyo, basta pensare che ogni quartiere è quasi grande come una città Italiana. Devo dire che non è la città che mi è piaciuta di più in giappone. Tokyo è una città con diverse faccettature, nel quartiere bizness di Shinzuku possiamo vedere una foresta di grattacieli enormi e a 20 metri una comunità di senza tetto che trovano rifugio in un parco. Tokyo è ricca, ma non è la città che si percepisce dall’Europa. A Tokyo si vede la povera gente per strada, la prostituzione dilagante, i quartieri rossi tipo Amsterdam, gli hotel a ore che pullulano vicino alle discoteche, e si percepisce anche la presenza della criminalità organizzata. E’ difficile dare un volto a questa città, perche ci sono stato 10 giorni, e ci vorrebbero anni e anni per capire il Giappone e i giapponesi. Ma quello che è sicuro, è che è una società piena di contrasti, di incompatibilità che solo i Giapponesi hanno la capacità di rendere compatibili.

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Andare in Giappone: 日本

28 Febbraio 2005
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Giappone

Ho avuto la possibilità e la fortuna di trascorrere due settimane in Giappone. Non è necessario spiegare che è veramente un altro mondo. Un altro pianeta. Per il turista occidentale (non importa il grado di apertura mentale), sbarcare all’aeroporto Tokyo Narita è come sbarcare sulla luna. Quello che colpisce per primo il turista sono le distanze, per attraversare Tokyo ci vogliono minimo due ore, e non pensare che una volta arrivati all’aeroporto siete arrivati a casa! Sono necessarie altre 2 ore e mezza per arrivare al centro di Tokyo.
Consigli per i futuri viaggiatori:
1. Si trovano biglietti aerei a 700 euro andata e ritorno (è il minimo che ho trovato).
2. E’ fortemente consigliato andare a dormire da un amico o da una persona che abita lì, in quanto si può veramente vivere l’esperienza giapponese solo in questo modo. Alberghi & CO sono carissimi.
3. Il costo della vita è effettivamente molto elevato, soppratutto per quello che riguarda i trasporti, tuttavia si può mangiare nei ristoranti (sushi, fritture, pizze giapponesi) abbondantemente per soli 4-5 euro!!!
4. Se volete viaggiare da una città all’altra, scegliete bene che tipo di treno prendere…. da Tokyo a Kyoto sono 250 euro con il treno rapido (2 ore) ma con 20 euro (biglietto giornaliero con treni regionali), gli studenti (anche stranieri) possono viaggiare in tutto il giappone (da Tokyo a Kyoto 8 ore con 9 cambi…. ma ne vale la pena!!! e il viaggio stesso è un’esperienza!)
5. Il clima, a settembre, quando ci sono andato io, il clima è affoso, molto umido e caldo, ma sopportabile. Attenzione a non stare male…. il primo impatto appena arrivati può causare “problemi di digestione”…. (non ho capito ancora se erano dovuti alle 12 ore di aereo, al Wasabi, o al clima umido…)
6. Quando andate al bagno: NON pigiate tutti i bottoni che vedete, senò rischiate di prendervi una spruzzata d’acqua nel portapiume…. I WC sono infatti allo stesso tempo autoriscaldanti (bello in inverno ma terribile in estate) e fanno anche bidet. Attenzione! nei centri commerciali e in campagna ci sono ancora tanti WC “alla turca”.
7. IMPORTANTISSIMO per chi non sa dove dormire: esistono in giappone locali chiamati “manga cafe”. Sono un incrocio tra una biblioteca e un internet point, aperti 24/24 si noleggiano delle cabine con tanto di poltrone massaggianti, televisori, DVD, internet, playstation, ciabatte per rilassarsi, bevande gratis ecc. Per la somma di 10-15 euro a notte. La doccia è disponibile!!!!! Provata e testata dal sottoscritto piu volte è un ottima alternativa all’albergo per chi non ha problemi a dormire su una poltrona (peraltro comodissima).

Tokyo-To

A Tokyo sono stato da un amico d’infanzia giapponese. Cosi ho vissuto in una casa tipica a Ogikubo con la sua famiglia e ho avuto l’occasione di conoscere il Giappone da dentro. Shinzuku, Ginza, Odaiba, Shibuya, Ropponghi sono i quartieri più famosi di Tokyo. Per immaginare che cos’è una città giapponese bisogna dimenticare tutti i preconcetti. A Tokyo la vita di quartiere è molto forte, ogni quartiere ha la sua specificità, e può essere considerato come una città a se stesso. tuttavia, appena si entra nelle zone frequentate e non residenziali, nei centri (al plurale, ci sono tanti centri a Tokyo) della città, niente non è più normale. I negozi di orologi, le salle giochi e i patchinko (sono dappertutto), i negozi di elettronica, TUTTO è su minimo 7 piani. La quantità di negozi ristoranti commerci è impressionante.
Per avere un’idea della grandezza di Tokyo, basta pensare che ogni quartiere è quasi grande come una città Italiana. Devo dire che non è la città che mi è piaciuta di più in giappone. Tokyo è una città con diverse faccettature, nel quartiere bizness di Shinzuku possiamo vedere una foresta di grattacieli enormi e a 20 metri una comunità di senza tetto che trovano rifugio in un parco. Tokyo è ricca, ma non è la città che si percepisce dall’Europa. A Tokyo si vede la povera gente per strada, la prostituzione dilagante, i quartieri rossi tipo Amsterdam, gli hotel a ore che pullulano vicino alle discoteche, e si percepisce anche la presenza della criminalità organizzata. E’ difficile dare un volto a questa città, perche ci sono stato 10 giorni, e ci vorrebbero anni e anni per capire il Giappone e i giapponesi. Ma quello che è sicuro, è che è una società piena di contrasti, di incompatibilità che solo i Giapponesi hanno la capacità di rendere compatibili.

Plauso allo studente fuori sede

28 Febbraio 2005
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Lo studente fuori sede è un’ “animale” particolare nel mondo universitario e nella società in generale. Infatti è impossibile pensare che un giovane che sia partito da casa a 18 anni segua il medesimo sviluppo intelletuale e sociale di un ragazzo che è abituato alle comodità (e agli svantaggi) della casa materna.
Cosa c’è di meglio per sviluppare uno spirito di indipendenza, per aumentare la propria capacità sociale, per incrementare l’arco delle esperienze vissute, per aprirsi al mondo, che partire in una città sconosciuta e ricominciare in un certo senso la vita a 18 anni.
Ovviamente non si può negare che il solo fatto di studiare, e a maggior ragione fuorisede, è un lusso che non tutti si possono permettere. Se analizziamo l’origine sociale degli studenti italiani Laureati non si può credere che le barriere sociali sono state completamente distrutte dal sistema scolastico ed universitario (e la situazione non potrà certo migliorare se ci affidiamo al sistema dell’educazione privatistica), tuttavia le borse di studio sono uno strumento significativo che permettono ad una grande parte della popolazione di avere una vera scelta a disposizione: studiare (e dove studiare) o lavorare.

Democrazia come unica forma "buona" di governo?

26 Febbraio 2005
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W. Churchill diceva della democrazia che era una pessima forma di governo ma che era la migliore.
Oggi nel mondo occidentale la democrazia è un dogma, si cerca a tutti i costi di diffonderla nel mondo intero. La diffusione della democrazia è persino uno degli obiettivi principali del Fondo Monetario Internazionale.
Da un punto di vista strettamente economico, è davvero inconcepibile immaginare uno sviluppo prospero in un regime non democratico? La Storia sembra dirci il contrario: la democrazia è sempre arrivata quando lo sviluppo era arrivato ad uno stato già avvanzato. Lo sviluppo economico necessita di uno Stato forte, soppratutto nei primi tempi, perchè è contro l’interesse di tutti i paesi piu sviluppati vedere emergere un’altra economia. Questo perchè un territorio fonte di domanda si trasforma in fonte di offerta (certamente la domanda del paese in via di sviluppo aumenterà, ma non quanto la sua offerta, questo è vero soppratutto nel caso di uno sviluppo basato sulle esportazioni). E’ quindi fondamentale che lo Stato del paese emergente sia forte abbastanza per andare contro l’interesse delle potenze egemone e attuare una politica economica che vada innanzitutto nell’interesse della propria Nazione e del proprio popolo, senza tenere conto per forza delle norme e della morale (peraltro mutevoli) che esistono nella società internazionale.
Alla luce di questi argomenti, è giusto esportare a tutti i costi al democrazia in tutti i paesi del mondo senza fare distinzioni e senza considerare il livello di sviluppo economico raggiunto dai suddetti paesi? Oppure dobbiamo considerare la democratizzazione del mondo come un modo per i paesi più svilluppati di esercitare una certa forma di controllo (tramite le organizzazioni internazionali) sui paesi in via di sviluppo?
aspetto le vostre risposte!!!


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